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    Da oggi e’ reato avere telefonini in cella: pene da 1 a 4 anni

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    Attualità

    Pubblicato
    2 ore fa
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    22 Ottobre 2020

    Sono in vigore da oggi le norme che prevedono una pena da uno a 4 anni per chi introduce o detiene telefoni cellulari o dispositivi mobili di comunicazione all’interno di un istituto penitenziario.

    E’ stato infatti pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto legge sicurezza Serie Generale n. 261 del 21 ottobre 2020 il dl sicurezza approvato il 5 ottobre scorso dal Consiglio dei ministri. Con questo provvedimento, voluto dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede per contrastare il crescente flusso di telefoni che si tenta di far entrare nelle carceri, viene per la prima volta punito sia chi, dall’esterno, cerca di introdurre un telefono in carcere sia il detenuto che lo detiene: quest’ultimo caso, finora, era trattato come illecito disciplinare e sanzionato all’interno dell’istituto, mentre da oggi diventa un vero e proprio reato previsto dal nuovo articolo 391-ter del codice penale.

    Le nuove norme prevedono, ricorda ancora ‘Giustizianewsonline’, il notiziario web del ministero di via Arenula, un rafforzamento delle sanzioni applicate in caso di comunicazioni dei detenuti sottoposti al regime di 41-bis: l’inasprimento della pena, in particolare, scatta nei confronti di chi agevola le loro comunicazioni con l’esterno: in questi casi, dagli attuali 1-4 anni la pena passa a 2-6 anni. Se il reato e’ commesso da un pubblico ufficiale o da un avvocato, la sanzione aumenta dagli attuali 2-6 anni a 3-7 anni.

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    Coronavirus

    Pubblicato
    26 minuti fa
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    22 Ottobre 2020

    Aumenta ancora il contagio da coronavirus  in Italia: sono infatti 16.079 i casi registrati dall’Unità di crisi della Protezione civile: Mentre i morti sono invece 136 ieri erano 127.

    Le persone ricoverate in terapia intensiva invece sono sono 992 + 66 rispetto a ieri. Sono invece 259.456 i guariti a livello nazionale dall’inizio della pandemia (+2.082 da ieri). L’incremento dei tamponi è stato di 170.392 unità. E’ quanto riporta il consueto bollettino del Ministero della Salute. Il totale dei contagiati, comprese vittime e guariti, sale cosi’ a 465.726. In aumento anche il numero delle vittime: 136 in un giorno, mentre ieri erano 127, per un totale che e’ arrivato a 36.968

    Le regioni che fanno registrare i casi maggiori sono la Lombardia con 4125 nuovi casi, poi il Piemonte con 1550 e quindi la Campania con 1541, Veneto (1.325), Lazio (1.251) e Toscana (1.145). Cresce anche la pressione sulle strutture ospedaliere: i ricoverati in terapia intensiva sono ad oggi 992 (+66 rispetto a ieri), quelli ricoverati con sintomi 9.694 (+637). In isolamento domiciliare ci sono 158.616 pazienti (+13.157).

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    Il legale del padre di Fortuna: ‘Ritirare il film sull’orrore del parco Verde a Caivano’

    Cronache » Cronaca » Cronaca Giudiziaria » Il legale del padre di Fortuna: ‘Ritirare il film sull’orrore del parco Verde a Caivano’

    Cronaca Campania

    Pubblicato
    28 minuti fa
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    21 Ottobre 2020

    “Il mondo del cinema deve avere rispetto dei bambini e dei diritti dei minori, deve essere un esempio di cultura e valori, non solo business. Per questo chiediamo che il film venga ritirato e un risarcimento da un milione di euro”.
    Lo rende noto, in un comunicato, l’avvocato Angelo Pisani, legale di Pietro Loffredo, padre di Fortuna Loffredo, la bimba morta il 24 giugno del 2014 dopo essere stata scaraventata dall’ottavo piano di un edificio del Parco Verde di Caivano, in provincia di NAPOLI. Per quel truce omicidio e’ stato condannato all’ergastolo, in via definitiva, Raimondo Caputo, che abitava nello stesso palazzo in cui abitava la famiglia della piccola vittima. Il film a cui l’avvocato Pisani fa riferimento e’ intitolato e’ “Fortuna – the Giant and the Girl”. E’ diretto dal Nicolangelo Gelormino, e vede tra gli interpreti Valeria Golino e Pina Turco.
    “Una pellicola – continua il legale – girata senza il consenso della famiglia nella quale si ripercorre la tragedia della bimba”. Per Pisani, “non e’ giustificabile alcuna speculazione sulla sconvolgente tragedia della piccola: al regista e ai produttori e’ mancato finanche il garbo e lo stile di avvisare i genitori e familiari del loro affare cinematografico, non curanti della tutela dei diritti dei minori e del dolore dei familiari nel rivedere e rivivere tale ricostruzione”. “Speriamo – conclude Pisani – che il regista e produttori si rendano conto della gravita’ e degli effetti che questo film puo’ produrre soprattutto sui piccoli fratelli di Fortuna”.

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    Coronavirus

    Pubblicato
    2 minuti fa
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    21 Ottobre 2020

    “Zuccarelli ha ragione, rischiamo il collasso”. Lo ha dichiarato Ciro Verdoliva, direttore Asl Napoli 1, commentando stamane durante la trasmissione Barba&Capelli su Radio Crc le recenti dichiarazioni di Bruno Zuccarelli, vice presidente dell’Ordine dei medici di Napoli.

    “Zuccarelli e’ persona di grande esperienza. Ha ripetuto cio’ che abbiamo detto in questi mesi. Il virus e’ un nemico invisibile difficile da combattere. E’ un momento delicato e ha fatto bene a lanciare l’allarme, forse provocatorio, ma merita rispetto per il coraggio di dire le cose come stanno. Siamo seriamente preoccupati. Non ci sarebbe stata l’ordinanza, non avremmo aperto 200 posti nel Covid Center. Diamo la possibilita’ per essere accolti in una struttura. Non avremmo aperto 40 posti di degenza all’Ospedale del Mare e ci stiamo preparando ai 72 posti di terapia intensiva”.

