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    Molto rumore per nulla…inchiesta su De Luca e i vigili verso l’archiviazione

    Campania

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    14 secondi fa
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    7 Settembre 2020

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    Potrebbe non avere un esito processuale l’inchiesta della Procura di Napoli che ipotizza nei confronti del governatore della Campania Vincenzo De Luca.
     
    E quindi riprendendo il titolo di una delle più brillanti commedie di William Shakespeare verrebbe da dire: “Molto rumore per nulla”. Secondo quanto si apprende, infatti, gli inquirenti stanno valutando anche la possibilita’ di archiviare l’indagine, risalente al 2017, che si e’ occupata della “promozione” di quattro vigili urbani di Salerno a componenti di staff alla Regione Campania con incarichi di addetti o responsabili di segreteria.
    TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE : De Luca indagato, post su Fb: ‘Indagine vecchia 3 anni, ho fatto risparmiare 84mila euro all’anno’

    Le polemiche sulla vicenda dei quattro vigili urbani furono innescate da Severino Nappi, ex consigliere regionale (Forza Italia) che punto’ il dito contro i quattro decreti firmati dal presidente, il 10 marzo 2016, con i quali De Luca cooptava nella segreteria del governatore quattro suoi collaboratori. Sulla vicenda ci fu uno scontro, all’epoca, tra opposizione e Giunta, e anche la presentazione di una interrogazione, anche questa firmata dall’ex assessore al Lavoro della Giunta Caldoro, Severino Nappi.

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    Campania

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    2 ore fa
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    7 Settembre 2020

    Prima le braccia allargate davanti ai cronisti e la scelta del silenzio, poi, da 35 minuti circa, lo sfogo sarcastico in Fb, con un post dal titolo ‘STRAORDINARIO SCOOP GIORNALISTICO’, in maiuscolo, preceduto e seguito da due crocette rosse.
    “Si apprende della tempestiva scoperta che da tre anni e’ aperta una indagine sull’organizzazione dell’Ufficio di segreteria del Presidente della Regione Campania”, scrive Vincenzo De Luca nelle prime righe. “L’indagine, dovuta – sottolinea – e’ partita da un esposto di un ex assessore regionale (ex Forza Italia, ora leghista) che mentre era assessore si faceva dare incarichi per centinaia di migliaia di euro dall’azienda regionale dei trasporti Eav (indagate, indagate…). L’indagine triennale verte su questo interrogativo: gli autisti che a turno accompagnano il Presidente della Regione, erano solo autisti o facevano anche lavoro di segreteria? Nel frattempo si comunica che l’organizzazione dell’Ufficio di segreteria della Presidenza attuale, rispetto a quella precedente, ha comportato un risparmio di 84.000 euro l’anno”. Poi un “buon lavoro a tutti”, seguito subito da “e per il resto, non perdere tempo e non farsi distrarre”. Affida a una nota le sue precisazioni da legale del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, l’avvocato Andrea R. Castaldo.
    TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE Indagine su De Luca e i vigili promossi nata da un incidente del 2017 
    De Luca indagato per abuso d’ufficio e truffa per i suoi autisti
    “L’indagine risale a 3 anni fa – scrive – il presidente De Luca ha fornito i necessari chiarimenti attraverso la produzione di apposita documentazione nonche’ nel corso di un interrogatorio avvenuto peraltro molti mesi prima dello lockdown e non durante esso come erroneamente riportato. La contestazione per cui si procede non riguarda l’ipotesi di abuso di ufficio. Non risponde al vero che i vigili urbani siamo stati ‘promossi in Regione”. “L’ufficio di diretta collaborazione del presidente della giunta regionale della Campania nell’ambito di una riorganizzazione che ha consentito un risparmio di spesa rispetto alla precedente amministrazione – aggiunge Castaldo – si avvale di collaboratori scelti in base a criteri di fiducia, di autorizzati alla guida, in precedenza in servizio presso il comando di polizia municipale di Salerno. Al fine di evitare ogni strumentalizzazione in considerazione del momento elettorale prossimo, si ribadisce come non vi sia alcuna novita’ processuale e il procedimento sia del 2017. Si resta sereni e fiduciosi di un esito positivo attesa la piena legittimita’ e trasparenza delle scelte amministrative degli uffici competenti confidando nella competenza serieta’ e l’equilibrio della autorita’ inquirente”.

