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    Preso a Giugliano elemento di spicco del clan Mallardo

    Cronache » Cronaca » Cronaca Nera » Preso a Giugliano elemento di spicco del clan Mallardo

    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    3 ore fa
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    24 Ottobre 2020

    Preso a Giugliano elemento di spicco del clan Mallardo. I Carabinieri arrestano 58enne, deve scontare 8 anni di reclusione per delle estorsioni.
    I carabinieri del nucleo operativo di Giugliano in Campania – in forza di un ordine di carcerazione emesso dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Napoli – hanno arrestato Giuliano Amicone, 58enne di Giugliano, elemento di spicco del clan camorristico denominato “Mallardo”, operante in Giugliano in Campania e comuni limitrofi.
    L’uomo, già sottoposto alla Sorveglianza Speciale di P.S. deve scontare una pena di 8 anni di reclusione per delle estorsioni aggravate dal metodo e dalle finalità mafiose, commesse ai danni di imprenditori edili della zona.

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    Narcos col reddito di cittadinanza fermato ai caselli di Napoli Nord con 17 chilogrammi di marijuana

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    Insurgencia Napoli: ‘La città è esplosa, non si governa con la paura’

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    Afragola

    Pubblicato
    2 giorni fa
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    22 Ottobre 2020

    Agitato, affamato e in condizioni igieniche precarie. Si presento’ cosi’, il 10 ottobre dell’anno scorso, negli uffici della polizia municipale di Afragola un pensionato di 79 anni costretto a vivere in un garage all’interno del Rione Salicelle ad Afragola.
    Vedovo e padre di un figlio maschio e due figlie femmine, l’uomo spiego’ agli agenti l’inferno che stava vivendo da quando era morta la moglie nel luglio 2014. Il figlio e la nuora l’avevano sfrattato dall’appartamento di edilizia popolare a lui assegnato, costringendolo a vivere in un garage abusivo e poco attrezzato, tra insetti e topi e senza bagno. L’anziano era infatti costretto a utilizzare un secchio per i propri bisogni fisici.
    L’uomo percepiva una pensione di circa 650 euro, utilizzata dal figlio e della moglie di quest’ultimo per pagare l’affitto dell’abitazione e garantire assistenza al loro bambino disabile. Le altre due figlie dell’uomo avrebbero piu’ volte sollecitato il padre a trasferirsi in casa con loro, senza pero’ ottenere risultati. Ieri il gup del tribunale di Napoli Nord ha condannato Antonio Tontaro, il figlio dell’uomo, e Marianna Mazzuoccolo, sua nuora, a tre anni di reclusione per i reati di maltrattamenti in famiglia e per abbandono di incapace.

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    Firme false per ottenere denaro da un disabile: arrestato 48enne di Agropoli

    Cronache » Cronaca » Cronaca Nera » Firme false per ottenere denaro da un disabile: arrestato 48enne di Agropoli

    Cronaca Campania

    Pubblicato
    1 giorno fa
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    23 Ottobre 2020

    Falsificando la firma del presidente del tribunale di Vallo della Lucania, hanno messo in piedi una truffa per trasferire 280mila euro destinati a un ragazzo disabile al 100% affetto da tetraparesi spastica.
    Una indagine della procura di Nocera Inferiore, delegata ai carabinieri, ha portato all’arresto di una persona e al sequestro di beni dell’uomo e di altri indagati suoi complici. Le misure cautelari personale e reali sono state emesse dal gip nocerino per falso, truffa, riciclaggio, sostituzione di persona e possesso di documenti falsi.
    Ai domiciliari, un 48enne di origini calabresi residente ad Agropoli; misura interdittiva del divieto di esercizio di impresa per un anno, invece, a carico di un imprenditore di 62 anni di San Valentino Torio, nel Salernitano. L’inchiesta, condotta dal pm Angelo Rubano, si e’ sviluppata attraverso l’assunzione di informazioni, acquisizioni documentali, individuazioni fotografiche, accertamenti bancari e analisi del traffico telefonico e dei pagamenti effettuati con carte di credito.

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    Coprifuoco in Campania: protesta dei commercianti a Salerno

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    Caserta, stop al passaggio di addetti Jabil alla Softlab

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    Ercolano

    Pubblicato
    3 ore fa
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    24 Ottobre 2020

    Un centinaio di commercianti della zona centrale piazza Trieste e Corso Italia, zona centrale di Ercolano, ha manifestato in piazza Trieste contro le restrizioni imposte dall’ ultima ordinanza del presidente della Giunta regionale Vincenzo De Luca.
    Grida di “liberta’” e slogan contro De Luca. Uno striscione e’ stato collocato al centro della piazza con la scritta “Vittime del complotto. Liberta’!”. A terra sono stati collocati lumini cimiteriali per simboleggiate la morte del commercio .Le luci dei negozi sono state spente, e lumini sono stati collocati anche davanti alle vetrine. “Non abbiamo ricevuto nessun indennizzo, e non ce la facciamo piu’”, ha detto una commerciante ai giornalisti.

