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    Fece cadere dallo scooter due giovani a Sorrento e insieme con altri complici li pestò: arrestato

    Cronaca Nera

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    11 ore fa
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    15 Settembre 2020

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    Fece cadere dallo scooter due giovani a Sorrento e insieme con altri complici li pestò: arrestato.
     
    I Carabinieri della Stazione di Sorrento hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari emessa dal GIP del Tribunale di Torre Annunziata, su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di un 20enne di Santa Maria la Carità gravemente indiziato dei reati di lesioni personali aggravate e danneggiamento, in concorso con altri soggetti.
    L’aggressione era avvenuta a Sorrento la notte del 9 giugno dell’anno scorso. Le indagini, espletate dai Carabinieri e coordinate dalla Procura della Repubblica, hanno consentito di accertare che la persona arrestata, in sella a uno scooter, insieme ad un complice, minorenne, identificato, e ad altri 4 complici, non identificati, in sella di altri motocicli, aveva affiancato e speronato lo scooter  sul quale viaggiavano le due vittime, causandone la caduta.
    Dopodiché il gruppo di aggressori si era avventato contro i due giovani, rovinati a terra, percuotendoli violentemente, anche utilizzando un casco da motociclista. Secondo le indagini l’aggressione aveva avuto luogo per futili motivi e il pestaggio era stato interrotto solo allorché uno degli aggressori si era accorto della chiamata d’aiuto fatta ai Carabinieri da uno dei due malcapitati. Le vittime, subito dopo il pestaggio, erano state soccorse dai medici presso l’Ospedale di Sorrento.

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    Area Vesuviana

    Pubblicato
    4 ore fa
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    15 Settembre 2020

    Nella mattinata odierna i Carabinieri della Stazione di San Gennaro Vesuviano. all’esito di attività di indagine coordinate dalla Procura della Repubblica di Nola, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP presso 1! Tribunale di Nola nei confronti di M.B.. classe 76, pliunpregiudicato. per il reato di tentata estorsione a: danni di S.U.. cittadino bengalese dipendente di una sartoria del vesuviano.
    I fatti risalgono allo scorso 13 agosto allorquando M.B., al fine di procurarsi indebitamente delle somme in denaro, dapprima minacciava verbalmente S.U. millantando una generica apparicnenza a contesti mafiosi e la disponibilità di un’arma da fuoco, successivamente, cospargeva di benzina alcune autovetture parcheggiate sulla pubblica via, la vittima nonché altri connazionali bengalesi intervenuti in soccorso della stessa vittima. colpendoli con calci e pugni.M.B. desisteva dal suo proposito criminoso allontanandosi dal luogo e facendo perdere le proprie tracce solo grazie all’intervento di altre persone che avevano allertato le forze dell’ordine. I militari, giunti sul posto, ricostruivano la dinamica dei fatti. riscontrando la presenza di una bottiglietta in plastica emanante un forte odore di benzina e di liquido infiammabile sull’asfalto.
    A seguito delle indagini effettuate. le precise dichiarazioni della vittima. riscontrate dalle circostanze riferite dalle persone presenti ai fatti. unitamente all’esito positivo dell’espletata individuazione fotografica. consentivano di identificare quale autore della tentata cstorsione MBche, espietate le formalità di rito, è stato tradotto presso la casa circondanale di Napoli-Poggioreale. L’operazione odierna costituisce un ulteriore positivo risultato raggiunto dall’Autorità Giudiziaria e dai Carabinieri, impegnati quotidianamente a tutela della sicurezza dell’area nolana, nelle attività volte al contrasto delle forme più insidiose di reati contro la persona e contro il patrimonio.

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    Boscoreale e Boscotrecase

    Pubblicato
    10 ore fa
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    15 Settembre 2020

    Le donne gestivano le piazze di spaccio tra Scafati, Boscoreale e Pompei: 36 arresti.
    Ventitre’ persone in carcere, altre tredici ai domiciliari. E’ questo il bilancio di una vasta operazione antidroga, scattata all’alba di oggi nel Salernitano tra Scafati e comuni limitrofi a termine di una lunga indagine dei carabinieri del Comando provinciale di Salerno e con la quale sono state sgominate due organizzazioni di spacciatori che operavano prevalentemente nella provincia nord, ed anche in alcune localita’ del Napoletano come Pompei e Boscoreale.
    In una delle organizzazioni un ruolo non di secondo piano veniva svolto da alcune donne e per l’attivita’ di spaccio, in alcune occasioni, sarebbero stati impiegati dei minorenni. Le due bande non avevano piazze di spaccio fisiche, ma vi era una distribuzione in diversi quartieri, centrali e periferici di Scafati.
    Le richieste telefoniche avvenivano con linguaggio criptico; i luoghi di consegna erano occasionali e avvenivano anche nei pressi di abitazioni, scuole e luoghi pubblici; le sostanze stupefacenti erano conservate in luoghi diversi dalle rispettive abitazioni. La stima approssimativa delle sole vendite al dettaglio si attesta nell’ordine di circa 100 cessioni quotidiane per ciascun sodalizio, per un introito non inferiore alla cifra giornaliera di 2mila euro.
    Le indagini Si sono sviluppate partendo da due episodi verificatisi a Scafati, in seguito all’omicidio del pregiudicatio Armando Faucitano, ucciso il 26 aprile 2015 in piazza Genova. Il 29 marzo 2016 ci fu anche un attentato ai danni del bar “My Love”, gestito da Teresa Cannavacciuolo, già nota alle forze dell’ordine per i suoi precedenti legati allo spaccio di stupefacenti. Durante l’attività, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, sono emerse due diverse associazioni finalizzate al traffico di sostanze stupefacenti, operanti a Scafati. La prima, guidata da Giovanni Crocetta Barbato e Angelo Sorrentino. La seconda, invece, fa capo a Francesco Squillante, Teresa Cannavacciuolo, Andrea Carotenuto, Morena Carotenuto, Vincenzo Carotenuto, Raffaele Squillante e Salvatore Squillante.“Entrambi i sodalizi, il primo dei quali era il fornitore del secondo – spiega la Procura – era accomunati da rapporti familiari che rafforzavano il rapporto di collaborazione”.
    I legami con i clanNel caso dell’associazione che faceva capo a Giovanni Barbato Crocetta e Angelo Sorrentino, sono stati anche documentati rapporti con affiliati al clan Matrone di Scafati e Aquino-Annunziata di Boscoreale. Attingevano anche a fornitori in Olanda. Gli inquirenti, infatti, hanno potuto verificare il coninvolgimento di Carmine e Vincenzo Alfano e di Pasquale Rizzo nell’acquisto di una partita di droga sequestrata nel 2015 dalla polizia tedesca (1 chilo di cocaina e 4 chili di marijuana). Vincenzo Alfano e Pasquale Rizzo furono arrestati in flagranza di reato. La seconda organizzazione ha coinvolto anche minorenni nell’attività di spaccio. In un caso, è coinvolto anche un minore di età inferiore a 14 anni. Erano le loro madri ad impiegarli nelle attività illecite.
    GLI ARRESTATI
    In carcere:
    Alfano Carmine nato a Torre del Greco il 13/04/1984Barbato Crocetta Giovanni nato a Scafati il 14/03/1993Berritto Francesco nato a Scafati il 30/07/1993Cannavacciuolo Teresa nata a Pompei il 05/02/1982Carotenuto Andrea nato a Pompei il 20/06/1989Castaldo Gennaro nato a Castellammare di Stabbia il 27/07/1981Desiderio Gabriele nato a Scafati il 24/01/1991Guarracino Annabella nata ad Acerra il 17/02/1993Incannella Daniele Antonio nato a Nocera Inferiore il 09/10/1997Inserra Giuseppina nata a Scafati il 26/10/1982Lanzieri Alessandro nato a Scafati il 06/02/1967Longobardi Pasquale nato a Torre Annunziata il 19/061996Mainenti Alfonso nato a Scafati il 15/03/1991Mainenti Francesco nato a Pompei il 27/02/1982Muollo Veruska nata a Torre Annunziata 19/06/1976Paoletti Pietro nato a Torre Annunziata il 16/02/1990Rispoli Raffaele nato a Torre Annunziata il 16/06/1976Sorrentino Angelo nato a Nocera Inferiore il 08/11/1986Squillante Francesco nato a Cava de’Tirreni il 15/01/1983Squillante Raffaele nato a Scafati il 17/10/1989Squillante Salvatore nato a Nocera Inferiore il 06/07/1981Tufano Giovanni nato a Castellammare di Stabia il 06/03/1979Ai domiciliari:
    Acanfora Maria Grazia nata a Boscoreale il 06/08/1960Aquino Teresa nata a Pompei il 26/12/1968Ascione Pasquale nato a Boscotracase il 27/06/1971Carotenuto Morena nata a Pompei il 13/10/1986Fienga Teresa nata a Pompei il 13/11/1997Karakhi Nadia nata a Scafati il 01/01/1995Langella Giuseppina nata a Pompei il 28/03/1983Maineneti Carmela nata a Scafati il 10/12/1992Paoletti Giovanna nata a Castellammare di Stabia il 29/05/1996Pedone Antonio nato a Nocera Inferiore il 06/10/1994Ruotolo Maria nata a Pompei il 28/06/1995Santonicola Antonio nato a Pompei il 30/01/1981Sicignano Anna nata a Scafati il 15/01/1971

