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    Ex giardiniere del comune di Gragnano e il genero del boss producevano marijuana a Eboli

    Cronaca Nera

    Pubblicato
    39 minuti fa
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    16 Settembre 2020

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    Ex giardiniere del comune di Gragnano e il genero del boss producevano marijuana a Eboli.
     
    Il pollice verde di esperto giardiniere Giuseppe Nastro lo aveva messo al servizio di un gruppo di produttori e trafficanti di marijuana nord Africani nella Piana del Sele. Il pensionato ex dipendete del comune di Gragnano, (il 75enne lavorava proprio come giardiniere) si trova ora agli arresti domiciliari. E con lui anche e Carlo Langelotti, 31 enne anche lui di Gragnano. Lui è il genero del boss del clan D’Alessandro, Francesco Vollono detto ciccio o’ biondo. Langellotti si è ripreso da qualche mese visto che rimasto gravemente ferito nella rissa del maggio scorso in via Vittorio Veneto a Gragnano nel corso della quale fu ucciso il giovane Nicholas Di Martino, a sua volta nipote del boss ergastolano Nicola Carfora.
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    I due gragnanesi sono agli arresti domiciliari mentre in carcere è finito, il magrebino Sami Ouarsan, detto “Biscotto” che controllava il traffico di droga a Eboli con un suo complice, Minor Taei Abdnbi (classe ’97) sfuggito alla cattura. I quattro, secondo le indagini dei carabinieri del Comando provinciale di Salernoì sono ritenuti indiziati, a vario titolo, di concorso in acquisto, detenzione, messa in vendita, distribuzione e commercializzazione di rilevanti quantità di sostanze stupefacenti. Si cerca un altro destinatario della misura cautelare, al momento irreperibile.
    Il provvedimento si fonda sulle indagini, condotte dai militari della Compagnia di Eboli partite nell’ottobre 2019, che hanno permesso di ricostruire l’esistenza di un articolato gruppo criminale, con ruoli e competenze ben definite, dedito alla vendita di hashish e marijuana. Il gruppo era ritenuto capace di assicurarsi molteplici canali di approvvigionamento per la droga, soprattutto dall’hinterland napoletano, con la collaborazione di un amico e connazionale, deputato a ricevere gli ordinativi e a curare le consegne, nonché di due italiani, uno dei quali vicino agli ambienti criminali dei Monti Lattari. Il fatturato dell’impresa criminale si aggirava intorno ai 30mila euro.

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    Cronaca Nera

    Pubblicato
    8 ore fa
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    16 Settembre 2020

    E’stata portata a termine l’operazione anti-droga Biscotto, dalle prime ore di questa mattina, nelle province di Salerno e Napoli: i carabinieri del Comando Provinciale di Salerno con il supporto del Nucleo Cinofili di Sarno, stanno eseguendo un provvedimento cautelare, emesso dal GIP del Tribunale di Salerno, nei confronti di 4 persone.
    I 4 indagati (2 in carcere, 2 agli arresti domiciliari) risultano gravemente indiziati, a vario titolo, di “concorso in acquisto, detenzione, messa in vendita, distribuzione e commercializzazione di rilevanti quantità di sostanze stupefacenti”. Sono in corso le ricerche di un quarto uomo,Minor Taei Abdnbi (classe ’97), destinatario di misura cautelare in carcere, al momento irreperibile. Il provvedimento si fonda sui gravi indizi di colpevolezza acquisiti dalla Compagnia Carabinieri di Eboli nell’ambito di un’indagine svolta a partire dal mese di ottobre 2019.
    L’indagine ha permesso di ricostruire l’esistenza di un articolato sodalizio criminale, già noto agli ambienti investigativi, con ruoli e competenze ben definite, dedito alla commissione dei suddetti delitti, con ingente disponibilità di stupefacente del tipo, hashish e marijuana, promosso e diretto Sami Ouarsan (classe ’81), detto “Biscotto”, cittadino marocchino da anni dimorante sul territorio italiano, inquadrato nell’ambiente dello spaccio di sostanze stupefacenti e capace di assicurarsi molteplici canali di approvvigionamento, soprattutto dall’hinterland napoletano, con la collaborazione di un amico e connazionale, deputato a ricevere gli ordinativi e a curare le consegne, nonché di due uomini, ora ai domiciliari, residenti a Gragnano, Giuseppe Nastro (classe ’45) e Carlo Langelotti (classe ’89), quest’ultimo, a sua volta, molto vicino agli ambienti criminali dei Monti Lattari. Intanto, sono stati segnalati numerosi assuntori di stupefacente: il fatturato dell’impresa criminale si aggirava intorno ai 30.000 euro.

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    Castellammare di Stabia

    Pubblicato
    10 ore fa
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    16 Settembre 2020

    E’ accusato di avere abusato del nipotino di soli 10 anni. L’uomo, 57 anni,di Castellammare di Stabia rintracciato e’ stato arrestato a Saronno in provincia di Varese.

    Ad eseguire l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del tribunale di Torre Annunziata su richiesta della Procura oplontina, gli agenti del commissariato stabiese e della Squadra Mobile di Varese. Secondo le indagini degli agenti di Castellammare di Stabia, e’ stato permesso di accertare che ”in tre distinte occasioni – come scrive in una nota il procuratore di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso – anche approfittando del rapporto di parentela esistente tra la vittima e lo zio, quest’ultimo aveva fatto entrare nella sua abitazione, a Castellammare di Stabia, il nipote costringendolo ad avere rapporti sessuali con se”’. Il destinatario del provvedimento restrittivo, rintracciato a Saronno presso il domicilio del fratello, e’ stato portato nel carcere di Busto Arsizio.

