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    Traffico di droga tra Secondigliano e Caserta: 20 misure cautelari

    Venti persone, ritenute, a vario titolo, responsabili di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. È il risultato di un’operazione eseguita dai carabinieri nelle province di Napoli e Caserta.

    Le indagini, che hanno portato 17 persone in carcere e 3 agli arresti domiciliari, sono partite nel luglio del 2017 e concluse nel giugno 2018. I militari hanno individuato due sodalizi criminali, operanti nei comuni di San Nicola La Strada e San Marco Evangelista, dediti allo spaccio di hashish, cocaina e marijuana.
    Nel corso dell’attività investigativa, sono state tratte in arresto 17 persone nella flagranza di reato, sequestrando nel complesso: 20 kg di hashish; 100 gr di cocaina; 60mila euro i contanti e diverse armi (4 pistole – 215 cartucce di vario calibro) e un giubbotto antiproiettili.
    Le indagini hanno fatto emergere i ruoli di alcuni dei componenti di 2 sodalizi criminali e i rapporti con il clan camorristico dei Belforte, operante nel casertano e dei Liccardi del quartiere Secondigliano, a Napoli. Le ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea. LEGGI TUTTO

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    Euro falsi da Napoli in tutto il mondo: condannati 8 della ‘Banda degli onesti’

    Euro falsi in tutto il mondo, otto condanne da parte del Tribunale di Napoli Nord. La “Banda degli onesti” ritenuta responsabile del 73% delle contraffazioni in Italia.

    Il tribunale di Napoli Nord ha condannato otto persone accusate di far parte del cosiddetto “Napoli Group”, un cartello di falsari di banconote ritenuti tra i piu’ efficienti del Mondo, operanti tra il Casertano e il Napoletano; i falsari furono arrestati dalla Guardia di Finanza nell’aprile 2017 nell’ambito di un’operazione denominata “La Banda degli Onesti”, un omaggio al celeberrimo film in cui Toto’ e Peppino De Filippo si improvvisano stampatori di banconote fatte in casa; ma sul Napoli Group c’era poco da scherzare, visto che secondo le stime degli inquirenti della Procura di Napoli Nord, l’organizzazione si sarebbe resa responsabile del 73% delle contraffazioni di euro in Italia, e addirittura del 79% a livello mondiale.
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    Arrestati con 8 milioni di euro falsi: giudizio immediato per tre
    Al termine del processo i giudici hanno assolto sette presunti esponenti del gruppo; hanno pero’ riconosciuto la colpevolezza di Mario Torromacco, 43 anni, ritenuto il capo della banda, condannato a 10 anni di carcere, mentre al fratello Angelo sono stati inflitti cinque anni e due mesi; pene anche per Vincenzo Parolisi (5 anni e 4 mesi), Emanuele Lombardi (tre anni), Salvatore Longobardi (tre anni), Giuseppina Esposito (tre anni), Anna Lo Guzzo ed Assunta Orabona (entrambe condannate a due anni con pena sospesa).
    Figura centrale del processo il 43enne Torromacco, una lunga esperienza da falsario, gia’ condannato per fatti analoghi nel commessi 2009 e tratto in arresto nel 2012 in una stamperia di Vitulazio (Caserta). Era lui, per l’accusa, a tenere i contatti con i grossisti che poi rivendevano le banconote in tutta Europa, in particolare Francia, Spagna e Germania, e nel resto del Mondo, come in Colombia.
    Numerosi i canali di vendita e diffusione delle banconote false: dal “deep web”, ovvero il web sommerso in cui e’ possibile acquistare e vendere di tutto, dalla droga, alle armi ai soldi contraffatti, ai tradizionali corrieri che portavano pacchi di 10mila euro, consegnandoli agli acquirenti anche nelle autogrill.
    Il gruppo falsificava anche le banconote da 100 euro, ma era specializzato soprattutto in quelle da 20 e 50 euro; per quelle riproducenti i 20 euro, il prezzo di vendita, secondo un preciso tariffario, era di 80 centesimi a banconota, per il taglio da 50 era di 3,50 euro a pezzo. Nel corso delle indagini sono state anche individuate e sequestrate due stamperie clandestine, entrambe nel Napoletano, a Frattaminore e Casavatore. LEGGI TUTTO

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    Stamperia di marche bollo false scoperta a Villa Literno

    Una stamperia clandestina di marche da bollo false e’ stata scoperta a Villa Literno dai Carabinieri, che hanno arrestato un pregiudicato.

