More stories

  • in

    Carabiniere ucciso, Elder in lacrime in aula: ‘Chiedo scusa. E’ stata la notte peggiore della mia vita’

    Carabiniere ucciso, Elder in lacrime in aula: “Chiedo scusa. E’ stata la notte peggiore della mia vita” : Il giovane americano fa dichiarazioni spontanee durante processo.   “Voglio chiedere scusa a tutti, alla famiglia Cerciello e ai suoi amici. Al mondo intero. Quella notte e’ stata la peggiore della mia vita e se potessi tornare […]
    Completa la lettura di Carabiniere ucciso, Elder in lacrime in aula: ‘Chiedo scusa. E’ stata la notte peggiore della mia vita’
    Cronache della [email protected] LEGGI TUTTO

  • in

    Omicidio di Willy: restano in carcere 3 dei 4 ragazzi arrestati

    Cronaca Nera

    Pubblicato
    12 ore fa
    in
    9 Settembre 2020

    Share

    Tweet

    Restano in carcere tre dei quattro arrestati per l’omicidio di Willy Monteiro, ucciso nel corso di una rissa la notte tra sabato e domenica.
     
    Il gip di Velletri ha convalidato l’arresto per concorso in omicidio preterintenzionale per i fratelli Gabriele e Marco Bianchi, Mario Pincarelli mentre Francesco Belleggia ha ottenuto la detenzione domiciliare. Il ragazzo ieri nel corso dell’interrogatorio di garanzia avrebbe detto di avere visto uno dei fratelli Bianchi colpire Willy.
     
    “Marco e Gabriele non hanno ucciso Willy. Erano lì perché chiamati da alcuni amici. Si sono avvicinati, hanno colpito qualcuno ma non hanno toccato il ragazzo e ora abbiamo anche i testimoni”. A “The Breakfast Club” su Radio Capital parla Massimiliano Pica, avvocato difensore dei fratelli Bianchi, accusati dell’omicidio di Willy Monteiro Duarte. “Quella sera c’era una lite tra una quindicina di persone. I fratelli Bianchi erano lì ma due ragazzi confermano che a colpire Willy è stato qualcun altro. Chi ha sbagliato pagherà”.
    “Io sono di Colleferro e ho ricevuto molti insulti – spiega l’avvocato Pica – ma ho letto tutte le prove e voglio anche io fare chiarezza su quello che è successo. Non sono stati i fratelli Bianchi e dietro l’omicidio non ci sono moventi razziali”.
    “Mi vergogno per gli assassini di Willy, ma i miei figli non sono i mostri che avete descritto e la piena verita’ su di loro verra’ fuori. Devono pagare se hanno sbagliato, qualunque cosa hanno fatto, ma non per quello che non hanno fatto. La giustizia deve andare fino in fondo. Sono sicura che non sono stati loro a ucciderlo, una mamma certe cose le sa”. Lo afferma in un’intervista al Corriere della Sera Antonietta Di Tullio, la madre di Gabriele e Marco Bianchi, accusati dell’omicidio di Willy Monteiro Duarte a Colleferro. Di Tullio chiede di non giudicare i figli dalle foto. “Gabriele ha aperto un negozio di frutta, Marco aiuta nel ristorante di Alessandro, e dove c’e’ da dare una mano ci sono sempre”, dice.
    “Li giudicate per come appaiono su Facebook ma quelle sono stupidaggini. La foto dietro le sbarre e’ dal parrucchiere ‘Capelli in gabbia’ di Lariano, gli orologi che indossano valgono 200 euro”. Gabriele e Marco, prosegue, “hanno fatto a botte ma con gente come loro, adulti. Quella sera erano li’ da pacieri, non se la sarebbero mai presa con un ragazzino”. “Se penso alla mamma di Willy sto male. Vorrei darle tutto il mio cordoglio, mandarle un abbraccio, ma a che servono le parole? So che la sua vita e’ distrutta e niente sara’ piu’ come prima”, conclude.
    A intervenire, in un colloquio con Repubblica, e’ anche Silvia Ladaga, compagna di Gabriele Bianchi. “La giustizia fara’ il suo corso e uscira’ la verita’. Se Gabriele ha sbagliato e’ giusto che paghi. Pero’ deve essere appurato da un tribunale, non dalla stampa che ha gia’ emesso sentenza di colpevolezza”, dichiara. “Il giovane Willy e’ la prima vittima di questa tragedia. Qualcuno puo’ anche non credermi, ma e’ a lui e alla sua famiglia che va il mio pensiero. Come futura madre – dice la donna al sesto mese di gravidanza – non posso che pregare e piangere per lui. Porto nel grembo un bambino che, in questo mondo, puo’ morire per un motivo futile e irrisorio come e’ successo a Willy. E’ un pensiero che mi terrorizza”.