    Poi il direttore dell’Asl Napoli 1 snocciola i numeri del contagio: “Vorrei ricordare che a Napoli abbiamo 5.622 persone in isolamento domiciliare perche’ positive, 178 ricoverate in ospedale e altre 6.023 a casa in sorveglianza perche’ a contatto stretto con positivi: oltre 11.823 cittadini napoletani. Ad agosto erano 502 in tutto. Zuccarelli ha usato parole forti come tsunami e ha fatto bene perche’ la situazione e’ complessa”. A proposito del “residence” Verdoliva spiega i criteri: “questa struttura accoglie il paziente che potrebbe andare a casa perche’ guarito. Abbiamo analizzato condizioni abitative che non consentono la convivenza: un solo bagno, pochi metri quadrati con molte persone, fragilita’ all’interno del nucleo familiare. Invece viene seguito da remoto da infermieri e medici. C’e’ il bagno in camera con doccia, il wifi, il telefono e tutti comfort in quanto non e’ semplice stare chiusi da soli in una stanza”.
    Sui posti letto Verdoliva aggiunge: “ci sono, abbiamo creato una rete in Campania e li stiamo aprendo man mano. Nuovi posti significa pero’ sospendere altre attivita’: 40 infatti all’Ospedale del mare vuol dire toglierne all’attivita’ chirurgica non urgente. Per quanto riguarda invece i positivi: curiamo le persone ma rischiamo il collasso del sistema. Immaginate se si dovessero creare focolai nelle forze dell’ordine o strategiche, come per un ospedale. La pericolosita’ del contagio non si conta solo nei positivi ma nei parametri che sono significativi e portati all’attenzione. Se si ammalano tutti i tassisti o gli autisti di mezzi pubblici? E’ questo il rischio del collasso. Ecco perche’ con il presidente De Luca, che ci sta addosso ogni giorno, puntiamo ad evitare i contatti”.
    Infine, rispetto all’eta’ dei positivi Verdoliva spiega i grafici dell’Asl: “Sono cambiati i flussi da marzo. Aumentati i contagi tra i 30enni. Riusciamo a contenere ancora la fascia dai 70-75 anni in poi ma anche qui ci sono incrementi. Ieri l’unita’ di crisi e’ durata 6 ore perche’ non si prendono a cuor leggero queste decisioni”.

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    Lite tra donne a Torre Annunziata: interviene il marito di una e spara all’altra

    Cronache » Il fatto del giorno » Lite tra donne a Torre Annunziata: interviene il marito di una e spara all’altra

    Cronaca Nera

    Pubblicato
    1 giorno fa
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    21 Ottobre 2020

    Una lite tra tre donne sul corso principale di Torre Annunziata e’ degenerata per l’ intervento del marito di una di esse, che ha sparato contro una 53 enne, senza riuscire a colpirla.

    E’ accaduto poco dopo le 11 al corso Vittorio Emanuele, dove tra donne, divise da antichi dissapori hanno cominciato a litigare per motivi di viabilita’. A difesa di una delle tre e’ sopraggiunto il marito, Raffaele Maresca, di 42 anni, gia’ denunciato in passato, che ha esploso un colpo di pistola all’ indirizzo di una donna di 53 anni, senza colpirla.

    La donna si e’ salvata gettandosi a terra e proteggendosi dietro delle auto. Sul posto sono accorsi i carabinieri della Compagnia di Torre Annunziata, che hanno ascoltato la 53 enne ed hanno visionato le immagini delle telecamere della zona. Un bossolo di proiettile, che si era conficcato in un muro e’ stato recuperato dai militari . Maresca e’ stato bloccato ed arrestato per tentativo di omicidio.

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    Cronaca Nera

    Pubblicato
    2 ore fa
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    22 Ottobre 2020

    E’ deceduto in ospedale a Salerno, dove era ricoverato da venti giorni, il 38enne Aniello Califano. L’uomo, lo scorso 2 ottobre, era rimasto ferito nell’agguato avvenuto a Corticelle di Mercato San Severino  e che costo’ la vita al 54enne Vincenzo Salvati, deceduto sul colpo.

    La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nocera Inferiore ha disposto il sequestro della salma per consentire l’autopsia. Califano era stato colpito alle gambe da diversi colpi d’arma da fuoco esplosi, secondo gli investigatori, dal 35enne Vincenzo Ansalone. Nonostante le ferite riportate il 38enne era riuscito a darsi alla fuga in auto ma pochi metri dopo perse conoscenza a causa dell’eccessiva perdita di sangue e si schianto’ contro un palo della pubblica illuminazione. Le sue condizioni, sin dall’arrivo in ospedale, erano apparse molto serie. Dopo venti giorni di ricovero il suo cuore ha smesso di battere. Il grave fatto di sangue si consumo’ al culmine di una lite, presumibilmente legata a motivi di droga.

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    Le indagini effettuate dai carabinieri della compagnia di Mercato San Severino e dai colleghi della sezione Investigazioni Scientifiche del Comando Provinciale di Salerno, agli ordini dei tenenti colonnelli Alessandro Cisternino e Giancarlo Santagata permisero subito di stringere il cerchio attorno al 35enne che nelle ore immediatamente successive al delitto si costitui’, ammettendo le proprie responsabilita’.