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    Resta in carcere Antonio Gaglione: per il gip è responsabile della morte della sorella

    Acerra

    Pubblicato
    8 ore fa
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    14 Settembre 2020

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    Il gip Fortuna Basile del Tribunale di Nola ha convalidato l’arresto eseguito nei confronti di Michele Antonio Gaglione, fratello di Maria Paola, la ragazza morta nella notte tra venerdì e sabato ad Acerra . Nei suoi confronti il gip ha disposto la misura cautelare della custodia in carcere. I reati contestati a Michele Gaglione sono omicidio preterintenzionale “con l’aggravante di aver agito per motivi abietti o futili, non condividendo la relazione affettiva della sorella” con Ciro Migliore in quanto quest’ultimo è un ragazzo trans. Michele Gaglione resta quindi nel carcere napoletano di Poggioreale.
    “Io e Paola dovevamo scappare insieme, per venire qui ad Acerra a vivere. Quando l’hanno scoperto, il fratello e il padre l’hanno picchiata. Era il 13 luglio”. A raccontarlo è Ciro Migliore, compagno di Maria Paola Gaglione, ragazzo trans la cui relazione con Maria Paola era osteggiata dalla famiglia di quest’ultima. “Per il futuro sognavamo di vivere insieme, di essere felici – ha proseguito Ciro – ora provo solo dolore. Questa volta me l’hanno tolta per sempre”.
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    “Non è vero che è stato un incidente”, ha spiegato ancora Ciro che si trova ricoverato nella clinica Villa dei Fiori ad Acerra per le ferite riportate nella caduta. Respinge la versione fornita dal fratello di Maria Paola, Michele Gaglione. “Mi è corso dietro, mi voleva per forza ammazzare. L’abbiamo incontrato per caso, me lo sono trovato dietro”. Ciro ha raccontato che qualche giorno prima dell’accaduto “Michele è venuto sotto casa mia e mi voleva tagliare la testa, c’era anche mia madre, può confermarlo. Mi ha detto che mi avrebbe ammazzato. Mi diceva che non dovevo stare con la sorella altrimenti mi ammazzava”.
    “La mia famiglia mi vuole bene per quello che sono, non ce la faccio piu’. Doveva succedere a tutte e due. Io la voglio vedere per l’ultima volta a Maria Paola”. Cosi’ Ciro nel corso di una conferenza stampa con la sua famiglia ricorda la compagna Maria Paola. “Dovevo morire assieme a lei ma lasciatemela vedere per l’ultima volta”, dice ancora Ciro Maglione, il trans che aveva una relazione con la ventenne morta dopo essere stata investita sul motorino dal fratello. “Devono pagare Michele, la mamma e il papa’. Tutti e tre devono pagare. Ma quale incidente, non e’ vero”, ribadisce la madre. “Il problema non era che io non avevo un lavoro. Per loro eravamo due femmine”. Ha spiegato ancora Ciro Migliore. Lo scenario che emerge e’ quello di una famiglia che non avrebbe accettato la relazione tra la figlia e Ciro perche’ quest’ultimo e’ transessuale. “Sognavamo solo di essere felici e di stare insieme. Ora – racconta Ciro parlando dalla clinica dove e’ ricoverato – provo solo dolore. Ero fidanzato con Paola da tre anni, e’ ancora la mia fidanzata, anche se non c’e’ più”.

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    Domani a Caivano i funerali di Maria Paola

    Morte Maria Paola, il gip: “Esiste pericolo di recidiva”. I legali: “Ricorreremo al Riesame”

    Acerra

    Pubblicato
    2 ore fa
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    14 Settembre 2020

     Saranno celebrati domani alle 16:30 nella chiesa di San Paolo Apostolo, al parco Verde di Caivano, i funerali di Maria Paola Gaglione.
    La salma, come si apprende da un collaboratore del parroco, don Maurizio Patriciello, arrivera’ in chiesa alle 16. Michele Gaglione e’ “incapace di controllare le proprie pulsioni aggressive” e dimostra “una accentuata pericolosita’ sociale”. Con queste motivazioni il gip di Nola (NAPOLI), Fortuna Basile, convalida il fermo e ordina la custodia cautelare in carcere per il fratello di Maria Paola, la giovane rimasta uccisa cadendo dal motorino durante l’i’nseguimento da parte di Michele, che avversava la sua relazione con un giovane transgender, Ciro, rimasto ferito in modo non grave. Il giudice rileva la collaborazione offerta dall’arrestato, che ha fornito anche dichiarazioni autoaccusanti (ad esempio ammettendo di aver colpito Ciro dopo la caduta) ma reputa “inadeguata” la misura della detenzione domiciliare, malgrado Gaglione sia incensurato. L’accusa resta quella di omicidio preterintenzionale aggravato da futili motivi, oltre che di violenza privata nei confronti di Ciro.
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    Il fratello di Maria Paola si dichiara innocente: Volevo solo parlare, non l’ho speronata
    Il gip quindi non ritiene attendibile la versione difensiva del 30enne, che ha ammesso l’inseguimento di notte in una stradina di campagna, lui a bordo di una potente moto sulle tracce dello scooter guidato da Ciro, che teneva Maria Paola sul sellino. “Li ho inseguiti, ma non per fare del male. Maria Paola era andata via di casa un mese fa – ha detto Gaglione al pm, secondo quanto riferito dai suoi difensori Domenico Paolella e Giovanni Cantelli – e noi familiari eravamo disperati. Volevo fare in modo che tornasse a casa”. Ai carabinieri, Ciro Migliore ha invece riferito che durante l’inseguimento Michele Gaglione lo ha piu’ volte minacciato di morte dicendogli, testualmente, “ti taglio la testa”. Ciro racconta anche che la caduta e’ avvenuta dopo avere ricevuto da Michele un calcio sul lato sinistro dello scooter (segni di pedate sono stati rilevati dai carabinieri sul lato sinistro del motociclo). Secondo l’arrestato, invece, la caduta – rivelatasi fatale per Maria Paola che ha battuto violentemente la testa contro un irrigatore in cemento – sarebbe avvenuta a causa della perdita di controllo dello scooter da parte di Ciro. La difesa di Gaglione annuncia ricorso al Riesame.
    Dal palazzo del parco Verde dove vive Ciro si levano urla da parte di donne che chiedono giustizia e inveiscono contro Gaglione e i suoi genitori: “Devono pagare, tutti e tre, per ogni giorno che gli resta da vivere. Non si puo’ morire per amore”. Non servono le parole di pace e riconciliazione che il parroco, don Maurizio Patriciello, continua a pronunciare. Il sacerdote oggi si e’ recato a trovare i genitori di Maria Paola, chiusi in casa dal giorno della morte della figlia. Oggi, 14 settembre, Ciro e la sua compagna avrebbero festeggiato tre anni di amore, vissuto con felicita’ e con coraggio malgrado gli ostacoli e le “continue minacce, anche di morte, da parte della famiglia di lei” raccontate dal giovane transgender. Di quell’amore restano solo i post sorridenti sui social e la fedina che Ciro ha ancora in tasca dalla notte dell’incidente: voleva offrirla oggi alla donna della sua vita.