    L’ uomo, Massimiliano Di Filippo, di 47 anni, e’ stato fermato dai militari nel pomeriggio di ieri ad Afragola alla guida di una “Mercedes” classe A sulla quale trasportava 100 marche da bollo da 16 euro falsificate. In una perquisizione in casa, in via Santa Maria Cubito a Villa LIterno, i carabinieri del Comando antifalsificazione di Roma hanno scoperto la stamperia , attrezzata con cinque stampanti termiche e materiale hardware e software dedicato, che consentivano al falsario di personalizzare la stampa delle marche di bollo in bianco, confezionate in bobinotti di probabile origine cinese .
    2500 marche da bollo false da personalizzare sono state sequestrate. Le marche da bollo confezionate in bobinotti sembrano provenire dal mercato cinese. Sono in corso verifiche sul materiale sequestrato, per valutare la portata dell’attivita’ svolta da Di Filippo, che e’ stato messo agli arresti domiciliari. LEGGI TUTTO

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    Litiga con i genitori e uccide il cane lanciandolo dal balcone, arrestato

    Litiga con i genitori e uccide il cane lanciandolo dal balcone, arrestato. Il provvedimento cautelare eseguito dai carabinieri: 26enne finisce ai domiciliari.

    I carabinieri della Stazione di Frignano dipendenti dalla compagnia di Aversa, hanno eseguito un provvedimento cautelare emesso dal Tribunale di Napoli Nord (Seconda sezione Penale) nei confronti di D. F. V., 26enne, degli arresti domiciliari da espiare in Aversa in sostituzione della misura cautelare dell’obbligo di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai propri genitori.
    Il provvedimento in argomento è stato emesso a seguito dell’ennesimo litigio violento che il giovane, sotto effetto di alcool, aveva avuto con i genitori. Litigio che aveva attirato l’attenzione di tutto il vicinato e che si concludeva con l’uccisione, da parte del D.F.V. del cane di famiglia, da lui lanciato da un balcone alto circa 5 metri.
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    Traffico di droga tra Giugliano e la provincia di Caserta: 7 arresti

    Traffico di droga tra Giugliano e la provincia di Caserta: 7 arresti. Indagini avviate dopo attentato incendiario nell’ottobre 2016.

    Tre persone in carcere e quattro agli arresti domiciliari indagate, a vario titolo, per associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, ricettazione, detenzione e cessione di sostanze stupefacenti e detenzione illegale di armi da fuoco e munizioni. A eseguire l’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del tribunale di Napoli, i carabinieri della Compagnia di Caserta con il supporto del Nucleo Cinofili di Sarno a conclusione di un’indagine coordata dalla Direzione distrettuale antimafia partenopea.

    I provvedimenti sono stati eseguiti nelle province di Caserta, Avellino, Verona e Alessandria. L’attività investigativa, iniziata nel novembre 2016, ha permesso di accertare l’operatività di una “ramificata consorteria” dedita allo spaccio di droga nella provincia di Caserta nonché di individuare i canali di approvvigionamento di cocaina, eroina, crack, marijuana e hashish, provenienti dalla provincia di Napoli. E’ stata provata la gestione, da parte del gruppo criminale, di una piazza di spaccio nel comune casertano di San Felice a Cancello, per la vendita al dettaglio degli stupefacenti.
    Le indagini hanno avuto origine dopo l’attentato incendiario a un’autovettura nell’ottobre 2016, commesso a Caserta ai danni di un pregiudicato locale. Dai successivi accertamenti, ipotizzando che alla base dell’atto intimidatorio potesse esserci una contesa per il monopolio dello spaccio nel basso Casertano, è emerso la figura di Gennaro Morgillo, giovane pusher sanfeliciano, alla testa di una vera e propria associazione dedita all’incessante compravendita di droga fra Napoli e Caserta.
    L’uomo – si legge in una nota dell’Arma – è risultato essere il promotore e l’organizzatore del sodalizio che aveva una struttura semplice costruita sull’affiliazione, anche di giovanissimi, sia pregiudicati che incensurati, legati tra loro da rapporti di parentela e di amicizia, due dei quali risultano già agli arresti domiciliari e in carcere per altre cause.
    Negli sviluppi successivi è emersa “un’incessante attività di spaccio” che trovava il proprio approvvigionamento di stupefacente nel Napoletano, in particolare dall’area di Giugliano in Campania. La droga veniva trasportata nel Casertano principalmente su autoveicoli e successivamente, nell’ambito della successiva distribuzione al dettaglio, veniva venduta sulla piazza di spaccio e mediante vere proprie consegne a domicilio, anche fuori provincia. Nel corso delle indagini sono stati cristallizzati più di cento episodi di cessione di sostanze stupefacenti indentificando numerosi assuntori, oggetto di segnalazione alla locale Prefettura.
    Nell’ambito dei riscontri eseguiti dai carabinieri, sono state arrestate sette persone (fra i quali quattro degli indagati odierni) e sequestrati complessivamente: una pistola Beretta calibro 7,65 oggetto di rapina, una pistola revolver di marca sconosciuta calibro 38 con relativo munizionamento, un fucile a canne mozze Franchi calibro 12 oggetto di furto con relativo munizionamento, 50 cartucce calibro 9×21, due cartucce calibro 16 e 15 cartucce 9×19 GFL Nato, nonché circa 1 chilogrammo di stupefacenti fra marijuana, cocaina, eroina, crack e hashish.
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    La Dia confisca beni per 4 milioni di euro a imprenditore legato ai Casalesi