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    A Castellammare blitz antidroga al Caporivo: interna famiglia ai domiciliari

    Cronache » Cronaca » Cronaca Nera » A Castellammare blitz antidroga al Caporivo: interna famiglia ai domiciliari

    Castellammare di Stabia

    Pubblicato
    47 minuti fa
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    23 Ottobre 2020

    A Castellammare blitz antidroga al Caporivo. La droga nascosta in un pilastro scovata grazie ai cani antidroga: 3 persone arrestate dai Carabinieri
    I Carabinieri della Sezione Operativa di Castellammare di Stabia, insieme a quelli del Nucleo Cinofili di Sarno hanno arrestato per detenzione di droga a fini di spaccio C.F., 48enne del posto già noto alle forze dell’ordine. Insieme all’uomo, arrestati per concorso nel medesimo reato la moglie 47enne e il figlio di 26 anni
    Durante una perquisizione domiciliare i militari hanno rinvenuto 250 grammi di marijuana confezionata in dosi, un bilancino di precisione e materiale per il confezionamento.

    La droga era nascosta in un pilastro dell’abitazione al cui interno era stato ricavato un vano individuato grazie al fiuto dei cani antidroga e raggiungibile solo con una scala.
    Nel corso della perquisizione la 47enne ha provato a disfarsi di una parte dello stupefacente scaricandolo nel wc del bagno mentre il 26enne ha tentato di eludere i controlli minacciando anche i militari. Sono stati tutti sottoposti ai domiciliari in attesa di giudizio.

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    Paura a Scafati: 196 casi covid, il sindaco chiude il cimitero nelle festività

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    Fermato in Francia italiano ricercato per 160 stupri

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    Caserta e Provincia

    Pubblicato
    23 ore fa
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    22 Ottobre 2020

    Castellammare, Franco Cuomo muore in ospedale a Caserta: la famiglia sporge denuncia.
    L’uomo era ricoverato presso Villa Stabia, poi è stato trasferito all’ospedale di Caserta quando la situazione si è aggravata. Qui è spirato. I familiari sospettano che Franco sia rimasto vittima di un episodio di malasanità e vogliono vederci chiaro. Si trattava di un uomo sano, che non aveva mai accusato problemi di salute. A indagare saranno i carabinieri guidati dal capitano Carlo Venturini.
    Intanto la Procura di Santa Maria Capua Vetere ha aperto un’inchiesta. Disposta l’autopsia sulla salma e sequestrata la cartella clinica. Rinviati quindi al momento i funerali, previsti in un primo momento oggi pomeriggio alle 16 in forma privata. Dall’esame autoptico si potrà capire se la diagnosi era esatta e se nella clinica stabiese e nell’ospedale di Caserta, è stato fatto tutto quanto era possibile per salvare un uomo che solo poche ore prima pensava di avere una lunga vita davanti a sé.

     Gustavo Gentile

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    Sequestrate 50 munizioni in un barattolo del caffè a Lettere

    Cronache » Cronaca » Cronaca Nera » Sequestrate 50 munizioni in un barattolo del caffè a Lettere

    Cronaca Nera

    Pubblicato
    3 ore fa
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    23 Ottobre 2020

    Sequestrate 50 munizioni in un barattolo del caffè a Lettere.

    Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli ha sottoposto a sequestro, in un’area montuosa del Comune di Lettere, già utilizzata in passato per l’occultamento di armi, 50 munizioni e 1 caricatore.In particolare, i finanzieri della Compagnia di Castellammare di Stabia, nel corso di una perlustrazione di un fondo agricolo coltivato e delimitato da un muro, hanno individuato un’intercapedine all’interno della quale erano nascoste delle cartucce.

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    Nello specifico, le 32 munizioni calibro 7.65, le 18 munizioni calibro 9 e il caricatore, perfettamente lubrificato e di recente fabbricazione, sono stati scoperti in un barattolo di plastica della Nescafè nascosto all’interno di una nicchia ricavata nel muro in pietra. Sono in corso accertamenti per individuare il proprietario del fondo e verificare eventuali collegamenti con fatti di sangue e/o intimidazioni.
    L’operazione di servizio si inquadra nell’ambito della costante attività di controllo del territorio disposta dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli nelle aree più sensibili e a maggiore densità criminale, e riflette le recenti indicazioni del Prefetto di Napoli Marco Valentini in merito all’esigenza di maggior controllo della circolazione delle armi nel napoletano.

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    Premio Penisola Sorrentina in onda sabato 24 ottobre

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    Arrivati i primi pazienti al covid residence dell’ospedale del Mare

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    Castellammare di Stabia

    Pubblicato
    5 minuti fa
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    23 Ottobre 2020

    A Castellammare blitz antidroga al Caporivo. La droga nascosta in un pilastro scovata grazie ai cani antidroga: 3 persone arrestate dai Carabinieri
    I Carabinieri della Sezione Operativa di Castellammare di Stabia, insieme a quelli del Nucleo Cinofili di Sarno hanno arrestato per detenzione di droga a fini di spaccio C.F., 48enne del posto già noto alle forze dell’ordine. Insieme all’uomo, arrestati per concorso nel medesimo reato la moglie 47enne e il figlio di 26 anni
    Durante una perquisizione domiciliare i militari hanno rinvenuto 250 grammi di marijuana confezionata in dosi, un bilancino di precisione e materiale per il confezionamento.