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    De Luca indagato, post su Fb: ‘Indagine vecchia 3 anni, ho fatto risparmiare 84mila euro all’anno’

    Campania

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    7 Settembre 2020

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    Prima le braccia allargate davanti ai cronisti e la scelta del silenzio, poi, da 35 minuti circa, lo sfogo sarcastico in Fb, con un post dal titolo ‘STRAORDINARIO SCOOP GIORNALISTICO’, in maiuscolo, preceduto e seguito da due crocette rosse.
    “Si apprende della tempestiva scoperta che da tre anni e’ aperta una indagine sull’organizzazione dell’Ufficio di segreteria del Presidente della Regione Campania”, scrive Vincenzo De Luca nelle prime righe. “L’indagine, dovuta – sottolinea – e’ partita da un esposto di un ex assessore regionale (ex Forza Italia, ora leghista) che mentre era assessore si faceva dare incarichi per centinaia di migliaia di euro dall’azienda regionale dei trasporti Eav (indagate, indagate…). L’indagine triennale verte su questo interrogativo: gli autisti che a turno accompagnano il Presidente della Regione, erano solo autisti o facevano anche lavoro di segreteria? Nel frattempo si comunica che l’organizzazione dell’Ufficio di segreteria della Presidenza attuale, rispetto a quella precedente, ha comportato un risparmio di 84.000 euro l’anno”. Poi un “buon lavoro a tutti”, seguito subito da “e per il resto, non perdere tempo e non farsi distrarre”. Affida a una nota le sue precisazioni da legale del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, l’avvocato Andrea R. Castaldo.
    “L’indagine risale a 3 anni fa – scrive – il presidente De Luca ha fornito i necessari chiarimenti attraverso la produzione di apposita documentazione nonche’ nel corso di un interrogatorio avvenuto peraltro molti mesi prima dello lockdown e non durante esso come erroneamente riportato. La contestazione per cui si procede non riguarda l’ipotesi di abuso di ufficio. Non risponde al vero che i vigili urbani siamo stati ‘promossi in Regione”. “L’ufficio di diretta collaborazione del presidente della giunta regionale della Campania nell’ambito di una riorganizzazione che ha consentito un risparmio di spesa rispetto alla precedente amministrazione – aggiunge Castaldo – si avvale di collaboratori scelti in base a criteri di fiducia, di autorizzati alla guida, in precedenza in servizio presso il comando di polizia municipale di Salerno. Al fine di evitare ogni strumentalizzazione in considerazione del momento elettorale prossimo, si ribadisce come non vi sia alcuna novita’ processuale e il procedimento sia del 2017. Si resta sereni e fiduciosi di un esito positivo attesa la piena legittimita’ e trasparenza delle scelte amministrative degli uffici competenti confidando nella competenza serieta’ e l’equilibrio della autorita’ inquirente”.
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    Avellino e Provincia

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    6 minuti fa
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    7 Settembre 2020

    Sono risultati tutti negativi i circa 50 tamponi naso-faringei molecolari eseguiti ai pazienti ricoverati e al personale in servizio nell’Unità operativa di Ortopedia e Traumatologia dell’Azienda Ospedaliera “San Giuseppe Moscati” di Avellino.
    A seguito della positività al Covid-19 riscontrata in una 75enne di Montemiletto (AVELLINO) al momento delle dimissioni, ma negativa a due tamponi effettuati prima e durante il ricovero, sono immediatamente scattate le misure di controllo e di sicurezza. Il tampone naso-faringeo è stato effettuato non solo ai pazienti e al personale di reparto, ma anche a tutti gli operatori che hanno avuto contatti con la donna durante il suo periodo di degenza.
    Nonostante il buon esito delle prime verifiche, eseguite contestualmente a una attenta azione di sanificazione ambientale, l’Azienda ospedaliera fa sapere che “il livello di attenzione resta alto e l’attività di monitoraggio e di screening continuerà anche nei prossimi giorni”.