    La DIA di Napoli ha notificato il decreto di confisca definitiva, emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di S. Maria Capua Vetere, nei confronti di Francesco Grassia (classe 1945), imprenditore edile aversano.
    Le indagini hanno consentito non solo di ricostruire il suo reale assetto patrimoniale, ma anche di delineare la sua “pericolosità qualificata”, derivante dai rapporti avuti con il clan dei casalesi, fazione “Zagaria”, emersi non solo dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, ma soprattutto dall’inchiesta giudiziaria del giugno 2000, nell’ambito della quale fu tratto in arresto per aver fornito appoggio logistico agli affiliati, nascosto armi, riscosso proventi di estorsioni e reinvestito illeciti profitti delle attività del clan.
    In tal senso, significativi sono anche gli esiti di un’indagine risalente agli anni novanta da cui era emerso l’acquisto, da parte di una società facente capo al Grassia e ad altri soggetti, di un complesso immobiliare sito ad Aversa  – ex “fabbrica Della Volpe” – ad un prezzo nettamente inferiore rispetto al valore di mercato, proprio a testimonianza della capacità di intimidazione derivante dalla loro appartenenza al clan dei casalesi.
    Sempre in quegli anni, è rimasto coinvolto in attività che hanno acclarato l’importazione, per conto dell’organizzazione criminale di riferimento, di armi dalla ex Jugoslavia (tra cui fucili a pompa, bombe a mano e mitragliatori silenziati).Nell’estate del 2018, è stato tratto in arresto a La Maddalena (SS) in esecuzione di un provvedimento di cattura internazionale, emesso dall’Autorità giudiziaria del Principato di Monaco, perché ritenuto responsabile di riciclaggio di denaro.
    I decreti di sequestro e di confisca emessi dal Tribunale, a seguito della proposta del Direttore della DIA, eseguiti nel 2015 e nel 2016, sono stati in parte definitivamente confermati dalla Corte di Appello di Napoli. I beni acquisiti al patrimonio dello Stato, per un valore di circa 4 milioni di euro, consistono in società e fabbricati, aventi sede o ubicati principalmente nella provincia di Caserta, nonché in diversi beni mobili e rapporti finanziari, tra cui un conto corrente cifrato presso una banca del Principato di Monaco (valore nel 2011 di circa 300 mila euro).
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    Imprenditore picchiato per aver rifiutato il pizzo: presi 4 dei Casalesi. I NOMI

    Quattro presunti estorsori del clan dei Casalesi sono stati fermati dai carabinieri su ordine della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli con l’accusa di tentata estorsione ai danni di un imprenditore di Castel Volturno.