    La droga era nascosta in un pilastro dell’abitazione al cui interno era stato ricavato un vano individuato grazie al fiuto dei cani antidroga e raggiungibile solo con una scala.
    Nel corso della perquisizione la 47enne ha provato a disfarsi di una parte dello stupefacente scaricandolo nel wc del bagno mentre il 26enne ha tentato di eludere i controlli minacciando anche i militari. Sono stati tutti sottoposti ai domiciliari in attesa di giudizio.

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    Ferito in un agguato, morto dopo 20 giorni in ospedale a Salerno

    Cronache » Cronaca » Cronaca Nera » Ferito in un agguato, morto dopo 20 giorni in ospedale a Salerno

    Cronaca Nera

    Pubblicato
    14 ore fa
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    22 Ottobre 2020

    E’ deceduto in ospedale a Salerno, dove era ricoverato da venti giorni, il 38enne Aniello Califano. L’uomo, lo scorso 2 ottobre, era rimasto ferito nell’agguato avvenuto a Corticelle di Mercato San Severino  e che costo’ la vita al 54enne Vincenzo Salvati, deceduto sul colpo.

    La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nocera Inferiore ha disposto il sequestro della salma per consentire l’autopsia. Califano era stato colpito alle gambe da diversi colpi d’arma da fuoco esplosi, secondo gli investigatori, dal 35enne Vincenzo Ansalone. Nonostante le ferite riportate il 38enne era riuscito a darsi alla fuga in auto ma pochi metri dopo perse conoscenza a causa dell’eccessiva perdita di sangue e si schianto’ contro un palo della pubblica illuminazione. Le sue condizioni, sin dall’arrivo in ospedale, erano apparse molto serie. Dopo venti giorni di ricovero il suo cuore ha smesso di battere. Il grave fatto di sangue si consumo’ al culmine di una lite, presumibilmente legata a motivi di droga.

    TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE: Sparatoria a Mercato San Severino: morto uomo di 54 anni, c’è anche un ferito
    Le indagini effettuate dai carabinieri della compagnia di Mercato San Severino e dai colleghi della sezione Investigazioni Scientifiche del Comando Provinciale di Salerno, agli ordini dei tenenti colonnelli Alessandro Cisternino e Giancarlo Santagata permisero subito di stringere il cerchio attorno al 35enne che nelle ore immediatamente successive al delitto si costitui’, ammettendo le proprie responsabilita’.

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    Gattuso infuriato: ‘Attacco sterile, il cammino in Europa League si è complicato’

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    Estrazioni del Lotto e numeri vincenti 10 e Lotto

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    Castellammare di Stabia

    Pubblicato
    5 minuti fa
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    23 Ottobre 2020

    A Castellammare blitz antidroga al Caporivo. La droga nascosta in un pilastro scovata grazie ai cani antidroga: 3 persone arrestate dai Carabinieri
    I Carabinieri della Sezione Operativa di Castellammare di Stabia, insieme a quelli del Nucleo Cinofili di Sarno hanno arrestato per detenzione di droga a fini di spaccio C.F., 48enne del posto già noto alle forze dell’ordine. Insieme all’uomo, arrestati per concorso nel medesimo reato la moglie 47enne e il figlio di 26 anni
    Durante una perquisizione domiciliare i militari hanno rinvenuto 250 grammi di marijuana confezionata in dosi, un bilancino di precisione e materiale per il confezionamento.

    La droga era nascosta in un pilastro dell’abitazione al cui interno era stato ricavato un vano individuato grazie al fiuto dei cani antidroga e raggiungibile solo con una scala.
    Nel corso della perquisizione la 47enne ha provato a disfarsi di una parte dello stupefacente scaricandolo nel wc del bagno mentre il 26enne ha tentato di eludere i controlli minacciando anche i militari. Sono stati tutti sottoposti ai domiciliari in attesa di giudizio.

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    Afragola, sfrattato da figlio e costretto a vivere in garage: arrivano le condanne

    Cronache » Cronaca » Cronaca Giudiziaria » Afragola, sfrattato da figlio e costretto a vivere in garage: arrivano le condanne

    Afragola

    Pubblicato
    1 ora fa
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    22 Ottobre 2020

