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    Appalti e clan dei Casalesi. Scarcerati i due imprenditori

    Il Tribunale del Riesame ha infatti revocato la misura cautelare degli arresti domiciliari, accogliendo la richiesta degli avvocati difensori
    Casal di Principe / Villa di Briano – Scarcerati i due imprenditori Pezzella Raffaele 55 anni e Iorio Tullio 46 anni.

    Entrambi arrestati due settimane fa in un’operazione dei carabinieri del Ros nell’inchiesta su appalti e ditte riconducibili al clan dei Casalesi.
    Il Tribunale del Riesame ha infatti revocato la misura cautelare degli arresti domiciliari, accogliendo la richiesta degli avvocati difensori.
    I giudici hanno ritenuto non necessaria la misura cautelare nonostante l’accusa di concorso esterno in associazione camorristica. Sono indagati a piede libero. LEGGI TUTTO

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    Violenza sessuale, rapina e lesioni: condannato un richiedente asilo

    Accusato di violenza sessuale, rapina e lesioni ai danni di una 45enne di Terracina, un richiedente asilo di nazionalità irachena, il ventenne Lak Mohammed Mahdawi Waisi, è stato condannato a sette anni di reclusione dal Tribunale di Latina. Un anno e mezzo in meno rispetto alla condanna chiesta dal pubblico ministero. Una vicenda che risale […] LEGGI TUTTO

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    Questa volta il Tar lancia un salvagente al lido Parisi

    Il lido di Vittorio Parisi, a Vindicio, questa volta è salvo. Mentre pende appello al Consiglio di Stato contro il provvedimento con cui il Comune di Formia ha dichiarato la decadenza della concessione demaniale marittima dell’imprenditore balneare, il Tar di Latina questa volta ha accolto la richiesta dello stesso Parisi e sospeso l’avviso pubblico del […] LEGGI TUTTO

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    Uxoricidio, la Corte d’Assise prende tempo su Trabacchin

    La Corte d’Assise del Tribunale di Latina prende tempo sull’uxoricida. Nella prima udienza per l’omicidio di Elisa Ciotti, i difensori di Fabio Trabacchin, gli avvocati Luca Amedeo Melegari e Fabrizio Mercuri, sono tornati a chiedere, come avevano già fatto con il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Giuseppe Molfese, di rinviare l’udienza in […] LEGGI TUTTO

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    Mancato esproprio, arriva un’altra condanna per il Comune

    L’ennesimo pasticcio fatto a Latina con gli espropri è costato al Comune un’altra condanna. Il Tar, accogliendo il ricorso dell’Immobiliare Chimar, ha stabilito che l’ente locale dovrà risarcire la srl per l’illegittima occupazione di terreni di proprietà della ricorrente a seguito di una procedura espropriativa mai portata a termine da parte dell’amministrazione comunale e del […] LEGGI TUTTO

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    Napoli, omicidio alla cornetteria ai Colli Aminei: giudizio immediato per il killer

    Il gip di Napoli Giuseppe Sepe ha disposto il giudizio immediato per Enrico La Salvia, 35 anni il prossimo novembre, arrestato dai carabinieri lo scorso 29 febbraio con l’accusa di essere il killer che a Napoli, il 6 novembre 2016, davanti a una “cornetteria” dei Colli Aminei prese parte a un agguato di camorra nel quale venne ucciso il giovane Antonio Bottone, 28 anni, e ferito (al gluteo) Daniele Pandolfi (pentito da circa due anni e vero obiettivo del raid), ritenuto dalla DDA affiliato al clan Vastarella.