    L’uomo, secondo quanto è emerso dalle indagini, sarebbe stato anche pestato violentemente dopo aver opposto un netto rifiuto alla richiesta di pagare il ‘pizzo’. In manette sono finiti il 43enne Francesco Barbato, il 39enne Francesco Sagliano, Giovanni Arillo di 34 anni, rintracciati tra Castel Volturno e Mondragone, e il 50enne Antonio Cacciapuoti, fermato a Villaricca, nel Napoletano.
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    I fatti sarebbero accaduti tra fine giugno ed inizio luglio, quando Arillo, elettricista, – secondo la ricostruzione degli investigatori – si e’ presentato alla vittima facendogli capire che di li’ a poco alcuni esponenti della fazione Bidognetti dei Casalesi si sarebbero fatti vivi nella sua azienda per chiedergli la tangente.
    In effetti Barbato, Cacciapuoti e Sagliano – hanno accertato i carabinieri – si sarebbero recati piu’ volte dalla vittima chiedendo il pizzo, e di fronte ad un secco “no”, sarebbero ritornati punendo l’imprenditore con un violento pestaggio, con tanto di pistola esibita in faccia.
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    Napoli, droga una cliente e la violenta: arrestato il mago Ermes

    Carabinieri di Maddaloni su disposizione del Gip del Tribunale di S. Maria Capua Vetere, hanno arrestato V.D.M., di 66 anni, noto anche come “mago Ermes”, ritenuto responsabile di violenza sessuale aggravata dall’utilizzo di sostanze narcotiche ai danni di una sua cliente, persona residente in Napoli.

    L’indagine era partita dopo una segnalazione del luglio dello scorso anno dai sanitari dell’Ospedale Maddaloni e di quelli dell’Ospedale San Paolo di Napoli. Emergeva infatti che, dopo una cena a casa dell’uomo, il mattino seguente la donna si era svegliata intorpidita, senza ricordare nulla della sera precedente.
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    Messasi alla guida del proprio veicolo per fare ritorno a casa, veniva in più occasioni colpita da improvvise perdite di sensi, uscendo di strada per ben due volte con la propria automobile, venendo conseguentemente due volte ricoverata negli ospedali dove, all’esito delle prime analisi, le venivano riscontrate tracce di benzodiazepine, sia nel sangue che nelle urine.
    Dal complesso degli elementi acquisiti emergeva il vile approfittamento, da parte dell’indagato, dello stato di fragilità della donna. L’uomo, dopo aver acquisito un particolare ascendente sulla vittima, garantendole la risoluzione di problemi sentimentali attraverso rituali e sortilegi, la induceva a consegnargli somme di denaro e, successivamente, la induceva vanamente ad avere con lui rapporti sessuali.
    A fronte dei continui rifiuti, l’indagato riusciva ad invitare la donna a casa e offrendole un aperitivo in cui aveva già sciolto del narcotico , le procurava uno stato di incapacità, per poi violentarla. L’arrestato è stato associato presso il Carcere di Santa Maria Capua Vetere.
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    Vigilante spara a un operaio: arrestato. E’ il marito del vice sindaco di Lusciano

    Una guardia giurata di 39 anni, Domenico Cantone, marito del vice sindaco di Lusciano in provincia di Caserta, e’ stata arrestata dai carabinieri di Aversa con l’accusa di tentato omicidio.

    Secondo quanto si e’ appreso Cantone ha impugnato la sua pistola, detenuta legalmente, e sparato contro un operaio edile di 51 anni per fortuna senza colpirlo. L’episodio e’ avvenuto nei pressi di un cantiere che si trova del comune casertano. L’arresto dell’uomo e’ stato convalidato: il giudice ha disposto per lui i domiciliari.
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    Secondo gli investigatori il movente dell’aggressione a mano armata non sarebbe riconducibile a vicende di carattere politico piuttosto a motivi privati, verosimilmente legati all’attivita’ lavorativa dell’operaio.
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    Spaccio a Castel Volturno: 60 anni di carcere per i pusher legati ai Bidognetti

    Dieci condanne quasi 60 anni complessivi per lo spaccio di droga a Castel Volturno con il placet del clan dei Casalesi, in particolare della fazione Bidognetti.