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    Disordini nel pomeriggio all’interno del carcere di Benevento. Due detenuti di origine marocchina hanno incendiato due celle e hanno reagito con violenza all’intervento degli agenti della Polizia penitenziaria.   Lo rende noto il sindacato di polizia penitenziaria Osapp. Sarebbero 5 gli agenti rimasti feriti, uno dei quali in maniera seria, e che hanno dovuto fare […]
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    Rissa nel carcere di Avellino: detenuto accoltellato alla gola

    Avellino. Sfiorata la tragedia nel carcere di Bellizzi Irpino Avellino, dove in una violenta rissa tra detenuti un carcerato è stato accoltellato alla gola. La denuncia arriva da Emilio Fattorello, segretario nazionale Sappe per la Campania. “Almeno tre detenuti – un marocchino, un italiano ed un rumeno – sono stati autori di una violenta colluttazione. […]
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    ‘Buco’ nel bilancio della Yele spa Salerno, sequestro da 20 milioni euro

    Campania

    Pubblicato
    1 giorno fa
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    28 Agosto 2020

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    A distanza di quasi due anni dal fallimento, il 30 ottobre 2018, della Yele spa (et non Yale spa come erroneamente scritto in precedenza, ndr.), la procura di Vallo della Lucania chiude il cerchio intorno a 29 indagati, per lo piu’ professionisti che hanno avuto ruoli direttivi o di consulenza all’interno di una delle societa’ pubbliche piu’ importanti della Campania nel settore della gestione dei rifiuti.
    L’inchiesta riguarda un ‘buco’ da oltre 30 milioni di euro nei bilanci. Sono 45 le ipotesi di reato contestate, dalla bancarotta fraudolenta, alla frode fiscale, al peculato, fino al falso in bilancio. Inoltre, il gip del tribunale vallese ha disposto, nei confronti di 14 degli 29 indagati, il sequestro preventivo di beni per equivalente fino alla concorrenza di quasi 20,5 milioni di euro eseguito su cento beni immobili, tra fabbricati e terreni, 25 veicoli e disponibilita’ finanziarie per un valore complessivo di circa quattro milioni di euro.
    L’indagine, denominata ‘Piazza Pulita’, e’ stata delegata alla Guardia di Finanza di Salerno dopo che l’ufficio inquirente vallese ha riunito 33 diversi procedimenti penali che rigurdavano le vicende societarie. La Yele spa viene costituita nel 1998 con l’obiettivo di svolgere il servizio di igiene urbana in 49 comuni del basso Cilento, tant’e’ che piu’ dell’80% del capitale sociale era detenuto dal Corisa 4, il consorzio nato per fronteggiare l’emergenza rifiuti in Campania. I problemi, secondo quanto ricostruito dalla procura diretta da Antonio Ricci, sono nati a partire dal 2013 quando la societa’, che negli anni era arrivata a vantare un organico di 253 unita’ e curava lo smaltimento dei rifiuti in un territorio di 1.352 chilometri quadrati, ha iniziato a registrare un aumento dell’esposizione debitoria che, per gli inquirenti, viene determinata in gran parte dalla mancata riscossione dei crediti, divenuti poi inesigibili, nei confronti dei Comuni che utilizzavano il servizio. Il passivo, in poco tempo, si sarebbe riflettuto anche nei confronti dell’amministrazione finanziaria per le “ricorrenti omissioni sia nel versamento delle imposte dovute sia delle previste ritenute, d’acconto, previdenziali ed assistenziali”, spiega la procura. Se fino al 2014 la Yele aveva regolarmente approvato il bilancio d’esercizio e provveduto al rituale deposito, negli anni successivi si sarebbe limitata a elaborare i dati contabili, senza mai renderli noti con atti esterni. Una pratica che, per i pm, sarebbe stata utile a “celare ai soci e ai terzi la ‘mala gestio’ e la scarsa solidita’ patrimoniale”.
    Si arriva, cosi’, prima, alla liquidazione disposta dal tribunale di Napoli nel luglio 2018; poi, al fallimento, dichiarato con sentenza del tribunale di Vallo della Lucania il successivo 30 ottobre. Da quel momento, dopo la riunione dei 33 procedimenti penali, le Fiamme gialle hanno iniziato a esaminare l’imponente mole di documentazione contabile ed extracontabile acquisita durante le perquisizioni nelle sedi del Corisa 4, della spa e delle cooperative di servizi che da questa dipendevano. Le ricostruzioni degli investigatori hanno fatto emergere “la sistematica inadempienza anche degli obblighi verso istituti di credito e finanziarie che avevano erogato la ‘cessione del quinto’ ai dipendenti della Yele, che invece tratteneva tali spettanze per scopi propri”. Tra le fatture relative a lavori di manutenzione, anche quelle di veicoli di proprieta’ di alcuni dipendenti che sarebbero stati riparati a spese della societa’. Avendo ormai perso i requisiti di regolarita’ contributiva necessari per la contrattazione pubblica, la Yele avrebbe affidato parte dei propri servizi, in subappalto, a cooperative create ad hoc, senza una preventiva autorizzazione da parte delle stazioni appaltanti, facendo fronte ai debiti erariali maturati attraverso l’indebita compensazione di crediti inesistenti o comunque non spettanti. La massa debitoria ammonta a oltre trenta milioni, ai quali si aggiungono i dieci relativi alle presunte condotte distrattive che sarebbero state poste in essere pregiudicando creditori, dipendenti, fornitori ed Erario. Il risparmio derivante dal mancato pagamento delle imposte e delle ritenute sarebbe stato utilizzato dalla societa’ per auto-finanziarsi, “continuando, per anni, una gestione ‘pro domo sua’, con la liquidazione di elevati importi per consulenze legali e tecniche e per collaborazioni occasionali, anche non necessarie”, sostengono Ricci e il pm titolare del fascicolo, Luigi Spedaliere. Dalle indagini tecniche, inoltre, sarebbe venuto fuori come il presidente del cda, pur essendosi dimesso, avrebbe di fatto continuato di fatto ad amministrare la spa, dando disposizioni a dipendenti e dirigenti anche in ordine a tempistiche e a pagamenti. Sono in corso indagini per individuare e sequestrare eventuali ulteriori liquidita’ riconducibili agli indagati presso gli intermediari finanziari.