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    Muore in ospedale dopo un calvario di sei operazioni. La Procura apre un’inchiesta

    Cronache » Primo Piano » Muore in ospedale dopo un calvario di sei operazioni. La Procura apre un’inchiesta

    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    16 minuti fa
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    21 Ottobre 2020

    Muore all’improvviso nella sua stanza d’ospedale dopo un calvario di sei operazioni. La Procura apre un’inchiesta.La tragedia il 18 ottobre all’Istituto di Neuroscienze, vittima un 69enne salernitano, Antonio Mainolfi. Il Pm Antonia Giammaria ha disposto l’autopsia per oggi.
    Una via crucis lunga più di un anno con ben sei operazioni, fino all’improvvisa e inspiegabile morte. Dopo l’esposto presentato dai familiari, assistiti da Studio3A-Valore S.p.A., la Procura di Roma, per il tramite del Pubblico Ministero, dott.ssa Antonia Giammaria, ha aperto un procedimento penale per omicidio colposo, per ora contro ignoti, per il decesso di Antonio Mainolfi, 69 anni, di Casal Velino, in provincia di Salerno, avvenuto il 18 ottobre 2020 presso il Neurogical Centre of Latium (NCL), Istituto di Neuroscienze, di Roma, dov’era in cura da tempo.
    Mainolfi soffriva di discopatia, ernia discale multipla, che gli causava un intenso dolore lungo tutto il nervo sciatico e per questo lo scorso anno si era rivolto alla clinica con sede in via Patrica 15, privata ma convenzionata con l’Asl, per gli accertamenti clinici del caso. Il medico che poi l’avrebbe seguito lungo tutto il suo calvario decide di operarlo, ma il paziente il 17 settembre 2019 viene nuovamente ricoverato e sottoposto a un secondo intervento di stabilizzazione su due vertebre. Il dolore però persiste al punto che nel gennaio 2020 il 69enne non riesce più a camminare. Di qui il ritorno al NCL, a febbraio 2020, per esporre le problematiche al medico che lo aveva già operato, ma poi causa Covid la struttura viene chiusa e il paziente deve stringere i denti per altri tre mesi. Finalmente, il 28 maggio Mainolfi viene nuovamente ricoverato e subisce la terza operazione, di revisione e artrodesi di tre vertebre.
    Anche quest’intervento però non produce risultati, tanto che il paziente decide di sottoporsi autonomamente a una radiografia sul sito chirurgico inviandone poi gli esiti al medico dell’istituto di Neuroscienze. Il quale, vista la documentazione dell’esame, lo richiama subito in clinica: una delle viti che stabilizzava la colonna vertebrale si era spezzata. Il 22 luglio 2020 Mainolfi subisce la quarta operazione, nel corso del quale viene riaperta la pregressa incisione chirurgica e sistemata la vite in una vertebra che si era deconnessa dalla barra. Ma anche stavolta la situazione non migliora e il 31 luglio il solito medico comunica al paziente la necessità di effettuare un ulteriore intervento, il quinto, per una presunta ernia espulsa. In realtà durante l’operazione viene riaperta nuovamente l’incisione chirurgica originaria e, verificato che un’altra delle viti inserite su una vertebra non risulta ben ancorata all’osso, ne viene posizionata una di diametro maggiore e si procede a un’ulteriore stabilizzazione per altre tre vertebre. Mainolfi viene trattenuto in clinica, sottoposto a svariate visite fisiatriche, dato che il dolore non cessa, e curato con una terapia antidolorifica con morfina. Fino al 9 settembre, data in cui viene effettuato l’ennesimo intervento per revisione e allungamento stabilizzazione, nonché decompressione del canale lombo-sacrale.

    Sembra finalmente la volta buona, il paziente inizia a stare fisicamente meglio e il 15 settembre viene dimesso e può tornare a casa. Ma è un’illusione. Dopo pochi giorni l’uomo riprende ad accusare dolori molto forti, anche con fuoriuscita di liquido dalla ferita, che si à gonfiata. Il 2 ottobre viene accompagnato al Pronto Soccorso dell’ospedale San Luca di Vallo della Lucania dove però i sanitari, trattandosi a loro dire di una patologia non urgente, lo re-indirizzano nella struttura dov’è stato operato. Ergo, nuovo viaggio a Roma ed ennesimo ricovero, da quello stesso 2 ottobre, presso il NCL: sarà anche l’ultimo. Nei suoi 16 giorni di degenza il 69enne riferisce per telefono ai figli di stare male, di avere la febbre, e di essere trattato con antibiotici e medicinali, non sapendo tuttavia quale terapia farmacologica gli stiano praticando. Fino alle 19 del 18 ottobre quando i familiari vengono informati, sempre telefonicamente, dalla clinica che il signor Mainolfi è stato rinvenuto pochi minuti prima (non si sa da quanto si trovasse lì) riverso sul pavimento della sua stanza, privo di vita: i sanitari non avrebbero potuto che constatarne il decesso per arresto cardiocircolatorio, e non hanno fornito ai congiunti alcuna spiegazione.
    Sconvolti dal dolore, non riuscendo a capacitarsi dell’improvvisa morte del loro caro e nutrendo non pochi dubbi e perplessità sulle cure prestate al padre, i due figli di Mainolfi l’indomani hanno sporto denuncia querela presso il commissariato “Appio Nuovo” della Questura di Roma, chiedendo all’autorità giudiziaria di compiere i dovuti accertamenti e di procedere nei confronti degli eventuali responsabili, e per essere assistiti, fare piena luce sui drammatici fatti e ottenere giustizia, attraverso l’Area Manager Luigi Cisonna e il responsabile della sede della Capitale, Angelo Novelli, si sono affidati a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, in collaborazione con l’avvocato Donatello D’Onofrio, del Foro di Roma.
    Riscontrando le istanze dei familiari, il Sostituto Procuratore dott.ssa Giammaria ha aperto un fasciolo, acquisito le cartelle cliniche e disposto l’autopsia sulla salma della vittima, incaricando il dott. Silvestro Mauriello, dell’Istituto di Medicina Legale dell’Università Tor Vergata, che avrà 60 giorni per depositare le sue conclusioni e potrà avvalersi anche della collaborazione di due specialisti, un ortopedico e un neurologo. Il Ctu, a cui l’incarico è stato conferito ieri, 20 ottobre, presso il Palazzo di Giustizia di piazzale Clodio, dovrà ovviamente chiarire le cause della morte, analizzare la storia clinica del paziente, verificare se le terapie e gli interventi effettuati siano stati adeguati e tempestivi e, con particolare riferimento all’ultima operazione, se fosse indicata, se sia stata correttamente eseguita, se possano esservi state complicazioni all’origine della morte e se l’assistenza pre e post operatoria prestatagli sia stata consona. L’esame sarà effettuato quest’oggi, mercoledì 21 ottobre, dalle 12, al Policlinico Tor Vergata: alle operazioni peritali parteciperà anche il dott. Antonio Oliva, medico legale di Roma messo a disposizione da Studio3A e nominato dall’avv. D’Onofrio come consulente di parte per la famiglia della vittima.

