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    Operazione “Biscotto”, affari di droga, 4 arresti tra Eboli e Gragnano

    Cronaca Nera

    Pubblicato
    8 ore fa
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    16 Settembre 2020

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    E’stata portata a termine l’operazione anti-droga Biscotto, dalle prime ore di questa mattina, nelle province di Salerno e Napoli: i carabinieri del Comando Provinciale di Salerno con il supporto del Nucleo Cinofili di Sarno, stanno eseguendo un provvedimento cautelare, emesso dal GIP del Tribunale di Salerno, nei confronti di 4 persone.
    I 4 indagati (2 in carcere, 2 agli arresti domiciliari) risultano gravemente indiziati, a vario titolo, di “concorso in acquisto, detenzione, messa in vendita, distribuzione e commercializzazione di rilevanti quantità di sostanze stupefacenti”. Sono in corso le ricerche di un quarto uomo,Minor Taei Abdnbi (classe ’97), destinatario di misura cautelare in carcere, al momento irreperibile. Il provvedimento si fonda sui gravi indizi di colpevolezza acquisiti dalla Compagnia Carabinieri di Eboli nell’ambito di un’indagine svolta a partire dal mese di ottobre 2019.
    L’indagine ha permesso di ricostruire l’esistenza di un articolato sodalizio criminale, già noto agli ambienti investigativi, con ruoli e competenze ben definite, dedito alla commissione dei suddetti delitti, con ingente disponibilità di stupefacente del tipo, hashish e marijuana, promosso e diretto Sami Ouarsan (classe ’81), detto “Biscotto”, cittadino marocchino da anni dimorante sul territorio italiano, inquadrato nell’ambiente dello spaccio di sostanze stupefacenti e capace di assicurarsi molteplici canali di approvvigionamento, soprattutto dall’hinterland napoletano, con la collaborazione di un amico e connazionale, deputato a ricevere gli ordinativi e a curare le consegne, nonché di due uomini, ora ai domiciliari, residenti a Gragnano, Giuseppe Nastro (classe ’45) e Carlo Langelotti (classe ’89), quest’ultimo, a sua volta, molto vicino agli ambienti criminali dei Monti Lattari. Intanto, sono stati segnalati numerosi assuntori di stupefacente: il fatturato dell’impresa criminale si aggirava intorno ai 30.000 euro.

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    Cronaca Nera

    Pubblicato
    41 minuti fa
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    16 Settembre 2020

    Ex giardiniere del comune di Gragnano e il genero del boss producevano marijuana a Eboli.

    Il pollice verde di esperto giardiniere Giuseppe Nastro lo aveva messo al servizio di un gruppo di produttori e trafficanti di marijuana nord Africani nella Piana del Sele. Il pensionato ex dipendete del comune di Gragnano, (il 75enne lavorava proprio come giardiniere) si trova ora agli arresti domiciliari. E con lui anche e Carlo Langelotti, 31 enne anche lui di Gragnano. Lui è il genero del boss del clan D’Alessandro, Francesco Vollono detto ciccio o’ biondo. Langellotti si è ripreso da qualche mese visto che rimasto gravemente ferito nella rissa del maggio scorso in via Vittorio Veneto a Gragnano nel corso della quale fu ucciso il giovane Nicholas Di Martino, a sua volta nipote del boss ergastolano Nicola Carfora.
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    I due gragnanesi sono agli arresti domiciliari mentre in carcere è finito, il magrebino Sami Ouarsan, detto “Biscotto” che controllava il traffico di droga a Eboli con un suo complice, Minor Taei Abdnbi (classe ’97) sfuggito alla cattura. I quattro, secondo le indagini dei carabinieri del Comando provinciale di Salernoì sono ritenuti indiziati, a vario titolo, di concorso in acquisto, detenzione, messa in vendita, distribuzione e commercializzazione di rilevanti quantità di sostanze stupefacenti. Si cerca un altro destinatario della misura cautelare, al momento irreperibile.
    Il provvedimento si fonda sulle indagini, condotte dai militari della Compagnia di Eboli partite nell’ottobre 2019, che hanno permesso di ricostruire l’esistenza di un articolato gruppo criminale, con ruoli e competenze ben definite, dedito alla vendita di hashish e marijuana. Il gruppo era ritenuto capace di assicurarsi molteplici canali di approvvigionamento per la droga, soprattutto dall’hinterland napoletano, con la collaborazione di un amico e connazionale, deputato a ricevere gli ordinativi e a curare le consegne, nonché di due italiani, uno dei quali vicino agli ambienti criminali dei Monti Lattari. Il fatturato dell’impresa criminale si aggirava intorno ai 30mila euro.

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    Castellammare di Stabia

    Pubblicato
    10 ore fa
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    16 Settembre 2020

    E’ accusato di avere abusato del nipotino di soli 10 anni. L’uomo, 57 anni,di Castellammare di Stabia rintracciato e’ stato arrestato a Saronno in provincia di Varese.

    Ad eseguire l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del tribunale di Torre Annunziata su richiesta della Procura oplontina, gli agenti del commissariato stabiese e della Squadra Mobile di Varese. Secondo le indagini degli agenti di Castellammare di Stabia, e’ stato permesso di accertare che ”in tre distinte occasioni – come scrive in una nota il procuratore di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso – anche approfittando del rapporto di parentela esistente tra la vittima e lo zio, quest’ultimo aveva fatto entrare nella sua abitazione, a Castellammare di Stabia, il nipote costringendolo ad avere rapporti sessuali con se”’. Il destinatario del provvedimento restrittivo, rintracciato a Saronno presso il domicilio del fratello, e’ stato portato nel carcere di Busto Arsizio.

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    Operazione antidroga nel Salernitano: 4 misure cautelari

    Cronaca Nera

    Pubblicato
    3 ore fa
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    16 Settembre 2020

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    Operazione antidroga nel Salernitano: 4 misure cautelari. Acquisto, detenzione e vendita di rilevanti quantità di sostanze stupefacenti.
    Operazione antidroga dei carabinieri del Comando provinciale di Salerno, con il supporto del Nucleo Cinofili di Sarno. Quattro i destinatari di un provvedimento cautelare, emesso dal gip del tribunale salernitano, nei confronti di altrettanti indagati ritenuti responsabili di concorso in acquisto, detenzione, messa in vendita, distribuzione e commercializzazione di rilevanti quantità di sostanze stupefacenti. Le misure cautelari sono state eseguite nelle province di Napoli e Salerno.
    TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE: Le donne gestivano le piazze di spaccio tra Scafati, Boscoreale e Pompei: 36 arresti: I NOMI

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    Area Vesuviana

    Pubblicato
    16 ore fa
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    15 Settembre 2020

    Nella mattinata odierna i Carabinieri della Stazione di San Gennaro Vesuviano. all’esito di attività di indagine coordinate dalla Procura della Repubblica di Nola, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP presso 1! Tribunale di Nola nei confronti di M.B.. classe 76, pliunpregiudicato. per il reato di tentata estorsione a: danni di S.U.. cittadino bengalese dipendente di una sartoria del vesuviano.
    I fatti risalgono allo scorso 13 agosto allorquando M.B., al fine di procurarsi indebitamente delle somme in denaro, dapprima minacciava verbalmente S.U. millantando una generica apparicnenza a contesti mafiosi e la disponibilità di un’arma da fuoco, successivamente, cospargeva di benzina alcune autovetture parcheggiate sulla pubblica via, la vittima nonché altri connazionali bengalesi intervenuti in soccorso della stessa vittima. colpendoli con calci e pugni.M.B. desisteva dal suo proposito criminoso allontanandosi dal luogo e facendo perdere le proprie tracce solo grazie all’intervento di altre persone che avevano allertato le forze dell’ordine. I militari, giunti sul posto, ricostruivano la dinamica dei fatti. riscontrando la presenza di una bottiglietta in plastica emanante un forte odore di benzina e di liquido infiammabile sull’asfalto.
    A seguito delle indagini effettuate. le precise dichiarazioni della vittima. riscontrate dalle circostanze riferite dalle persone presenti ai fatti. unitamente all’esito positivo dell’espletata individuazione fotografica. consentivano di identificare quale autore della tentata cstorsione MBche, espietate le formalità di rito, è stato tradotto presso la casa circondanale di Napoli-Poggioreale. L’operazione odierna costituisce un ulteriore positivo risultato raggiunto dall’Autorità Giudiziaria e dai Carabinieri, impegnati quotidianamente a tutela della sicurezza dell’area nolana, nelle attività volte al contrasto delle forme più insidiose di reati contro la persona e contro il patrimonio.