    La Salvia e’ da allora detenuto con l’accusa di omicidio e tentato omicidio in concorso, aggravati dalla finalita’ mafiosa, dalla premeditazione e dai motivi abietti e futili. Per la Procura Antimafia l’agguato scatto’ nell’ambito della contrapposizione armata tra il clan Sequino, il clan Vastarella e altre organizzazioni camorritiche del quartiere Sanita’.
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    In particolare come risposta al tentato omicidio di Gianni Sequino, esponente di vertice dell’omonimo clan. Antonio (la famiglia e’ difesa dall’avvocato Sergio Pisani) mori’ sul colpo, raggiunto alla testa dai colpi di pistola 7.65 esplosi da La Salvia. L’udienza e’ stata fissata per il 14 ottobre prossimo. LEGGI TUTTO

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    Operazione della Guardia di Finanza “Fake Credits”, gli arrestati napoletani

    Ventuno persone poste agli arresti domiciliari, tre condotte in carcere e sei imprenditori sospesi dalla loro attivita’.
    Questo il provvedimento cautelare emesso nell’ambito dell’operazione ‘Fake credits’ della guardia di finanza eseguito dalla Guardia di finanza in Sicilia, Lombardia, Lazio e Campania a conclusione di un’inchiesta della Procura catanese su un presunto vorticoso giro di crediti tributari ‘fasulli’ creato attraverso il “reperimento e la costituzione di societa’ fittizie. In carcere, a Catania, sono stati condotti il presidente dell’ente di datori di lavoro Confimed Italia, Antonino Paladino, di 57 anni, un dipendente del suo studio professionale, Gaetano Sanfilippo, di 43 anni, e un professionista consulente amministrativo di Confimed Italia, Andrea Nicastro, di 46 anni. Agli arresti domiciliari sono stati posti i certificatori di crediti che l’accusa ritiene inesistenti: Paolo Bigo, di 62 anni, e Silvia Gregorini, di 56, operativi su Roma. Domiciliari anche per i commercialisti Giuseppina Licciardello, di 60 anni, di Catania; Pasquale Toscano, di 54 anni, operativo su Latina con studio a Napoli e Daniele Nicotra, di 38, di Catania.

    Arresti domiciliari anche per rappresentanti legali e amministratori delle societa’indagate dalla Procura di Catania. Si tratta di Salvatore Debole, 63 anni, amministratore di fatto della ‘Ancr’ di Belpasso, nel catanese, Giuseppe Vetrano, di 61, della ‘Delivery Express’ di Catania; Gesualdo Piazza, di 45, della ‘San Francesco Cooperativa’ di Caltagirone, nel catanese; Fabrizio De Santis, di 59, della ‘Pachira srl di Roma’; Maria Rosa Crocco, di 62, della ‘B suite’ societa’ cooperativa di Rignano Flamino, Roma; Carlo Noto, di 55, della ‘Quattrotempi srl’ di Roma; Roberto Pes, di 55, de ‘La Cartomatica srl di Roma’; Piero Guardabascio, di 56, de ‘Il Garofalo’ di Roma; Sebastiano Di Meo, di 59, della ‘Di Meo srl’ di Napoli; Cosimo Damiano Gallone, di 38, detenuto a Verona per rapina, della ‘Cbl trasporti’ di Pero, nel milanese; Mario Barrella, di 58, anche lui della ‘Cbl trasporti’; Marco Maggio, di 41, di ‘Job act societa’, cooperativa di Milano; Carmine Pelloni, di 57, della ‘Molly Malone 2015 srl’ di Segni, in provincia di Roma; Davide Bertolini, di 45, e Michele Antonio Gerardo Gallo, di 75, della ‘Textile export srl’ di Roma. Il Gip ha disposto anche il divieto temporaneo di esercitare la loro attivita’ a sei imprenditori: Claudia Debole, di 37 anni, della ‘Ancr di Belpasso’, nel catanese; Giacomo Celesti, di 50, della ‘Business project industrial service srl’ unipersonale di Augusta, nel siracusano; Federico Risicato, di 46, della ‘Vigil service srl di Belpasso’, nel catanese; Michele Spera, di 53, della ‘Re.point srl’ di Ragusa; Rita Gianformaggio, di 27, della ‘New solar srl’ di Catania; e Renato Balsamo, di 67, della Ariel societa’ cooperativa di Catania. LEGGI TUTTO

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    Sconto di pena di 11 anni di carcere al pentito Genny a’ carogna

    Sconto di pena di ben 11 anni di carcere in Appello per Gennaro De Tommaso, alias Genny a ‘ carogna ex storico capo dei Mastiff della Curva A del Napoli e da qualche anno collaboratore di giustizia.