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    Le imprese dei Casalesi controllavano i lavori della rete idrica regionale: 7 arresti

    Cronache » Primo Piano » Le imprese dei Casalesi controllavano i lavori della rete idrica regionale: 7 arresti

    Caserta e Provincia

    Pubblicato
    4 ore fa
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    21 Ottobre 2020

    Le imprese del clan dei Casalesi, legate al boss Michele Zagaria, avevano il controllo degli appalti dei lavori di somma urgenza riguardanti la rete idrica regionale: arrestati sette imprenditori.

    I Carabinieri del Ros, in collaborazione con i colleghi del Comando provinciale di Caserta, hanno eseguito un’ordinanza di misure cautelari in carcere emessa dal Tribunale di Napoli, su richiesta della locale procura a carico di 7 imprenditori, indagati per concorso esterno in associazione mafiosa, con particolare riferimento al clan dei Casalesi. Il provvedimento e’ stato emesso sulla scorta di ulteriori approfondimenti investigativi condotti dal Ros nell’ambito dell’indagine “Sistema Medea” – coordinata dalla procura distrettuale di Napoli – che ha svelato l’esistenza, appunto, “di un ‘sistema’ gestito dal defunto Francesco e Michele Zagaria che consentiva a imprese di riferimento del clan di ottenere l’assegnazione, tramite affidamento diretto, dei lavori di somma urgenza riguardanti la rete idrica regionale”.La gestione in forma di oligopolio del ciclo integrato delle acque – secondo gli investigatori – e’ stata realizzata attraverso “una sistematica attivita’ di corruzione e di pervasivo condizionamento dell’attivita’ politica e amministrativa che si e’ avvalsa del rilevante contributo del politico e dirigente regionale Tommaso Barbato (gia’ arrestato e condannato in secondo grado per concorso esterno in associazione mafiosa), responsabile del ‘Settore Ciclo Integrato delle Acque’ della Regione Campania fino al 2005, il quale, nel corso del tempo, ha procurato ai diversi imprenditori legati agli Zagaria commesse in regime somma urgenza garantendo cosi’ al clan rilevanti introiti: una parte dell’utile di azienda era destinato agli Zagaria ed una parte alle attivita’ corruttive”. Le recenti indagini hanno permesso di individuare ulteriori 10 aziende, facenti capo ai 7 destinatari del provvedimento restrittivo, le quali, nel periodo che va dal 2001 al 2015, avrebbero beneficiato del rodato sistema di assegnazione di appalti e lavori in somma urgenza ottenendo commesse per oltre 40 milioni di euro. Il Ros ha eseguito anche un provvedimento di sequestro preventivo di 10 imprese edili per un valore di circa un milione di euro, con sede in provincia di Caserta, riconducibili agli indagati.

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    Corruzione, archiviata l’indagine sul capo degli ispettori del lavoro di Napoli

    Cronache » Cronaca » Cronaca Giudiziaria » Corruzione, archiviata l’indagine sul capo degli ispettori del lavoro di Napoli

    Avellino e Provincia

    Pubblicato
    39 minuti fa
    in
    20 Ottobre 2020

    Il gip di Avellino Fabrizio Ciccone ha deciso di archiviare il procedimento penale nei confronti di Renato Pingue, capo dell’Ispettorato interregionale del lavoro di Napoli coinvolto in un’inchiesta anti corruzione della Procura di Avellino risalente ad alcuni anni fa (2016), quando Pingue ricopriva la responsabilita’ di direttore provinciale facente funzioni della sede di Avellino.
    Insieme con Pingue finirono sotto inchiesta anche altre sei persone: Luigi Iannaccone, Giovanni Attanasio, Mario Della Sala, Giuseppina De Rosa, Gerardo Capaldo e Luca Pingue. L’alto dirigente ministeriale dell’Ispettorato Interregionale del Lavoro di Napoli venne arrestato il 9 novembre 2018, dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Avellino, con l’accusa di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio in concorso con un importante imprenditore irpino.

    Qualche giorno dopo, il 16 novembre, il gip revoco’ gli arresti e dispose nei confronti di Pingue una sospensione dal pubblico esercizio della durata di nove mesi. Oggi, a distanza di quasi due anni da quei fatti, il gip ha accolto la richiesta del pubblico ministero e ha rigettato l’opposizione presentata dai legali del sindacato Usb “non essendo”, si legge nell’ordinanza, “all’esito delle indagini svolte, emersi elementi idonei per un utile esercizio dell’azione penale nei confronti degli indagati in ordine ai reati loro rispettivamente ascritti”.