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    Acerra

    Pubblicato
    9 ore fa
    in
    14 Settembre 2020

    Si è dichiarato innocente Antonio Michele Gaglione, fratello di Maria Paola, la 20enne morta nella notte tra venerdì e sabato ad Acerra.

    Il 22enne è stato ascoltato dal gip di Nola, Fortuna Basile in sede di udienza di convalida del fermo, dovendo rispondere del reato di omicidio preterintenzionale. Gaglione, assistito dall’avvocato Domenico Paolella, ha confermato di aver inseguito con il suo scooter la sorella Maria Paola ma ha spiegato che l’intento non era farla cadere e ha negato la circostanza dello speronamento come causa dell’incidente a seguito del quale la sorella è morta.
    Al giudice Michele Gaglione ha raccontato che stava inseguendo la sorella perché voleva parlarle e perché voleva recuperare il rapporto spezzato con lei a seguito della relazione con Ciro, uomo trans, anch’egli in sella dello scooter con Maria Paola. Nel corso dell’inseguimento, ha proseguito, si è accorto che il mezzo a bordo del quale viaggiavano Ciro e Maria Paola è sbandato e che i due sono caduti. Il giudice si è riservato di decidere: la decisione è attesa nel pomeriggio.
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    “Antonio non ha mai detto quella frase (“Volevo darle una lezione, non ucciderla. Ma era stata infettata da quella”, ndr), non risulta nei verbali e neppure l’ha detto quando e’ stato ascoltato la prima volta dai carabinieri. La famiglia? E’ devastata, con una figlia morta e un figlio in carcere…”. Lo ha sottolineato l’avvocato Domenico Paolella, legale di Antonio Gaglione.
    L’avvocato ha fatto anche sapere che il gip Fortuna Basile, al termine dell’interrogatorio sostenuto da Antonio Gaglione davanti al pm Patrizia Mucciacito, si e’ riservata la decisione che, probabilmente, potrebbe giungere nel pomeriggio. L’avvocato Paolella ha voluto sottolineare che durante l’interrogatorio, durato quasi tre ore, si e’ fatta chiarezza “sulle imprecisioni circolate sulla vicenda”.

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    Acerra, aveva armi e droga in casa: arrestato 51enne

    Acerra

    Pubblicato
    9 ore fa
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    12 Settembre 2020

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    Ieri pomeriggio gli agenti del Commissariato di Acerra, durante un servizio di contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti, hanno effettuato un controllo in via Frassitelli ad Acerra presso l’abitazione di un uomo in cui hanno rinvenuto un fucile calibro 12 completo di due cartucce e 161 cartucce dello stesso calibro, una bustina contenente marijuana per un peso di 400 grammi e, nel terreno adiacente allo stabile, tre piante della stessa sostanza alte circa 150cm, di cui due già in fase di essiccazione, del peso complessivo di circa 6,5 kg.
    Giovanni De Maria, 51enne di Acerra con precedenti di polizia, è stato arrestato per produzione e detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente e detenzione di arma comune da sparo e relativo munizionamento.

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    Acerra

    Pubblicato
    8 ore fa
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    12 Settembre 2020

    Diciannove persone sono risultate positive al tampone del Coronavirus ad Acerra (Napoli). Lo ha reso noto il sindaco Raffaele Lettieri, sottolineando che si tratta di casi ”da rientro” e che comunque ”potrebbero essere nel frattempo guariti, in quanto in attesa del tampone di conferma”.
    La comunicazione segue una serie di polemiche degli ultimi giorni, quando le associazioni di medici locali avevano lanciato l’allarme di un incremento di casi in citta’, e la richiesta da parte del Pd locale di ”chiarimenti sulla reale situazione”. “Noi stiamo facendo la nostra parte – ha detto Lettieri – e non ci siamo fatti cogliere impreparati. I casi in citta’ sono da rientro, non c’e’ alcun focolaio locale”. Per il segretario del Pd locale, Carmine Siracusa, la nuova comunicazione del sindaco e’ pero’ ”tardiva rispetto al passato”.
    ”Finalmente ci ha detto come stanno le cose – ha affermato – dopo le nostre sollecitazioni. Se ci avesse pensato prima avrebbe evitato le legittime preoccupazioni della cittadinanza. Mi auguro che continui ad essere tempestivo e quotidiano l’aggiornamento delle informazioni, cosi’ come faceva durante il lockdown. Il sindaco infatti e’ un’autorita’ sanitaria, con i poteri e le funzioni che gli attribuisce la legge. Raffaele Lettieri deve sapere che questa responsabilita’ non viene mai sospesa, nemmeno da una campagna elettorale per le regionali. Il Partito Democratico, come sempre, sosterra’ tutte le decisioni che vadano nel senso di contrastare l’emergenza da Covid 19, ma ci vogliono chiarezza e senso di responsabilita’, non reticenza”.

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    ‘Omicidio dello zainetto’ 7 ergastoli per boss e gregari del clan D’Amico

    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    1 ora fa
    in
    8 Settembre 2020

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    ‘Omicidio dello zainetto’ 7 ergastoli per boss e gregari del clan D’Amico.
    Il 9 aprile 2019 i killer fecero fuoco appena videro l’obiettivo. Anche se era in compagnia del nipotino, anche se erano a poca distanza da una scuola. Luigi Mignano si trascino’ a fatica verso l’ingresso dell’istituto scolastico e mori’ crivellato di proiettili. Dietro di lui a terra rimase uno zainetto, lasciato cadere dal bimbo che per miracolo non venne colpito. Il cognato del boss Ciro Rinaldi e’ stato ucciso in via Ravello a San Giovanni a Teduccio, quartiere orientale di Napoli. Il giudice per le indagini preliminari ha inflitto per questo omicidio di camorra sette ergastoli.
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    Carcere a vita a Salvatore Autiero, Pasquale Ariosto, Gennaro Improta, Giovanni Salomone, Giovanni Musella, Umberto Luongo e Ciro Rosario Terracciano. Quattordici anni sono stati inflitti invece al pentito Umberto D’Amico. Tutti accusati di aver preso parte alle fasi preliminari e organizzative dell’agguato nell’ambito della guerra trentennale tra i Rinaldi e i Mazzarella, con la loro appendice dei Luongo-D’Amico.
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    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    2 ore fa
    in
    8 Settembre 2020