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    Sentenze pilotate al Consiglio di Stato, condanna a 11 anni per l’ex giudice Nicola Russo

    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    33 minuti fa
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    15 Settembre 2020

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    Sentenze pilotate al Consiglio di Stato, condanna 11 anni per l’ex giudice Nicola Russo,  E’ accusato di corruzione, disposto anche il risarcimento di oltre 160 mila euro.
     
    I giudici della II sezione penale di Roma hanno condannato a 11 anni di carcere il giudice del Consiglio di Stato Nicola Russo (ora sospeso) per l’accusa di corruzione in atti giudiziari per avere pilotato almeno tre sentenze. La procura aveva sollecitato una condanna a 7 anni e mezzo. I giudici hanno, inoltre, dichiarato estinto il rapporto di Russo con la pubblica amministrazione e disposto un risarcimento di 100 mila euro in favore della Presidenza del Consiglio, costituitasi parte civile, e di oltre 64 mila in favore dell’amministrazione giudiziaria a titolo di riparazione pecuniaria. L’indagine si basa sulle dichiarazioni dall’avvocato Pietro Amara secondo cui Russo, arrestato nel febbraio del 2019, avrebbe ottenuto da lui circa 80 mila euro (e altri 60mila promessi), per aggiustare sentenze di tre procedimenti davanti al Consiglio di Stato.
    A far scattare l’inchiesta, che nel febbraio 2019 portò all’arresto di Russo, erano state le dichiarazioni dell’avvocato Piero Amara ai magistrati, ai quali riferì di aver dato al giudice 80mila euro, promettendone altri 60mila per far ‘aggiustare’ tre sentenze. Nell’ambito dello stesso procedimento, nel luglio 2019 hanno patteggiato una condanna a 2 anni e mezzo l’ex presidente del Consiglio di giustizia amministrativa siciliana Raffaele Maria De Lipsis e l’ex magistrato della Corte dei Conti Luigi Pietro Maria Caruso, accusati anche loro di corruzione in atti giudiziari. Per un terzo imputato, il deputato ora sospeso dell’assemblea regionale siciliana Giuseppe Gennuso, il gup Costantino De Robbio ha derubricato l’accusa in traffico di influenze fissando in un anno e due mesi la pena. Oggi infine la condanna per Russo, che ha scelto di essere giudicato con rito ordinario. Per l’ex Giudice del Consiglio di Stato il pm aveva chiesto una condanna a 7 anni e mezzo

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    Area Vesuviana

    Pubblicato
    15 ore fa
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    14 Settembre 2020

    Caivano. Un ricorso al tribunale del Riesame: questa la prossima mossa degli avvocati di Michele Antonio Gaglione, accusato di omicidio preterintenzionale della sorella Maria Paola. Il Gip invece motiva la convalida e gli arresti in carcere con il ‘pericolo di recidiva’.
    “Ricorreremo al Tribunale del Riesame” hanno detto dopo la convalida del fermo da parte del Gip di Nola, gli avvocati Domenico Paolella e Giovanni Cantelli. Il giudice ha applicato nei confronti di Michele Antonio Gaglione un’ordinanza cautelare in carcere per omicidio preterintenzionale aggravato dai futili motivi e lesioni nei confronti di Ciro Migliore, il compagno transgender di Paola. Secondo gli inquirenti Michele Antonio Gaglione, con la sua potente moto, ha inseguito lo scooter sul quale viaggiavano la sorella e Ciro, e provocato il grave incidente nelle prime ore dello scorso 11 settembre, ad Acerra. Michele Antonio e la sua famiglia non condividevano la relazione sentimentale tra Maria Paola e Ciro. Ai carabinieri, Ciro ha riferito che durante l’inseguimento Michele Antonio lo ha più volte minacciato di morte dicendogli, testualmente “ti taglio la testa”. Ciro, diventato anche il principale testimone in questa vicenda, ha raccontato anche che la caduta è avvenuta dopo avere ricevuto da Michele Antonio un calcio sul lato sinistro dello scooter (segni di pedate sono stati rilevati dai carabinieri sul lato sinistro del motociclo). Secondo Michele Antonio, invece, la caduta sarebbe avvenuta a causa della perdita di controllo dello scooter da parte di Ciro. Il fratello della vittima davanti ai carabinieri e oggi davanti al giudice per le indagini preliminari di Nola ha ammesso l’inseguimento, le percosse a Ciro ma non di avere causato il tragico incidente in cui ha perso la vita la sorella.Il gip ha motivato la decisione di lasciare Michele Antonio Gaglione sostenendo che vi possa essere il pericolo di recidiva. D’altronde, nei confronti di Ciro Migliore, la famiglia di Maria Paola non ha mai nascosto una grande avversione. “Solo la custodia cautelare in carcere riuscirà a scongiurare efficacemente il pericolo di reiterazione criminosa…”. Ha scritto il Gip di Nola, Fortuna Basile nell’ordinanza con la quale oggi ha convalidato l’arresto del 30enne Michele Antonio Gaglione, 30 anni. Secondo gli inquirenti Gaglione, con la sua potente moto Honda ADV ha inseguito lo scooter Honda SH 300 sul quale viaggiavano la sorella e il suo compagno Ciro che era alla guida, fino a farlo cadere provocando la morte di Maria Paola. “Risultano particolarmente gravi ed allarmanti – scrive ancora il gip – le modalità e le circostanze dell’azione che denotano l’incapacità dell’indagato di controllare le proprie pulsioni aggressive e denotano una accentuata pericolosità sociale” tanto che “non assume rilevanza alcuna lo stato di incensuratezza”. Per il gip esistono “gravi indizi di colpevolezza in relazione alla condotta contestata all’indagato”; inoltre “solo la custodia cautelare in carcere riuscirà a scongiurare efficacemente il pericolo di reiterazione criminosa, apparendo a tal fine inadeguata la misura cautelare degli arresti domiciliari”. Il giudice, però, sottolinea, anche che Michele Antonio ha comunque tenuto un atteggiamento “collaborativo, fornendo elementi utili alla ricostruzione dei fatti e rendendo anche dichiarazioni autoaccusatorie”.