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    Salerno, avvocato tenta di introdurre droga e telefonino in carcere per il cliente: denunciato

    Campania

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    6 giorni fa
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    24 Agosto 2020

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    Telefonini e droga al cliente detenuto, denunciato avvocato sorpreso dalla Polizia Penitenziaria a Salerno.
     
    Operazione della polizia penitenziaria a Salerno, dove un avvocato durante i colloqui ha cercato di consegnare al suo cliente detenuto dieci telefonini (otto smartphone piu’ due micro cellulari) e diversi grammi di droga. Lo rende noto l’Unione sindacati di polizia penitenziaria (Uspp).
    L’avvocato e’ stato denunciato all’autorita’ giudiziaria. “Ci congratuliamo con la polizia penitenziaria di Salerno – dichiara Giuseppe Del Sorbo segretario nazione dell’Uspp – che nonostante sia sotto organico e nel pieno piano ferie e’ riuscita ad arginare con alto senso di abnegazione e professionalita’ di l’introduzione sia dei telefonini sia della sostanza stupefacente”.
    Per Ciro Auricchio, segretario regionale dell’Uspp “bisogna intervenire urgentemente con una modifica legislativa che contempli l’introduzione o il relativo possesso di cellulari in carcere per arginare i frequenti tentativi di comunicazione con l’esterno specie per i reati di criminalita’ organizzata. Infine chiediamo una rivisitazione della pianta organica dell’istituto di Salerno che nonostante la grave carenza di organico riesce a mantenere l’ordine e la sicurezza interna”, conclude il sindacalista.