    Agitato, affamato e in condizioni igieniche precarie. Si presento’ cosi’, il 10 ottobre dell’anno scorso, negli uffici della polizia municipale di Afragola un pensionato di 79 anni costretto a vivere in un garage all’interno del Rione Salicelle ad Afragola.
    Vedovo e padre di un figlio maschio e due figlie femmine, l’uomo spiego’ agli agenti l’inferno che stava vivendo da quando era morta la moglie nel luglio 2014. Il figlio e la nuora l’avevano sfrattato dall’appartamento di edilizia popolare a lui assegnato, costringendolo a vivere in un garage abusivo e poco attrezzato, tra insetti e topi e senza bagno. L’anziano era infatti costretto a utilizzare un secchio per i propri bisogni fisici.
    L’uomo percepiva una pensione di circa 650 euro, utilizzata dal figlio e della moglie di quest’ultimo per pagare l’affitto dell’abitazione e garantire assistenza al loro bambino disabile. Le altre due figlie dell’uomo avrebbero piu’ volte sollecitato il padre a trasferirsi in casa con loro, senza pero’ ottenere risultati. Ieri il gup del tribunale di Napoli Nord ha condannato Antonio Tontaro, il figlio dell’uomo, e Marianna Mazzuoccolo, sua nuora, a tre anni di reclusione per i reati di maltrattamenti in famiglia e per abbandono di incapace.

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    Whirlpool chiude il 31, tavolo permanente per Napoli

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    Arzano, 300 militari in campo per il lockdown

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    Afragola

    Pubblicato
    4 giorni fa
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    18 Ottobre 2020

    Controlli straordinari della polizia ad Afragola
    Tra venerdì e sabato gli agenti del Commissariato di Afragola e della Polizia Locale hanno effettuato un servizio straordinario di controllo del territorio nei pressi del Parco S. Antonio e zone limitrofe.Nel corso dell’attività sono state identificate 78 persone e controllati 18 autoveicoli; inoltre, sono stati effettuati controlli ad alcuni esercizi commerciali per verificare l’ottemperanza alle disposizioni relative agli orari di chiusura e all’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale.

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    Da oggi e’ reato avere telefonini in cella: pene da 1 a 4 anni

    Cronache » Attualità » Da oggi e’ reato avere telefonini in cella: pene da 1 a 4 anni

    Attualità

    Pubblicato
    2 ore fa
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    22 Ottobre 2020

    Sono in vigore da oggi le norme che prevedono una pena da uno a 4 anni per chi introduce o detiene telefoni cellulari o dispositivi mobili di comunicazione all’interno di un istituto penitenziario.

    E’ stato infatti pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto legge sicurezza Serie Generale n. 261 del 21 ottobre 2020 il dl sicurezza approvato il 5 ottobre scorso dal Consiglio dei ministri. Con questo provvedimento, voluto dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede per contrastare il crescente flusso di telefoni che si tenta di far entrare nelle carceri, viene per la prima volta punito sia chi, dall’esterno, cerca di introdurre un telefono in carcere sia il detenuto che lo detiene: quest’ultimo caso, finora, era trattato come illecito disciplinare e sanzionato all’interno dell’istituto, mentre da oggi diventa un vero e proprio reato previsto dal nuovo articolo 391-ter del codice penale.

    Le nuove norme prevedono, ricorda ancora ‘Giustizianewsonline’, il notiziario web del ministero di via Arenula, un rafforzamento delle sanzioni applicate in caso di comunicazioni dei detenuti sottoposti al regime di 41-bis: l’inasprimento della pena, in particolare, scatta nei confronti di chi agevola le loro comunicazioni con l’esterno: in questi casi, dagli attuali 1-4 anni la pena passa a 2-6 anni. Se il reato e’ commesso da un pubblico ufficiale o da un avvocato, la sanzione aumenta dagli attuali 2-6 anni a 3-7 anni.

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    In Parlamento 60 deputati in quarantena di cui 17 positivi

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    Undici positivi al covid tra gli operatori del 118 Napoli nell’ultimo mese

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    Coronavirus

    Pubblicato
    26 minuti fa
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    22 Ottobre 2020

    Aumenta ancora il contagio da coronavirus  in Italia: sono infatti 16.079 i casi registrati dall’Unità di crisi della Protezione civile: Mentre i morti sono invece 136 ieri erano 127.

    Le persone ricoverate in terapia intensiva invece sono sono 992 + 66 rispetto a ieri. Sono invece 259.456 i guariti a livello nazionale dall’inizio della pandemia (+2.082 da ieri). L’incremento dei tamponi è stato di 170.392 unità. E’ quanto riporta il consueto bollettino del Ministero della Salute. Il totale dei contagiati, comprese vittime e guariti, sale cosi’ a 465.726. In aumento anche il numero delle vittime: 136 in un giorno, mentre ieri erano 127, per un totale che e’ arrivato a 36.968

    Le regioni che fanno registrare i casi maggiori sono la Lombardia con 4125 nuovi casi, poi il Piemonte con 1550 e quindi la Campania con 1541, Veneto (1.325), Lazio (1.251) e Toscana (1.145). Cresce anche la pressione sulle strutture ospedaliere: i ricoverati in terapia intensiva sono ad oggi 992 (+66 rispetto a ieri), quelli ricoverati con sintomi 9.694 (+637). In isolamento domiciliare ci sono 158.616 pazienti (+13.157).