    Il gup Ciollaro del tribunale di Napoli, all’esito del giudizio con abbreviato, ha inflitto 12 anni e 5 mesi per Rosa Grazia Castagna, di 38 anni; 10 anni per Luigi Marino, di 43 anni; 5 anni per Giorgio Piccirillo, di 36 anni, al quale è stata riconosciuta l’attenuante della lieve entità; 5 anni e 4 mesi per Margherita Spada, di 54 anni; 5 anni per Antonio Spinelli, di 43 anni; 5 anni e 6 mesi per Francesco Raffone, di 58 anni; 3 anni e 8 mesi per Esterina Spinelli, di 32 anni, a cui è stata riconosciuta la lieve entità dello spaccio; 5 anni per Simona Spampinato, di 40 anni; 5 anni per Alfredo Antonucci; 4 anni per Salvatore Folino, 41 anni.
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    Le indagini, svolte dai carabinieri e coordinate dalla Dda, hanno svelato l’esistenza e l’operatività di due distinte associazioni per delinquere finalizzate allo spaccio di cocaina. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, entrambe le organizzazioni avrebbero avuto sede logistica a Castel Volturno ed operato nel tempo sulla base di una sorta di autorizzazione allo svolgimento dell’attività di vendita di stupefacenti – in regime di monopolio nelle zone di rispettiva competenza – rilasciata dal clan dei Casalesi (fazione Bidognetti) in cambio del versamento di un corrispettivo in denaro periodico in favore dell’organizzazione camorristica.
    Gustavo Gentile
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    Piccoli acquisti con soldi falsi: così operava il ‘Napoli group’ in tutta Europa. I NOMI DEI COINVOLTI

    Piccoli acquisti, ma frequenti e sempre con banconote da 50 euro che alla vista e al tatto sembravano del tutto identiche a quelle emesse dalla Zecca dello Stato.