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    Accoltella il vicino per la musica ad alto volume e poi picchia i figli minori: arrestato

    Avellino e Provincia

    Pubblicato
    6 giorni fa
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    24 Agosto 2020

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    Aveva chiesto al vicino di casa di abbassare il volume dello stereo perche’ la musica era troppo alta. Ne e’ nato un alterco e un 48enne di Cervinara e’ stato accoltellato dal vicino, un pregiudicato 45enne.
    Sono intervenuti anche i figli della vittima, un ragazzo e una ragazza, entrambi minorenni, che hanno cercato di proteggere il padre e si sono scagliato contro l’aggressore, ma hanno avuto la peggio. E’ successo nel tardo pomeriggio di ieri in un rione popolare alla periferia di Cervinara, nel Parco San Vito. Sul posto sono intervenuti gli agenti del commissariato di Cervinara che hanno fermato il 45enne pregiudicato; l’uomo, dopo l’aggressione, era andato in un bar del paese per intrattenersi con alcuni amici. Il vicino ferito e’ stato trasportato al pronto soccorso dell’ospedale Rummo di Benevento.
    I due ragazzi sono stati portati invece all’ospedale Fatebenefratelli sempre a Benevento. Il figlio ha rimediato 7 punti di sutura al braccio per una ferita giudicata guaribile in dieci giorni, la ragazzina invece ha una mano ingessata per la frattura di un dito. Piu’ serie le condizioni del padre, trattenuto in ospedale per due ferite da taglio profonde alla schiena ma che non interessano organi vitali.

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    Serra di marijuana con 244 piante scoperta nel Casertano: arrestati padre e figlio

    Campania

    Pubblicato
    5 ore fa
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    21 Agosto 2020

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    Serra di marijuana con 244 piante scoperta nel Casertano: arrestati padre e figlio.
     
    I carabinieri dell’Aliquota Operativa della Compagnia di Maddaloni , unitamente a quelli delle Stazioni di San Felice a Cancello, Cancello e Santa Maria a Vico, in Cervino  hanno proceduto all’arresto, per coltivazione illegale di stupefacenti e furto aggravato, di un cinquantunenne del luogo e del figlio ventisettenne. Nella circostanza è stata altresì deferita in stato di libertà, per i medesimi reati, la madre.
    I militari dell’Arma, a seguito della perquisizione domiciliare, estesa anche alle pertinenze dell’abitazione e all’azienda agricola degli arrestati, hanno rinvenuto una vera e propria coltivazione, consistente in 244 vasi di plastica contenenti piante di marijuana , 7 ceste in plastica contenenti 3,6 kg. della medesima sostanza, tipo amnesia, già essiccata e pronta per essere venduta, 2 impianti per il riciclo di aria, 2 impianti di illuminazione composti da 20 lampade ultraviolette, 1 misuratore elettronico di temperatura con timer, 1 condizionatore d’aria, 1 impianto di irrigazione, 1 bilancia di precisione elettronica e 2 ventilatori con piedistallo.
    Quanto rinvenuto è stato sottoposto a sequestro. I carabinieri, nel corso delle perquisizioni hanno altresì accertato l’esistenza di un allaccio abusivo alla rete elettrica, eseguito dagli arrestati e, a causa del quale, è stato cagionato all’ENEL, un danno quantificato in euro 365.315,00. I due sono stati accompagnati ai domiciliari, a disposizione della competente Autorità Giudiziaria.

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    Camorra, il pm Maresca: ‘Il clan dei Casalesi è vivo e vegeto’

    Campania

    Pubblicato
    7 ore fa
    in
    21 Agosto 2020

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    Camorra, il pm Maresca: “Il clan dei Casalesi è vivo e vegeto”. Per il magistrato l’arresto della sorella di Zagaria dimostra che le mafie si riorganizzano.
     