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    Boscoreale e Boscotrecase

    Pubblicato
    22 ore fa
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    15 Settembre 2020

    Le donne gestivano le piazze di spaccio tra Scafati, Boscoreale e Pompei: 36 arresti.
    Ventitre’ persone in carcere, altre tredici ai domiciliari. E’ questo il bilancio di una vasta operazione antidroga, scattata all’alba di oggi nel Salernitano tra Scafati e comuni limitrofi a termine di una lunga indagine dei carabinieri del Comando provinciale di Salerno e con la quale sono state sgominate due organizzazioni di spacciatori che operavano prevalentemente nella provincia nord, ed anche in alcune localita’ del Napoletano come Pompei e Boscoreale.
    In una delle organizzazioni un ruolo non di secondo piano veniva svolto da alcune donne e per l’attivita’ di spaccio, in alcune occasioni, sarebbero stati impiegati dei minorenni. Le due bande non avevano piazze di spaccio fisiche, ma vi era una distribuzione in diversi quartieri, centrali e periferici di Scafati.
    Le richieste telefoniche avvenivano con linguaggio criptico; i luoghi di consegna erano occasionali e avvenivano anche nei pressi di abitazioni, scuole e luoghi pubblici; le sostanze stupefacenti erano conservate in luoghi diversi dalle rispettive abitazioni. La stima approssimativa delle sole vendite al dettaglio si attesta nell’ordine di circa 100 cessioni quotidiane per ciascun sodalizio, per un introito non inferiore alla cifra giornaliera di 2mila euro.
    Le indagini Si sono sviluppate partendo da due episodi verificatisi a Scafati, in seguito all’omicidio del pregiudicatio Armando Faucitano, ucciso il 26 aprile 2015 in piazza Genova. Il 29 marzo 2016 ci fu anche un attentato ai danni del bar “My Love”, gestito da Teresa Cannavacciuolo, già nota alle forze dell’ordine per i suoi precedenti legati allo spaccio di stupefacenti. Durante l’attività, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, sono emerse due diverse associazioni finalizzate al traffico di sostanze stupefacenti, operanti a Scafati. La prima, guidata da Giovanni Crocetta Barbato e Angelo Sorrentino. La seconda, invece, fa capo a Francesco Squillante, Teresa Cannavacciuolo, Andrea Carotenuto, Morena Carotenuto, Vincenzo Carotenuto, Raffaele Squillante e Salvatore Squillante.“Entrambi i sodalizi, il primo dei quali era il fornitore del secondo – spiega la Procura – era accomunati da rapporti familiari che rafforzavano il rapporto di collaborazione”.
    I legami con i clanNel caso dell’associazione che faceva capo a Giovanni Barbato Crocetta e Angelo Sorrentino, sono stati anche documentati rapporti con affiliati al clan Matrone di Scafati e Aquino-Annunziata di Boscoreale. Attingevano anche a fornitori in Olanda. Gli inquirenti, infatti, hanno potuto verificare il coninvolgimento di Carmine e Vincenzo Alfano e di Pasquale Rizzo nell’acquisto di una partita di droga sequestrata nel 2015 dalla polizia tedesca (1 chilo di cocaina e 4 chili di marijuana). Vincenzo Alfano e Pasquale Rizzo furono arrestati in flagranza di reato. La seconda organizzazione ha coinvolto anche minorenni nell’attività di spaccio. In un caso, è coinvolto anche un minore di età inferiore a 14 anni. Erano le loro madri ad impiegarli nelle attività illecite.
    GLI ARRESTATI
    In carcere:
    Alfano Carmine nato a Torre del Greco il 13/04/1984Barbato Crocetta Giovanni nato a Scafati il 14/03/1993Berritto Francesco nato a Scafati il 30/07/1993Cannavacciuolo Teresa nata a Pompei il 05/02/1982Carotenuto Andrea nato a Pompei il 20/06/1989Castaldo Gennaro nato a Castellammare di Stabbia il 27/07/1981Desiderio Gabriele nato a Scafati il 24/01/1991Guarracino Annabella nata ad Acerra il 17/02/1993Incannella Daniele Antonio nato a Nocera Inferiore il 09/10/1997Inserra Giuseppina nata a Scafati il 26/10/1982Lanzieri Alessandro nato a Scafati il 06/02/1967Longobardi Pasquale nato a Torre Annunziata il 19/061996Mainenti Alfonso nato a Scafati il 15/03/1991Mainenti Francesco nato a Pompei il 27/02/1982Muollo Veruska nata a Torre Annunziata 19/06/1976Paoletti Pietro nato a Torre Annunziata il 16/02/1990Rispoli Raffaele nato a Torre Annunziata il 16/06/1976Sorrentino Angelo nato a Nocera Inferiore il 08/11/1986Squillante Francesco nato a Cava de’Tirreni il 15/01/1983Squillante Raffaele nato a Scafati il 17/10/1989Squillante Salvatore nato a Nocera Inferiore il 06/07/1981Tufano Giovanni nato a Castellammare di Stabia il 06/03/1979Ai domiciliari:
    Acanfora Maria Grazia nata a Boscoreale il 06/08/1960Aquino Teresa nata a Pompei il 26/12/1968Ascione Pasquale nato a Boscotracase il 27/06/1971Carotenuto Morena nata a Pompei il 13/10/1986Fienga Teresa nata a Pompei il 13/11/1997Karakhi Nadia nata a Scafati il 01/01/1995Langella Giuseppina nata a Pompei il 28/03/1983Maineneti Carmela nata a Scafati il 10/12/1992Paoletti Giovanna nata a Castellammare di Stabia il 29/05/1996Pedone Antonio nato a Nocera Inferiore il 06/10/1994Ruotolo Maria nata a Pompei il 28/06/1995Santonicola Antonio nato a Pompei il 30/01/1981Sicignano Anna nata a Scafati il 15/01/1971

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    Le donne gestivano le piazze di spaccio tra Scafati, Boscoreale e Pompei: 36 arresti: I NOMI

    Boscoreale e Boscotrecase

    Pubblicato
    10 ore fa
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    15 Settembre 2020