    Articolo Successivo
    Mario Biondi ospite della 41esima edizione del Premio Ischia Internazionale di Giornalismo

    Da non perdere
    Napoli, i vigili sequestrano oltre 2mila articoli senza marchio CE

    Continua a leggere
    Pubblicità

    Cronaca Napoli

    Pubblicato
    10 ore fa
    in
    9 Settembre 2020

    Napoli, notte di ‘stesa’ ai Quartieri Spagnoli: spari a Spaccanapoli.

    Raid armato con spari in aria a scopo intimidatorio nel centro storico di Napoli. La ripresa delle ‘stese’ nei vicoli di Spaccanapoli vede una segnalazione di colpi d’arma da fuoco questa notte al 112 in vico Campanile a Sant’Apostoli. La polizia e’ intervenuta e ha trovato e sequestrato sul selciato 4 bossoli e una cartuccia calibro 9×21. Il vicolo e’ in stato di degrado e non vi abita nessuno.
    Gli investigatori ritengono che la sparatoria di stanotte sia collegate alle altre avvenute nelle scorse settimane e rappresenta il segnale di ripresa delle ostilità tra le varie famiglie malavitose della zona che si contendono il controllo dei traffici illeciti.

    Continua a leggere

    Le Notizie più lette

    Coronavirus4 giorni fa
    Coronavirus, focolaio a Portici con 30 contagiati

    Avellino e Provincia1 giorno fa
    Omicidio di camorra in Irpinia: ucciso il boss De Paola

    Cronaca Napoli7 giorni fa
    Sal Da Vinci, ecco cosa è accaduto: ‘Aggredito e minacciato sull’aliscafo Procida-Napoli’

    Coronavirus6 giorni fa
    Coronavirus, positivo un dipendente della security alla Fca di Pomigliano LEGGI TUTTO

  • in

    La DDA di Potenza arresta ad Avellino un boss latitante della Lucania

    Avellino e Provincia

    Pubblicato
    9 ore fa
    in
    26 Agosto 2020

    Share

    Tweet

    Gli investigatori della Sezione Catturandi della Squadra Mobile di Potenza unitamente a personale della Squadra Mobile di Matera hanno individuato il latitante in provincia di Avellino .
    Dopo gli ulteriori controlli, svolti nel città partenopea con l’ausilio di equipaggi della Squadra Mobile di Napoli, CALDAROLA è stato condotto presso il carcere di SecondiglianoLa Polizia di Stato, a seguito di attività di indagine diretta dalla DDA di Potenza, ha catturato nel pomeriggio di ieri CALDEROLA Mario pregiudicato materano che doveva scontare la condanna a 4 anni e 10 mesi di reclusione per rapina aggravata sulla base di un ordine di carcerazione emesso dalla Procura di Matera.
    CALDAROLA, infatti, in possesso anche di un documento falso valido per l’espatrio, sicuro di non essere riconosciuto si era recato nell’area industriale del Comune di Solofra per incontrare un imprenditore della zona per concludere alcuni affari.L’uomo da qualche tempo viveva presso un albergo di Napoli nei pressi di Piazza Garibaldi.Dopo gli ulteriori controlli, svolti nel città partenopea con l’ausilio di equipaggi della Squadra Mobile di Napoli, CALDAROLA è stato condotto presso il carcere di Secondigliano in stato di arresto per possesso di documenti di identificazione falsi. Il provvedimento di arresto si aggiunge alla pena che CALDAROLA, dovrà scontare per aver commesso nel 2010 una rapina a mano armata negli uffici postale del Comune di Bernalda. La latitanza di CALDAROLA incominciata nello scorso dicembre è così terminata

    Articolo Successivo
    Gestione dei rifiuti in Cilento, fallimento della Yele Spa 14 indagati. I NOMI

    Da non perdere
    La Curva Sud del Benevento: “La consegna della maglia a Salvini un gesto turpe”

    Continua a leggere
    Pubblicità

    Le Notizie più lette

    Campania7 ore fa
    Coronavirus, morta al Cotugno la vedova del ‘boss delle cerimonie’

    Cronaca4 giorni fa
    Rissa tra napoletani e romani a Gallipoli: 2 feriti

    Campania5 giorni fa
    Coronavirus: isolamento fiduciario per un giocatore della Salernitana

    Napoli e Provincia1 giorno fa
    Poste Italiane, le pensioni di Settembre in pagamento da domani LEGGI TUTTO