    “L’arresto di Elvira Zagaria non e’ un arresto come gli altri: la sua cattura significa che il clan dei casalesi e vivo e vegeto”. Lo sostiene il magistrato Catello Maresca, che prese parte alla cattura del fratello di Elvira, il superboss Michele Zagaria, scarcerato durante il lockdown e ora in clinica per curarsi la sua grave forma di neoplasia. Elvira Zagaria e’ stata prelevata dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza nella sua villa in provincia di Frosinone dove, magrado fosse ai domiciliari dove, sembra, teneva anche incontri con esponenti di spicco della mafia casalese.
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    “Quanto accaduto – sostiene Maresca – dimostra che l’opportunita’ che i mafiosi hanno di ritornare, anche se agli arresti domiciliari, nelle loro case, viene sfruttata sistematicamente per riattivare rapporti e relazioni criminali. I mafiosi sfruttano i favori concessi dalle leggi dello Stato per andare contro lo Stato”.
    ” La comunicazione, per le mafie, – aggiunge il magistrato antimafia – e’ vitale quanto la disponibilita’ di soldi di armi: se un clan non riesce a comunicare e’ sconfitto. Proprio per questo interrompere il flusso di notizie e’, e deve continuare ad essere, l’obiettivo principale della lotta alle mafie. Non so quanti commenteranno l’arresto di Elvira Zagaria. Io spero siano in molti perche’ proprio questo sara’ il metro dell’interesse e della volonta’ dello Stato di continuare alla battaglia antimafia”. “Di segnali di una ripresa, forte, delle organizzazioni mafiose nel nostro Paese sono gia’ piu’ che evidenti” conclude Maresca.
     

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    Era ai domiciliari e riceveva i boss dei Casalesi a casa: torna in carcere Elvira Zagaria

    Campania

    Pubblicato
    1 settimana fa
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    20 Agosto 2020

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    Era ai domiciliari e riceveva i boss dei Casalesi a casa: torna in carcere Elvira Zagaria.
     
    Nella mattinata odierna, gli agenti della Squadra Mobile della Questura di Frosinone, congiuntamente ai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Frosinone, a seguito di specifiche investigazioni coordinate dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Frosinone – Dott.ssa Rossella Ricca – hanno dato esecuzione all’ordinanza di detenzione in carcere a carico di Elvira Zagaria, sorella del super boss dei Casalesi, Michele Zagaria, divenuta il leader dell’omonimo clan camorristico a seguito dell’arresto del fratello, figura di spicco della criminalità organizzata, sottrattosi per anni alle ricerche delle forze di polizia e della Magistratura.

    L’operazione si è svolta con il supporto di un elicottero del Reparto Volo della Polizia di Stato giunto da Pratica di Mare e di unità cinofile “cercavaluta” della Guardia di Finanza. Gravata da numerosi precedenti, nel 2015 era stata tratta in arresto unitamente ad altri esponenti dell’omonimo clan per il reato di associazione di stampo mafioso, in quanto coinvolta nell’operazione che ha consentito di far luce sulle infiltrazioni del clan Zagaria anche nella gestione degli appalti ospedalieri di Caserta, operazione culminata con l’emissione di ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 24 soggetti e con sequestri di beni per milioni di euro.
    Nel corso della citata operazione emergeva il ruolo centrale svolto da Elvira Zagaria. A lei, dopo l’arresto di tutti i membri di sesso maschile della famiglia e dopo la morte del marito, Francesco Zagaria, era toccato il compito di gestire gli ingenti capitali illeciti delle attività del clan. In data 28.03.2019, la Zagaria è stata condannata con sentenza di secondo grado della Corte d’Appello di Napoli alla pena di anni 7 di reclusione per il reato di associazione di stampo mafioso. Reclusa presso la casa circondariale di Messina, a seguito di specifica istanza il 31 maggio dello scorso anno ottenne la concessione della misura cautelare meno afflittiva degli arresti domiciliari stabilendosi in una lussuosa villa di Boville Ernica (Frosinone). Il provvedimento odierno giunge all’esito di prolungate ed articolate indagini condotte, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Frosinone, dalla Squadra Mobile della Questura e dal Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria della Guardia di Finanza che hanno svelato la presenza di un’uscita riservata utilizzabile per eventuali fughe ovvero per ricevere visite all’interno dell’abitazione in modo occulto.
    E’ stata infatti documentata in una circostanza la presenza nell’immobile di un altro affiliato al medesimo clan, proveniente dalle stesse zone geografiche della Zagaria e gravato da specifici pregiudizi di polizia in materia di associazione di stampo mafioso. Sulla base dei sopracitati elementi è stata richiesta ed ottenuta dalla Corte di Appello di Napoli l’aggravamento della misura cautelare precedentemente imposta, in forza della quale la detenuta sarà reclusa presso la casa circondariale di Rebibbia. L’operazione odierna dimostra l’incessante impegno della Guardia di Finanza e della Polizia di Stato ad individuare ogni forma di radicamento sul territorio provinciale da parte della criminalità organizzata, il cui contrasto permette di garantire e ripristinare adeguati livelli di legalità, trasparenza e sicurezza pubblica.