    Le assunzioni negli uffici di diretta collaborazione della presidenza della Giunta regionale della Campania possono essere determinate da criteri di fiducia ma la qualificazione economica deve attenersi a determinate caratteristiche, che variano in virtu’ dell’incarico ricoperto.
    Tre anni fa, parallelamente agli accertamenti della Procura della Repubblica di NAPOLI, anche la Procura regionale della Corte dei Conti della Campania si e’ attivata per scoprire se l’assunzione di quattro ex vigili urbani di Salerno negli uffici di staff della Regione Campania abbia potuto comportare uno sperpero di denaro pubblico. Due indagini condotte con discrezione dai magistrati, balzate agli onori della cronaca nell’imminenza della tornata elettorale, che coinvolgono il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, indagato dall’ufficio inquirente partenopeo coordinato dal procuratore Giovanni Melillo (pm Ida Frongillo, procuratore aggiunto Vincenzo Piscitelli) per falso e truffa. L’indagine sugli eventuali profili penali della vicenda, si e’ appreso ieri da fonti investigative, potrebbe anche concludersi con un’archiviazione. L’avvocato del presidente De Luca, il professore Andrea Castaldo, in relazione all’attivita’ investigativa dei pm Frongillo e Piscitelli, anche questa risalente a circa tre anni fa (2007), si e’ detto “estremamente tranquillo”. “C’era un’ipotesi investigativa, – ha ribadito il professore Castaldo – ma noi abbiamo fornito tutte le spiegazioni del caso in un clima di serenita’ disarmante”. Per il legale del governatore, le ipotesi di reato sono destituite di ogni fondamento: “non e’ assolutamente vero – ha tenuto a precisare Castaldo – che i quattro ex vigili urbani erano autisti e continuano a fare gli autisti, pur prendendo lo stipendio da dirigenti”. Per scoprirlo, sostiene, “basta leggere i documenti, che sono pubblici”.
    “Per fare parte dello staff del presidente – sottolinea l’avvocato Castaldo – non c’e’ bisogno di lauree e curricula, perche’ si tratta di un incarico strettamente fiduciario”. “Gli ex agenti – dice ancora il professore Castaldo – hanno un ufficio, hanno una loro postazione, ma poiche’ si tratta di una ‘segreteria mobile’, infatti il presidente si sposta sempre in auto e non utilizza ne’ treno e ne’ aereo, loro lo accompagnano. Svolgono il loro lavoro di segreteria e anche gli autisti”. “Il modo piu’ comodo per rintracciare De Luca, infatti, – sostiene – e’ mettersi in contatto con il cellulare della segreterie”. L’avvocato Castaldo ha infine ricordato che l’interrogatorio e’ stato sostenuto dal presidente De Luca nell’ottobre dell’anno scorso. “In verita’ – ha spiegato il legale – credevamo che il procedimento si fosse ormai concluso”. Nessun commento, invece, da parte del legale sull’indagine contabile, anche questa ancora in piedi sui presunti danni all’Erario provocati dai quattro decreti con il quali il 10 marzo 2016, De Luca ha assunto nel suo staff i quattro ex vigili urbani di Salerno.

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    Molto rumore per nulla…inchiesta su De Luca e i vigili verso l’archiviazione

    Campania

    Pubblicato
    14 secondi fa
    in
    7 Settembre 2020

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    Potrebbe non avere un esito processuale l’inchiesta della Procura di Napoli che ipotizza nei confronti del governatore della Campania Vincenzo De Luca.
     
    E quindi riprendendo il titolo di una delle più brillanti commedie di William Shakespeare verrebbe da dire: “Molto rumore per nulla”. Secondo quanto si apprende, infatti, gli inquirenti stanno valutando anche la possibilita’ di archiviare l’indagine, risalente al 2017, che si e’ occupata della “promozione” di quattro vigili urbani di Salerno a componenti di staff alla Regione Campania con incarichi di addetti o responsabili di segreteria.
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    Le polemiche sulla vicenda dei quattro vigili urbani furono innescate da Severino Nappi, ex consigliere regionale (Forza Italia) che punto’ il dito contro i quattro decreti firmati dal presidente, il 10 marzo 2016, con i quali De Luca cooptava nella segreteria del governatore quattro suoi collaboratori. Sulla vicenda ci fu uno scontro, all’epoca, tra opposizione e Giunta, e anche la presentazione di una interrogazione, anche questa firmata dall’ex assessore al Lavoro della Giunta Caldoro, Severino Nappi.

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    Campania

    Pubblicato
    2 ore fa
    in
    7 Settembre 2020

    Prima le braccia allargate davanti ai cronisti e la scelta del silenzio, poi, da 35 minuti circa, lo sfogo sarcastico in Fb, con un post dal titolo ‘STRAORDINARIO SCOOP GIORNALISTICO’, in maiuscolo, preceduto e seguito da due crocette rosse.
    “Si apprende della tempestiva scoperta che da tre anni e’ aperta una indagine sull’organizzazione dell’Ufficio di segreteria del Presidente della Regione Campania”, scrive Vincenzo De Luca nelle prime righe. “L’indagine, dovuta – sottolinea – e’ partita da un esposto di un ex assessore regionale (ex Forza Italia, ora leghista) che mentre era assessore si faceva dare incarichi per centinaia di migliaia di euro dall’azienda regionale dei trasporti Eav (indagate, indagate…). L’indagine triennale verte su questo interrogativo: gli autisti che a turno accompagnano il Presidente della Regione, erano solo autisti o facevano anche lavoro di segreteria? Nel frattempo si comunica che l’organizzazione dell’Ufficio di segreteria della Presidenza attuale, rispetto a quella precedente, ha comportato un risparmio di 84.000 euro l’anno”. Poi un “buon lavoro a tutti”, seguito subito da “e per il resto, non perdere tempo e non farsi distrarre”. Affida a una nota le sue precisazioni da legale del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, l’avvocato Andrea R. Castaldo.
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    De Luca indagato per abuso d’ufficio e truffa per i suoi autisti
    “L’indagine risale a 3 anni fa – scrive – il presidente De Luca ha fornito i necessari chiarimenti attraverso la produzione di apposita documentazione nonche’ nel corso di un interrogatorio avvenuto peraltro molti mesi prima dello lockdown e non durante esso come erroneamente riportato. La contestazione per cui si procede non riguarda l’ipotesi di abuso di ufficio. Non risponde al vero che i vigili urbani siamo stati ‘promossi in Regione”. “L’ufficio di diretta collaborazione del presidente della giunta regionale della Campania nell’ambito di una riorganizzazione che ha consentito un risparmio di spesa rispetto alla precedente amministrazione – aggiunge Castaldo – si avvale di collaboratori scelti in base a criteri di fiducia, di autorizzati alla guida, in precedenza in servizio presso il comando di polizia municipale di Salerno. Al fine di evitare ogni strumentalizzazione in considerazione del momento elettorale prossimo, si ribadisce come non vi sia alcuna novita’ processuale e il procedimento sia del 2017. Si resta sereni e fiduciosi di un esito positivo attesa la piena legittimita’ e trasparenza delle scelte amministrative degli uffici competenti confidando nella competenza serieta’ e l’equilibrio della autorita’ inquirente”.