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    Il legale del padre di Fortuna: ‘Ritirare il film sull’orrore del parco Verde a Caivano’

    Cronache » Cronaca » Cronaca Giudiziaria » Il legale del padre di Fortuna: ‘Ritirare il film sull’orrore del parco Verde a Caivano’

    Cronaca Campania

    Pubblicato
    28 minuti fa
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    21 Ottobre 2020

    “Il mondo del cinema deve avere rispetto dei bambini e dei diritti dei minori, deve essere un esempio di cultura e valori, non solo business. Per questo chiediamo che il film venga ritirato e un risarcimento da un milione di euro”.
    Lo rende noto, in un comunicato, l’avvocato Angelo Pisani, legale di Pietro Loffredo, padre di Fortuna Loffredo, la bimba morta il 24 giugno del 2014 dopo essere stata scaraventata dall’ottavo piano di un edificio del Parco Verde di Caivano, in provincia di NAPOLI. Per quel truce omicidio e’ stato condannato all’ergastolo, in via definitiva, Raimondo Caputo, che abitava nello stesso palazzo in cui abitava la famiglia della piccola vittima. Il film a cui l’avvocato Pisani fa riferimento e’ intitolato e’ “Fortuna – the Giant and the Girl”. E’ diretto dal Nicolangelo Gelormino, e vede tra gli interpreti Valeria Golino e Pina Turco.
    “Una pellicola – continua il legale – girata senza il consenso della famiglia nella quale si ripercorre la tragedia della bimba”. Per Pisani, “non e’ giustificabile alcuna speculazione sulla sconvolgente tragedia della piccola: al regista e ai produttori e’ mancato finanche il garbo e lo stile di avvisare i genitori e familiari del loro affare cinematografico, non curanti della tutela dei diritti dei minori e del dolore dei familiari nel rivedere e rivivere tale ricostruzione”. “Speriamo – conclude Pisani – che il regista e produttori si rendano conto della gravita’ e degli effetti che questo film puo’ produrre soprattutto sui piccoli fratelli di Fortuna”.

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    Venticinque nuovi casi di coronavirus a Torre Annunziata

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    Domani via a concorso dei prof, i sindacati: ‘Una follia’

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    Coronavirus

    Pubblicato
    2 minuti fa
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    21 Ottobre 2020

    “Zuccarelli ha ragione, rischiamo il collasso”. Lo ha dichiarato Ciro Verdoliva, direttore Asl Napoli 1, commentando stamane durante la trasmissione Barba&Capelli su Radio Crc le recenti dichiarazioni di Bruno Zuccarelli, vice presidente dell’Ordine dei medici di Napoli.

    “Zuccarelli e’ persona di grande esperienza. Ha ripetuto cio’ che abbiamo detto in questi mesi. Il virus e’ un nemico invisibile difficile da combattere. E’ un momento delicato e ha fatto bene a lanciare l’allarme, forse provocatorio, ma merita rispetto per il coraggio di dire le cose come stanno. Siamo seriamente preoccupati. Non ci sarebbe stata l’ordinanza, non avremmo aperto 200 posti nel Covid Center. Diamo la possibilita’ per essere accolti in una struttura. Non avremmo aperto 40 posti di degenza all’Ospedale del Mare e ci stiamo preparando ai 72 posti di terapia intensiva”.

    Poi il direttore dell’Asl Napoli 1 snocciola i numeri del contagio: “Vorrei ricordare che a Napoli abbiamo 5.622 persone in isolamento domiciliare perche’ positive, 178 ricoverate in ospedale e altre 6.023 a casa in sorveglianza perche’ a contatto stretto con positivi: oltre 11.823 cittadini napoletani. Ad agosto erano 502 in tutto. Zuccarelli ha usato parole forti come tsunami e ha fatto bene perche’ la situazione e’ complessa”. A proposito del “residence” Verdoliva spiega i criteri: “questa struttura accoglie il paziente che potrebbe andare a casa perche’ guarito. Abbiamo analizzato condizioni abitative che non consentono la convivenza: un solo bagno, pochi metri quadrati con molte persone, fragilita’ all’interno del nucleo familiare. Invece viene seguito da remoto da infermieri e medici. C’e’ il bagno in camera con doccia, il wifi, il telefono e tutti comfort in quanto non e’ semplice stare chiusi da soli in una stanza”.
    Sui posti letto Verdoliva aggiunge: “ci sono, abbiamo creato una rete in Campania e li stiamo aprendo man mano. Nuovi posti significa pero’ sospendere altre attivita’: 40 infatti all’Ospedale del mare vuol dire toglierne all’attivita’ chirurgica non urgente. Per quanto riguarda invece i positivi: curiamo le persone ma rischiamo il collasso del sistema. Immaginate se si dovessero creare focolai nelle forze dell’ordine o strategiche, come per un ospedale. La pericolosita’ del contagio non si conta solo nei positivi ma nei parametri che sono significativi e portati all’attenzione. Se si ammalano tutti i tassisti o gli autisti di mezzi pubblici? E’ questo il rischio del collasso. Ecco perche’ con il presidente De Luca, che ci sta addosso ogni giorno, puntiamo ad evitare i contatti”.
    Infine, rispetto all’eta’ dei positivi Verdoliva spiega i grafici dell’Asl: “Sono cambiati i flussi da marzo. Aumentati i contagi tra i 30enni. Riusciamo a contenere ancora la fascia dai 70-75 anni in poi ma anche qui ci sono incrementi. Ieri l’unita’ di crisi e’ durata 6 ore perche’ non si prendono a cuor leggero queste decisioni”.