    E invece erano false, ma cosi’ ben fatte da ingannare anche apparecchi elettronici per la verifica che utilizzano molti commercianti. L’indagine che ha permesso di rintracciare quasi 41 milioni di euro in banconote da 50 e 100 euro pronte per essere immesse sul mercato e’ partita proprio da piccoli e frequenti sequestri di banconote spese in esercizi del Beneventano. L’uomo che ha messo i carabinieri del comando provinciale di Benevento sulle tracce di una organizzazione ramificata in tutta Italia, in Belgio e in Francia e’ un piccolo pregiudicato di Benevento, di 55 anni.
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    Un 55enne che pero’ disponeva di banconote false che secondo i carabinieri del comando Antifalsificazione Monetaria di Roma non erano mai state censite in alcuna classe di contraffazione. Un prodotto nuovo, realizzato con stampa off-set, che sebbene non realizzato con la speciale carta filigranata, aveva i caratteristici rilievi che permettono di distinguere una banconota falsa da una originale.
    Le indagini sono partite nel 2018 e al 55enne viene associato un altro beneventano di 69 anni che risulta la mente dell’organizzazione che ha portato 7 persone in carcere, 28 ai domiciliari, 8 con obbligo di dimora e una all’obbligo di firma, con altre 10 persone indagate a piede libero. Il 69enne era in grado di lavorare anche con valute estere, e aveva un’esperienza piu’ che ventennale nel settore della contraffazione di monete. L’uomo infatti aveva collegamenti con tre persone di Napoli, tra i quali un tipografo storicamente inserito nel giro delle valute false, dai tempi del “Napoli Group”, un cartello criminale che spacciava banconote false quando ancora c’era la Lira in circolazione.
    Piano piano sono stati ricostruiti tutta la rete di contatti oltre la Campania. Dalla zona di Giugliano, in provincia di Napoli, le banconote arrivavano in Lombardia e poi in Francia e Belgio, dove operavano un 37enne belga e un 33enne francese, piu’ volte venuti a Benevento per rifornirsi di banconote false. Ma c’e’ stato anche un breve periodo in cui la banda ha avuto a disposizione carta filigranata usata per le originali.
    La banda campana era collegata anche a un gruppo in provincia di Pavia, a Villanterio, dove tre persone gestivano una stamperia clandestina e sono state arrestate proprio mentre erano impegnate nella produzione di moneta falsa. A Napoli poi un 70enne si occupava del deposito del denaro stampato. Aveva ricavato in un terreno di sua proprieta’ un nascondiglio dove poter custodire in nove contenitori per alimenti banconote da 50 e 100 euro per 41 milioni.
    E li’ i carabinieri hanno sequestrato anche matrici metalliche e prove di stampa. L’indagine, alla quale ha collaborato sul fronte internazionale l’Europol, e’ stata coordinata dalla procura della Repubblica di Benevento che ha ottenuto dal gip anche un provvedimento di sequestro di beni finalizzato alla confisca. Si tratta di beni immobili, titoli e conti di uno degli indagati che e’ stato sottoposto a un’accurata indagine patrimoniale, dalla quale sono scaturite le denunce per 8 persone che devono rispondere anche di riciclaggio, autoriciclaggio e interposizione fittizia.
    In particolare sono stati apposti i sigilli a 50 appartamenti, 8 locali commerciali, 2 terreni, 10 societa’ di vari settori, in particolare nella produzione delle carte da gioco, nell’immobiliare, nelle scommesse e nel noleggio di auto. Sequestrati anche 12 auto e una barca di lusso e 22 conti correnti, il tutto per un valore complessivo di circa 8 milioni di euro.
    La custodia in carcere è stata disposta, per Franco Domenico De Iasio, 69 anni, Gerardo De Iasio, 56 anni, di Benevento, Pompeo Masone, 55 anni, di San Giorgio del Sannio, mentre ai domiciliari è finita Vincenzina Taddeo, 51 anni, di San Giorgio del Sannio, Francesco Lunghi, 62 anni, di Sant’Angelo Lodigiano, Silvano Emilio Marraffa, 61 anni, di Trecate, Carlo Mazzoleni, 56 anni, di Villa d’Adda, Alfredo Muoio, 66 anni, di Casalnuovo, Igino Secci, 72 anni, di Cergnago.
    Arresti domiciliari invece per Danilo Bianchi, 66 anni, di San Vendemiano, Giovanni Bianco, 55 anni, di Venezia, Stefano Bocchiola, 51 anni, di Valera Fratta, Luciano Cancedda, 62 anni, di Musile di Piave, Enrrico Cante, 52 anni, di Giugliano, Teresa Del Riccio, 72 anni, di Campobasso, Igor Divetain Plemiannikov, 33 ani, di Maire 8Francia), Debora Marchitto, 43 anni, di Ferrazzano, Stefano Gigante, 67 anni, di Torino, Mauro Giolo, 57 anni, di Grugliasco, Rocco (alias Roberto) Ianniciello, 67 anni, di Flumeri, Ottavio (alias Chicco) Lafleur, 51 anni, di Milano, Eusebio (alias Nello) La Magna, 88 anni, di Brescia, Giovanni Morello, 48 anni, di Concesio,  Valerio Navarra, 27 anni, di Rombiolo, Domenico Nocera, 73 anni, di Torino, Ciro Panico, 76 anni, di Giugliano, Antonio Papaccio, 38 anni, di Afragola, Gianluca Petrone, 47 anni, domiciliato a Parigi, Aniello Rivieccio, 70 anni, di Torre del Grco, Michele Rivieccio, 41 anni, di Torre ddel Greco, Coismo Maiolo, 50 anni, di Miliano, Geoffroy Renè Simon, 37 anni, reidente in Belgio, Francesco Sommella, 61 anni, di Giugliano, AQlessandro Aprea, 38 anni, di Napoli, e Ernani vassallo, 42 anni, di Pomigliano d’Arco.
    Infine obbligo di dimora, invece, per Gerardo De Iasio, 35 anni, di Benevento, difesi dagli avvocati Antonio Leone, Gerardo Giorgione, Vittorio Fucci, Luca Cavuoto, Claudio Fusco, Pasquale Leonardo Borrelli, 52 anni, di Napoli, Roberto (detto nando) Comparetti, 56 anni, di Milano, Ionel Claudiu Neculcea, 44 anni, di Spessa, Antonio Piscopo, 43 anni, di Napoli, Stanislao (alias Michele) Pirro, 61 anni, di Toirno, Daniele Sperandio, 44 anni, di San Giorgio di Lomellina, Aldo Zubbani, 70 anni, di Carrara e per Caterina De Rosa, 59 anni, di Giugliano, l’obbligo di firma.
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    False polizze assicurative: 30 mila i truffati. TUTTE LE SOCIETA’ INTERESSATE

    Potrebbero essere almeno trentamila le vittime in tutta Italia delle truffe alle assicurazioni realizzate dal gruppo, con base a Villa Literno.