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    Le donne gestivano le piazze di spaccio tra Scafati, Boscoreale e Pompei: 36 arresti.
    Ventitre’ persone in carcere, altre tredici ai domiciliari. E’ questo il bilancio di una vasta operazione antidroga, scattata all’alba di oggi nel Salernitano tra Scafati e comuni limitrofi a termine di una lunga indagine dei carabinieri del Comando provinciale di Salerno e con la quale sono state sgominate due organizzazioni di spacciatori che operavano prevalentemente nella provincia nord, ed anche in alcune localita’ del Napoletano come Pompei e Boscoreale.
    In una delle organizzazioni un ruolo non di secondo piano veniva svolto da alcune donne e per l’attivita’ di spaccio, in alcune occasioni, sarebbero stati impiegati dei minorenni. Le due bande non avevano piazze di spaccio fisiche, ma vi era una distribuzione in diversi quartieri, centrali e periferici di Scafati.
    Le richieste telefoniche avvenivano con linguaggio criptico; i luoghi di consegna erano occasionali e avvenivano anche nei pressi di abitazioni, scuole e luoghi pubblici; le sostanze stupefacenti erano conservate in luoghi diversi dalle rispettive abitazioni. La stima approssimativa delle sole vendite al dettaglio si attesta nell’ordine di circa 100 cessioni quotidiane per ciascun sodalizio, per un introito non inferiore alla cifra giornaliera di 2mila euro.
    Le indagini Si sono sviluppate partendo da due episodi verificatisi a Scafati, in seguito all’omicidio del pregiudicatio Armando Faucitano, ucciso il 26 aprile 2015 in piazza Genova. Il 29 marzo 2016 ci fu anche un attentato ai danni del bar “My Love”, gestito da Teresa Cannavacciuolo, già nota alle forze dell’ordine per i suoi precedenti legati allo spaccio di stupefacenti. Durante l’attività, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, sono emerse due diverse associazioni finalizzate al traffico di sostanze stupefacenti, operanti a Scafati. La prima, guidata da Giovanni Crocetta Barbato e Angelo Sorrentino. La seconda, invece, fa capo a Francesco Squillante, Teresa Cannavacciuolo, Andrea Carotenuto, Morena Carotenuto, Vincenzo Carotenuto, Raffaele Squillante e Salvatore Squillante.“Entrambi i sodalizi, il primo dei quali era il fornitore del secondo – spiega la Procura – era accomunati da rapporti familiari che rafforzavano il rapporto di collaborazione”.
    I legami con i clanNel caso dell’associazione che faceva capo a Giovanni Barbato Crocetta e Angelo Sorrentino, sono stati anche documentati rapporti con affiliati al clan Matrone di Scafati e Aquino-Annunziata di Boscoreale. Attingevano anche a fornitori in Olanda. Gli inquirenti, infatti, hanno potuto verificare il coninvolgimento di Carmine e Vincenzo Alfano e di Pasquale Rizzo nell’acquisto di una partita di droga sequestrata nel 2015 dalla polizia tedesca (1 chilo di cocaina e 4 chili di marijuana). Vincenzo Alfano e Pasquale Rizzo furono arrestati in flagranza di reato. La seconda organizzazione ha coinvolto anche minorenni nell’attività di spaccio. In un caso, è coinvolto anche un minore di età inferiore a 14 anni. Erano le loro madri ad impiegarli nelle attività illecite.
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    In carcere:
    Alfano Carmine nato a Torre del Greco il 13/04/1984Barbato Crocetta Giovanni nato a Scafati il 14/03/1993Berritto Francesco nato a Scafati il 30/07/1993Cannavacciuolo Teresa nata a Pompei il 05/02/1982Carotenuto Andrea nato a Pompei il 20/06/1989Castaldo Gennaro nato a Castellammare di Stabbia il 27/07/1981Desiderio Gabriele nato a Scafati il 24/01/1991Guarracino Annabella nata ad Acerra il 17/02/1993Incannella Daniele Antonio nato a Nocera Inferiore il 09/10/1997Inserra Giuseppina nata a Scafati il 26/10/1982Lanzieri Alessandro nato a Scafati il 06/02/1967Longobardi Pasquale nato a Torre Annunziata il 19/061996Mainenti Alfonso nato a Scafati il 15/03/1991Mainenti Francesco nato a Pompei il 27/02/1982Muollo Veruska nata a Torre Annunziata 19/06/1976Paoletti Pietro nato a Torre Annunziata il 16/02/1990Rispoli Raffaele nato a Torre Annunziata il 16/06/1976Sorrentino Angelo nato a Nocera Inferiore il 08/11/1986Squillante Francesco nato a Cava de’Tirreni il 15/01/1983Squillante Raffaele nato a Scafati il 17/10/1989Squillante Salvatore nato a Nocera Inferiore il 06/07/1981Tufano Giovanni nato a Castellammare di Stabia il 06/03/1979Ai domiciliari:
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    Boscoreale e Boscotrecase

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    1 settimana fa
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    8 Settembre 2020

    Stamattina gli agenti del Commissariato di Torre del Greco hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa ieri dal G.I.P. del Tribunale di Torre Annunziata su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di Michele Acunzo, 29enne di Boscotrecase con precedenti di polizia, ritenuto responsabile di più episodi di spaccio di sostanze stupefacenti avvenuti tra ottobre e novembre del 2019.

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    Boscoreale e Boscotrecase

    Pubblicato
    1 settimana fa
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    8 Settembre 2020

     Il dipartimento di prevenzione dell’Asl Na 3 Sud ha comunicato che un cittadino di Boscoreale, proveniente dall’estero, e’ risultato positivo al Covid-19 ed e’ stato sottoposto a quarantena.
    “Attualmente – riferisce una nota del Comune – i positivi nel nostro Comune sono quattro, di cui tre provenienti dall’estero e un operatore sanitario”.

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    15 Settembre 2020

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    Operazione antidroga a Scafati, nel Salernitano, e in altri comuni del territorio nazionale. I carabinieri del Comando provinciale di Salerno hanno eseguito un provvedimento cautelare, emesso dall’Ufficio gip del tribunale salernitano su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia, nei confronti di 36 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di detenzione, traffico ed associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti.

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    Nella mattinata odierna i Carabinieri della Stazione di San Gennaro Vesuviano. all’esito di attività di indagine coordinate dalla Procura della Repubblica di Nola, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP presso 1! Tribunale di Nola nei confronti di M.B.. classe 76, pliunpregiudicato. per il reato di tentata estorsione a: danni di S.U.. cittadino bengalese dipendente di una sartoria del vesuviano.
    I fatti risalgono allo scorso 13 agosto allorquando M.B., al fine di procurarsi indebitamente delle somme in denaro, dapprima minacciava verbalmente S.U. millantando una generica apparicnenza a contesti mafiosi e la disponibilità di un’arma da fuoco, successivamente, cospargeva di benzina alcune autovetture parcheggiate sulla pubblica via, la vittima nonché altri connazionali bengalesi intervenuti in soccorso della stessa vittima. colpendoli con calci e pugni.M.B. desisteva dal suo proposito criminoso allontanandosi dal luogo e facendo perdere le proprie tracce solo grazie all’intervento di altre persone che avevano allertato le forze dell’ordine. I militari, giunti sul posto, ricostruivano la dinamica dei fatti. riscontrando la presenza di una bottiglietta in plastica emanante un forte odore di benzina e di liquido infiammabile sull’asfalto.
    A seguito delle indagini effettuate. le precise dichiarazioni della vittima. riscontrate dalle circostanze riferite dalle persone presenti ai fatti. unitamente all’esito positivo dell’espletata individuazione fotografica. consentivano di identificare quale autore della tentata cstorsione MBche, espietate le formalità di rito, è stato tradotto presso la casa circondanale di Napoli-Poggioreale. L’operazione odierna costituisce un ulteriore positivo risultato raggiunto dall’Autorità Giudiziaria e dai Carabinieri, impegnati quotidianamente a tutela della sicurezza dell’area nolana, nelle attività volte al contrasto delle forme più insidiose di reati contro la persona e contro il patrimonio.

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    Boscoreale e Boscotrecase

    Pubblicato
    10 ore fa
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    15 Settembre 2020