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    De Luca indagato, post su Fb: ‘Indagine vecchia 3 anni, ho fatto risparmiare 84mila euro all’anno’

    Campania

    Pubblicato
    14 secondi fa
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    7 Settembre 2020

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    Prima le braccia allargate davanti ai cronisti e la scelta del silenzio, poi, da 35 minuti circa, lo sfogo sarcastico in Fb, con un post dal titolo ‘STRAORDINARIO SCOOP GIORNALISTICO’, in maiuscolo, preceduto e seguito da due crocette rosse.
    “Si apprende della tempestiva scoperta che da tre anni e’ aperta una indagine sull’organizzazione dell’Ufficio di segreteria del Presidente della Regione Campania”, scrive Vincenzo De Luca nelle prime righe. “L’indagine, dovuta – sottolinea – e’ partita da un esposto di un ex assessore regionale (ex Forza Italia, ora leghista) che mentre era assessore si faceva dare incarichi per centinaia di migliaia di euro dall’azienda regionale dei trasporti Eav (indagate, indagate…). L’indagine triennale verte su questo interrogativo: gli autisti che a turno accompagnano il Presidente della Regione, erano solo autisti o facevano anche lavoro di segreteria? Nel frattempo si comunica che l’organizzazione dell’Ufficio di segreteria della Presidenza attuale, rispetto a quella precedente, ha comportato un risparmio di 84.000 euro l’anno”. Poi un “buon lavoro a tutti”, seguito subito da “e per il resto, non perdere tempo e non farsi distrarre”. Affida a una nota le sue precisazioni da legale del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, l’avvocato Andrea R. Castaldo.
    “L’indagine risale a 3 anni fa – scrive – il presidente De Luca ha fornito i necessari chiarimenti attraverso la produzione di apposita documentazione nonche’ nel corso di un interrogatorio avvenuto peraltro molti mesi prima dello lockdown e non durante esso come erroneamente riportato. La contestazione per cui si procede non riguarda l’ipotesi di abuso di ufficio. Non risponde al vero che i vigili urbani siamo stati ‘promossi in Regione”. “L’ufficio di diretta collaborazione del presidente della giunta regionale della Campania nell’ambito di una riorganizzazione che ha consentito un risparmio di spesa rispetto alla precedente amministrazione – aggiunge Castaldo – si avvale di collaboratori scelti in base a criteri di fiducia, di autorizzati alla guida, in precedenza in servizio presso il comando di polizia municipale di Salerno. Al fine di evitare ogni strumentalizzazione in considerazione del momento elettorale prossimo, si ribadisce come non vi sia alcuna novita’ processuale e il procedimento sia del 2017. Si resta sereni e fiduciosi di un esito positivo attesa la piena legittimita’ e trasparenza delle scelte amministrative degli uffici competenti confidando nella competenza serieta’ e l’equilibrio della autorita’ inquirente”.
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    Avellino e Provincia

    Pubblicato
    6 minuti fa
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    7 Settembre 2020

    Sono risultati tutti negativi i circa 50 tamponi naso-faringei molecolari eseguiti ai pazienti ricoverati e al personale in servizio nell’Unità operativa di Ortopedia e Traumatologia dell’Azienda Ospedaliera “San Giuseppe Moscati” di Avellino.
    A seguito della positività al Covid-19 riscontrata in una 75enne di Montemiletto (AVELLINO) al momento delle dimissioni, ma negativa a due tamponi effettuati prima e durante il ricovero, sono immediatamente scattate le misure di controllo e di sicurezza. Il tampone naso-faringeo è stato effettuato non solo ai pazienti e al personale di reparto, ma anche a tutti gli operatori che hanno avuto contatti con la donna durante il suo periodo di degenza.
    Nonostante il buon esito delle prime verifiche, eseguite contestualmente a una attenta azione di sanificazione ambientale, l’Azienda ospedaliera fa sapere che “il livello di attenzione resta alto e l’attività di monitoraggio e di screening continuerà anche nei prossimi giorni”.

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    De Luca indagato per abuso d’ufficio e truffa per i suoi autisti

    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    2 ore fa
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    7 Settembre 2020

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    De Luca indagato per abuso d’ufficio e truffa per i suoi autisti. Secondo il quotidiano la Repubblica: vigili urbani di Salerno sarebbero stati promossi nel suo staff.

    Il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, è indagato dalla procura di Napoli per abuso d’ufficio e truffa. E ‘la notizia pubblicata da Repubblica. La vicenda riguarda presunte agevolazioni e favoritismi destinati ai suoi quattro storici autisti, vigili urbani dipendenti di Salerno, trasferiti presso l’ente regionale a Napoli e poi promossi dello staff-segreteria del governatore. Per loro, che non sono indagati, ci sarebbe stato anche uno stipendio maggiorato.
    L’ipotesi degli inquirenti – secondo quanto riportato dal quotidiano – sarebbe stata costruita anche sulla base di alcune denunce presentato dall’opposizione di centrodestra in consiglio regionale. L’inchiesta risale a qualche anno fa ed è andata avanti nel più stretto riserbo, compreso l’interrogatorio cui si è sottoposto il governatore tempo addietro. De Luca avrebbe risposto ai magistrati di aver fatto “solo quello che la legge gli consentiva”.
    Tutto è nato da un incidente stradale avvenuto il 15 settembre 2017 quando, a Salerno, nel percorrere via Lanzarone, l’auto con a bordo il presidente finì sullo scooter di una studentessa. A quel punto sono scattati gli accertamenti, anche sull’autista che guidava l’automobile di servizio, ossia uno dei quattro vigili urbani promossi.