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    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    4 giorni fa
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    11 Settembre 2020

    Patenti nautiche ‘facili’ anche per 3 calciatori del Napoli: 31 indagati.

    Esami pilotati, o in alcuni casi mai svolti, per ottenere patenti nautiche. E tra i circa 600 presunti beneficiari, figurano anche tre calciatori del Napoli: Kalidou Koulibaly, Faouzi Ghoulam e José Maria Callejon. La Procura di Napoli ha emesso 31 avvisi di conclusione delle indagini, notificati dai Carabinieri di Caserta che hanno svolto le indagini tra il 2014 e il 2017.
    Secondo quanto riportano oggi organi di stampa, i tre calciatori del Napoli non sono indagati e nei loro confronti non c’è alcuna accusa formale. Gli avvisi di conclusione delle indagini sono stati notificati ad ex funzionari della Motorizzazione civile, direttori di scuola guida e presunti facilitatori. I reati contestati dai pm napoletani sono corruzione e falso.

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    Blitz antidroga a Scafati: 36 misure cautelari

    Cronaca Nera

    Pubblicato
    16 ore fa
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    15 Settembre 2020

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    Operazione antidroga a Scafati, nel Salernitano, e in altri comuni del territorio nazionale. I carabinieri del Comando provinciale di Salerno hanno eseguito un provvedimento cautelare, emesso dall’Ufficio gip del tribunale salernitano su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia, nei confronti di 36 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di detenzione, traffico ed associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti.

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    15 Settembre 2020

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    I fatti risalgono allo scorso 13 agosto allorquando M.B., al fine di procurarsi indebitamente delle somme in denaro, dapprima minacciava verbalmente S.U. millantando una generica apparicnenza a contesti mafiosi e la disponibilità di un’arma da fuoco, successivamente, cospargeva di benzina alcune autovetture parcheggiate sulla pubblica via, la vittima nonché altri connazionali bengalesi intervenuti in soccorso della stessa vittima. colpendoli con calci e pugni.M.B. desisteva dal suo proposito criminoso allontanandosi dal luogo e facendo perdere le proprie tracce solo grazie all’intervento di altre persone che avevano allertato le forze dell’ordine. I militari, giunti sul posto, ricostruivano la dinamica dei fatti. riscontrando la presenza di una bottiglietta in plastica emanante un forte odore di benzina e di liquido infiammabile sull’asfalto.
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    Boscoreale e Boscotrecase

    Pubblicato
    10 ore fa
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    15 Settembre 2020

    Le donne gestivano le piazze di spaccio tra Scafati, Boscoreale e Pompei: 36 arresti.
    Ventitre’ persone in carcere, altre tredici ai domiciliari. E’ questo il bilancio di una vasta operazione antidroga, scattata all’alba di oggi nel Salernitano tra Scafati e comuni limitrofi a termine di una lunga indagine dei carabinieri del Comando provinciale di Salerno e con la quale sono state sgominate due organizzazioni di spacciatori che operavano prevalentemente nella provincia nord, ed anche in alcune localita’ del Napoletano come Pompei e Boscoreale.
    In una delle organizzazioni un ruolo non di secondo piano veniva svolto da alcune donne e per l’attivita’ di spaccio, in alcune occasioni, sarebbero stati impiegati dei minorenni. Le due bande non avevano piazze di spaccio fisiche, ma vi era una distribuzione in diversi quartieri, centrali e periferici di Scafati.
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    Le indagini Si sono sviluppate partendo da due episodi verificatisi a Scafati, in seguito all’omicidio del pregiudicatio Armando Faucitano, ucciso il 26 aprile 2015 in piazza Genova. Il 29 marzo 2016 ci fu anche un attentato ai danni del bar “My Love”, gestito da Teresa Cannavacciuolo, già nota alle forze dell’ordine per i suoi precedenti legati allo spaccio di stupefacenti. Durante l’attività, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, sono emerse due diverse associazioni finalizzate al traffico di sostanze stupefacenti, operanti a Scafati. La prima, guidata da Giovanni Crocetta Barbato e Angelo Sorrentino. La seconda, invece, fa capo a Francesco Squillante, Teresa Cannavacciuolo, Andrea Carotenuto, Morena Carotenuto, Vincenzo Carotenuto, Raffaele Squillante e Salvatore Squillante.“Entrambi i sodalizi, il primo dei quali era il fornitore del secondo – spiega la Procura – era accomunati da rapporti familiari che rafforzavano il rapporto di collaborazione”.
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    Alfano Carmine nato a Torre del Greco il 13/04/1984Barbato Crocetta Giovanni nato a Scafati il 14/03/1993Berritto Francesco nato a Scafati il 30/07/1993Cannavacciuolo Teresa nata a Pompei il 05/02/1982Carotenuto Andrea nato a Pompei il 20/06/1989Castaldo Gennaro nato a Castellammare di Stabbia il 27/07/1981Desiderio Gabriele nato a Scafati il 24/01/1991Guarracino Annabella nata ad Acerra il 17/02/1993Incannella Daniele Antonio nato a Nocera Inferiore il 09/10/1997Inserra Giuseppina nata a Scafati il 26/10/1982Lanzieri Alessandro nato a Scafati il 06/02/1967Longobardi Pasquale nato a Torre Annunziata il 19/061996Mainenti Alfonso nato a Scafati il 15/03/1991Mainenti Francesco nato a Pompei il 27/02/1982Muollo Veruska nata a Torre Annunziata 19/06/1976Paoletti Pietro nato a Torre Annunziata il 16/02/1990Rispoli Raffaele nato a Torre Annunziata il 16/06/1976Sorrentino Angelo nato a Nocera Inferiore il 08/11/1986Squillante Francesco nato a Cava de’Tirreni il 15/01/1983Squillante Raffaele nato a Scafati il 17/10/1989Squillante Salvatore nato a Nocera Inferiore il 06/07/1981Tufano Giovanni nato a Castellammare di Stabia il 06/03/1979Ai domiciliari:
    Acanfora Maria Grazia nata a Boscoreale il 06/08/1960Aquino Teresa nata a Pompei il 26/12/1968Ascione Pasquale nato a Boscotracase il 27/06/1971Carotenuto Morena nata a Pompei il 13/10/1986Fienga Teresa nata a Pompei il 13/11/1997Karakhi Nadia nata a Scafati il 01/01/1995Langella Giuseppina nata a Pompei il 28/03/1983Maineneti Carmela nata a Scafati il 10/12/1992Paoletti Giovanna nata a Castellammare di Stabia il 29/05/1996Pedone Antonio nato a Nocera Inferiore il 06/10/1994Ruotolo Maria nata a Pompei il 28/06/1995Santonicola Antonio nato a Pompei il 30/01/1981Sicignano Anna nata a Scafati il 15/01/1971