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    Imprenditore suicida vittima di usura e camorra a Giugliano: arrestate quattro persone e un ex carabiniere

    Cronache » Cronaca » Imprenditore suicida vittima di usura e camorra a Giugliano: arrestate quattro persone e un ex carabiniere

    Cronaca

    Pubblicato
    53 minuti fa
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    19 Ottobre 2020

    giugliano in campania. Imprenditore Giuliani suicida perché vittima di usura e camorra: arrestate quattro persone e un ex appuntato scelto dell’arma già detenuto e ora in quiescenza. Cinque i destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare emessa del gip del tribunale di napoli, su richiesta della locale Dda, per estorsione e usura aggravati dal metodo mafioso. Le indagini, condotte dagli agenti della Questura partenopea e del Commissariato Giugliano-Villaricca con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia, sono state avviate nel luglio 2018 dopo la morte di Giuseppe Giuliani, imprenditore attivo nel settore del commercio e dello smaltimento di materiali metallici, il cui cadavere fu trovato presso un opificio in stato di abbandono a giugliano in campania. Le investigazioni hanno svelato che l’uomo si era suicidato perché vittima di usura ed estorsione da parte di persone legate al clan Ferrara-Cacciapuoti di Villaricca. E’ stato possibile documentare che l’imprenditore avrebbe pagato somme estorsive anche per l’esecuzione di lavori di smaltimento dei veicoli del Consorzio unico di Bacino per le province di napoli e Caserta. Per far fronte alle richieste estorsive, si sarebbe poi indebitato con personaggi indicati dal clan stesso, versando tassi usurai anche superiori al 15% mensile.
    Stamattina la Squadra Mobile di napoli e gli agenti del Commissariato Giugliano Villaricca hanno arrestato: Emilio Chianese, 53 anni di Trentola Ducenta; Francesco Ferrara, alias “Francolone”, 54 anni;  Antonio Sarracino, alias “Mezza Recchia”, 58 anni di Villaricca; Francesco Maglione, alias “Didò” o “Din Don”, 60 anni (agli arresti domiciliari; Vincenzo Barbarisi, 57 anni di napoli, ex appuntato Scelto dell’Arma dei Carabinieri ora in quiescenza, detenuto. I cinque sono gravemente indiziati dei reati di estorsione ed usura aggravati dal metodo mafioso.

    Secondo le indagini, Giuliani per soddisfare le richieste estorsive del clan, si sarebbe indebitato con soggetti indicati dagli stessi malavitosi, dietro corresponsione di tassi usurai anche superiori al 15 % mensile.

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    Coronavirus

    Pubblicato
    9 minuti fa
    in
    19 Ottobre 2020

    L’Asl Na1 comunica che i posti di degenza degli ospedali della città sono ormai pieni. E quindi prevede dimissioni dei degenti meno gravi o l’aiuto della rete Regionale.  A breve parte il piano per ampliare offerta posti letto a napoli.

    I posti di degenza covid nelle strutture della Asl napoli 1, quella della citta’ di napoli, sono tutti pieni. La Asl napoli 1 a fronte di nuove necessita’ di ricoveri in degenza sta dimettendo pazienti guariti oppure, in caso di maggiore urgenza, sta dirottando i positivi covid nella rete regionale campana. Ci sono ancora posti in terapia intensiva e sub-intensiva. L’Asl sta facendo partire operativamente il piano per ampliare la disponibilita’ di posti letto.
    E nel frattempo sempre l’Asl napoli 1 fa seper che da mercoledi’ alle 14 convertira’ tutta l’area del day surgery dell’Ospedale del Mare in posti per il covid, creando quindi 40 letti di degenza e otto di terapia sub intensiva.  Contestualmente verranno eliminate le degenze ordinarie al covid center dell’Ospedale del Mare, dedicandolo esclusivamente alle terapie intensive, che saranno quindi di 72 posti.
    Sempre da mercoledi’ alle 14 verra’ aperto il covid residence nell’hotel, annesso all’Ospedale del Mare, dedicato a persone positive ma asintomatiche, che non possono fare isolamento a casa. Saranno subito attive 42 stanze che possono essere usate da singoli o da due persone se sono congiunti.

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    In giro per San Paolo Belsito nonostante fosse positivo al Covid è stato denunciato

    Cronache » Area Vesuviana » In giro per San Paolo Belsito nonostante fosse positivo al Covid è stato denunciato

    Area Vesuviana

    Pubblicato
    9 minuti fa
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    19 Ottobre 2020

    San Paolo Belsito. In giro per la città nonostante fosse positivo al covid: 44enne scoperto si scaglia contro i carabinieri e viene denunciato.I carabinieri della Stazione di Saviano, nell’ambito di un servizio di controllo del territorio disposto dal Comando Provinciale di Napoli, hanno denunciato per la violazione del testo unico sulle leggi sanitarie un 44enne incensurato di San Paolo Belsito. Nonostante fosse stato posto in isolamento domiciliare perché positivo al tampone che rileva il covid-19, il 44enne è stato notato in strada, alla guida della propria autovettura. I militari lo conoscevano bene e avevano ricevuto nei giorni precedenti comunicazione sulla sua positività dal presidio sanitario locale.L’uomo dovrà rispondere della violazione alla normativa sanitaria e potrebbe rischiare incriminazione anche per epidemia colposa.

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    Quattordicenne con un coltello in tasca aggredisce i carabinieri che lo hanno fermato a Nola

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    19 Ottobre 2020

    Nola. Aggredisce i carabinieri che lo hanno fermato per un controllo: 14enne denunciato e riaffidato alla mamma per porto abusivo di arma.
    I carabinieri della sezione radiomobile hanno denunciato per resistenza e porto abusivo di armi od oggetti atti ad offendere un 14enne di San Vitaliano.Il minore era in compagnia di un 18enne di Saviano e insieme passeggiavano in località Boscofangone, poco lontano da un noto centro commerciale.Quando i militari hanno chiesto loro i documenti, il 14enne ha prima provato a fuggire e poi, tornato sui suoi passi ha aggredito i carabinieri. Bloccato, nelle sue tasche è stato rinvenuto un coltellino a serramanico di 10 cm, poi sequestrato.E’ stato denunciato e poi riaffidato alla madre.