    Il suo gruppo familiare importava fiumi di cocaina dall’Olanda e il suo sogno era quello di produrre la droga a Napoli. E’ in carcere da tre anni e ieri i giudici della quarta Corte di appello del Tribunale di Napoli, presidente Toscano, gli hanno comminato una pena di 7 anni di carcere per traffico internazionale di droga. Il pg ne aveva chiesti 16 di anni di carcere. In primo grado di anni di carcere ne aveva avuti 18. Dallo scorso anno sta collaborando con la giustizia con la contrarietà dei suoi familiari che lo hanno disconosciuto.
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    Ecco tutte le altre condanne: 5 anni e un mese (erano stati chiesti 7 anni) Alessandro Caldiero, 34enne che in primo grado aveva rimediato 8  anni; 4 anni e 9 mesi (invece di 6anni e 4 mesi) per Gennaro Cocozza, 42enne che aveva rimediato 7 anni e 4 mesi; 5 anni e 4 mesi (invece di 7 anni e 8 mesi per Vincenzo Gravina, 50enne che aveva rimediato 8 anni e 8 mesi; 5 anni e 5 mesi per Guido Sorge, 54enne che aveva ‘incassato’ 8 anni e 8 mesi; 2 anni (invece di 2 anni e 8 mesi) per Giuseppe Conte, 39enne di Brezza nel Casertano che aveva rimediato 3 anni; 4 anni e 9 mesi (invece di 6 anni e 4 mesi) per Pasquale D’Amore, che aveva rimediato 7 anni e 4 mesi; 19 anni e 10 mesi in continuazione (il pg aveva chiesto 19 anni solo per questo processo) per Giovanni Orabo -, che era stato condannato a 20 anni; 4 anni e 9 mesi (invece di 6 anni e 4 mesi) per Salvatore Scialò, che che aveva ‘incassato’ 7 anni e 4 mesi; 4 in continuazione (il pg aveva chiesto 3 anni solo per questo processo) per Mario Cossentino, 50enne di Villa Literno che aveva rimediato 4 anni; 4anni e 5 mesi (invece di 5 anni e 4 mesi) per Francesco Guarino, 38 enne che aveva rimediato 8 anni e 8 mesi; 9 anni (in primo grado 11 anni e 4 mesi) per Mariano Esposito, 29enne già condannato a 12 anni; 5 anni e 5 mesi (invece di 7 anni e 4 mesi) per Marco Contardo, 34enne che aveva rimediato 8 anni e 8 mesi;12 anni e 4 mesi (invece di 15) per Gaetano De Tommaso, a cui erano stati inflitti 20 anni; 9 anni e 2 mesi in continuazione per Francesco Licciardi; e 9 anni in continuazione per Lucio Migliaccio. LEGGI TUTTO

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    Politica&Camorra a Sant’Antimo: il gip deciderà entro 10 giorni per le intercettazioni su Cesaro

    Decidera’ entro dieci giorni, il gip di Napoli Maria Luisa Miranda, in merito all’utilizzabilita’ delle intercettazioni in cui compare anche la voce del senatore di Forza Italia, Luigi Cesaro.

    Le intercettazioni sono finite nell’inchiesta dei carabinieri del Ros e della Procura di Napoli sulle presunte collusioni tra politica e Camorra a Sant’Antimo, citta’ in provincia di Napoli dove e’ nato il parlamentare indagato.
    Si tratta di intercettazioni, occasionali e indirette, captate durante l’indagine del reparto speciale dei militari dell’Arma. All’udienza hanno preso parte i sostituti procuratori della Repubblica di Napoli titolari dell’indagine, i pm Loreto e Serio (rtp.Serio) (che contestano il concorso esterno in associazione mafiosa), e i due legali del parlamentare, gli avvocati Alfonso Furgiuele e Michele Sanseverino.
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    Qualora il giudice per le indagini preliminari partenopeo dovesse decidere per l’utilizzabilita’ (parziale o totale) di quelle intercettazioni, sara’ necessario inoltrare richiesta per l’autorizzazione alla Giunta delle elezioni e delle immunita’ parlamentari del Senato della Repubblica. LEGGI TUTTO

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    Pena quasi dimezzata in Appello per un pregiudicato del Casertano

    Pena quasi dimezzata in Appello per un pregiudicato del Casertano.