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    Carabiniere ferito in un inseguimento a Santa Maria la Carità

    Cronaca Nera

    Pubblicato
    11 ore fa
    in
    13 Settembre 2020

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    Un carabiniere e’ rimasto ferito nel corso di un inseguimento (guarira’ in 14 giorni). E’ accaduto la notte scorsa  a Santa Maria La Carità.
     
    Una gazzella del Ncleo radiomobile della compagnia di Torre Annunziata ha intimato l’alt ad un’automobile con a bordo 2 uomini. L’auto – una Smart – si e’ fermata per poi ripartire repentinamente. Ne e’ nato un inseguimento ma i fuggitivi hanno imboccato una strada chiusa. Ormai erano braccati e uno dei due carabinieri e’ sceso dall’autovettura. I malviventi, pero’, non si sono arresi e hanno ingranato la marcia investendo il carabiniere che – sebbene dolorante – e’ rientrato in auto per continuare l’inseguimento che e’ terminato in via Scafati.
    La Smart, infatti, e’ andata ad impattare contro un muretto ed i carabinieri sono riusciti a bloccare i 2 uomini. A finire in manette il 21enne che era alla guida, Andrea Titas, di Boscoreale, e il 23enne Emanuele Riccio di Scafati. Sono entrambi gia’ noti alle forze dell’ordine. Il carabiniere rimasto investito e’ stato portato al Pronto soccorso dell’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia; e’ stato dimesso. Per lui varie contusioni alla spalla, al braccio e all’anca.

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    Cronaca Napoli

    Pubblicato
    12 ore fa
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    13 Settembre 2020

    Napoli. Tre persone sono rimaste ferite a colpi di arma da fuoco nella notte nella zona di Mergellina al culmine di una lite tra giovani per il solito sguardo di troppo a una ragazza. Due dei feriti però non avevano nulla a che fare con la lite.
    E’ accaduto intorno alle 4.30, davanti allo Chalet delle Rose. Nonostante fosse quasi l’alba nella zona vi erano ancora molte persone. D’improvviso è nata una discussione tra due pregiudicati 37enni di Torre del Greco,  per uno sguardo non gradito a una ragazza, e una terza persona. Questi ha estratto un revolver e ha cominciato a fare fuoco contro i due.
    Un proiettile ha colpito di striscio uno dei due pregiudicati gli altri invece hanno centrato due ragazzi incensurati napoletani di 21anni, che stavano passeggiando dall’altro lato della strada. C’è stato un fuggi fuggi generale nel corso del quale il pistolero ne ha approfittato per far perdere le sue tracce. Sul posto arrivate le ambulanze e le forze dell’ordine.
    I due feriti sono stati trasportati al Fatebenefratelli e al San Giovanni Bosco. Nessuno dei due è in pericolo di vita. Gli investigatori sono sulle tracce del pistolero e sperano di risalire alle sua identità sia attraverso le testimonianze sia attraverso la visione delle telecamere di sorveglianza pubblica e privata della zona.

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    Chiede il pizzo a un connazionale e poi lo accoltella: arrestato a Nocera cittadino indiano

    Cronaca Nera

    Pubblicato
    3 ore fa
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    11 Settembre 2020

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    Chiede il pizzo a un connazionale e poi lo accoltella: arrestato a Nocera cittadino indiano.
     
    Gli Agenti della Polizia di Stato hanno arrestato V.B., cittadino indiano del 1968, regolare sul territorio nazionale, per tentato omicidio nei confronti di un suo connazionale. L’autore del delitto, incensurato, dopo un tentativo di estorsione nei confronti di un altro cittadino indiano, titolare di un negozio Money Transfer di Nocera, ha raggiunto presso il citato esercizio il connazionale, aggredendolo prima verbalmente e successivamente colpendolo con un coltello, con più fendenti, in zone vitali del corpo. Gli agenti della Polizia di Stato, appartenenti al Commissariato di p.s. di Nocera Inferiore, sono intervenuti sul posto, cogliendo in quasi flagranza il responsabile del reato, che si stava allontanando dal luogo del reato, con copiose tracce di sangue della vittima sulla propria persona.
    Gli Agenti della Polizia hanno quindi fermato nell’immediatezza l’aggressore e lo hanno arrestato per tentato omicidio ed estorsione.Recuperata anche l’arma utilizzata per commettere il reato, un coltello a serramanico di circa 20 cm, che è stato sottoposto a sequestro dalla Polizia . La vittima, un cittadino indiano del 1972, è stato soccorso da un’ ambulanza del 118, avendo riportato gravi lesioni da taglio necessitanti numerosi punti di sutura ed è stato ricoverato in ospedale. Sul posto sono intervenuti anche gli agenti della Polizia Scientifica di Salerno per i rilievi specialistici. L’autore del delitto è stato tradotto nella giornata di oggi presso la casa circondariale di Salerno in attesa della fissazione della rituale udienza di convalida.

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    Caserta e Provincia

    Pubblicato
    8 ore fa
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    11 Settembre 2020