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    Violenta e rapina due donne a Castel Volturno. arrestato grazie al dna

    Caserta e Provincia

    Pubblicato
    3 ore fa
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    16 Ottobre 2020

    E’ accusato di una violenza sessuale consumata ed una tentata ai danni di due donne di Castel Volturno  il 30enne nigeriano Martins Ozua, raggiunto dall’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

    L’uomo, irregolare, si trova gia’ da tempo nel carcere di Agrigento, ed e’ qui che la Polizia di Stato – Squadra Mobile di CASERTA – gli ha notificato il provvedimento restrittivo per fatti avvenuti meno di un anno fa; in meno di una settimana, tra il 22 e il 29 novembre 2019, Ozua entro’ armato di coltello in casa di un’ultrasettantenne, la violento’ e la rapino’ dei contanti e del cellulare, mentre nella seconda circostanza, non riusci’ ad abusare della vittima, perche’ questa urlo’ mettendo in fuga l’aggressore; il 30enne riusci’ comunque a rapinare denaro e altri oggetti. Determinanti per le indagini, coordinate dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, sono state le tracce biologiche lasciate da Ozua a casa delle vittime, subito trovate dagli investigatori della Polizia di Stato guidati da Davide Corazzini e trasmesse al Servizio di Polizia Scientifica a Roma; e’ emerso che il dna era lo stesso in entrambi i casi. Indagini piu’ tradizionali hanno fatto poi emergere sospetti proprio su Ozua, gia’ noto per rapine commesse in Sicilia; a casa sua, i poliziotti hanno prelevato una boccetta di profumo e due mozziconi di sigaretta da cui prelevare altre tracce biologiche e confrontarle con quelle trovate sul luogo del delitto. La comparazione ha dato esito positivo; inoltre sulla boccetta e’ stata rinvenuta anche un’impronta che, e’ emerso, era proprio del trentenne nigeriano.

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    Caserta e Provincia

    Pubblicato
    3 ore fa
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    16 Ottobre 2020

    A Casaluce mamma e 2 figli positivi al coronavirus. Attualmente, ci sono 28 persone positive monitorate dall’Asl di Caserta.
    Una mamma positiva al Covid-19 insieme ai due figli che frequentano la scuola primaria ‘Plesso Marconi’ di Casaluce. La conferma arriva dal sindaco Antonio Tatone: “Ho contattato la famiglia in questione, la signora riferisce che sono tutte in discrete condizioni generali di salute”.
    Nuovi casi che si aggiungono a quello del consigliere comunale Pasquale Bruno. “Gli auguro fraternamente una pronta guarigione che, ci vedrà, al più presto nella casa comunale” ha affermato il sindaco che sta attendendo ancora l’esito di altri 12 tamponi, precedentemente risultati positivi, nella speranza che risultino finalmente negativi.
    Lo stesso primo cittadino ha rivolto “un accorato appello ai genitori e soprattutto ai ragazzi che attualmente sono lontani dai banchi di scuola: siate maggiormente responsabili uscendo il meno possibile e nel caso necessario indossare sempre la mascherina ed osservare il distanziamento, evitando soprattutto assembramenti. La situazione ci sta sfuggendo di mano e solo adottando queste misure, si può evitare il peggio”.

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    Morta dopo l’intervento al naso, chiesto il rinvio a giudizio dell’anestesista

    A conclusione delle indagini preliminari, il sostituto procuratore del Tribunale di Cassino Alfredo Mattei ha chiesto il rinvio a giudizio dell’anestesista intervenuto durante l’operazione di rinoplastica di Mariachiara Mete, la 21enne di Lamezia Terme morta dopo l’intervento eseguito il 17 giugno dell’anno scorso presso la clinica ‘La Casa del sole’ di Formia.Lo specialista è accusato di omicidio colposo “per aver cagionato per colpa la morte della 21enne, in particolare perché, nella qualità di anestesista che ha prestato la propria attività professionale durante l’intervento di rinoplastica estetica cui la predetta veniva sottoposta presso la clinica polispecialistica ‘T. Costa’ Casa del Sole – si legge nella richiesta di rinvio a giudizio presentata al Gip – per colpa consistita in negligenza e imperizia, in occasione dell’arresto cardiocircolatorio insorto nel corso dell’intervento chirurgico somministrava alla paziente in prima battuta atropina ed efedrina in luogo della adrenalina, poi infusa in un momento successivo, e ometteva di effettuare un immediato massaggio cardiaco esterno alla frequenza di 100/120 al minuto, praticandolo solo in una seconda fase al ritmo di 80/90 al minuto, sicché non si atteneva alle linee guida prescritte per la rianimazione e così determinava un ritardo nel ripristino della attività cardiaca, rilevata solo dopo tre minuti dall’inizio delle manovre rianimatorie, nonché nella perfusione cerebrale, con conseguente aggravamento del danno neurologico post-anossico, e per l’effetto con le condotte colpose sopra descritte concorreva a cagionare il decesso di Mete Mariachiara”.
    Con riferimento alla posizione degli altri indagati, 30 appartenenti a vario titolo alle diverse strutture coinvolte, non sono stati ravvisati ulteriori profili di responsabilità penale avendo i consulenti tecnici della Procura concluso “che non possono essere mosse censure di sorta al chirurgo che ha praticato l’intervento né tanto meno a tutti gli operatori sanitari che hanno prestato la propria assistenza alla paziente durante i ricoveri nelle fasi successive all’episodio acuto”. Per tali sanitari, pertanto, la Procura ha richiesto l’archiviazione.
    I familiari, assistiti dalla società Giesse Risarcimento Danni, gruppo specializzato in malasanità, in attesa dell’udienza preliminare, fissata per il prossimo 27 gennaio, hanno deciso di intraprendere direttamente anche una autonoma azione civile.
    “Ringraziamo la Procura per il prezioso e minuzioso lavoro di accertamento svolto in questi lunghi e difficili mesi – sottolineano Bruno Marusso e Anselmo Vaccaro del gruppo Giesse – Con il supporto dei nostri periti, consulenti e legali fiduciari, valuteremo ora se vi siano i margini per presentare un’opposizione alla richiesta di archiviazione della Procura per un altro dei sanitari coinvolti in questa assurda e inaccettabile tragedia, in quanto ravvisiamo possibili profili di colpa anche nei confronti di, almeno, un altro soggetto, oltre a quello già individuato dalla Procura”.
    “Fin da quel tragico giorno siamo convinti che qualcosa non sia stato fatto correttamente, chiediamo soltanto di poter sapere la verità”, il triste commento della famiglia Mete. “Se qualcuno ha sbagliato, è doveroso che venga fatta giustizia, anche se Mariachiara, purtroppo, nessuno mai ce la riporterà”.