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    Lite tra donne a Torre Annunziata: interviene il marito di una e spara all’altra

    Cronache » Il fatto del giorno » Lite tra donne a Torre Annunziata: interviene il marito di una e spara all’altra

    Cronaca Nera

    Pubblicato
    1 giorno fa
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    21 Ottobre 2020

    Una lite tra tre donne sul corso principale di Torre Annunziata e’ degenerata per l’ intervento del marito di una di esse, che ha sparato contro una 53 enne, senza riuscire a colpirla.

    E’ accaduto poco dopo le 11 al corso Vittorio Emanuele, dove tra donne, divise da antichi dissapori hanno cominciato a litigare per motivi di viabilita’. A difesa di una delle tre e’ sopraggiunto il marito, Raffaele Maresca, di 42 anni, gia’ denunciato in passato, che ha esploso un colpo di pistola all’ indirizzo di una donna di 53 anni, senza colpirla.

    La donna si e’ salvata gettandosi a terra e proteggendosi dietro delle auto. Sul posto sono accorsi i carabinieri della Compagnia di Torre Annunziata, che hanno ascoltato la 53 enne ed hanno visionato le immagini delle telecamere della zona. Un bossolo di proiettile, che si era conficcato in un muro e’ stato recuperato dai militari . Maresca e’ stato bloccato ed arrestato per tentativo di omicidio.

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    Ruba in un’auto parcheggiata al Centro Direzionale di Napoli: arrestato

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    La colatura di alici di Cetara ottiene riconoscimento Dop

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    Cronaca Nera

    Pubblicato
    2 ore fa
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    22 Ottobre 2020

    E’ deceduto in ospedale a Salerno, dove era ricoverato da venti giorni, il 38enne Aniello Califano. L’uomo, lo scorso 2 ottobre, era rimasto ferito nell’agguato avvenuto a Corticelle di Mercato San Severino  e che costo’ la vita al 54enne Vincenzo Salvati, deceduto sul colpo.

    La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nocera Inferiore ha disposto il sequestro della salma per consentire l’autopsia. Califano era stato colpito alle gambe da diversi colpi d’arma da fuoco esplosi, secondo gli investigatori, dal 35enne Vincenzo Ansalone. Nonostante le ferite riportate il 38enne era riuscito a darsi alla fuga in auto ma pochi metri dopo perse conoscenza a causa dell’eccessiva perdita di sangue e si schianto’ contro un palo della pubblica illuminazione. Le sue condizioni, sin dall’arrivo in ospedale, erano apparse molto serie. Dopo venti giorni di ricovero il suo cuore ha smesso di battere. Il grave fatto di sangue si consumo’ al culmine di una lite, presumibilmente legata a motivi di droga.

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    Le indagini effettuate dai carabinieri della compagnia di Mercato San Severino e dai colleghi della sezione Investigazioni Scientifiche del Comando Provinciale di Salerno, agli ordini dei tenenti colonnelli Alessandro Cisternino e Giancarlo Santagata permisero subito di stringere il cerchio attorno al 35enne che nelle ore immediatamente successive al delitto si costitui’, ammettendo le proprie responsabilita’.

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    Muore in ospedale dopo un calvario di sei operazioni. La Procura apre un’inchiesta

    Cronache » Primo Piano » Muore in ospedale dopo un calvario di sei operazioni. La Procura apre un’inchiesta

    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    16 minuti fa
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    21 Ottobre 2020