    Un commando composto da 3-4 killer probabilmente italiani, che sarebbero arrivati a volto scoperto in auto presso l’abitazione del bersaglio prescelto: e’ la circostanza al vaglio dei carabinieri del reparto Territoriale di Mondragone che indagano sull’omicidio di un trentenne nigeriano, ucciso da 3-4 colpi d’arma da fuoco davanti alla sua abitazione di via Brescia.
    Un connazionale di 36 anni e’ rimasto ferito agli arti inferiori, ma sul posto c’era anche un altro testimone, che avrebbe fornito ai militari degli elementi che sono tuttora in corso di accertamento. Inizialmente era emersa la circostanza che i killer avessero mostrato al 36enne un cellulare con la foto del bersaglio, per evitare errori, ma sembra che cio’ non sia avvenuto, e che il commando sia andato a colpo sicuro. I sicari, dopo aver ferito il 36enne, hanno sparato al 30enne, che intanto era sceso di casa, ma probabilmente stava scappando, visto che sarebbe stato colpito alle spalle. Si indaga a 360 gradi, ma la pista principale, per ora, sembra essere quella di un regolamento di conti per questioni legate a traffici illeciti, come lo spaccio di droga, molto fiorente a Castel Volturno, e la gestione della prostituzione. I carabinieri stanno verificando anche la presenza di telecamere di sorveglianza in zona o lungo la strada da dove potrebbero essere arrivati o fuggiti i sicari. ockdown e’ visibilmente cresciuta la popolazione degli immigrati irregolari; erano ventimila ad inizio anno, oggi sono 22-23 mila. Episodi come l’agguato di ieri sono la conseguenza di questo mancato controllo del territorio, impossibile da attuare con gli uomini e i mezzi che abbiamo. Sono molto preoccupato”.
    Il sindaco di Castel Volturno (CASERTA) Luigi Petrella usa parole forti per commentare quanto avvenuto ieri sera in via Brescia, dove un nigeriano e’ stato ucciso a colpi d’arma da fuoco; Petrella si e’ anche recato sul posto per rendersi conto di quanto accaduto. “Lo Stato ora deve intervenire – prosegue Petrella – non voglio fare strumentalizzazioni, ma e’ necessario una volta per tutte porre mano ad una situazione ormai insostenibile: il Comune, con appena 12 vigili urbani, non puo’ fare molto, ma solo denunciare. Qualche mese fa la Tekno Service, azienda che effettua il servizio di igiene ambientale, calcolo’, in base all’immondizia raccolta, che a Castel Volturno risiedessero in realta’ oltre 45mila persone, eppure la popolazione ufficiale e’ di 27mila abitanti, molti dei quali peraltro stranieri regolari che si sono integrati”. Cio’ vuol dire – riflette Petrella- che almeno ventimila persone, soprattutto stranieri, sfuggono ad ogni controllo e regola. E negli ultimi mesi, specie dopo la fine del lockdown, ne sono arrivate altre migliaia, da tutte le parti; anche le forze dell’ordine lo hanno percepito”. “Queste persone, sbarcate chissa’ dove, magari arrivano per lavorare onestamente, spesso gia’ sanno a quale porta bussare a Castel Volturno; poi pero’, per sopravvivere, finiscono spesso per essere arruolati dalle organizzazioni criminali. E con questi numeri – conclude Petrella – per il Comune, ma credo che anche le forze dell’ordine incontrino difficolta’, e’ impossibile controllare il territorio e garantire la sicurezza dei cittadini”.

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    Agguato a Castel Volturno: ucciso un migrante, un altro ferito

    Caserta e Provincia

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    2 ore fa
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    10 Settembre 2020

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    Castel Volturno. Ucciso in un agguato, ferita anche un’altra persona: è stata portata in clinica. Il sindaco sul posto: “Situazione molto preoccupante. Dopo il lockdown sono aumentate le presenze di stranieri irregolari”.
     
    Un morto ed un ferito al termine di una sparatoria avvenuta nel pomeriggio in via Brescia Castel Volturno. Stando ad una prima ricostruzione, un commando è entrato in azione nella traversa di via Venezia ed aveva ben presente il proprio obiettivo: ma davanti a loro si sarebbe presentata prima un’altra persona, che è stata ferita alle gambe. Poi hanno messo nel mirino la vittima designata ed hanno esploso diversi colpi di arma da fuoco uccidendolo. Si tratta di un migrante. Il ferito è stato trasportato al Pronto soccorso della clinica Pineta Grande di Castel Volturno: le sue condizioni non sono gravi tanto da far temere per la sua vita.
    Sul luogo della tragedia si sono portati i carabinieri della compagnia di Mondragone a cui sono affidate le indagini. Sono state ascoltate alcuni residenti della zona per cercare di ricostruire quanto accaduto poco prima delle ore 18,30 e definire il “modus operandi” del commando. L’ipotesi è che si possa trattare di un regolamento di conti, anche se gli investigatori non escludono alcuna pista.
    Il sindaco preoccupato: “Irregolari aumentati notevolmente dopo il lockdown”. In serata è arrivato in via Brescia anche il sindaco di Castel Volturno, Luigi Petrella: “E’ un fatto preoccupante, perché da tempo non viviamo fatti del genere” ha affermato a Casertanews, manifestando anche la sua preoccupazione per le presenze sul territorio: “Ho la sensazione che dopo il lockdown ci sia stato un ulteriore aumento degli irregolari. A novembre, grazie ad una stima che era stata richiesta alla società che si occupa della raccolta rifiuti, era emerso che sul territorio vi erano almeno 20mila persone non censite. Ma credo che questo numero andrà rivisto ancora. Ed in queste condizioni diventa davvero difficile amministrare un territorio vasto, sopratutto perché non abbiamo uomini a disposizione. Qui non si tratta di stranieri o meno, ma devo ammettere che oggi non riusciamo ad avere il controllo completo della situazione: non sappiamo quanti ne sono, chi sono e dove sono”.
     Gustavo Gentile

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    Caserta e Provincia

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    7 ore fa
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    10 Settembre 2020

    “Il grande passo” con Stefano Fresi e Giuseppe Battiston chiude la rassegna cinematografica ‘Vanvitelli sotto le stelle’. Sabato 12 settembre alle ore 20,30 in piazza Vanvitelli a CasertaL’iniziativa ideata da Confcommercio e patrocinata dal Comune

    Sarà la commedia ‘Il Grande Passo’ di Antonio Padovan interpretata dagli irresistibili Stefano Fresi e Giuseppe Battiston, per la prima volta insieme sullo stesso set, a decretare il gran finale – sabato 12 settembre alle ore 20,30 – della seconda edizione della rassegna cinematografica gratuita all’aperto ‘Vanvitelli sotto le stelle’, promossa da Confcommercio con il patrocinio del Comune di Caserta. Il film, presentato con successo al Torino Film Festival, racconta la storia di due fratelli, caratterialmente molto diversi tra loro, alle prese con una mission impossible che solo la forza dei sogni e il legame familiare potranno, forse, aiutare a compiere. Nel cast anche Flavio Bucci, Roberto Citran e Camilla Filippi. Quello di sabato sarà il settimo e ultimo appuntamento di una rassegna che ha ottenuto un largo consenso di pubblico, facendo registrare ogni settimana il tutto esaurito. Tanti gli artisti – registi, produttori, sceneggiatori, attori – che si sono alternati sul palco di piazza Vanvitelli per regalare ai cittadini, con le loro opere, un momento di svago e spensieratezza, spunti di riflessione e senso di comunità in un momento così particolare come quello che stiamo vivendo. A sostenere la rassegna ben nove partner che hanno aderito con entusiasmo all’appello lanciato da Confcommercio. Si tratta della catena di supermercati Md, main sponsor della rassegna, l’Agenzia per il Lavoro ‘Gi group’, Italia Paghe srl, Vanessa sound srl, la concessionaria Twins spa, la pizzeria Sunrise, il Team Fashion parrucchiere unisex, Fashion Club scuola per parrucchieri e il centro estetico Sun&Beauty.
    SINOSSI
    Da quando a sei anni, in una notte d’estate del 1969, Dario Cavalieri ha visto in diretta le immagini del primo sbarco dell’uomo sulla Luna, non ha mai smesso di volerci andare. ‘Luna Storta’, così lo chiamano in paese, ha dedicato tutta la sua vita a quel sogno impossibile, perché i sogni, come gli disse quella notte suo padre prima di scomparire senza dar più notizie di sé, sono la differenza tra gli esseri umani e gli animali. Mario Cavalieri gestisce una sonnolenta ferramenta di quartiere a Roma, fino al giorno in cui la sua svogliatissima esistenza viene sconvolta dallo squillo del telefono. Suo fratello Dario ha causato un incendio ed è finito in prigione. La madre di Dario è morta da anni, il padre ha detto di non poter venire, così Mario si ritrova ad essere l’unico parente che può occuparsi di quel fratello che ha visto una sola volta in vita sua. Mario esita, riflette, dubita, poi decide di partire verso il nord.I due fratelli, tanto simili fisicamente quanto differenti caratterialmente, si ritroveranno soli di fronte a un’impresa impossibile.
    Guarda il trailer ufficiale

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    Omicidio di Willy: restano in carcere 3 dei 4 ragazzi arrestati

    Cronaca Nera

    Pubblicato
    12 ore fa
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    9 Settembre 2020

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    Restano in carcere tre dei quattro arrestati per l’omicidio di Willy Monteiro, ucciso nel corso di una rissa la notte tra sabato e domenica.
     