  • in

    Ex paramilitare e spietato narcotrafficante colombiano estradato in Italia, potrebbe scegliere Salerno per la quarantena

    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    4 giorni fa
    in
    25 Agosto 2020

    Share

    Tweet

    Salerno. Ex paramilitare e spietato narcotrafficante verrà estradato dagli Usa in Italia entro il 4 settembre: Salvatore Mancuso Gomez potrebbe trascorrere in provincia di Salerno, città di cui era originario il padre, la quarantena legata al Covid-19.
    Lo riporta El Tiempo, citando la decisione di un giudice federale statunitense e fonti vicine all’avvocato, Joaquín Pérez, sostenendo che “un giudice federale Usa ha accettato gli argomenti della difesa dell’ex comandante, che è figlio di un emigrato italiano, ed ordinato la sua deportazione in Italia”.È stato accolto un ricorso della difesa di Mancuso, che citava il rischio di violazione del suo diritto alla libertà dopo che l’uomo ha scontato 12 anni di carcere negli Usa. La Colombia ha chiesto l’estradizione di Mancuso, accusato di aver ordinato oltre 136 stragi che hanno causato la morte di oltre 800 persone, ma la procedura non è stata accolta. Secondo il quotidiano, il giudice ha chiesto che sia notificato il luogo in cui Mancuso rispetterà la quarantena legata al Covid-19 e il paramilitare avrebbe indicato la provincia di Salerno, di cui il padre era originario anche se l’avvocato del narcotrafficante non ha voluto confermare l’indiscrezione.Salvatore Mancuso Gómez, conosciuto anche come el Mono Mancuso, Santander Lozada, Il Signore della Droga o Triple Cero, è un criminale, paramilitare e narcotrafficante colombiano. Sarà estradato in Italia perchè coinvolto anni fa in alcune inchieste sui traffici tra ‘ndrangheta e narcos colombiani e anche perchè se ritornasse in Colombia rischia di essere ucciso dai suoi rivali.Il 15 aprile scorso la procura federale colombiana ha chiesto che il narcotrafficante venisse estradato in Colombia per permettere a Mancuso di testimoniare su almeno 11mila gravi delitti, fra cui centinaia di omicidi commessi da lui e dai paramilitari ai suoi ordini.

    Articolo Successivo
    Fabio Troiano al Villammare Festival Film&Friends

    Da non perdere
    ‘Duke’s dreams’ di Pieranunzi e Giuliani al Ravello Festival

    Pubblicità

    Le Notizie più lette

    Campania3 giorni fa
    Coronavirus, morta al Cotugno la vedova del ‘boss delle cerimonie’

    Napoli e Provincia4 giorni fa
    Poste Italiane, le pensioni di Settembre in pagamento da domani

    Campania2 giorni fa
    Scuola, il governatore De Luca: “Nelle condizioni attuali non è possibile aprire”

    Cronaca Napoli2 giorni fa
    Napoli: muore in un incidente a Secondigliano, Gaetano Todisco ‘o ninnone

    Italia5 giorni fa
    Meteo: fino a fine mese temperature africane al Sud, poi arriva l’autunno

    Campania3 giorni fa
    L’Anci Campania chiede di rinviare l’apertura delle scuole al 28 settembre

    Castellammare di Stabia3 giorni fa
    Uranio impoverito, muore De Angelis il carabiniere che combattè la camorra dell’area stabiese e dell’Agro nocerino

    Cronaca3 giorni fa
    Arzano, “topi d’appartamento” arrestati dai Carabinieri. Uno dei 3 è rimasto incastrato in un cancello durante la fuga LEGGI TUTTO

  • in

    Frosinone, nel bagagliaio 208 piante di marijuana rubate: arrestati due napoletani

    In nottata i carabinieri del Norm di Cassino hanno fermato a Sant’Andrea del Garigliano, a Frosinone, una Lancia Y con due napoletani a bordo. Nel bagagliaio avevano 208 piante di marijuana che erano state rubate in un vicino campo dove erano legalmente coltivate per fini terapeutici. I due sono stati accompagnati nella Stazione carabinieri di […]
    Completa la lettura di Frosinone, nel bagagliaio 208 piante di marijuana rubate: arrestati due napoletani
    Cronache della [email protected] LEGGI TUTTO

  • in

    Confiscata a Napoli la pizzeria del boss ergastolano di Catania, Turi Cappello

    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    2 settimane fa
    in
    13 Agosto 2020

    Share

    Tweet

    Confiscata a Napoli la pizzeria del boss ergastolano di Catania, Turi Cappello. Inchiesta sul capo clan, il figlio e la compagna.
     