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    Inchiesta appalti Covid Campania: le carte dalla Corte dei Conti alla Procura

    Campania

    Pubblicato
    2 settimane fa
    in
    13 Agosto 2020

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    Inchiesta appalti Covid Campania: le carte dalla Corte dei Conti alla Procura. Le informative della Guardia di Finanza trasmesse ai magistrati su accordo Regione Campania e Aiop.
     
    La Procura Generale della Corte dei conti della Campania ha dato il nulla osta per trasmettere alla procura della Repubblica di Napoli le informative redatte dalla Guardia di finanza partenopea, alla base dell’inchiesta sull’accordo tra Regione Campania e Aiop, per i finanziamenti alla sanita’ privata durante l’emergenza Covid. Lo si apprende da fonti inquirenti.
    TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE: Appalti Covid in Campania: inchiesta sui rimborsi ai posti letto nella sanità privata
    Nelle indagini condotte nucleo di polizia economico finanziaria guidato dal colonnello Domenico Napolitano, sotto il coordinamento del vice procuratore Licia Centro e dal sostituto procuratore Davide Vitale, la Procura della Corte dei conti della Campania ipotizza un danno erariale da 20 milioni. Da quanto emerge, non si esclude che la procura ordinaria abbia potuto, a sua volta, gia’ aprire un fascicolo di indagine, per approfondire eventuali profili di reato nella vicenda.

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    Appalti Covid in Campania: inchiesta sui rimborsi ai posti letto nella sanità privata

    Campania

    Pubblicato
    3 settimane fa
    in
    11 Agosto 2020

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    Appalti Covid in Campania: inchiesta sui rimborsi ai posti letto nella sanità privata. Indagine Guardia di Finanza-Corte Conti sul periodo dell’emergenza.
     
    L’accordo tra Regione Campania e sanita’ privata per poter usufruire di posti letto aggiuntivi durante l’emergenza covid finisce sotto la lente di ingrandimento della Corte dei Conti: secondo le indagini svolte finora dalla Guardia di Finanza di Napoli, potrebbe ammontare a circa 20 milioni di euro il danno erariale per le somme erogate in modo non corretto a 56 strutture private, in base a quell’accordo. Lo scrive oggi l’edizione napoletana di Repubblica.
    Oggetto del contendere – gia’ al centro di esposti della Cgil e del M5s – alcuni punti di quella intesa, in particolare quello che prevedeva di pagare “il 95 per cento del budget mensile assegnato ogni anno alle singole cliniche a prescindere dal valore reale della produzione”.
    Una norma varata nei giorni dello scoppio dell’emergenza, poi ridimensionata nelle settimane successive, che in sostanza avrebbe consentito ai privati di ottenere introiti pur in assenza di posti letto realmente utilizzati. In ogni caso sulla correttezza dell’accordo e delle successive procedure di pagamento dovra’ ora esprimersi la procura regionale della Conte dei conti, sul cui tavolo e’ giunto il dossier investigativo delle Fiamme gialle.

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