    Il gruppo è stato smantellato dall’indagine della Procura di Santa Maria Capua Vetere (denominata operazione Reste) che ha portato dieci persone in manette – due in carcere e otto ai domiciliari – mentre altre sei sono state raggiunte dalla misure cautelari dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e dell’obbligo di dimora. Un’indagine partita da Milano, dove hanno sede legale molte delle compagnie assicurative truffate, e trasferita per competenza a Santa Maria Capua Vetere.
    “Solo noi abbiamo accertato la presenza di almeno tremila denunce per truffa – ha spiegato in conferenza stampa Alessandro Di Vico, sostituto procuratore di Santa Maria Capua Vetere titolare del fascicolo d’indagine – ma si tratta di un dato che non rappresenta neanche il 10% delle truffe effettivamente perpetrate. Purtroppo molti cittadini assicurati si accorgono del raggiro solo se fanno un incidente stradale o se vengono controllati per strada dalle forze dell’ordine”. Moltissime le compagnie truffate, con un sistema tanto semplice quanto efficace, che andava avanti dal 2012, e che avrebbe permesso all’associazione di guadagnare anche 15mila euro al giorno; i promotori, i fratelli Dionigi e Federico Catena (finiti in carcere), il primo incappato anche in un’indagine di camorra alcuni anni fa, commercializzavano le polizze attraverso siti web di finti intermediari assicurativi, applicando un prezzo che era inferiore a quello ordinario del 10%; il risparmio attirava i clienti, cosi’ come la precisa organizzazione curata dai fratelli Catena, che si avvalevano anche di call center.
    Nove i siti web tuttora attivi che sono stati posti sotto sequestro, ma nel corso delle indagini ne sono stati trovati ben 78 che reclamizzavano polizze contraffatte. Roberto Copia, capo della Divisione di Vigilanza e Distribuzione 1 dell’Ivass (Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni), afferma che “ogni giorno blocchiamo siti sospetti; durante il lockdown la pericolosita’ di questi siti e’ aumentata, ma bisogna anche ammettere che ultimamente arrivano al nostro contact center piu’ segnalazioni di persone insospettite, magari dal basso prezzo praticato dai siti, che truffate”.
    Antonio Coppola, capo del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Milano, evidenzia come “le condotte illecite del gruppo, sebbene l’indagine si fermi al 2017, andavano ancora avanti, e solo gli arresti di oggi le hanno fermate”. Che i Catena, noti a Villa Literno per il loro alto tenore di vita fatto di auto di lusso e viaggi ai Casino’ di Campione, Lugano e Venezia, gestissero il gruppo come un “orologio svizzero”, lo rivela la circostanza che un membro dell’associazione, che rispondeva al call center, fu allontanato perche’ trovato positivo alla cocaina in seguito all’esame dell’urine imposto proprio dai capi.
    I soldi guadagnati con la truffa venivano reinvestiti attraverso societa’ intestate a prestanomi nei piu’ svariati campi, dalla vendita di auto all’abbigliamento, dalle sale slot alle scommesse online; settori, questi ultimi, da sempre gestiti dalla criminalita’ organizzata. Gli inquirenti pero’ non avrebbero trovato legami tra i Catena e i clan attivi nel territorio casertano. “Anche se non abbiamo accertato l’esistenza di rapporti tra il gruppo e i clan di camorra – ha spiegato il Procuratore di Santa Maria Capua Vetere Maria Antonietta Troncone – sappiamo come queste attivita’ molte remunerative, dove il guadagno e’ tanto e i rischi pochi, sono guardati con grande interesse dalla criminalita’ organizzata”.
    ELENCO DEI SITI INTERNET DELLE FALSE AGENZIE ASSICURATIVE
    INDIVIDUATE NEL CORSO DELLE INDAGINI.
    1.myinsurancecar. net
    2.italianacaserta.com
    3.casilinabroker.com
    4.iltuobroker.com
    5.luganobroker.com
    6.azbrokerinsurance.com
    7.mediabrokerline.com
    8. goldbrokeronweb.com
    9. broker-inlinea.com
    10. emissione5giorni.com
    11. fastbroker.net
    12. deltabrokerinsurance.com
    13 . lineabrokersrl.com
    14. lineabrokitalia.net
    15. siamosicuri.net
    16. studiobovio.com
    17. studiobovio.net
    18. bovioassicurazioni.net
    19. agenziabovio.com
    20. agenziabovio.net
    21. agenziabovio.it
    22. assipuntodrive.com
    23 . assipuntodrive. i t
    24. polizze5giorni.com
    25 . assionline.it
    26. assicurazionetemporanea.net
    27. assicurazioni5giorni .net
    28. assicurazioni5giorni .com
    29. assicuratricevobis.com
    30. miassicurazioni.com
    3 l. uniquassicurazioni.com
    32. agenziaferrero.net
    33. assicurazionivigorosi.com
    34. assisolution.net
    3 5. conteassicurazione.com
    36. easyassicura.net
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