    La polizia ha sequestrato a Napoli una societa’ di ristorazione riconducibile allo storico boss ergastolano catanese Salvatore ‘Turi’ Cappello, capo dell’omonima cosca e storica rivale della ‘famiglia’ Santapaola. Il provvedimento, eseguito dalla Divisione anticrimine e dalla squadra mobile di Catania, riguarda la pizzeria ‘I 2 vulcani’ ed e’ stato emesso dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale etneo dopo una proposta d’applicazione di misura di prevenzione reale a firmata da procuratore e dal questore del capoluogo siciliano.
    TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE: Il nuovo pentito casertano fra tremare i narcos colombiani e i boss di ‘ndrangheta e camorra
    Confiscati anche un immobile, sempre a Napoli, al figlio, Salvatore Santo, e un motociclo alla compagna, Maria Rosaria Campagna, di Cappello. Il valore dei beni e’ stimato in circa 100 mila euro. Il decreto dispone inoltre per il boss l’aggravamento di un altro anno della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza. Obbligo di soggiorno per tre anni per Maria Rosaria Campagna che in passato e’ stata condannata per associazione mafiosa e traffico di stupefacenti negli sviluppi dell’operazione ‘Penelope’.

    Articolo Successivo
    Gestione dell’emergenza coronavirus: avviso di garanzia a Conte e a 6 ministri

    Da non perdere
    Coronavirus, morto in Argentina il cognato di Maradona

    Pubblicità

    Le Notizie più lette

    Campania3 giorni fa
    Coronavirus, morta al Cotugno la vedova del ‘boss delle cerimonie’

    Napoli e Provincia4 giorni fa
    Poste Italiane, le pensioni di Settembre in pagamento da domani

    Campania2 giorni fa
    Scuola, il governatore De Luca: “Nelle condizioni attuali non è possibile aprire”

    Cronaca Napoli2 giorni fa
    Napoli: muore in un incidente a Secondigliano, Gaetano Todisco ‘o ninnone

    Italia5 giorni fa
    Meteo: fino a fine mese temperature africane al Sud, poi arriva l’autunno

    Campania3 giorni fa
    L’Anci Campania chiede di rinviare l’apertura delle scuole al 28 settembre

    Castellammare di Stabia3 giorni fa
    Uranio impoverito, muore De Angelis il carabiniere che combattè la camorra dell’area stabiese e dell’Agro nocerino

    Cronaca3 giorni fa
    Arzano, “topi d’appartamento” arrestati dai Carabinieri. Uno dei 3 è rimasto incastrato in un cancello durante la fuga LEGGI TUTTO

  • in

    Dj morta, il dramma: potrebbe aver ucciso e seppellito il figlioletto prima di suicidarsi

    Dj morta, il dramma: potrebbe aver ucciso e seppellito il figlioletto prima di suicidarsi.

    Proseguono senza sosta le ricerche di Gioele, 4 anni, il figlio di Viviana Parisi, 43 anni, la dj trovata morta a Caronia che secondo gli investigatori era con lei nel bosco dove e’ stata ritrovata.

    L’ipotesi piu’ drammatica, fatta dagli inquirenti, e’ che la donna potrebbe avere ucciso il figlio seppellendolo nella zona prima di suicidarsi. Decine di persone con unita’ cinofile stanno perlustrando le campagne. “Fino ad oggi – spiegano i vigili del fuoco abbiamo perlustrato piu’ di 500 ettari con l’ausilio dei cani e dei droni. E’ complicato perche’ si tratta di boschi e luoghi impervi dove e’ difficile spostarsi”.
    TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE: Trovata cadavere nel bosco la dj scomparsa: nessuna traccia del figlioletto
    Daniele Mondello, il marito di Viviana Parisi, la dj trovata morta 5 giorni dopo la scomparsa, e’ andato stamane nella zona del ritrovamento dove le forze dell’ordine continuano a cercare il figlio della coppia di 4 anni. Con lui c’erano alcuni familiari. L’uomo e’ poi andato via. LEGGI TUTTO

  • in

    Riciclava i soldi del boss Guida: sequestro beni ad avvocato di Milano

    Attualità

    Pubblicato
    3 settimane fa
    in
    6 Agosto 2020

    Share

    Tweet

    Riciclava i soldi del boss Guida: sequestro beni ad avvocato di Milano.
     