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    Concussione: archiviato procedimento sul procuratore aggiunto di Avellino

    Avellino e Provincia

    Pubblicato
    56 minuti fa
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    14 Ottobre 2020

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    Concussione: archiviato procedimento sul procuratore aggiunto di Avellino.

     
    Il gip di Roma ha archiviato il procedimento penale per corruzione e concussione dei pm napoletani Cimmarotta e Woodcock, poi passato per competenza ai colleghi romani, nei confronti del procuratore aggiunto di Avellino Vincenzo D’Onofrio (difeso dall’avvocato Mario Terracciano), magistrato che ha anche dato il suo contributo alla lotta alla camorra nella DDA di Napoli. Il giudice ha in sostanza accolto la richiesta del pm che ha ereditato l’indagine e che aveva sottoposto il procuratore aggiunto di Avellino a un fitto interrogatorio durante il quale D’Onofrio aveva fornito tutti i chiarimenti sulla vicenda.
    La stessa inchiesta ha coinvolto anche un altro magistrato napoletano, Andrea Nocera, che presento’ le dimissioni, proprio a causa di questo procedimento, dall’incarico di capo degli ispettori del Ministero della Giustizia. L’attivita’ investigativa vide coinvolti anche l’ex senatore Salvatore Lauro (armatore dell’Alilauro) e l’armatore Salvatore Di Leva. A far scattare l’indagine furono proprio le conversazioni intercettate attraverso un captatore informatico installato sul cellulare di quest’ultimo.
    Il magistrato venne accusato di avere usato la sua posizione per ottenere biglietti gratis per una partita del Napoli a Torino con la Juventus, disputata il 19 settembre 2018, e la riparazione, sempre gratis, di una barca non di sua proprieta’ utilizzata per delle gite nel Golfo.

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    Avellino e Provincia

    Pubblicato
    22 ore fa
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    13 Ottobre 2020

    Covid: psicosi tra studenti di Avellino, niente lezioni e assalto ai bus
    E’ bastato che circolasse la notizia della morte di un’anziana di 86 anni all’ospedale Frangipane di Ariano Irpino che la paura del contagio si diffondesse tra gli studenti. In tanti questa mattina, soprattutto negli istituti superiori, si sono avvicinati ai cancelli della scuola, ma poi hanno deciso di non varcare la soglia e di tornare al terminal dei pullman per rientrare a casa. Non uno sciopero, ma il gesto spontaneo di tanti che si sono riversati sui bus, creando non poche difficolta’ agli autisti di linea. Ci sono infatti disposizioni precise per il distanziamento a bordo dei pullman e gli autisti hanno faticato a respingere i ragazzi che volevano tornare a casa. E’ intervenuta anche la polizia locale per evitare tensioni e assembramenti e per controllare il rispetto delle norme anticovid, come l’uso della mascherina. La situazione e’ tornata alla normalita’ nella tarda mattinata. Ma adesso i dirigenti scolastici stanno valutando eventuali provvedimenti disciplinari nei confronti degli studenti che si sono assentati senza un valido motivo e soprattutto diffondendo allarmi ingiustificati.

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    Avellino e Provincia

    Pubblicato
    1 giorno fa
    in
    13 Ottobre 2020

    La gestione di alcuni appalti pubblici, in particolare la risistemazione di una struttura scolastica, al centro di un’inchiesta della procura di Avellino che ha fatto scattare perquisizioni negli uffici comunali e in casa del sindaco e di alcuni assessori del comune di Pratola Serra.
    I carabinieri del comando provinciale di Avellino stanno acquisendo in queste ore elementi utili alle indagini che riguardano l’affidamento di lavori. Sarebbero 11 le persone indagate, tra le quali il sindaco Antonio Aufiero, di recente candidato alle elezioni regionali nella lista di Forza Italia, alcuni assessori anche non piu’ in carica e imprenditori impegnati nei lavori.

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    Napoli, in ospedale con problemi respiratori, 39enne muore dopo due mesi. Aperta un’inchiesta

    Flash News

    Pubblicato
    15 minuti fa
    in
    13 Ottobre 2020

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    Napoli, in ospedale con problemi respiratori, 39enne muore dopo due mesi. Aperta un’inchiesta.La paziente è morta dopo due mesi e mezzo di un tormentato ricovero culminato con un’infezione. Il Pm di Napoli ha disposto l’autopsia incaricando un pool di Ctu.
     