    Muore all’improvviso nella sua stanza d’ospedale dopo un calvario di sei operazioni. La Procura apre un’inchiesta.La tragedia il 18 ottobre all’Istituto di Neuroscienze, vittima un 69enne salernitano, Antonio Mainolfi. Il Pm Antonia Giammaria ha disposto l’autopsia per oggi.
    Una via crucis lunga più di un anno con ben sei operazioni, fino all’improvvisa e inspiegabile morte. Dopo l’esposto presentato dai familiari, assistiti da Studio3A-Valore S.p.A., la Procura di Roma, per il tramite del Pubblico Ministero, dott.ssa Antonia Giammaria, ha aperto un procedimento penale per omicidio colposo, per ora contro ignoti, per il decesso di Antonio Mainolfi, 69 anni, di Casal Velino, in provincia di Salerno, avvenuto il 18 ottobre 2020 presso il Neurogical Centre of Latium (NCL), Istituto di Neuroscienze, di Roma, dov’era in cura da tempo.
    Mainolfi soffriva di discopatia, ernia discale multipla, che gli causava un intenso dolore lungo tutto il nervo sciatico e per questo lo scorso anno si era rivolto alla clinica con sede in via Patrica 15, privata ma convenzionata con l’Asl, per gli accertamenti clinici del caso. Il medico che poi l’avrebbe seguito lungo tutto il suo calvario decide di operarlo, ma il paziente il 17 settembre 2019 viene nuovamente ricoverato e sottoposto a un secondo intervento di stabilizzazione su due vertebre. Il dolore però persiste al punto che nel gennaio 2020 il 69enne non riesce più a camminare. Di qui il ritorno al NCL, a febbraio 2020, per esporre le problematiche al medico che lo aveva già operato, ma poi causa Covid la struttura viene chiusa e il paziente deve stringere i denti per altri tre mesi. Finalmente, il 28 maggio Mainolfi viene nuovamente ricoverato e subisce la terza operazione, di revisione e artrodesi di tre vertebre.
    Anche quest’intervento però non produce risultati, tanto che il paziente decide di sottoporsi autonomamente a una radiografia sul sito chirurgico inviandone poi gli esiti al medico dell’istituto di Neuroscienze. Il quale, vista la documentazione dell’esame, lo richiama subito in clinica: una delle viti che stabilizzava la colonna vertebrale si era spezzata. Il 22 luglio 2020 Mainolfi subisce la quarta operazione, nel corso del quale viene riaperta la pregressa incisione chirurgica e sistemata la vite in una vertebra che si era deconnessa dalla barra. Ma anche stavolta la situazione non migliora e il 31 luglio il solito medico comunica al paziente la necessità di effettuare un ulteriore intervento, il quinto, per una presunta ernia espulsa. In realtà durante l’operazione viene riaperta nuovamente l’incisione chirurgica originaria e, verificato che un’altra delle viti inserite su una vertebra non risulta ben ancorata all’osso, ne viene posizionata una di diametro maggiore e si procede a un’ulteriore stabilizzazione per altre tre vertebre. Mainolfi viene trattenuto in clinica, sottoposto a svariate visite fisiatriche, dato che il dolore non cessa, e curato con una terapia antidolorifica con morfina. Fino al 9 settembre, data in cui viene effettuato l’ennesimo intervento per revisione e allungamento stabilizzazione, nonché decompressione del canale lombo-sacrale.

    Sembra finalmente la volta buona, il paziente inizia a stare fisicamente meglio e il 15 settembre viene dimesso e può tornare a casa. Ma è un’illusione. Dopo pochi giorni l’uomo riprende ad accusare dolori molto forti, anche con fuoriuscita di liquido dalla ferita, che si à gonfiata. Il 2 ottobre viene accompagnato al Pronto Soccorso dell’ospedale San Luca di Vallo della Lucania dove però i sanitari, trattandosi a loro dire di una patologia non urgente, lo re-indirizzano nella struttura dov’è stato operato. Ergo, nuovo viaggio a Roma ed ennesimo ricovero, da quello stesso 2 ottobre, presso il NCL: sarà anche l’ultimo. Nei suoi 16 giorni di degenza il 69enne riferisce per telefono ai figli di stare male, di avere la febbre, e di essere trattato con antibiotici e medicinali, non sapendo tuttavia quale terapia farmacologica gli stiano praticando. Fino alle 19 del 18 ottobre quando i familiari vengono informati, sempre telefonicamente, dalla clinica che il signor Mainolfi è stato rinvenuto pochi minuti prima (non si sa da quanto si trovasse lì) riverso sul pavimento della sua stanza, privo di vita: i sanitari non avrebbero potuto che constatarne il decesso per arresto cardiocircolatorio, e non hanno fornito ai congiunti alcuna spiegazione.
    Sconvolti dal dolore, non riuscendo a capacitarsi dell’improvvisa morte del loro caro e nutrendo non pochi dubbi e perplessità sulle cure prestate al padre, i due figli di Mainolfi l’indomani hanno sporto denuncia querela presso il commissariato “Appio Nuovo” della Questura di Roma, chiedendo all’autorità giudiziaria di compiere i dovuti accertamenti e di procedere nei confronti degli eventuali responsabili, e per essere assistiti, fare piena luce sui drammatici fatti e ottenere giustizia, attraverso l’Area Manager Luigi Cisonna e il responsabile della sede della Capitale, Angelo Novelli, si sono affidati a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, in collaborazione con l’avvocato Donatello D’Onofrio, del Foro di Roma.
    Riscontrando le istanze dei familiari, il Sostituto Procuratore dott.ssa Giammaria ha aperto un fasciolo, acquisito le cartelle cliniche e disposto l’autopsia sulla salma della vittima, incaricando il dott. Silvestro Mauriello, dell’Istituto di Medicina Legale dell’Università Tor Vergata, che avrà 60 giorni per depositare le sue conclusioni e potrà avvalersi anche della collaborazione di due specialisti, un ortopedico e un neurologo. Il Ctu, a cui l’incarico è stato conferito ieri, 20 ottobre, presso il Palazzo di Giustizia di piazzale Clodio, dovrà ovviamente chiarire le cause della morte, analizzare la storia clinica del paziente, verificare se le terapie e gli interventi effettuati siano stati adeguati e tempestivi e, con particolare riferimento all’ultima operazione, se fosse indicata, se sia stata correttamente eseguita, se possano esservi state complicazioni all’origine della morte e se l’assistenza pre e post operatoria prestatagli sia stata consona. L’esame sarà effettuato quest’oggi, mercoledì 21 ottobre, dalle 12, al Policlinico Tor Vergata: alle operazioni peritali parteciperà anche il dott. Antonio Oliva, medico legale di Roma messo a disposizione da Studio3A e nominato dall’avv. D’Onofrio come consulente di parte per la famiglia della vittima.