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    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    2 giorni fa
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    5 Settembre 2020

    E’ caccia ai due latitanti del ‘cartello’ di clan (i reduci dei Lo Russo, Amato Pagano e Vanella Grassi) che era temporaneo e nato per affrontare con urgenza un problema comune di mancanza di ‘liquidita’ di cassa’ che impediva di pagare mensilita’ a famiglie di detenuti e ad affiliati.
    Ieri in  13 sono stati arrestati tra Scampia e dintorni per aver sequestrato e chiesto un riscatto da 40mila euro alla famiglia di un giovane operaio. Il bersaglio scelto per il rapimento era componete di una famiglia del quartiere di Marianella, estranea a logiche di criminalita’ organizzata, lavoratori che in passato avevano avuto occasione di accumulare denaro grazie a una attivita’ di parcheggiatore abusivo. Per mettere insieme pero’ i 40mila euro, fu necessaria una colletta tra parenti. Il sequestro di persona avvenne con il ‘permesso’ del clan Amato-Pagano, il cui referente di zona, Salvatore Roselli,  tra i destinatari della misura restrittiva, per rendere pubblico l’assenso del gruppo all’azione, bacio’ sulla bocca due dei sequestratori.
    “Ora ti taglio tre dita e gliele porto a tua madre. Poi se tua madre ha chiamato le guardie, con queste pistole prendiamo e ti spariamo”. Così il ras Costantino Raia aveva minacciato il giovane operaio usando frasi come scritte per la sceneggiatura di una puntata di Gomorra La Serie. La descrizione dell’accaduto, esposta ai militari , e’ contenuta delle cento pagine dell’ordinanza di custodia cautelare con la quale il gip di Napoli Fabrizio Finamore ha disposto la custodia cautelare in carcere per quindici persone ritenute affiliate ai clan Lo Russo, Amato Pagano e Vanella Grassi, alleatisi per autofinanziarsi con il rapimento dell’operaio che guadagna appena 1100 euro al mese ma la cui famiglia , secondo le informazioni in possesso dei clan, ha una certa disponibilita’ finanziaria.
    La vittima, dopo essere stata circondata da due scooter e tre moto mentre era a bordo della sua Fiat Panda, e’ stata sequestrata e condotta in una sorta di garage. Li’ si trova seduta e legata con una corda quando i due sequestratori, preoccupati dal fatto che la madre potesse denunciare l’accaduto alle forze dell’ordine, iniziano a minacciarla.
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    Qualche minuto prima uno dei rapitori aveva tentato di ustionargli il palmo della mano con un accendino: “…lo vedi, a me piace di accendere la gente e se tua madre ha chiamato le guardie tu muori appicciato (“dato alle fiamme”, ndr)”, gli dice e poi, ancora, “se tua madre ha chiamato le guardie, gli ultimi 5-6mila euro li usera’ per atterrarti”. Alla fine, dopo una trattativa con la famiglia, i sequestratori, dall’iniziale richiesta di 50mila euro si “accontentano” di 40mila euro: 30mila versati subito e i restanti 10mila dopo la liberazione dell’operaio, che avviene al termine di diverse ore di terrore che alla vittima saranno sembrate una eternita’.
    Dalle indagini è emerso che Nunzio Pecorelli, Antonio Ronga, Gennaro Caldore, Pasquale Pandolfo, Pasquale Concilio e Salvatore Roselli sarebbero i responsabili dell’iniziale prelievo del 30enne. Costantino Raia, Gennaro Rianna, Giuseppe Calemma, Pietro Gemito, Ciro Montagna, Emanuele Mincione e Giovanni Strazzulli avrebbero avuto il ruolo nella fase centrale del sequestro con le minacce; mentre Ronga e Nico Grimaldi avrebbero infine materialmente ricevuto i 40mila euro, suddivisi in quattro buste da 10mila euro, dalle mani dei genitori di Pettirosso.
    (nella foto Scampia e nei riquadri i due boss: da sinistra Nicola Roselli e Costantino Raia)

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    Pregiudicato di Napoli inseguito e ucciso a Licola

    Cronaca Nera

    Pubblicato
    11 ore fa
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    6 Settembre 2020

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    Pregiudicato di Napoli inseguito e ucciso lungo le strade di Licola. E’ accaduto  nella serata di sabato.
    E’ stato inseguito e ucciso con modalita’ tipiche della camorra, visto che l’ultimo colpo e’ stato indirizzato alla testa. E’ morto cosi’ il 35enne Marco Di Flora, pregiudicato di Napoli. Il raid e’ avvenuto in via Cuma a Licola, localita’ del litorale flegreo, dove la vittima ha cercato rifugio forse dopo un inseguimento. I killer lo hanno raggiunto davanti una villetta privata e hanno fatto fuoco. Indagano polizia e carabinieri.
    L’uomo probabilmente aveva appuntamento con qualcuno e quando si è accorto dell’agguato ha lasciato lo scooter ed ha cercatoi la fuga a piedi ma è stato raggiunto e finiti. Gli investigatori nel corso della notte hanno ascoltato familiari e conoscenti. L’uomo aveva allacciato una relazione sentimentale con una donna del posto. Si sta anche analizzando il suo cellulare per capire con chi aveva rapporti e se nelle chat o attraverso gli sms vi si siano indizi utili alle indagini.

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    Cronaca Giudiziaria

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    19 ore fa
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    5 Settembre 2020