    La polizia e la guardia di finanza hanno eseguito ieri a Milano un sequestro di 3 milioni di euro a carico di un avvocato del foro di Milano condannata nel 2018 per avere riciclato su dei conti correnti elvetici i proventi illeciti del boss di camorra Vincenzo Guida, e nei confronti del suo compagno e convivente, pluricondannato per reati societari e tributari.

    Articolo Successivo
    Castellammare, il branco prova a difendersi: ‘Chiediamo scusa al carabiniere e alla città’

    Da non perdere
    Coronavirus, Locatelli: ‘Il virus viaggia con gli asintomatici’

    Pubblicità

    Le Notizie più lette

    Campania3 giorni fa
    Coronavirus, morta al Cotugno la vedova del ‘boss delle cerimonie’

    Napoli e Provincia4 giorni fa
    Poste Italiane, le pensioni di Settembre in pagamento da domani

    Campania2 giorni fa
    Scuola, il governatore De Luca: “Nelle condizioni attuali non è possibile aprire”

    Cronaca Napoli2 giorni fa
    Napoli: muore in un incidente a Secondigliano, Gaetano Todisco ‘o ninnone

    Italia5 giorni fa
    Meteo: fino a fine mese temperature africane al Sud, poi arriva l’autunno

    Campania3 giorni fa
    L’Anci Campania chiede di rinviare l’apertura delle scuole al 28 settembre

    Castellammare di Stabia3 giorni fa
    Uranio impoverito, muore De Angelis il carabiniere che combattè la camorra dell’area stabiese e dell’Agro nocerino

    Cronaca3 giorni fa
    Arzano, “topi d’appartamento” arrestati dai Carabinieri. Uno dei 3 è rimasto incastrato in un cancello durante la fuga LEGGI TUTTO

  • in

    Napoletano ricercato per rapina: vendeva cocco sulle spiagge del Salento

    Napoletano ricercato per rapina: vendeva cocco sulle spiagge del Salento. Arrestato.

    Il pregiudicato napoletano di 59 anni, Vincenzo Tommolillo, ricercato dopo una condanna per rapina inflittagli il 30 gennaio 2019, e’ stato arrestato nel Salento dove trascorreva un periodo di vacanza durante il quale trovava il modo di guadagnare vendendo cocco sulle spiagge.

    A rintracciare l’uomo, condannato a due anni e sei mesi di reclusione, sono stati i poliziotti della Squadra mobile della questura di Lecce, i quali, avvalendosi della banca dati Sdi (Sistema di indagine), hanno appurato che sul 59enne napoletano gravava un ordine di arresto emesso dall’Ufficio esecuzioni penali della Procura di Napoli. Tommolillo e’ stato rinchiuso nel penitenziario leccese di Borgo San Nicola. LEGGI TUTTO

  • in

    Il poliziotto narcos di Castellammare dovrà spiegare per conto di chi trasportava la droga

    Facebook

    WhatsApp

    Telegram

    Twitter

    ReddIt

    E’ attesa per stamane l’udienza di convalida davanti al gip del poliziotto narcos Benedetto Cirillo, nativo di Castellammare di Stabia arrestato ieri in Calabria mentre andava in vacanza con la famiglia e ben 7,5 chilogrammi di cocaina nascosta in auto.

    L’uomo, 40 anni, la cui famiglia è originaria di Boscoreale, vive in Sicilia ma è in servizio presso il XII Reparto Mobile di Reggio Calabria. I suoi colleghi lo descrivono come un agente intergerrimo, dovrà spiegare ai magistrati cosa ci faceva con quell’ingente quantitativo di droga in auto. Ma soprattutto dove l’aveva presa e a chi doveva consegnarla.

    Cirillo è stato arrestato nella mattinata di ieri dai carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile di Locri lungo la strada di grande comunicazione Jonio Tirreno che collega Rosarno a Marina di Gioiosa Jonica.Viaggiava in auto con moglie e figlio minorenne e si stava recando in vacanza sullo Jonio. I militari dell’Arma lo hanno fermato per un normale controllo. L’agente, dopo aver esibito una fotocopia del tesserino di riconoscimento, si e’ mostrato sin da subito agitato ed insofferente al controllo, destando cosi’ nei militari il sospetto che potesse avere qualcosa da nascondere.
    Sottoposto a perquisizione, alla quale hanno partecipato anche operatori della Polizia di Stato opportunamente fatti intervenire sul posto, sono stati trovate abilmente occultate all’interno di un doppio fondo ricavato dietro il vano portaoggetti le confezioni plastificate da circa 1 chilo ciascuna, per complessivi 7,5 chili di cocaina. Dichiarato in stato di arresto, al termine delle formalita’ di rito, su disposizione dell’autorità giudiziaria.
    Pubblicità