    Il gip di Velletri ha convalidato l’arresto per concorso in omicidio preterintenzionale per i fratelli Gabriele e Marco Bianchi, Mario Pincarelli mentre Francesco Belleggia ha ottenuto la detenzione domiciliare. Il ragazzo ieri nel corso dell’interrogatorio di garanzia avrebbe detto di avere visto uno dei fratelli Bianchi colpire Willy.
     
    “Marco e Gabriele non hanno ucciso Willy. Erano lì perché chiamati da alcuni amici. Si sono avvicinati, hanno colpito qualcuno ma non hanno toccato il ragazzo e ora abbiamo anche i testimoni”. A “The Breakfast Club” su Radio Capital parla Massimiliano Pica, avvocato difensore dei fratelli Bianchi, accusati dell’omicidio di Willy Monteiro Duarte. “Quella sera c’era una lite tra una quindicina di persone. I fratelli Bianchi erano lì ma due ragazzi confermano che a colpire Willy è stato qualcun altro. Chi ha sbagliato pagherà”.
    “Io sono di Colleferro e ho ricevuto molti insulti – spiega l’avvocato Pica – ma ho letto tutte le prove e voglio anche io fare chiarezza su quello che è successo. Non sono stati i fratelli Bianchi e dietro l’omicidio non ci sono moventi razziali”.
    “Mi vergogno per gli assassini di Willy, ma i miei figli non sono i mostri che avete descritto e la piena verita’ su di loro verra’ fuori. Devono pagare se hanno sbagliato, qualunque cosa hanno fatto, ma non per quello che non hanno fatto. La giustizia deve andare fino in fondo. Sono sicura che non sono stati loro a ucciderlo, una mamma certe cose le sa”. Lo afferma in un’intervista al Corriere della Sera Antonietta Di Tullio, la madre di Gabriele e Marco Bianchi, accusati dell’omicidio di Willy Monteiro Duarte a Colleferro. Di Tullio chiede di non giudicare i figli dalle foto. “Gabriele ha aperto un negozio di frutta, Marco aiuta nel ristorante di Alessandro, e dove c’e’ da dare una mano ci sono sempre”, dice.
    “Li giudicate per come appaiono su Facebook ma quelle sono stupidaggini. La foto dietro le sbarre e’ dal parrucchiere ‘Capelli in gabbia’ di Lariano, gli orologi che indossano valgono 200 euro”. Gabriele e Marco, prosegue, “hanno fatto a botte ma con gente come loro, adulti. Quella sera erano li’ da pacieri, non se la sarebbero mai presa con un ragazzino”. “Se penso alla mamma di Willy sto male. Vorrei darle tutto il mio cordoglio, mandarle un abbraccio, ma a che servono le parole? So che la sua vita e’ distrutta e niente sara’ piu’ come prima”, conclude.
    A intervenire, in un colloquio con Repubblica, e’ anche Silvia Ladaga, compagna di Gabriele Bianchi. “La giustizia fara’ il suo corso e uscira’ la verita’. Se Gabriele ha sbagliato e’ giusto che paghi. Pero’ deve essere appurato da un tribunale, non dalla stampa che ha gia’ emesso sentenza di colpevolezza”, dichiara. “Il giovane Willy e’ la prima vittima di questa tragedia. Qualcuno puo’ anche non credermi, ma e’ a lui e alla sua famiglia che va il mio pensiero. Come futura madre – dice la donna al sesto mese di gravidanza – non posso che pregare e piangere per lui. Porto nel grembo un bambino che, in questo mondo, puo’ morire per un motivo futile e irrisorio come e’ successo a Willy. E’ un pensiero che mi terrorizza”.

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    Cronaca Napoli

    Pubblicato
    10 ore fa
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    9 Settembre 2020

    Napoli, notte di ‘stesa’ ai Quartieri Spagnoli: spari a Spaccanapoli.

    Raid armato con spari in aria a scopo intimidatorio nel centro storico di Napoli. La ripresa delle ‘stese’ nei vicoli di Spaccanapoli vede una segnalazione di colpi d’arma da fuoco questa notte al 112 in vico Campanile a Sant’Apostoli. La polizia e’ intervenuta e ha trovato e sequestrato sul selciato 4 bossoli e una cartuccia calibro 9×21. Il vicolo e’ in stato di degrado e non vi abita nessuno.
    Gli investigatori ritengono che la sparatoria di stanotte sia collegate alle altre avvenute nelle scorse settimane e rappresenta il segnale di ripresa delle ostilità tra le varie famiglie malavitose della zona che si contendono il controllo dei traffici illeciti.

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    Era scomparsa da un mese la donna ritrovata nel pozzo: Fermato il presunto assassino

    Cronaca Nera

    Pubblicato
    1 ora fa
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    4 Settembre 2020

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    È di Luana Rainone, 31 anni, originaria di Sarno e residente a San Valentino Torio il corpo privo di vita ritrovato all’alba di oggi tra San Valentino Torio e Poggiomarino. In stato di fermo il presunto assassino.
    La donna era residente a San Valentino Torio ma originaria di Sarno, e di lei si erano perse le tracce dal 23 luglio scorso. A denunciare la scomparsa era stato il marito.
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    Sul posto sono intervenuti i carabinieri e gli uomini della sezione scientifica di Nocera Inferiore. Si tratterebbe di omicidio ed i carabinieri hanno già fermato un uomo che avrebbe avuto una relazione con la donna. Luana era scomparsa da un mese. Lo scorso 23 luglio alle ore 14 è uscita di casa da sola e si sono perse le sue tracce.

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    Caserta e Provincia

    Pubblicato
    1 ora fa
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    4 Settembre 2020

    Sequestrate piantagioni di marijuana alle spalle del carcere di Carinola. La polizia scopre 5 piantagioni in una zona di campagna.