    Le donne gestivano le piazze di spaccio tra Scafati, Boscoreale e Pompei: 36 arresti.
    Ventitre’ persone in carcere, altre tredici ai domiciliari. E’ questo il bilancio di una vasta operazione antidroga, scattata all’alba di oggi nel Salernitano tra Scafati e comuni limitrofi a termine di una lunga indagine dei carabinieri del Comando provinciale di Salerno e con la quale sono state sgominate due organizzazioni di spacciatori che operavano prevalentemente nella provincia nord, ed anche in alcune localita’ del Napoletano come Pompei e Boscoreale.
    In una delle organizzazioni un ruolo non di secondo piano veniva svolto da alcune donne e per l’attivita’ di spaccio, in alcune occasioni, sarebbero stati impiegati dei minorenni. Le due bande non avevano piazze di spaccio fisiche, ma vi era una distribuzione in diversi quartieri, centrali e periferici di Scafati.
    Le richieste telefoniche avvenivano con linguaggio criptico; i luoghi di consegna erano occasionali e avvenivano anche nei pressi di abitazioni, scuole e luoghi pubblici; le sostanze stupefacenti erano conservate in luoghi diversi dalle rispettive abitazioni. La stima approssimativa delle sole vendite al dettaglio si attesta nell’ordine di circa 100 cessioni quotidiane per ciascun sodalizio, per un introito non inferiore alla cifra giornaliera di 2mila euro.
    Le indagini Si sono sviluppate partendo da due episodi verificatisi a Scafati, in seguito all’omicidio del pregiudicatio Armando Faucitano, ucciso il 26 aprile 2015 in piazza Genova. Il 29 marzo 2016 ci fu anche un attentato ai danni del bar “My Love”, gestito da Teresa Cannavacciuolo, già nota alle forze dell’ordine per i suoi precedenti legati allo spaccio di stupefacenti. Durante l’attività, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, sono emerse due diverse associazioni finalizzate al traffico di sostanze stupefacenti, operanti a Scafati. La prima, guidata da Giovanni Crocetta Barbato e Angelo Sorrentino. La seconda, invece, fa capo a Francesco Squillante, Teresa Cannavacciuolo, Andrea Carotenuto, Morena Carotenuto, Vincenzo Carotenuto, Raffaele Squillante e Salvatore Squillante.“Entrambi i sodalizi, il primo dei quali era il fornitore del secondo – spiega la Procura – era accomunati da rapporti familiari che rafforzavano il rapporto di collaborazione”.
    I legami con i clanNel caso dell’associazione che faceva capo a Giovanni Barbato Crocetta e Angelo Sorrentino, sono stati anche documentati rapporti con affiliati al clan Matrone di Scafati e Aquino-Annunziata di Boscoreale. Attingevano anche a fornitori in Olanda. Gli inquirenti, infatti, hanno potuto verificare il coninvolgimento di Carmine e Vincenzo Alfano e di Pasquale Rizzo nell’acquisto di una partita di droga sequestrata nel 2015 dalla polizia tedesca (1 chilo di cocaina e 4 chili di marijuana). Vincenzo Alfano e Pasquale Rizzo furono arrestati in flagranza di reato. La seconda organizzazione ha coinvolto anche minorenni nell’attività di spaccio. In un caso, è coinvolto anche un minore di età inferiore a 14 anni. Erano le loro madri ad impiegarli nelle attività illecite.
    GLI ARRESTATI
    In carcere:
    Alfano Carmine nato a Torre del Greco il 13/04/1984Barbato Crocetta Giovanni nato a Scafati il 14/03/1993Berritto Francesco nato a Scafati il 30/07/1993Cannavacciuolo Teresa nata a Pompei il 05/02/1982Carotenuto Andrea nato a Pompei il 20/06/1989Castaldo Gennaro nato a Castellammare di Stabbia il 27/07/1981Desiderio Gabriele nato a Scafati il 24/01/1991Guarracino Annabella nata ad Acerra il 17/02/1993Incannella Daniele Antonio nato a Nocera Inferiore il 09/10/1997Inserra Giuseppina nata a Scafati il 26/10/1982Lanzieri Alessandro nato a Scafati il 06/02/1967Longobardi Pasquale nato a Torre Annunziata il 19/061996Mainenti Alfonso nato a Scafati il 15/03/1991Mainenti Francesco nato a Pompei il 27/02/1982Muollo Veruska nata a Torre Annunziata 19/06/1976Paoletti Pietro nato a Torre Annunziata il 16/02/1990Rispoli Raffaele nato a Torre Annunziata il 16/06/1976Sorrentino Angelo nato a Nocera Inferiore il 08/11/1986Squillante Francesco nato a Cava de’Tirreni il 15/01/1983Squillante Raffaele nato a Scafati il 17/10/1989Squillante Salvatore nato a Nocera Inferiore il 06/07/1981Tufano Giovanni nato a Castellammare di Stabia il 06/03/1979Ai domiciliari:
    Acanfora Maria Grazia nata a Boscoreale il 06/08/1960Aquino Teresa nata a Pompei il 26/12/1968Ascione Pasquale nato a Boscotracase il 27/06/1971Carotenuto Morena nata a Pompei il 13/10/1986Fienga Teresa nata a Pompei il 13/11/1997Karakhi Nadia nata a Scafati il 01/01/1995Langella Giuseppina nata a Pompei il 28/03/1983Maineneti Carmela nata a Scafati il 10/12/1992Paoletti Giovanna nata a Castellammare di Stabia il 29/05/1996Pedone Antonio nato a Nocera Inferiore il 06/10/1994Ruotolo Maria nata a Pompei il 28/06/1995Santonicola Antonio nato a Pompei il 30/01/1981Sicignano Anna nata a Scafati il 15/01/1971

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    Chiede il pizzo a un connazionale e poi lo accoltella: arrestato a Nocera cittadino indiano

    Cronaca Nera

    Pubblicato
    3 ore fa
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    11 Settembre 2020

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    Chiede il pizzo a un connazionale e poi lo accoltella: arrestato a Nocera cittadino indiano.
     
    Gli Agenti della Polizia di Stato hanno arrestato V.B., cittadino indiano del 1968, regolare sul territorio nazionale, per tentato omicidio nei confronti di un suo connazionale. L’autore del delitto, incensurato, dopo un tentativo di estorsione nei confronti di un altro cittadino indiano, titolare di un negozio Money Transfer di Nocera, ha raggiunto presso il citato esercizio il connazionale, aggredendolo prima verbalmente e successivamente colpendolo con un coltello, con più fendenti, in zone vitali del corpo. Gli agenti della Polizia di Stato, appartenenti al Commissariato di p.s. di Nocera Inferiore, sono intervenuti sul posto, cogliendo in quasi flagranza il responsabile del reato, che si stava allontanando dal luogo del reato, con copiose tracce di sangue della vittima sulla propria persona.
    Gli Agenti della Polizia hanno quindi fermato nell’immediatezza l’aggressore e lo hanno arrestato per tentato omicidio ed estorsione.Recuperata anche l’arma utilizzata per commettere il reato, un coltello a serramanico di circa 20 cm, che è stato sottoposto a sequestro dalla Polizia . La vittima, un cittadino indiano del 1972, è stato soccorso da un’ ambulanza del 118, avendo riportato gravi lesioni da taglio necessitanti numerosi punti di sutura ed è stato ricoverato in ospedale. Sul posto sono intervenuti anche gli agenti della Polizia Scientifica di Salerno per i rilievi specialistici. L’autore del delitto è stato tradotto nella giornata di oggi presso la casa circondariale di Salerno in attesa della fissazione della rituale udienza di convalida.

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    Caserta e Provincia

    Pubblicato
    8 ore fa
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    11 Settembre 2020