    Articolo precedenteNapoli, parcheggiatori abusivi ai Decumani: 2 denunciati

    Articolo successivoPregiudicato ucciso in agguato nel foggiano LEGGI TUTTO

  • in

    La moglie di Cutolo: ‘Che senso ha tenerlo così in carcere? Meglio la sedia elettrica’

    ”Quando mia figlia gli ha chiesto chi fossi io, lui ha risposto che ero la dottoressa. Poi ha abbassato la testa e non ha parlato più. Ma allora mettete la sedia elettrica, così noi della famiglia non soffriamo più, perché noi soffriamo di più, loro devono scontare una pena, ma noi che peccato abbiamo fatto?”.
    Lo ha detto Immacolata Iacone, moglie di Raffaele Cutolo, intervenendo al Consiglio Direttivo di ”Nessuno tocchi Caino-Spes contra Spem” dal titolo ”41-bis: monumento speciale della lotta alla mafia, fossa comune di sepolti vivi”.
    ”Ho incontrato mio marito in carcere a Parma un mese fa, era previsto un colloquio normale attraverso il vetro, ma mi sono ritrovata davanti una persona 90enne con una bottiglia in mano, non parlava, non dava segni, è stato bruttissimo vederlo in quelle condizioni. Mia figlia non si è sentita bene, non ha voluto restare più di tanto, e siamo andati via perché era inutile parlare con una persona che non alzava gli occhi, non riusciva a portare la bottiglia alla bocca, una persona che non rispondeva quando lo chiamavamo”.
    Cutolo, fondatore e capo della Nuova Camorra Organizzata, oggi ha quasi 80 anni ed è sottoposto al carcere duro dal 1992. Nel corso del Consiglio Direttivo, che ha preso spunto dall’uscita di un numero monografico sul carcere duro della rivista giuridica ”Giurisprudenza Penale”, la moglie di Cutolo, intervenendo all’interno della sessione ”Storie e testimonianze in diretta dalla fossa dei sepolti vivi”, ha poi aggiunto: ”Io ho visto una registrazione di Provenzano, almeno lui alzava la cornetta, mio marito non ha alzato neppure gli occhi.
    Poi ci hanno mandato fuori perché ha buttato la bottiglia a terra, si è rovesciato un bicchiere di acqua addosso. Non riusciamo ancora a capire perché sta in quelle condizioni, e perché sta ancora in carcere. Io non dico di portarlo a casa, ma almeno in un posto dove venga curato”.
    Poi la moglie di Cutolo spiega: ”Al 41bis hanno messo degli assistenti socio-sanitari, ma il 31 di questo mese il contratto che li prevede scadrà. Cosa accadrà a mio marito? Resterà da solo in una cella con delle piaghe, seduto su una sedia oppure allettato? Ho saputo che gli hanno dato un letto con materasso ad acqua e una sedia a rotelle. Lui ha problemi seri. Chiedo che sia curato, umanitariamente una persona deve essere curata, anche se lui sta pagando le sue pene, ma fatelo curare”
    . Per Immacolata Iacone, ”non va bene che stia là dentro, noi da fuori soffriamo, mia figlia di 12 anni ha dovuto vedere cose che non erano in conto, mi ha detto ”papà non è più mio papà, perché non mi risponde, non reagisce”. Giustamente mio marito sta pagando, ma lui con Dio ha detto basta, e non è giusto che si debba pentire per farlo curare. Anche se lì lo curano, non lo curano come si dovrebbe. Portatelo dove si possa curare”.
    Subito dopo la moglie del fondatore della Nco ha aggiunto: ”Ma questo 41bis per mio marito a cosa serve? Sta in carcere da 40 anni, non ha contatti con nessuno, ha detto basta col suo passato quando mi ha sposato, che altro volete più da lui? Sta pagando la sua pena, ma basta, va bene così. Io ho fatto un’istanza per farlo venire a casa, ma solo per farlo curare, non perché lo voglio a casa, ho capito che non me lo daranno, ma almeno curatelo. Ma vale per tutti quelli al 41bis.
    Il carcere di Parma è un cimitero di vivi, stiamo solo spettando che lui esca coi piedi davanti, come Provenzano e Riina, li hanno fatti uscire morti, stanno aspettando che anche Cutolo esca morto da lì?”.
    ”Io non ho parole, anche per una bambina vedere quelle cose è stato brutto, ma io non accetto questa cosa, non l’accetto proprio. Il 41bis a che serve? Non ha più contatti con la camorra, non ha più contatti con nessuno, ne ha con noi, stanno facendo pagare il 41bis a me e a mia figlia, perché non solo lo pagano loro all’interno, ma siamo noi fuori che soffriamo di più vedendo in che condizioni sta.
    Da mesi -aggiunge- noi abbiamo fatto domanda per un geriatra e uno psichiatra, ma non ci hanno risposto, ciò significa che lo vogliono morto, devo dire, oppure devo pensare che quando l’hanno portato per il colloquio gli hanno dato qualcosa per fare in modo che non parlasse”. ”Quando mia figlia gli ha chiesto chi fossi io, lui ha risposto che ero la dottoressa. Poi ha abbassato la testa e non ha parlato più. Ma allora -conclude Immacolata Iacone- mettete la sedia elettrica, così noi della famiglia non soffriamo più, perché noi soffriamo di più, loro devono scontare una pena, ma noi che peccato abbiamo fatto?”. LEGGI TUTTO