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    Le imprese dei Casalesi controllavano i lavori della rete idrica regionale: 7 arresti

    Cronache » Primo Piano » Le imprese dei Casalesi controllavano i lavori della rete idrica regionale: 7 arresti

    Caserta e Provincia

    Pubblicato
    4 ore fa
    in
    21 Ottobre 2020

    Le imprese del clan dei Casalesi, legate al boss Michele Zagaria, avevano il controllo degli appalti dei lavori di somma urgenza riguardanti la rete idrica regionale: arrestati sette imprenditori.

    I Carabinieri del Ros, in collaborazione con i colleghi del Comando provinciale di Caserta, hanno eseguito un’ordinanza di misure cautelari in carcere emessa dal Tribunale di Napoli, su richiesta della locale procura a carico di 7 imprenditori, indagati per concorso esterno in associazione mafiosa, con particolare riferimento al clan dei Casalesi. Il provvedimento e’ stato emesso sulla scorta di ulteriori approfondimenti investigativi condotti dal Ros nell’ambito dell’indagine “Sistema Medea” – coordinata dalla procura distrettuale di Napoli – che ha svelato l’esistenza, appunto, “di un ‘sistema’ gestito dal defunto Francesco e Michele Zagaria che consentiva a imprese di riferimento del clan di ottenere l’assegnazione, tramite affidamento diretto, dei lavori di somma urgenza riguardanti la rete idrica regionale”.La gestione in forma di oligopolio del ciclo integrato delle acque – secondo gli investigatori – e’ stata realizzata attraverso “una sistematica attivita’ di corruzione e di pervasivo condizionamento dell’attivita’ politica e amministrativa che si e’ avvalsa del rilevante contributo del politico e dirigente regionale Tommaso Barbato (gia’ arrestato e condannato in secondo grado per concorso esterno in associazione mafiosa), responsabile del ‘Settore Ciclo Integrato delle Acque’ della Regione Campania fino al 2005, il quale, nel corso del tempo, ha procurato ai diversi imprenditori legati agli Zagaria commesse in regime somma urgenza garantendo cosi’ al clan rilevanti introiti: una parte dell’utile di azienda era destinato agli Zagaria ed una parte alle attivita’ corruttive”. Le recenti indagini hanno permesso di individuare ulteriori 10 aziende, facenti capo ai 7 destinatari del provvedimento restrittivo, le quali, nel periodo che va dal 2001 al 2015, avrebbero beneficiato del rodato sistema di assegnazione di appalti e lavori in somma urgenza ottenendo commesse per oltre 40 milioni di euro. Il Ros ha eseguito anche un provvedimento di sequestro preventivo di 10 imprese edili per un valore di circa un milione di euro, con sede in provincia di Caserta, riconducibili agli indagati.

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    Corruzione, archiviata l’indagine sul capo degli ispettori del lavoro di Napoli

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    Avellino e Provincia

    Pubblicato
    39 minuti fa
    in
    20 Ottobre 2020

    Il gip di Avellino Fabrizio Ciccone ha deciso di archiviare il procedimento penale nei confronti di Renato Pingue, capo dell’Ispettorato interregionale del lavoro di Napoli coinvolto in un’inchiesta anti corruzione della Procura di Avellino risalente ad alcuni anni fa (2016), quando Pingue ricopriva la responsabilita’ di direttore provinciale facente funzioni della sede di Avellino.
    Insieme con Pingue finirono sotto inchiesta anche altre sei persone: Luigi Iannaccone, Giovanni Attanasio, Mario Della Sala, Giuseppina De Rosa, Gerardo Capaldo e Luca Pingue. L’alto dirigente ministeriale dell’Ispettorato Interregionale del Lavoro di Napoli venne arrestato il 9 novembre 2018, dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Avellino, con l’accusa di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio in concorso con un importante imprenditore irpino.

    Qualche giorno dopo, il 16 novembre, il gip revoco’ gli arresti e dispose nei confronti di Pingue una sospensione dal pubblico esercizio della durata di nove mesi. Oggi, a distanza di quasi due anni da quei fatti, il gip ha accolto la richiesta del pubblico ministero e ha rigettato l’opposizione presentata dai legali del sindacato Usb “non essendo”, si legge nell’ordinanza, “all’esito delle indagini svolte, emersi elementi idonei per un utile esercizio dell’azione penale nei confronti degli indagati in ordine ai reati loro rispettivamente ascritti”.

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