    Era entrata in ospedale in luglio, lamentando affanno e spossatezza, non è più uscita viva: dopo due mesi e mezzo di ricoveri in più strutture in cui le ha passate proprio tutte – polmonite, blocco renale, perforazione dell’aorta e infezione -, il 3 ottobre è spirata, a nemmeno quarant’anni. Dopo la denuncia presentata dai familiari, assistiti da Studio3A, il Pubblico Ministero della Procura di Napoli, dott.ssa Liana Esposito, ha aperto un procedimento penale per il reato di omicidio colposo, per ora contro ignoti, per la morte di una trentanovenne di Torre del Greco, C. A., avvenuta in circostanze tutte da chiarire anche secondo i sanitari che l’hanno avuta in cura.
    La donna, come riferito dalla sorella ai carabinieri della stazione di Torre del Greco, a luglio aveva accusato affanno, problemi respiratori e difficoltà a camminare e il 18 di quello stesso mese si era rivolta al Pronto Soccorso dell’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia. Qui, dopo averla sottoposta alla Tac e ai vari accertamenti del caso, le riscontrano una polmonite e il 21 luglio la trasferiscono d’urgenza nel reparto di Pneumologia dell’ospedale di Boscotrecase, dove rimane per circa 15 giorni, sotto cura di antibiotici.
    Il 4 agosto, però, alla paziente diagnosticano un blocco renale e viene quindi ricondotta al San Leonardo per sottoporla a dialisi in quanto i reni non rispondono. Ma nell’effettuarla, sempre secondo la denuncia presentata ai carabinieri, i medici le avrebbero “bucato” inavvertitamente l’aorta all’altezza della gamba destra. I sanitari tentano di tamponare la ferita, ma si forma un evidente ematoma e dopo una Tac l’8 agosto si decide per un ulteriore trasferimento della trentanovenne nel reparto di Chirurgia vascolare dell’ospedale del Mare di Napoli, a Ponticelli. L’indomani viene operata all’arto inferiore per chiudere la vena: l’intervento sembra riuscito, ma alcuni giorni dopo subentra un’infezione da cui non uscirà più. Subirà altri interventi di pulizia, le inseriscono un drenaggio per aspirare il liquido, le praticano anche trasfusioni di sangue, ma la mattina del 3 ottobre, attraverso i carabinieri, i familiari vengono invitati a contattare subito l’ospedale e qui ricevono la terribile notizia del decesso della loro cara, avvenuto poche ore prima, nel cuore della notte, alle 2.30. Sono i medici stessi, informandoli, a chiedere di poter procedere con un riscontro diagnostico, l’autopsia interna, perché neppure loro sanno spiegarsi cosa sia successo.
    Scossi dal dolore, e non sapendo capacitarsi del tragico epilogo, i congiunti della vittima hanno quindi deciso quello stesso giorno di sporgere denuncia, con lo scopo di capire la causa di una morte così prematura e inspiegabile e di accertare eventuali responsabilità da parte dei sanitari, e per essere assistiti, attraverso il consulente personale dott. Vincenzo Carotenuto, si sono affidati a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nelle tutela dei diritti dei cittadini.
    Accogliendo l’istanza dei familiari della vittima, il Sostituto Procuratore ha quindi aperto un fascicolo, acquisito la documentazione clinica e, soprattutto, ha disposto l’autopsia sulla salma incaricando a tal fine quali propri consulenti tecnici il dott. Alfonso Maiellaro, medico legale, il dott. Giuseppe Aragiusto, chirurgo vascolare, e la dott.ssa Carmela Buonomo, anatomopatologa. L’incarico viene conferito oggi. I risultati della perizia autoptica saranno ovviamente fondamentali per dare le prime risposte.

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    Flash News

    Pubblicato
    4 ore fa
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    13 Ottobre 2020

    Napoli, anziano morto di covid al Cotugno dopo il ricovero: scatta l’inchiesta.

    Accertamenti sono in corso da parte dei carabinieri di Napoli per verificare la circostanze che hanno portato alla morte di un signore di 70 anni affetto da Covid, avvenuta nell’ospedale Cotugno della citta’. A lamentare ritardi nell’assistenza fornita all’uomo sono stati i familiari. Il 70enne era affetto da diverse patologie, tra cui il diabete e l’ipertensione. L’obiettivo degli inquirenti della sezione “Lavoro e Colpe Professionali” della Procura, che non ipotizzano alcun tipo di responsabilita’, e’ cercare di fare luce sull’accaduto. Secondo quanto dichiarato dal 118 il paziente, classificato in ospedale con codice giallo, aveva una saturazione del 95%. Secondo l’azienda ospedaliera dei Colli, invece, gia’ al momento del ricovero nel Pronto Soccorso l’uomo presentava una saturazione molto bassa e una insufficienza respiratoria a tal punto grave da rendere inutili tutte le manovre tese a salvargli la vita.
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    Morto per coronavirus al Cotugno, il responsabile del 118 Napoli:’ Era stabile. Un’ora alla ricerca del posto’
    “Bisogna fare chiarezza sulla dinamica che ha portato alla morte di un paziente presso l’ospedale Cotugno di Napoli dopo essere stato in precedenza dirottato al Pellegrini in cerca di ricovero. Ore trascorse in ambulanza in attesa che potrebbero essere state fatali. C’e’ anche da chiarire la vicenda secondo la quale gia’ precedentemente al paziente era stato prospettato un ricovero fuori regione. L’epilogo drammatico testimonia lo stato di estrema difficolta’ che stiamo vivendo in seguito alla ripresa del numero dei contagi. Dopo aver parlato con la famiglia per comprendere cosa sia davvero accaduto, ho chiesto una indagine interna che e’ gia’ partita per verificare in modo puntuale le risposte degli operatori, gli spostamenti, i tempi delle attese presso le due strutture ospedaliere interessate e le motivazioni delle stesse. Inoltre ci sono delle palesi incongruenze tra la versione del 118 e quella del Cotugno sulle quali vogliamo avere chiarezza”. Queste le parole del consigliere regionale di Europa Verde, Francesco Emilio Borrelli, che ha ascoltato la famiglia del paziente deceduto. “Cercare la verita’ – prosegue Borrelli – non solo e’ un dovere nei confronti della famiglia ma e’ anche indispensabile per capire quali siano le criticita’ del sistema di emergenza covid per evitare di assistere a nuovi drammi del genere. Le strutture sanitarie sono di nuovo sotto pressione per questo voglio lanciare un appello a tutti affinche’ prevalgano responsabilita’ e buon senso”.

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