  • in

    Il carabiniere Montella: ‘Tengo tutti sotto di me…’, ma davanti al gip dice: ‘Sbagli di vanità’

    Non c’era lui al vertice della piramide. Anzi non c’era proprio “una regia” dietro gli arresti. E non e’ lui l’uomo nero della storia, tanto che i cronisti dovrebbero essere “piu’ cauti e sobri” nello scrivere, evitando “i racconti alla Scarface”.

    E pero’ qualcosa di vero ci deve essere nelle accuse: “si puo’ sbagliare, si possono fare errori per ingenuita’, vanita’, per tante cose”. In tre ore davanti al Gip, Giuseppe Montella si e’ difeso ma non ha potuto negare l’innegabile, documentato in decine di intercettazioni in cui lo spazio per le interpretazioni della sua stessa voce e’ praticamente nullo. E fa le prime ammissioni. L’appuntato dei carabinieri arrestato mercoledi’ con altri 6 colleghi e considerato dai pm di Piacenza il capo del sistema criminale messo in piedi nella caserma Levante, ha parlato per 3 ore nel carcere delle Novate.
    Una “volonta’ di spiegare una situazione complessa. Ci saranno ulteriori riscontri ma e’ stato collaborativo al 100%” ha detto il suo avvocato, Emanuele Solari, nel 2017 candidato a sindaco della citta’ con Forza Nuova, definendo Montella “molto provato”. Ancora piu’ diretto l’altro legale, Giuseppe Dametti: “c’e’ stata una collaborazione completa, chiarificatrice, esplicita e senza esitazioni”.
    Quanto sia andato a fondo Montella, uno che per i pm si sentiva “svincolato da qualsiasi regola morale e giuridica”, quanto abbia spiegato tutti quegli arresti da gennaio in poi tacendo che venivano promossi dai suoi “galoppini”, senza accertamenti sul territorio e “macchiati da violenze e percosse”, lo si capira’ nei prossimi giorni e nelle prossime settimane. Soprattutto per quanto riguarda la catena di comando visto che, dicono gli avvocati, anche questa questione – e dunque quali e quanti superiori nella scala gerarchica sapevano del modus operandi in voga nella caserma Levante – “e’ stata chiarita”.
    TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE: Abbiamo fatto un’associazione a delinquere: arrestati 6 carabinieri a Piacenza per spaccio, estorsione e tortura
    “E’ lecito domandarsi come sia stato possibile che per anni nessuno si sia posto dei dubbi, ad esempio sul tenore di vita dell’appuntato Montella, palesemente superiore alle condizioni economiche di un appartenente alle forze dell’ordine del suo grado. Grave che per anni nessuno, per vicinanza o per grado gerarchico, abbia voluto controllare le fonti delle sue disponibilita’ economiche o le modalita’ con cui lo stesso conseguiva i cosidetti ‘risultati operativi’. Si badi, Montella e’ un delinquente, nel senso etimologico e giuridico del termine”.
    Nelle carte dei pm che fotografano le attivita’ di spaccio, i pestaggi, gli arresti pilotati e le ‘scorribande’ dei carabinieri ‘infedeli’ della caserma Levante di Piacenza, l’appuntato Giuseppe Montella risalta indubbiamente come una figura apicale all’interno del gruppo. Lo scorso gennaio, davanti agli investigatori, il giovane pusher marocchino che passava le informazioni all’appuntato napoletano riassumeva cosi’ il suo rapporto con lui: “Principalmente parlavo con Montella, il quale mi diceva che comunque tutti gli altri carabinieri della stazione erano ‘sotto la sua cappella’, compreso il comandante Orlando… alcune volte ho parlato anche con Falanga”.
    Il ragazzo e’ l’autore degli audiomessaggi inviati al maggiore Rocco Papaleo e fatti poi ascoltare da quest’ultimo alla polizia locale di Piacenza. In cambio delle ‘soffiate’ per eseguire gli arresti, lo spacciatore veniva poi pagato da Montella con parte della droga sequestrata (oppure in denaro).