    Cinque piantagioni di marijuana realizzate in una zona di campagna alle spalle del carcere di Carinola sono state scoperte e sequestrate dalla Polizia di Stato, che ha arrestato F.V. un 24enne di Mondragone e denunciato altre quattro persone. Circa 1200 le piante dell’altezza di due metri, e quasi in fiore, trovate nelle piantagioni; i poliziotti del Commissariato di Sessa Aurunca hanno poi sequestrato a casa del 24enne un chilo di marijuana suddivisa in confezioni pronte alla vendita.
    Le piantagioni sono state scoperte grazie ad un elicottero del Reparto Volo di Napoli, che ha localizzato l’area, nonostante la fitta vegetazione.Sulla scorta delle attività info-investigative svolte nell’ambito dell’attività di contrasto allo spaccio e alla vendita al dettaglio di sostanza stupefacente, i poliziotti del Commissariato di Sessa Aurunca venivano a conoscenza che nelle campagne di Carinola, precisamente alle spalle della casa di reclusione “G. Novelli”, vi era una grande piantagione di marijuana, nascosta tra la fitta vegetazione. I poliziotti del Commissariato, con l’ausilio del personale del Reparto Volo di Napoli, a bordo di elicottero, riuscivano ad localizzare l’area, scoprendo l’esistenza di ben cinque distinte piantagioni, per un totale di circa 1100/1200 piante, altezza media 2 metri, in piena inflorescenza e non già un’unica piantagione come segnalato.
    Dopo aver individuato le piantagioni illegali gli investigatori della Polizia di Stato si appostavano nelle vicinanze, in attesa di avvistare gli autori di tale coltivazione illegale. Il servizio di osservazione si protraeva fino a quando, nella giornata di ieri 2 settembre, alle 17.45 circa, si notavano sopraggiungere due autovetture, entrambe con a bordo due persone. I conducenti delle autovetture, dopo aver effettuato vari giri di perlustrazione sui terreni circostanti, con fare sospetto e guardingo, si fermavano in prossimità delle piantagioni illegali. Quindi, gli occupanti scendevano dal veicolo e senza esitazione alcuna si introducevano all’interno del varco che consente l’accesso alle piantagioni, e dopo aver percorso alcuni metri della scarpata ivi presente, venivano prontamente bloccati dal personale del Commissariato e sottoposti a perquisizione. All’interno di una delle due autovetture venivano rinvenuti arnesi e strumenti utili all’attività di coltivazione.

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    Avellino, 17 cellulari ‘lanciati’ nel carcere con un pallone

    Avellino e Provincia

    Pubblicato
    7 ore fa
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    3 Settembre 2020

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    Avellino, 17 cellulari ‘lanciati’ nel carcere con un pallone. Uspp, schermare istituti. Spp, ancora nessuna risposta Stato.
     
    Ancora un tentativo, anche questa volta originalissimo, di introdurre cellulari in carcere: la scorsa notte, ad Avellino, ignoti hanno lanciato oltre il muro di cinta della casa circondariale un pallone contenente ben 17 microcellulari. A rendere noto il ritrovamento sono i sindacalisti Ciro Auricchio (Uspp) e Aldo Di Giacomo (Spp).
    “Complimenti alla polizia penitenziaria di Avellino – commentano il segretario regionale Ciro Auricchio e il presidente Moretti Giuseppe, dell’Uspp – per la brillante operazione. Si avverte sempre maggiormente la necessita’ di dotare la polizia penitenziaria di strumenti tecnologicamente avanzati con la relativa schermata degli istituti penitenziari per contrastare questo fenomeno dell’ingresso dei telefonini in carcere. Grazie all’impegno profuso dalla polizia penitenziaria – aggiungono – impegnata in turni massacranti e dotata di scarse risorse, si riesce comunque ad arginare i tentativi fraudolenti di introduzione di droga e telefonini, evitando cosi’ gravi ripercussioni sul profilo dell’ordine e della sicurezza”.
    Per il segretario Generale del Sindacato di Polizia Penitenziaria (Spp), Aldo Di Giacomo, “la risposta che ci aspettavamo dallo Stato non e’ arrivata: infatti l’Alta Sicurezza e’ rimasta nel regime di celle aperte, vietato espressamente sia dalla legge e sia dalle disposizioni del D.A.P. Gia’ nei mesi scorsi la Sezione Alta Sicurezza del carcere di Avellino e’ passata alla ribalta nazionale per le immagini riprese e poi postate sui social dai detenuti. E’ di oggi la notizia che il Ministro della Giustizia introdurra’ una norma che prevede la possibilita’ per i detenuti 41bis e gli Alta Sicurezza di usufruire di permessi premio e di ulteriori premialita’ anche in assenza di collaborazione da parte dei capi clan. Questo in sfregio delle vittime, dei familiari delle vittime e di tutte quelle persone che hanno collaborato per l’arresto di questi delinquenti”.
    “Impressiona l’incapacita’ di questo governo di contrattare le mafie la mancanza di rispetto nei confronti di quei poliziotti, magistrati e giornalisti che hanno dato la loro vita per combatterlo”, conclude Di Giacomo.

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    Avellino e Provincia

    Pubblicato
    3 ore fa
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    3 Settembre 2020

    Ad Avellino preoccupa invece il focolaio generato da due fratelli tra i 25 e i 30 anni contagiati durante una vacanza nel Cilento.
    Prima che risultassero positivi al tampone avevano eseguito un test sierologico il 27 agosto scorso risultando negativi. Dopo alcuni giorni il padre dei due, funzionario della Provincia di Avellino e’ stato ricoverato in ospedale perche’ positivo al Covid e con sintomi importanti. Nel frattempo i due avevano avuto frequentazioni con numerosi coetanei; attualmente ad Avellino sono un centinaio le persone tra i 25 e i 30 anni in isolamento in attesa dell’esito del tampone, mentre gia’ 3 persone di Avellino e un’altra di Mercogliano sono risultate positive.
    Il giovane di Mercogliano ha segnalato di aver avuto contatti con molti altri ragazzi. Sono una cinquantina le persone in isolamento per le quali e’ stato richiesto o gia’ eseguito il tampone

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    ‘Il 3 settembre ti ammazzo’, marito violento arrestato a Qualiano

    Cronaca Nera

    Pubblicato
    11 ore fa
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    3 Settembre 2020

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    ‘Il 3 settembre ti ammazzo’, aveva promesso alla ex moglie. La donna pochi giorni fa ha denunciato e fatto arrestato il marito violento a Qualiano.
    I Carabinieri della Stazione di Qualiano hanno arrestato per maltrattamenti in famiglia e atti persecutori un 48enne del posto, in esecuzione di un provvedimento emesso dal Gip presso il Tribunale di Napoli Nord, su richiesta della locale procura.
    In fase di separazione con la moglie, il 48enne ha iniziato a vessare la donna già dal 2015. Secondo quanto accertato, la donna era vittima di minacce, aggressioni fisiche e psicologiche che l’hanno costretta a vivere per anni in un vero e proprio incubo. Solo alla fine dello scorso agosto la donna ha avuto il coraggio di denunciare, temendo per la propria vita. L’ex le aveva “promesso” che il 3 settembre del 2020 – a distanza di un anno dalla fine della loro relazione – l’avrebbe uccisa.
    Non ha fatto fortunatamente in tempo a realizzare il suo proposito, il 48enne è finito in manette ed è stato rinchiuso nel carcere di Poggioreale.