    Un commando composto da 3-4 killer probabilmente italiani, che sarebbero arrivati a volto scoperto in auto presso l’abitazione del bersaglio prescelto: e’ la circostanza al vaglio dei carabinieri del reparto Territoriale di Mondragone che indagano sull’omicidio di un trentenne nigeriano, ucciso da 3-4 colpi d’arma da fuoco davanti alla sua abitazione di via Brescia.
    Un connazionale di 36 anni e’ rimasto ferito agli arti inferiori, ma sul posto c’era anche un altro testimone, che avrebbe fornito ai militari degli elementi che sono tuttora in corso di accertamento. Inizialmente era emersa la circostanza che i killer avessero mostrato al 36enne un cellulare con la foto del bersaglio, per evitare errori, ma sembra che cio’ non sia avvenuto, e che il commando sia andato a colpo sicuro. I sicari, dopo aver ferito il 36enne, hanno sparato al 30enne, che intanto era sceso di casa, ma probabilmente stava scappando, visto che sarebbe stato colpito alle spalle. Si indaga a 360 gradi, ma la pista principale, per ora, sembra essere quella di un regolamento di conti per questioni legate a traffici illeciti, come lo spaccio di droga, molto fiorente a Castel Volturno, e la gestione della prostituzione. I carabinieri stanno verificando anche la presenza di telecamere di sorveglianza in zona o lungo la strada da dove potrebbero essere arrivati o fuggiti i sicari. ockdown e’ visibilmente cresciuta la popolazione degli immigrati irregolari; erano ventimila ad inizio anno, oggi sono 22-23 mila. Episodi come l’agguato di ieri sono la conseguenza di questo mancato controllo del territorio, impossibile da attuare con gli uomini e i mezzi che abbiamo. Sono molto preoccupato”.
    Il sindaco di Castel Volturno (CASERTA) Luigi Petrella usa parole forti per commentare quanto avvenuto ieri sera in via Brescia, dove un nigeriano e’ stato ucciso a colpi d’arma da fuoco; Petrella si e’ anche recato sul posto per rendersi conto di quanto accaduto. “Lo Stato ora deve intervenire – prosegue Petrella – non voglio fare strumentalizzazioni, ma e’ necessario una volta per tutte porre mano ad una situazione ormai insostenibile: il Comune, con appena 12 vigili urbani, non puo’ fare molto, ma solo denunciare. Qualche mese fa la Tekno Service, azienda che effettua il servizio di igiene ambientale, calcolo’, in base all’immondizia raccolta, che a Castel Volturno risiedessero in realta’ oltre 45mila persone, eppure la popolazione ufficiale e’ di 27mila abitanti, molti dei quali peraltro stranieri regolari che si sono integrati”. Cio’ vuol dire – riflette Petrella- che almeno ventimila persone, soprattutto stranieri, sfuggono ad ogni controllo e regola. E negli ultimi mesi, specie dopo la fine del lockdown, ne sono arrivate altre migliaia, da tutte le parti; anche le forze dell’ordine lo hanno percepito”. “Queste persone, sbarcate chissa’ dove, magari arrivano per lavorare onestamente, spesso gia’ sanno a quale porta bussare a Castel Volturno; poi pero’, per sopravvivere, finiscono spesso per essere arruolati dalle organizzazioni criminali. E con questi numeri – conclude Petrella – per il Comune, ma credo che anche le forze dell’ordine incontrino difficolta’, e’ impossibile controllare il territorio e garantire la sicurezza dei cittadini”.

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    Spaccio di droga: divieto di dimora in provincia di Salerno a carico di un uomo di Pagani

    Cronaca Nera

    Pubblicato
    21 ore fa
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    8 Settembre 2020

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    Spaccio di droga: divieto di dimora in provincia di Salerno a carico di un uomo di Pagani
     
    Pagani. Spaccio di droga, allontanato dalla provincia di Salerno un 58enne paganese. E’ stata eseguita nei giorni scorsi una misura cautelare di divieto di dimora in provincia di Salerno a carico di un uomo di Pagani, ritenuto responsabile di spaccio di sostanze stupefacenti. Il provvedimento, emesso dal Gip Gustavo Danise, è stato eseguito dai militari della Guardia di Finanza della Compagnia di Nocera Inferiore a seguito di una articolata attività di indagine. Le investigazioni, coordinate dal procuratore Davide Palmieri, hanno fatto emergere come il soggetto indagato rifornisse l’intero Agro Nocerino di cocaina e crack. I clienti, identificati anche attraverso pedinamenti ed analisi del traffico telefonico, una volta fermati hanno confermato di rifornirsi abitualmente dal pusher 58enne. I militari hanno anche provveduto a perquisire la casa del paganese, all’interno della quale hanno recuperato diverse sostanze stupefacenti, già confezionate in dosi e pronte per la vendita, diverso materiale usato per il confezionamento ed il taglio della droga e denaro contento, con tutta probabilità frutto dell’attività illecita
     

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    Cronaca Nera

    Pubblicato
    29 minuti fa
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    9 Settembre 2020

    Restano in carcere tre dei quattro arrestati per l’omicidio di Willy Monteiro, ucciso nel corso di una rissa la notte tra sabato e domenica.

    Il gip di Velletri ha convalidato l’arresto per concorso in omicidio preterintenzionale per i fratelli Gabriele e Marco Bianchi, Mario Pincarelli mentre Francesco Belleggia ha ottenuto la detenzione domiciliare. Il ragazzo ieri nel corso dell’interrogatorio di garanzia avrebbe detto di avere visto uno dei fratelli Bianchi colpire Willy.

    “Marco e Gabriele non hanno ucciso Willy. Erano lì perché chiamati da alcuni amici. Si sono avvicinati, hanno colpito qualcuno ma non hanno toccato il ragazzo e ora abbiamo anche i testimoni”. A “The Breakfast Club” su Radio Capital parla Massimiliano Pica, avvocato difensore dei fratelli Bianchi, accusati dell’omicidio di Willy Monteiro Duarte. “Quella sera c’era una lite tra una quindicina di persone. I fratelli Bianchi erano lì ma due ragazzi confermano che a colpire Willy è stato qualcun altro. Chi ha sbagliato pagherà”.
    “Io sono di Colleferro e ho ricevuto molti insulti – spiega l’avvocato Pica – ma ho letto tutte le prove e voglio anche io fare chiarezza su quello che è successo. Non sono stati i fratelli Bianchi e dietro l’omicidio non ci sono moventi razziali”.
    “Mi vergogno per gli assassini di Willy, ma i miei figli non sono i mostri che avete descritto e la piena verita’ su di loro verra’ fuori. Devono pagare se hanno sbagliato, qualunque cosa hanno fatto, ma non per quello che non hanno fatto. La giustizia deve andare fino in fondo. Sono sicura che non sono stati loro a ucciderlo, una mamma certe cose le sa”. Lo afferma in un’intervista al Corriere della Sera Antonietta Di Tullio, la madre di Gabriele e Marco Bianchi, accusati dell’omicidio di Willy Monteiro Duarte a Colleferro. Di Tullio chiede di non giudicare i figli dalle foto. “Gabriele ha aperto un negozio di frutta, Marco aiuta nel ristorante di Alessandro, e dove c’e’ da dare una mano ci sono sempre”, dice.
    “Li giudicate per come appaiono su Facebook ma quelle sono stupidaggini. La foto dietro le sbarre e’ dal parrucchiere ‘Capelli in gabbia’ di Lariano, gli orologi che indossano valgono 200 euro”. Gabriele e Marco, prosegue, “hanno fatto a botte ma con gente come loro, adulti. Quella sera erano li’ da pacieri, non se la sarebbero mai presa con un ragazzino”. “Se penso alla mamma di Willy sto male. Vorrei darle tutto il mio cordoglio, mandarle un abbraccio, ma a che servono le parole? So che la sua vita e’ distrutta e niente sara’ piu’ come prima”, conclude.
    A intervenire, in un colloquio con Repubblica, e’ anche Silvia Ladaga, compagna di Gabriele Bianchi. “La giustizia fara’ il suo corso e uscira’ la verita’. Se Gabriele ha sbagliato e’ giusto che paghi. Pero’ deve essere appurato da un tribunale, non dalla stampa che ha gia’ emesso sentenza di colpevolezza”, dichiara. “Il giovane Willy e’ la prima vittima di questa tragedia. Qualcuno puo’ anche non credermi, ma e’ a lui e alla sua famiglia che va il mio pensiero. Come futura madre – dice la donna al sesto mese di gravidanza – non posso che pregare e piangere per lui. Porto nel grembo un bambino che, in questo mondo, puo’ morire per un motivo futile e irrisorio come e’ successo a Willy. E’ un pensiero che mi terrorizza”.

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    San Valentino Torio, confessa l’assassino di Luana Rainone

    Cronaca Nera

    Pubblicato
    3 ore fa
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    4 Settembre 2020

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    San Valentino Torio, confessa l’assassino di Luana Rainone
     
    Ha confessato l’assassino di Luana Rainone. Si tratta di Nicola Del Sorbo 34 anni, una compagna e 3 figli in comunità, altri 2 da donne diverse, che abita in una cascina nel terreno adiacente il pozzo all’interno del quale all’alba i carabinieri hanno trovato, avvolto in una coperta, il corpo della donna. Sarebbe stato lo stesso Del Sorbo ad accompagnare i carabinieri in via Fontanelle al confine tra San Valentino Torio e Poggiomarino dove aveva occultato il cadavere della 31enne, sposata e mamma di una bimba di 5 anni, scomparsa lo scorso 23 luglio senza lasciare tracce. Il movente del delitto sarebbe passionale: i due erano amanti, ma lui aveva deciso di mettere fine alla relazione. Una decisione non condivisa dalla donna che si sarebbe recata a casa dell’uomo per chiedere chiarimenti. Un litigio, alterato dagli effetti dello stupefacente assunto da entrambi, sfociato nel sangue. Difeso dall’avvocato Luigi Senatore è accusato di omicidio e occultamento di cadavere.
     