    E’ caccia ai due latitanti del ‘cartello’ di clan (i reduci dei Lo Russo, Amato Pagano e Vanella Grassi) che era temporaneo e nato per affrontare con urgenza un problema comune di mancanza di ‘liquidita’ di cassa’ che impediva di pagare mensilita’ a famiglie di detenuti e ad affiliati.
    Ieri in  13 sono stati arrestati tra Scampia e dintorni per aver sequestrato e chiesto un riscatto da 40mila euro alla famiglia di un giovane operaio. Il bersaglio scelto per il rapimento era componete di una famiglia del quartiere di Marianella, estranea a logiche di criminalita’ organizzata, lavoratori che in passato avevano avuto occasione di accumulare denaro grazie a una attivita’ di parcheggiatore abusivo. Per mettere insieme pero’ i 40mila euro, fu necessaria una colletta tra parenti. Il sequestro di persona avvenne con il ‘permesso’ del clan Amato-Pagano, il cui referente di zona, Salvatore Roselli,  tra i destinatari della misura restrittiva, per rendere pubblico l’assenso del gruppo all’azione, bacio’ sulla bocca due dei sequestratori.
    “Ora ti taglio tre dita e gliele porto a tua madre. Poi se tua madre ha chiamato le guardie, con queste pistole prendiamo e ti spariamo”. Così il ras Costantino Raia aveva minacciato il giovane operaio usando frasi come scritte per la sceneggiatura di una puntata di Gomorra La Serie. La descrizione dell’accaduto, esposta ai militari , e’ contenuta delle cento pagine dell’ordinanza di custodia cautelare con la quale il gip di Napoli Fabrizio Finamore ha disposto la custodia cautelare in carcere per quindici persone ritenute affiliate ai clan Lo Russo, Amato Pagano e Vanella Grassi, alleatisi per autofinanziarsi con il rapimento dell’operaio che guadagna appena 1100 euro al mese ma la cui famiglia , secondo le informazioni in possesso dei clan, ha una certa disponibilita’ finanziaria.
    La vittima, dopo essere stata circondata da due scooter e tre moto mentre era a bordo della sua Fiat Panda, e’ stata sequestrata e condotta in una sorta di garage. Li’ si trova seduta e legata con una corda quando i due sequestratori, preoccupati dal fatto che la madre potesse denunciare l’accaduto alle forze dell’ordine, iniziano a minacciarla.
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    Qualche minuto prima uno dei rapitori aveva tentato di ustionargli il palmo della mano con un accendino: “…lo vedi, a me piace di accendere la gente e se tua madre ha chiamato le guardie tu muori appicciato (“dato alle fiamme”, ndr)”, gli dice e poi, ancora, “se tua madre ha chiamato le guardie, gli ultimi 5-6mila euro li usera’ per atterrarti”. Alla fine, dopo una trattativa con la famiglia, i sequestratori, dall’iniziale richiesta di 50mila euro si “accontentano” di 40mila euro: 30mila versati subito e i restanti 10mila dopo la liberazione dell’operaio, che avviene al termine di diverse ore di terrore che alla vittima saranno sembrate una eternita’.
    Dalle indagini è emerso che Nunzio Pecorelli, Antonio Ronga, Gennaro Caldore, Pasquale Pandolfo, Pasquale Concilio e Salvatore Roselli sarebbero i responsabili dell’iniziale prelievo del 30enne. Costantino Raia, Gennaro Rianna, Giuseppe Calemma, Pietro Gemito, Ciro Montagna, Emanuele Mincione e Giovanni Strazzulli avrebbero avuto il ruolo nella fase centrale del sequestro con le minacce; mentre Ronga e Nico Grimaldi avrebbero infine materialmente ricevuto i 40mila euro, suddivisi in quattro buste da 10mila euro, dalle mani dei genitori di Pettirosso.
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    San Valentino Torio, confessa l’assassino di Luana Rainone

    Cronaca Nera

    Pubblicato
    3 ore fa
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    4 Settembre 2020

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    San Valentino Torio, confessa l’assassino di Luana Rainone
     
    Ha confessato l’assassino di Luana Rainone. Si tratta di Nicola Del Sorbo 34 anni, una compagna e 3 figli in comunità, altri 2 da donne diverse, che abita in una cascina nel terreno adiacente il pozzo all’interno del quale all’alba i carabinieri hanno trovato, avvolto in una coperta, il corpo della donna. Sarebbe stato lo stesso Del Sorbo ad accompagnare i carabinieri in via Fontanelle al confine tra San Valentino Torio e Poggiomarino dove aveva occultato il cadavere della 31enne, sposata e mamma di una bimba di 5 anni, scomparsa lo scorso 23 luglio senza lasciare tracce. Il movente del delitto sarebbe passionale: i due erano amanti, ma lui aveva deciso di mettere fine alla relazione. Una decisione non condivisa dalla donna che si sarebbe recata a casa dell’uomo per chiedere chiarimenti. Un litigio, alterato dagli effetti dello stupefacente assunto da entrambi, sfociato nel sangue. Difeso dall’avvocato Luigi Senatore è accusato di omicidio e occultamento di cadavere.
     
    RESSARE ANCHE:Era scomparsa da un mese la donna ritrovata nel pozzo: Fermato il presunto assassino
    La donna, sposata e con una figlia piccola, era scomparsa da oltre un mese. Era uscita di casa alle 14 del 23 luglio e da quel momento non vi aveva fatto piu’ ritorno. I familiari avevano denunciato la sua scomparsa, ma le ricerche non avevano dato nessun esito. I carabinieri nel corso di queste settimane hanno vagliato ogni pista, dalla meno grave alla piu’ tragica. La svolta nelle indagini e’ arrivata nelle ultime ore: gli elementi raccolti dagli investigatori hanno portato al 34 enne che nella serata di ieri e’ stato fermato. L’uomo  nel corso dell’incontro con la sua amante ha il controllo perche’ pressato in maniera abbastanza forte affinche’ lasciasse l’attuale compagna ed i figli” . Il 34 enne, dopo un matrimonio finito male, conviveva con un’altra donna. In passato aveva avuto gia’ problemi con la giustizia.
    Ora sara’ trasferito in carcere a Salerno in attesa di comparire dinanzi al Gip per l’udienza di convalida. L’ipotesi piu’ accreditata e’ che l’omicidio possa essere stato commesso proprio lo scorso 23 luglio, al culmine di una lite tra i due. L’ uomo ha confermato la versione resa ai carabinieri anche nel corso dell’interrogatorio tenuto dal sostituto procuratore presso il Tribunale di Nocera Inferiore, Viviana Vessa. L’accusa nei suoi confronti e’ di omicidio volontario e di occultamento di cadavere. L’autopsia disposta dalla Procura di Nocera Inferiore potrebbe permettere di chiarire eventuali punti oscuri. E’ sotto choc l’Agro Nocerino Sarnese, dove soltanto poche ore prima si era consumata un’altra storia agghiacciante con l’omicidio di una neonata.
    L’amministrazione comunale di San Valentino Torio ha disposto il lutto cittadino, annullando tutti gli eventi fino al giorno in cui si terranno i funerali di Luana. Domani alle 20, invece, e’ in programma una fiaccolata “per riflettere sull’accaduto e condannare ogni forma di violenza sulle donne”. Il sindaco, Michele Strianese, ha affermato che si tratta di “un episodio che sconvolge i nostri cuori e le nostre menti rispetto al quale bisogna stare solo in silenzio e in meditazione”.