    “Non l’ho piu’ visto da quando mi aveva picchiato in caserma – racconta a verbale lo spacciatore – mentre mi ha mandato un messaggio su Facebook dove mi diceva di smetterla di dire cose sul suo conto perche’ mi conveniva”. Nelle dichiarazioni rese a verbale, “peculiare e’ la frase del maggiore – scrivono i pm – quale chiusa delle condotte poste in essere dai colleghi, ‘fanno quello che si pensava facessi io’”. Anche il comportamento di Papaleo, ora comandante a Cremona ma fino al 2013 alla guida del nucleo investigativo, presenta alcune ambiguita’.
    Intercettato al telefono dopo aver fatto partire l’inchiesta, parla spesso di droga con una ballerina, che le racconta addirittura come una volta, durante una retata, e’ rimasta “seppellita due ore in una buca” perche’ aveva con se’ 30 grammi di stupefacente. Con il maggiore Stefano Bezzecchieri, oramai ex comandante della compagnia di Piacenza, sottoposto all’obbligo di dimora, Montella ha un rapporto privilegiato, che scavalca il suo diretto superiore, Marco Orlando, finito ai domiciliari.
    “Io voglio parlare direttamente con voi, poi Orlando lo metto a posto io – dice Bezzecchieri – cosi’ come l’anno scorso io ho disposto, dicevo: ‘Alla Levante non gli dovete rompere i coglioni coi servizi, ordine pubblico, scorte’ perche’ dovevate fare un certo tipo di lavoro”. Montella, in effetti, si sente invincibile e dopo un sequestro di due buste di marijuana, fatto insieme ai colleghi arrestati Giacomo Falanga e Salvatore Cappellano, dice: “Una busta deve sparire… bel colpo!… le cose solo noi tre ce le dobbiamo fare!”.
    E ha parlato anche Giacomo Falanga, anche se la sua ricostruzione sembra fare acqua da tutte le parti. La foto in cui sorride con una mazzetta di denaro in mano assieme a Montella e a due spacciatori? “Non ha nulla a che vedere con Gomorra – dice il suo avvocato Daniele Mancini – e’ del 2016, era su Facebook con tanto di commenti ed e’ il frutto della vincita al Gratta e vinci”.
    E il nigeriano pestato?, quello che si vede nella foto che accompagna l’intercettazione in cui proprio Falanga racconta che i suoi due colleghi Montella e Cappellano devono fare “il poliziotto buono e il poliziotto cattivo”? “Non si puo’ condannare una persona per una battuta, le cose vanno contestualizzate”. E come? “Il nigeriano non e’ stato picchiato in sua presenza, e’ stata una spacconata di Montella, in realta’ e’ caduto durante l’inseguimento”. Sara’. Ma le parole dello stesso Montella sembrerebbero inequivocabili.
    “Quando ho visto tutto quel sangue per terra ho detto boh, lo abbiamo ammazzato”. E poco dopo, al telefono con la compagna Maria Luisa Cattaneo, “l’abbiamo massacrato quello che e’ scappato”. Chi non ha aperto bocca, invece, e’ Salvatore Cappellano. Quello che secondo gli inquirenti e gli investigatori sarebbe l’autore materiale delle botte e delle torture e quello che la procura definisce “l’elemento piu’ violento della banda dei criminali” che per anni ha imperversato nella caserma Levante. Senza che nessuno se ne accorgesse. Forse.
    “Cio’ che proprio non si riesce ad accettare – scrivono infatti i pm – ed ancora prima a comprendere, e’ come sia stato possibile che detto sistema delinquenziale si sia protratto per anni”. Dovranno spiegarlo il comandante della stazione, il maresciallo Marco Orlando, che sara’ interrogato lunedi’, il comandante della compagnia maggiore Stefano Bezzeccheri. E molto probabilmente anche qualcun altro. A partire dell’ex comandante provinciale Piras ora al ministero delle infrastrutture e il suo successore, il colonnello Savo avvicendato ieri che in una telefonata con Orlando sembra chiedere conto di quanto accadeva. “Quindi era costruita?” chiede al maresciallo riferendosi ad un’operazione avvenuta la sera prima. E lui che spiega: “no proprio costruita no, ci stavamo lavorando…” LEGGI TUTTO