    RESSARE ANCHE:Era scomparsa da un mese la donna ritrovata nel pozzo: Fermato il presunto assassino
    La donna, sposata e con una figlia piccola, era scomparsa da oltre un mese. Era uscita di casa alle 14 del 23 luglio e da quel momento non vi aveva fatto piu’ ritorno. I familiari avevano denunciato la sua scomparsa, ma le ricerche non avevano dato nessun esito. I carabinieri nel corso di queste settimane hanno vagliato ogni pista, dalla meno grave alla piu’ tragica. La svolta nelle indagini e’ arrivata nelle ultime ore: gli elementi raccolti dagli investigatori hanno portato al 34 enne che nella serata di ieri e’ stato fermato. L’uomo  nel corso dell’incontro con la sua amante ha il controllo perche’ pressato in maniera abbastanza forte affinche’ lasciasse l’attuale compagna ed i figli” . Il 34 enne, dopo un matrimonio finito male, conviveva con un’altra donna. In passato aveva avuto gia’ problemi con la giustizia.
    Ora sara’ trasferito in carcere a Salerno in attesa di comparire dinanzi al Gip per l’udienza di convalida. L’ipotesi piu’ accreditata e’ che l’omicidio possa essere stato commesso proprio lo scorso 23 luglio, al culmine di una lite tra i due. L’ uomo ha confermato la versione resa ai carabinieri anche nel corso dell’interrogatorio tenuto dal sostituto procuratore presso il Tribunale di Nocera Inferiore, Viviana Vessa. L’accusa nei suoi confronti e’ di omicidio volontario e di occultamento di cadavere. L’autopsia disposta dalla Procura di Nocera Inferiore potrebbe permettere di chiarire eventuali punti oscuri. E’ sotto choc l’Agro Nocerino Sarnese, dove soltanto poche ore prima si era consumata un’altra storia agghiacciante con l’omicidio di una neonata.
    L’amministrazione comunale di San Valentino Torio ha disposto il lutto cittadino, annullando tutti gli eventi fino al giorno in cui si terranno i funerali di Luana. Domani alle 20, invece, e’ in programma una fiaccolata “per riflettere sull’accaduto e condannare ogni forma di violenza sulle donne”. Il sindaco, Michele Strianese, ha affermato che si tratta di “un episodio che sconvolge i nostri cuori e le nostre menti rispetto al quale bisogna stare solo in silenzio e in meditazione”.

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    Castellammare di Stabia

    Pubblicato
    4 ore fa
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    4 Settembre 2020

    Il 4 settembre 2020, alle prime luci dell’alba, a Castellammare di Stabia (NA), i militari della locale Compagnia Carabinieri hanno tratto in arresto, nella flagranza del reato di furto aggravato, il ventiquattrenne GALLO Luciano ed il ventiduenne LIBERO Rosario, entrambi stabiesi e già noti alle Forze del’Ordine.
    Gli stessi sono stati individuati da una pattuglia della Sezione Radiomobile che, poco prima, aveva ricevuto da un cittadino la segnalazione di un furto appena consumato all’interno di un salone per parrucchiere. Acquisita la descrizione degli autori, i militari hanno individuato, nelle vicinanze dell’esercizio commerciale, due soggetti corrispondenti, per fattezze fisiche e vestiario, ai malviventi. Questi, sottoposti a perquisizione, sono stati sorpresi in possesso della somma di 15 euro, corrispondente a quella appena asportata dall’esercizio commerciale all’interno del quale si erano introdotti forzando la saracinesca. I due uomini, dopo le formalità di rito, sono stati trattenuti presso le camere di sicurezza della Compagnia di Castellammare di Stabia, in attesa della celebrazione del rito direttissimo. Le attività d’indagine sono ancora in corso al fine di appurare se i due siano gli autori di altri furti avvenuti nei giorni scorsi ai danni di altri esercizi commerciali.

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    Era scomparsa da un mese la donna ritrovata nel pozzo: Fermato il presunto assassino

    Cronaca Nera

    Pubblicato
    1 ora fa
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    4 Settembre 2020

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    È di Luana Rainone, 31 anni, originaria di Sarno e residente a San Valentino Torio il corpo privo di vita ritrovato all’alba di oggi tra San Valentino Torio e Poggiomarino. In stato di fermo il presunto assassino.
    La donna era residente a San Valentino Torio ma originaria di Sarno, e di lei si erano perse le tracce dal 23 luglio scorso. A denunciare la scomparsa era stato il marito.
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    Sul posto sono intervenuti i carabinieri e gli uomini della sezione scientifica di Nocera Inferiore. Si tratterebbe di omicidio ed i carabinieri hanno già fermato un uomo che avrebbe avuto una relazione con la donna. Luana era scomparsa da un mese. Lo scorso 23 luglio alle ore 14 è uscita di casa da sola e si sono perse le sue tracce.

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    Caserta e Provincia

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    1 ora fa
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    4 Settembre 2020

    Sequestrate piantagioni di marijuana alle spalle del carcere di Carinola. La polizia scopre 5 piantagioni in una zona di campagna.

    Cinque piantagioni di marijuana realizzate in una zona di campagna alle spalle del carcere di Carinola sono state scoperte e sequestrate dalla Polizia di Stato, che ha arrestato F.V. un 24enne di Mondragone e denunciato altre quattro persone. Circa 1200 le piante dell’altezza di due metri, e quasi in fiore, trovate nelle piantagioni; i poliziotti del Commissariato di Sessa Aurunca hanno poi sequestrato a casa del 24enne un chilo di marijuana suddivisa in confezioni pronte alla vendita.
    Le piantagioni sono state scoperte grazie ad un elicottero del Reparto Volo di Napoli, che ha localizzato l’area, nonostante la fitta vegetazione.Sulla scorta delle attività info-investigative svolte nell’ambito dell’attività di contrasto allo spaccio e alla vendita al dettaglio di sostanza stupefacente, i poliziotti del Commissariato di Sessa Aurunca venivano a conoscenza che nelle campagne di Carinola, precisamente alle spalle della casa di reclusione “G. Novelli”, vi era una grande piantagione di marijuana, nascosta tra la fitta vegetazione. I poliziotti del Commissariato, con l’ausilio del personale del Reparto Volo di Napoli, a bordo di elicottero, riuscivano ad localizzare l’area, scoprendo l’esistenza di ben cinque distinte piantagioni, per un totale di circa 1100/1200 piante, altezza media 2 metri, in piena inflorescenza e non già un’unica piantagione come segnalato.
    Dopo aver individuato le piantagioni illegali gli investigatori della Polizia di Stato si appostavano nelle vicinanze, in attesa di avvistare gli autori di tale coltivazione illegale. Il servizio di osservazione si protraeva fino a quando, nella giornata di ieri 2 settembre, alle 17.45 circa, si notavano sopraggiungere due autovetture, entrambe con a bordo due persone. I conducenti delle autovetture, dopo aver effettuato vari giri di perlustrazione sui terreni circostanti, con fare sospetto e guardingo, si fermavano in prossimità delle piantagioni illegali. Quindi, gli occupanti scendevano dal veicolo e senza esitazione alcuna si introducevano all’interno del varco che consente l’accesso alle piantagioni, e dopo aver percorso alcuni metri della scarpata ivi presente, venivano prontamente bloccati dal personale del Commissariato e sottoposti a perquisizione. All’interno di una delle due autovetture venivano rinvenuti arnesi e strumenti utili all’attività di coltivazione.