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    Avellino e Provincia

    Pubblicato
    7 ore fa
    in
    3 Settembre 2020

    Avellino, 17 cellulari ‘lanciati’ nel carcere con un pallone. Uspp, schermare istituti. Spp, ancora nessuna risposta Stato.

    Ancora un tentativo, anche questa volta originalissimo, di introdurre cellulari in carcere: la scorsa notte, ad Avellino, ignoti hanno lanciato oltre il muro di cinta della casa circondariale un pallone contenente ben 17 microcellulari. A rendere noto il ritrovamento sono i sindacalisti Ciro Auricchio (Uspp) e Aldo Di Giacomo (Spp).
    “Complimenti alla polizia penitenziaria di Avellino – commentano il segretario regionale Ciro Auricchio e il presidente Moretti Giuseppe, dell’Uspp – per la brillante operazione. Si avverte sempre maggiormente la necessita’ di dotare la polizia penitenziaria di strumenti tecnologicamente avanzati con la relativa schermata degli istituti penitenziari per contrastare questo fenomeno dell’ingresso dei telefonini in carcere. Grazie all’impegno profuso dalla polizia penitenziaria – aggiungono – impegnata in turni massacranti e dotata di scarse risorse, si riesce comunque ad arginare i tentativi fraudolenti di introduzione di droga e telefonini, evitando cosi’ gravi ripercussioni sul profilo dell’ordine e della sicurezza”.
    Per il segretario Generale del Sindacato di Polizia Penitenziaria (Spp), Aldo Di Giacomo, “la risposta che ci aspettavamo dallo Stato non e’ arrivata: infatti l’Alta Sicurezza e’ rimasta nel regime di celle aperte, vietato espressamente sia dalla legge e sia dalle disposizioni del D.A.P. Gia’ nei mesi scorsi la Sezione Alta Sicurezza del carcere di Avellino e’ passata alla ribalta nazionale per le immagini riprese e poi postate sui social dai detenuti. E’ di oggi la notizia che il Ministro della Giustizia introdurra’ una norma che prevede la possibilita’ per i detenuti 41bis e gli Alta Sicurezza di usufruire di permessi premio e di ulteriori premialita’ anche in assenza di collaborazione da parte dei capi clan. Questo in sfregio delle vittime, dei familiari delle vittime e di tutte quelle persone che hanno collaborato per l’arresto di questi delinquenti”.
    “Impressiona l’incapacita’ di questo governo di contrattare le mafie la mancanza di rispetto nei confronti di quei poliziotti, magistrati e giornalisti che hanno dato la loro vita per combatterlo”, conclude Di Giacomo.

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    Ucciso in Messico il boss ‘El Quince’, presunto mandante del rapimento dei tre napoletani scomparsi

    Cronaca Napoli

    Pubblicato
    3 ore fa
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    31 Agosto 2020

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    Ucciso in Messico il boss ‘El Quince’, presunto mandante del rapimento dei tre napoletani scomparsi da gennaio del 2018.
    “El quince”, il capo del cartello malavitoso, ritenuto responsabile della sparizione dei tre napoletani in Messico, e’ stato ucciso”. A renderlo noto e’ l’avvocato Claudio Falleti, legale delle famiglie di Raffaele Russo Antonio Russo e Vincenzo Cimmino, i tre napoletani scomparsi nel Paese centroamericano. “Ho appreso dai mezzi di comunicazione Messicani e da una fonte che mi ha contattato personalmente nella giornata di ieri, che il 28 Agosto Jose’ Gualupe Rodriguez Castillo alias el Quince o Don Lupe sarebbe rimasto vittima di una granata a frammentazione esplosa durante una scontro avvenuto nella zona montuosa del comune di Pihuamo nello Stato di Jalisco”, fa sapere l’avvocato.
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    “Rodriguez Castillo – ricorda Falleti – e’ legato alla scomparsa di tre cittadini italiani avvenuta nel gennaio 2018 azione per la quale veniva arrestato dalla Procura Federale Messicana a seguito di intercettazioni telefoniche nelle quali rilevava una sua diretta responsabilita’ ed il suo coinvogimento nell’accaduto, per poi essere inspiegabilmente rilasciato alcuni mesi dopo da un Giudice Messicano”. “Secondo un rapporto federale, – rende ancora noto il legale- dopo lo scontro, uomini armati sono arrivati alla sede municipale di Pihuamo e hanno ordinato a un’ambulanza di trasferire un ferito, che si presume essere Rodriguez Castillo, in un ospedale di Ciudad Guzman. A bordo di due veicoli, gli uomini armati hanno sorvegliato l’ambulanza e quando sono arrivati in ospedale hanno ordinato all’autista di tornare a Pihuamo, tuttavia, si e’ scoperto che il ferito e’ morto e il corpo e’ stato caricato nel veicolo dagli stessi uomoni verso una destinazione sconosciuta”.
    Attualmente in carcere si trovano i quattro agenti di Polizia Municipale che hanno consegnato materialmente i nostri connazionali al cartello. Con la morte del “Quince” una parte importante delle indagini potrebbe essere compromessa anche se lo stesso ha sempre negato il proprio coinvolgimento nella sparizione.

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    Coronavirus

    Pubblicato
    3 ore fa
    in
    31 Agosto 2020

    Chiusa da oggi la sede dell’Inps di Napoli  di via De Gasperi a causa della positività al coronavirus accertata di un dipendente.
    Da stamane sarà effettuata la sanificazione dei locali mentre il dipendente risultato positivo e che era presente al lavoro la scorsa settimana è in isolamento. Nel frattempo sono state avviate anche tutte le altre procedure previste dalla norme anti Covid per risalire a tutte le persone, oltre familiari, amici e conoscenti, che sono stati in contatto con il contagiato sul luogo di lavoro. Nei prossimi giorni la direzione regionale dell’ Inps deciderà sulla riapertura della struttura di via De Gasperi.

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    Sfida e accoltella ‘rivale in amore’, denunciato sedicenne

    Avellino e Provincia

    Pubblicato
    22 ore fa
    in
    29 Agosto 2020

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    Sfida il ragazzo che insidia la sua fidanzata a tirare di coltello, ha la meglio sul rivale in amore, ma viene denunciato.
    Il duello in strada, nella tarda serata di ieri, nel centro di Sperone, in Irpinia. Ad affrontarsi un 16enne del posto e un 20enne di Casalnuovo di Napoli. Il 16enne si riteneva offeso nell’onore, perche’ il rivale avrebbe piu’ volte tentato di uscire con la sua ragazza. E ieri sera, dopo una discussione, il piu’ giovane ha estratto un coltello a farfalla, con una lama da 23 centimetri e sferrato un paio di fendenti, uno dei quali andato a segno al torace.
    Il ragazzino e’ poi fuggito, mentre il rivale e’ stato trasportato al pronto soccorso dell’ospedale Moscati di Avellino, dove e’ stato ricoverato. La ferita non e’ grave, ma e’ stato necessario suturarla con diversi punti. Il giovane e’ stato poi rintracciato dai carabinieri della compagnia di Baiano, che hanno raccolto testimonianze e altri elementi, e recuperato anche l’arma con cui il 20enne napoletano e’ stato ferito. Il 16enne e’ stato poi raggiunto a casa e denunciato alla procura per i minorenni di Napoli.

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