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    Castellammare di Stabia

    Pubblicato
    4 ore fa
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    4 Settembre 2020

    Il 4 settembre 2020, alle prime luci dell’alba, a Castellammare di Stabia (NA), i militari della locale Compagnia Carabinieri hanno tratto in arresto, nella flagranza del reato di furto aggravato, il ventiquattrenne GALLO Luciano ed il ventiduenne LIBERO Rosario, entrambi stabiesi e già noti alle Forze del’Ordine.
    Gli stessi sono stati individuati da una pattuglia della Sezione Radiomobile che, poco prima, aveva ricevuto da un cittadino la segnalazione di un furto appena consumato all’interno di un salone per parrucchiere. Acquisita la descrizione degli autori, i militari hanno individuato, nelle vicinanze dell’esercizio commerciale, due soggetti corrispondenti, per fattezze fisiche e vestiario, ai malviventi. Questi, sottoposti a perquisizione, sono stati sorpresi in possesso della somma di 15 euro, corrispondente a quella appena asportata dall’esercizio commerciale all’interno del quale si erano introdotti forzando la saracinesca. I due uomini, dopo le formalità di rito, sono stati trattenuti presso le camere di sicurezza della Compagnia di Castellammare di Stabia, in attesa della celebrazione del rito direttissimo. Le attività d’indagine sono ancora in corso al fine di appurare se i due siano gli autori di altri furti avvenuti nei giorni scorsi ai danni di altri esercizi commerciali.

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    Era scomparsa da un mese la donna ritrovata nel pozzo: Fermato il presunto assassino

    Cronaca Nera

    Pubblicato
    1 ora fa
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    4 Settembre 2020

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    È di Luana Rainone, 31 anni, originaria di Sarno e residente a San Valentino Torio il corpo privo di vita ritrovato all’alba di oggi tra San Valentino Torio e Poggiomarino. In stato di fermo il presunto assassino.
    La donna era residente a San Valentino Torio ma originaria di Sarno, e di lei si erano perse le tracce dal 23 luglio scorso. A denunciare la scomparsa era stato il marito.
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    Sul posto sono intervenuti i carabinieri e gli uomini della sezione scientifica di Nocera Inferiore. Si tratterebbe di omicidio ed i carabinieri hanno già fermato un uomo che avrebbe avuto una relazione con la donna. Luana era scomparsa da un mese. Lo scorso 23 luglio alle ore 14 è uscita di casa da sola e si sono perse le sue tracce.

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    Caserta e Provincia

    Pubblicato
    1 ora fa
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    4 Settembre 2020

    Sequestrate piantagioni di marijuana alle spalle del carcere di Carinola. La polizia scopre 5 piantagioni in una zona di campagna.

    Cinque piantagioni di marijuana realizzate in una zona di campagna alle spalle del carcere di Carinola sono state scoperte e sequestrate dalla Polizia di Stato, che ha arrestato F.V. un 24enne di Mondragone e denunciato altre quattro persone. Circa 1200 le piante dell’altezza di due metri, e quasi in fiore, trovate nelle piantagioni; i poliziotti del Commissariato di Sessa Aurunca hanno poi sequestrato a casa del 24enne un chilo di marijuana suddivisa in confezioni pronte alla vendita.
    Le piantagioni sono state scoperte grazie ad un elicottero del Reparto Volo di Napoli, che ha localizzato l’area, nonostante la fitta vegetazione.Sulla scorta delle attività info-investigative svolte nell’ambito dell’attività di contrasto allo spaccio e alla vendita al dettaglio di sostanza stupefacente, i poliziotti del Commissariato di Sessa Aurunca venivano a conoscenza che nelle campagne di Carinola, precisamente alle spalle della casa di reclusione “G. Novelli”, vi era una grande piantagione di marijuana, nascosta tra la fitta vegetazione. I poliziotti del Commissariato, con l’ausilio del personale del Reparto Volo di Napoli, a bordo di elicottero, riuscivano ad localizzare l’area, scoprendo l’esistenza di ben cinque distinte piantagioni, per un totale di circa 1100/1200 piante, altezza media 2 metri, in piena inflorescenza e non già un’unica piantagione come segnalato.
    Dopo aver individuato le piantagioni illegali gli investigatori della Polizia di Stato si appostavano nelle vicinanze, in attesa di avvistare gli autori di tale coltivazione illegale. Il servizio di osservazione si protraeva fino a quando, nella giornata di ieri 2 settembre, alle 17.45 circa, si notavano sopraggiungere due autovetture, entrambe con a bordo due persone. I conducenti delle autovetture, dopo aver effettuato vari giri di perlustrazione sui terreni circostanti, con fare sospetto e guardingo, si fermavano in prossimità delle piantagioni illegali. Quindi, gli occupanti scendevano dal veicolo e senza esitazione alcuna si introducevano all’interno del varco che consente l’accesso alle piantagioni, e dopo aver percorso alcuni metri della scarpata ivi presente, venivano prontamente bloccati dal personale del Commissariato e sottoposti a perquisizione. All’interno di una delle due autovetture venivano rinvenuti arnesi e strumenti utili all’attività di coltivazione.

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    Donna accoltellata e gettata in un pozzo nell’Agro nocerino

    Cronaca Nera

    Pubblicato
    1 ora fa
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    4 Settembre 2020

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    Il cadavere di una donna e’ stato rinvenuto all’alba di oggi tra San Valentino Torio e Poggiomarino.
     
    Il corpo e’ stato ritrovato dai carabinieri in un pozzo, avvolto in una coperta. La vittima sarebbe stata accoltellata. I militari del reparto territoriale di Nocera Inferiore hanno un sospettato per il quale potrebbe scattare un provvedimento di fermo d’indiziato di delitto.

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    4 Settembre 2020

    È di Luana Rainone, 31 anni, originaria di Sarno e residente a San Valentino Torio il corpo privo di vita ritrovato all’alba di oggi tra San Valentino Torio e Poggiomarino. In stato di fermo il presunto assassino.
    La donna era residente a San Valentino Torio ma originaria di Sarno, e di lei si erano perse le tracce dal 23 luglio scorso. A denunciare la scomparsa era stato il marito.
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    Sul posto sono intervenuti i carabinieri e gli uomini della sezione scientifica di Nocera Inferiore. Si tratterebbe di omicidio ed i carabinieri hanno già fermato un uomo che avrebbe avuto una relazione con la donna. Luana era scomparsa da un mese. Lo scorso 23 luglio alle ore 14 è uscita di casa da sola e si sono perse le sue tracce.

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