    È stata rideterminata la pena da parte della Corte di appello ad anni 6, mesi 4, giorni 10 di reclusione per E. A., 43 anni, residente a Caserta ma originario di Trentola Dugenta, dopo l’applicazione e il riconoscimento dell’istituto della “continuazione” . I giudici dell’Appello hanno accolto la richiesta dell’avvocato Massimo Viscusi.
    Dal febbraio 2019 è detenuto presso la Casa Circondariale di Poggioreale, in conseguenza di un provvedimento di determinazione di pene concorrenti disposto dalla Procura Generale della Repubblica di Napoli, di anni 10, mesi 6, giorni 20 di reclusione. LEGGI TUTTO

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    Napoli, ecco come dal carcere ‘zio’ Salvatore Petriccione ha evitato una nuova faida di Scampia

    Napoli, ecco come dal carcere ‘zio’ Salvatore Petriccione ha evitato una nuova faida di Scampia. Stava per accadere nel 2017 tra le famiglie Angrisano che controllano il traffico illecito a Scampia e i Grimaldi di San Pietro a Patierno.

    C’e’ un episodio, nell’inchiesta della DDA di Napoli (pm Maurizio De Marco) che ha consentito di sgominare il feroce clan della Vanella Grassi di Scampia, ritenuto emblematico dagli inquirenti: un summit, monitorato, tenuto il 3 novembre 2017, al termine del quale viene sventata una vera e propria guerra di camorra imminente tra i vari e litigiosi gruppi che costituiscono la cosca.
    IL SUMMIT E L’INTERVENTO DAL CARCERE
    Tutto avviene grazie all’intervento “de relato” di Salvatore Petriccione (detto lo “zio”) dal carcere di Terni (l’ufficiale di collegamento per i pm era Salvatore Lamonica, arrestato ieri) che indica Vincenzo Spera (anche lui tra le persone arrestate oggi, ndr) come l’unico garante della pace. La “voce” di Petriccione evita un’altra faida che avrebbe potuto insanguinare, cosi’ com’e’ sempre successo in passato, quella “particolare” zona di Napoli dove gli interessi della camorra erano tornati ad essere di altissimo livello.
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    I “girati”, come anche vengono soprannominati i camorristi di via Vanella Grassi (o della Vinella Grassi) erano riusciti a rimettere in funzione le piazze di spaccio di Scampia “chiuse” dal forze dell’ordine e magistratura, tra il 2015 e il 2016, quelle diventate tristemente famose sulle cronache di tuo il mondo per il loro vertiginoso volume d’affari. E nei mesi scorsi, quando covid-19 costringeva i cittadini a stare in casa, i pusher, con tanto di mascherina sul volto, le facevano fruttare.
     LO SCONTRO TRA GLI ANGRISANO E I GRIMALDI
    E, infatti, ogni tanto, durante il lockdown, ne veniva “beccato” qualcuno, a Napoli, con la droga o con una pistola addosso. Nel corso di questi anni, a partire dal 2016, gli inquirenti hanno anche assistito a “operazioni di rimpiazzo” delle posizioni di rilievo occupate da elementi di spicco del clan, come, per esempio i fratelli Umberto e Antonio Accurso, finiti in carcere.
    Ed e’ stato proprio nell’ambito di questa ristrutturazione dell’organizzazione che si sono creati e hanno preso potere le famiglie Angrisano (di Scampia) e Grimaldi (di San Pietro a Patierno) le quali, qualche anno fa stavano per scontrarsi se non fosse intervenuto “lo zio” (come viene soprannominato anche perche’ effettivamente e’ lo zio di molti di coloro che hanno ricoperto il ruolo di boss, in passato) Salvatore Petriccione, dal carcere. LEGGI TUTTO