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    Agguato ad Angri, i caschi dei killer all’attenzione del Ris di Roma

    Accertamento dei Ris di Roma sui caschi indossati dai due potenziali killer per concludere l’indagine sul fallito agguato all’imprenditore di Angri, Domenico Chiavazzo. Dietro la decisione della Dda Antimafia, il reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri sta svolgendo una serie di attività tecnico-scientifiche sui caschi indossati da Nicola Liguori e Alfonso Manzella, ritenuti i due autori […]
    Completa la lettura di Agguato ad Angri, i caschi dei killer all’attenzione del Ris di Roma
    Cronache della [email protected] LEGGI TUTTO

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    Omicidio Vassallo, il fratello Dario: ‘Metodo mafioso dietro l’agguato’

    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    20 minuti fa
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    1 Settembre 2020

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    “Ad uccidere mio fratello e’ stato un sistema criminale, che tutt’oggi insabbia e depista. Non cercate un unico responsabile. Dietro la morte di Angelo, c’e’ un sistema mafioso, composto anche da personaggi appartenenti al mondo delle istituzioni”.
    Dario Vassallo non ha dubbi: dietro la morte del fratello Angelo Vassallo, il “sindaco pescatore”, ucciso dieci anni fa con nove colpi di pistola mentre rincasava nella sua abitazione di Pollica, il 5 settembre del 2010, non c’e’ la mano di un “cane sciolto”, ma una vera e propria organizzazione criminale, con infiltrazioni nelle istituzioni. Eppure, nonostante siano trascorsi dieci anni da quei fatti, magistratura e forze dell’ordine non hanno ancora fatto chiarezza ne’ sul movente ne’ sulla dinamica di quel delitto. Dalla ricostruzione degli inquirenti emerge il quadro di una cittadina, quella di Pollica-Acciaroli, che sempre di piu’ si stava trasformando in una piazza di spaccio.
    “Il movente dell’assassinio di Angelo? Il suo coraggio e la sua fermezza nell’arginare i quintali di droga che arrivavano nel nostro territorio”, dice Dario Vassallo. E nonostante cio’, in dieci anni gli sforzi degli inquirenti per giungere alla verita’ non hanno prodotto i risultati sperati. Scagionati di volta in volta Bruno Humberto Damiani, spacciatore italo-brasiliano, e il colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo, che nei giorni immediatamente successivi al delitto avrebbe avviato indagini senza alcun incarico ufficiale da parte della magistratura, resta in piedi l’indagine nei confronti di un altro carabiniere Lazzaro Cioffi, indagato per l’omicidio Vassallo e in carcere perche’ imputato di collusione con il boss di Caivani Pasquale Fucito. Intanto, alla vigilia del decimo anniversario dalla morte del sindaco pescatore, tutto e’ pronto per la “Festa della speranza”, organizzata dalla “Fondazione Angelo Vassallo-Sindaco Pescatore” e dal Comune di Pollica per il giorno 5 settembre.
    “Sento il dovere di esprimere i miei profondi sentimenti di partecipazione per la grave mancanza di risposte dinanzi ad un fatto di sangue cosi’ grave”, ha scritto a Dario Vassallo il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, l’unico rappresentate della politica ad essere stato invitato e che non potra’ essere presente per impegni istituzionali. “La lettera del presidente Conte mi ha fatto molto piacere. – spiega Dario Vassallo – L’invito per la “Festa della Speranza” era rivolta solo a lui perche’ non vogliamo politicanti di mestiere, specie quelli campani.”. Durante la manifestazione, Vassallo presentera’ il libro “La verita’ negata”, scritto con Vincenzo Iurillo. “Il libro e’ rivolto a chi sa leggere… – spiega Dario Vassallo – In quelle pagine, senza farli, faccio i nomi di mandanti ed esecutore materiale. Basta saper leggere…”. “E’ gravissimo che, a dieci anni dall’omicidio di Angelo Vassallo, ancora non si conoscano i nomi dei responsabili. – dice Stefano Pisani, sindaco di Pollica – Non ci sono piu’ scusanti: e’ obbligatorio un maggiore impegno da parte delle istituzioni per giungere alla verita’”.

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    Campania

    Pubblicato
    4 giorni fa
    in
    28 Agosto 2020

    A distanza di quasi due anni dal fallimento, il 30 ottobre 2018, della Yele spa (et non Yale spa come erroneamente scritto in precedenza, ndr.), la procura di Vallo della Lucania chiude il cerchio intorno a 29 indagati, per lo piu’ professionisti che hanno avuto ruoli direttivi o di consulenza all’interno di una delle societa’ pubbliche piu’ importanti della Campania nel settore della gestione dei rifiuti.
    L’inchiesta riguarda un ‘buco’ da oltre 30 milioni di euro nei bilanci. Sono 45 le ipotesi di reato contestate, dalla bancarotta fraudolenta, alla frode fiscale, al peculato, fino al falso in bilancio. Inoltre, il gip del tribunale vallese ha disposto, nei confronti di 14 degli 29 indagati, il sequestro preventivo di beni per equivalente fino alla concorrenza di quasi 20,5 milioni di euro eseguito su cento beni immobili, tra fabbricati e terreni, 25 veicoli e disponibilita’ finanziarie per un valore complessivo di circa quattro milioni di euro.
    L’indagine, denominata ‘Piazza Pulita’, e’ stata delegata alla Guardia di Finanza di Salerno dopo che l’ufficio inquirente vallese ha riunito 33 diversi procedimenti penali che rigurdavano le vicende societarie. La Yele spa viene costituita nel 1998 con l’obiettivo di svolgere il servizio di igiene urbana in 49 comuni del basso Cilento, tant’e’ che piu’ dell’80% del capitale sociale era detenuto dal Corisa 4, il consorzio nato per fronteggiare l’emergenza rifiuti in Campania. I problemi, secondo quanto ricostruito dalla procura diretta da Antonio Ricci, sono nati a partire dal 2013 quando la societa’, che negli anni era arrivata a vantare un organico di 253 unita’ e curava lo smaltimento dei rifiuti in un territorio di 1.352 chilometri quadrati, ha iniziato a registrare un aumento dell’esposizione debitoria che, per gli inquirenti, viene determinata in gran parte dalla mancata riscossione dei crediti, divenuti poi inesigibili, nei confronti dei Comuni che utilizzavano il servizio. Il passivo, in poco tempo, si sarebbe riflettuto anche nei confronti dell’amministrazione finanziaria per le “ricorrenti omissioni sia nel versamento delle imposte dovute sia delle previste ritenute, d’acconto, previdenziali ed assistenziali”, spiega la procura. Se fino al 2014 la Yele aveva regolarmente approvato il bilancio d’esercizio e provveduto al rituale deposito, negli anni successivi si sarebbe limitata a elaborare i dati contabili, senza mai renderli noti con atti esterni. Una pratica che, per i pm, sarebbe stata utile a “celare ai soci e ai terzi la ‘mala gestio’ e la scarsa solidita’ patrimoniale”.
    Si arriva, cosi’, prima, alla liquidazione disposta dal tribunale di Napoli nel luglio 2018; poi, al fallimento, dichiarato con sentenza del tribunale di Vallo della Lucania il successivo 30 ottobre. Da quel momento, dopo la riunione dei 33 procedimenti penali, le Fiamme gialle hanno iniziato a esaminare l’imponente mole di documentazione contabile ed extracontabile acquisita durante le perquisizioni nelle sedi del Corisa 4, della spa e delle cooperative di servizi che da questa dipendevano. Le ricostruzioni degli investigatori hanno fatto emergere “la sistematica inadempienza anche degli obblighi verso istituti di credito e finanziarie che avevano erogato la ‘cessione del quinto’ ai dipendenti della Yele, che invece tratteneva tali spettanze per scopi propri”. Tra le fatture relative a lavori di manutenzione, anche quelle di veicoli di proprieta’ di alcuni dipendenti che sarebbero stati riparati a spese della societa’. Avendo ormai perso i requisiti di regolarita’ contributiva necessari per la contrattazione pubblica, la Yele avrebbe affidato parte dei propri servizi, in subappalto, a cooperative create ad hoc, senza una preventiva autorizzazione da parte delle stazioni appaltanti, facendo fronte ai debiti erariali maturati attraverso l’indebita compensazione di crediti inesistenti o comunque non spettanti. La massa debitoria ammonta a oltre trenta milioni, ai quali si aggiungono i dieci relativi alle presunte condotte distrattive che sarebbero state poste in essere pregiudicando creditori, dipendenti, fornitori ed Erario. Il risparmio derivante dal mancato pagamento delle imposte e delle ritenute sarebbe stato utilizzato dalla societa’ per auto-finanziarsi, “continuando, per anni, una gestione ‘pro domo sua’, con la liquidazione di elevati importi per consulenze legali e tecniche e per collaborazioni occasionali, anche non necessarie”, sostengono Ricci e il pm titolare del fascicolo, Luigi Spedaliere. Dalle indagini tecniche, inoltre, sarebbe venuto fuori come il presidente del cda, pur essendosi dimesso, avrebbe di fatto continuato di fatto ad amministrare la spa, dando disposizioni a dipendenti e dirigenti anche in ordine a tempistiche e a pagamenti. Sono in corso indagini per individuare e sequestrare eventuali ulteriori liquidita’ riconducibili agli indagati presso gli intermediari finanziari.

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    ‘Buco’ nel bilancio della Yele spa Salerno, sequestro da 20 milioni euro

    Campania

    Pubblicato
    1 giorno fa
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    28 Agosto 2020

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    A distanza di quasi due anni dal fallimento, il 30 ottobre 2018, della Yele spa (et non Yale spa come erroneamente scritto in precedenza, ndr.), la procura di Vallo della Lucania chiude il cerchio intorno a 29 indagati, per lo piu’ professionisti che hanno avuto ruoli direttivi o di consulenza all’interno di una delle societa’ pubbliche piu’ importanti della Campania nel settore della gestione dei rifiuti.
    L’inchiesta riguarda un ‘buco’ da oltre 30 milioni di euro nei bilanci. Sono 45 le ipotesi di reato contestate, dalla bancarotta fraudolenta, alla frode fiscale, al peculato, fino al falso in bilancio. Inoltre, il gip del tribunale vallese ha disposto, nei confronti di 14 degli 29 indagati, il sequestro preventivo di beni per equivalente fino alla concorrenza di quasi 20,5 milioni di euro eseguito su cento beni immobili, tra fabbricati e terreni, 25 veicoli e disponibilita’ finanziarie per un valore complessivo di circa quattro milioni di euro.
    L’indagine, denominata ‘Piazza Pulita’, e’ stata delegata alla Guardia di Finanza di Salerno dopo che l’ufficio inquirente vallese ha riunito 33 diversi procedimenti penali che rigurdavano le vicende societarie. La Yele spa viene costituita nel 1998 con l’obiettivo di svolgere il servizio di igiene urbana in 49 comuni del basso Cilento, tant’e’ che piu’ dell’80% del capitale sociale era detenuto dal Corisa 4, il consorzio nato per fronteggiare l’emergenza rifiuti in Campania. I problemi, secondo quanto ricostruito dalla procura diretta da Antonio Ricci, sono nati a partire dal 2013 quando la societa’, che negli anni era arrivata a vantare un organico di 253 unita’ e curava lo smaltimento dei rifiuti in un territorio di 1.352 chilometri quadrati, ha iniziato a registrare un aumento dell’esposizione debitoria che, per gli inquirenti, viene determinata in gran parte dalla mancata riscossione dei crediti, divenuti poi inesigibili, nei confronti dei Comuni che utilizzavano il servizio. Il passivo, in poco tempo, si sarebbe riflettuto anche nei confronti dell’amministrazione finanziaria per le “ricorrenti omissioni sia nel versamento delle imposte dovute sia delle previste ritenute, d’acconto, previdenziali ed assistenziali”, spiega la procura. Se fino al 2014 la Yele aveva regolarmente approvato il bilancio d’esercizio e provveduto al rituale deposito, negli anni successivi si sarebbe limitata a elaborare i dati contabili, senza mai renderli noti con atti esterni. Una pratica che, per i pm, sarebbe stata utile a “celare ai soci e ai terzi la ‘mala gestio’ e la scarsa solidita’ patrimoniale”.
    Si arriva, cosi’, prima, alla liquidazione disposta dal tribunale di Napoli nel luglio 2018; poi, al fallimento, dichiarato con sentenza del tribunale di Vallo della Lucania il successivo 30 ottobre. Da quel momento, dopo la riunione dei 33 procedimenti penali, le Fiamme gialle hanno iniziato a esaminare l’imponente mole di documentazione contabile ed extracontabile acquisita durante le perquisizioni nelle sedi del Corisa 4, della spa e delle cooperative di servizi che da questa dipendevano. Le ricostruzioni degli investigatori hanno fatto emergere “la sistematica inadempienza anche degli obblighi verso istituti di credito e finanziarie che avevano erogato la ‘cessione del quinto’ ai dipendenti della Yele, che invece tratteneva tali spettanze per scopi propri”. Tra le fatture relative a lavori di manutenzione, anche quelle di veicoli di proprieta’ di alcuni dipendenti che sarebbero stati riparati a spese della societa’. Avendo ormai perso i requisiti di regolarita’ contributiva necessari per la contrattazione pubblica, la Yele avrebbe affidato parte dei propri servizi, in subappalto, a cooperative create ad hoc, senza una preventiva autorizzazione da parte delle stazioni appaltanti, facendo fronte ai debiti erariali maturati attraverso l’indebita compensazione di crediti inesistenti o comunque non spettanti. La massa debitoria ammonta a oltre trenta milioni, ai quali si aggiungono i dieci relativi alle presunte condotte distrattive che sarebbero state poste in essere pregiudicando creditori, dipendenti, fornitori ed Erario. Il risparmio derivante dal mancato pagamento delle imposte e delle ritenute sarebbe stato utilizzato dalla societa’ per auto-finanziarsi, “continuando, per anni, una gestione ‘pro domo sua’, con la liquidazione di elevati importi per consulenze legali e tecniche e per collaborazioni occasionali, anche non necessarie”, sostengono Ricci e il pm titolare del fascicolo, Luigi Spedaliere. Dalle indagini tecniche, inoltre, sarebbe venuto fuori come il presidente del cda, pur essendosi dimesso, avrebbe di fatto continuato di fatto ad amministrare la spa, dando disposizioni a dipendenti e dirigenti anche in ordine a tempistiche e a pagamenti. Sono in corso indagini per individuare e sequestrare eventuali ulteriori liquidita’ riconducibili agli indagati presso gli intermediari finanziari.

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    Ordigno davanti alla ditta di pompe funebri a Nocera: indagini

    Cronaca Nera

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    7 ore fa
    in
    26 Agosto 2020

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    Ordigno davanti alla ditta di pompe funebri a Nocera: indagini
    Proseguono senza sosta le indagini dei carabinieri di Nocera Inferiore per fare luce sulla bomba carta inesplosa rinvenuta, ieri mattina, davanti ad una ditta di onoranze funebri in località Piedimonte. A segnalare la presenza dell’ordigno è stato il titolare che, in via Urbulana, ha un deposito della sua impresa. Sul posto sono giunti i vigili urbani che hanno chiuso temporaneamente la strada alla circolazione veicolare, mente gli artificieri dell’Arma hanno provveduto a rimuovere l’ordigno per poi esaminarlo.Le forze dell’ordine, coordinate dalla Procura, stanno seguendo varie piste ma la più accreditata sembra essere quella intimidatoria. Per questo, in queste ore, si sta cercando di capire chi e per quale motivo ha posizionato la bomba carta davanti al deposito e perché quest’ultima non sia esplosa. Il titolare delle ditta avrebbe riferito ai carabinieri di non aver ricevuto minacce né di avere contenzioni aperti con qualcuno. Le indagini sono in corso.

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