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    Intestazione fittizia di beni: arrestato il ras del Sannio, Nicola Panella

    Un patrimonio, soprattutto immobiliare, di diverse centinaia di migliaia di euro che gli inquirenti ritengono frutto di attivita’ estorsive e traffico di droga e’ stato sequestrato a Nicola Panella, 56 anni di Montesarchio, pluripregiudicato vicino al clan Pagnozzi.

    Altre 20 persone risultano indagate nell’ambito di un’operazione condotta dalla Squadra mobile della questura di Benevento e della Guardia di finanza. Panella e’ destinatario di una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale di Benevento, Loredana Camerlengo. Secondo gli inquirenti, avrebbe intestato beni a lui riconducibili ad altre persone, mentre lui risultava pressocche’ nullatenente. Una condizione che non si spiegava con il tenore di vita dell’uomo, che deve rispondere ora di associazione per delinquere e intestazione fittizia di beni.

    In una nota del Procuratore Aldo Policastro si spiega “nella mattinata odierna, all’esito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Benevento, personale della Questura e del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Benevento, ha eseguito una misura di custodia cautelare in carcere, disposta dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Benevento, su richiesta della Procura, nei confronti di un cittadino beneventano residente a Montesarchio, per i delitti di associazione per delinquere (416 c.p.), trasferimento fraudolento di beni (512 bis), truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici (3 D. Lgs. n. 74/00), indebita compensazione (10 quater D. Lgs. 74/00), nonché un decreto di sequestro preventivo di 7 società, comprensive degli asset aziendali, di beni strumentali, di beni mobili e immobili alle stesse intestate – con sedi legali ed unità operative in Roma, Firenze, Prato, Benevento, Montesarchio (BN), Apollosa (BN) e nelle provincie di Verona, Aosta e Terni, operanti nei settori alberghiero, della consulenza tecnologico informatica, dei rifiuti, del noleggio autovetture, del commercio di prodotti petroliferi e della fabbricazione di mobili – tutte riconducibili all’arrestato, per un valore di oltre 3.000.000.00 di euro, oltre ad un immobile fittiziamente intestato ad un’indagata ma riconducibile all’arrestato.
    Inoltre, è in corso di esecuzione un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, per un valore di Euro 1.059.858,76 relativo a depositi bancari, titoli finanziari, beni mobili ed immobili nella disponibilità di 4 società a Responsabilità Limitata nonché dei legali rappresentanti, nonché un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente per un valore di Euro 1.291.605,59 per due truffe perpetrate a danno dello Stato per l’erogazione di contributi pubblici”.
    E ancora: “Il provvedimento è stato adottato al termine di una complessa e articolata attività d’indagine, svolta da personale della Squadra Mobile di Benevento e da militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Benevento, all’esito della quale son stati deferiti in stato di libertà anche altre 17 persone, a vario titolo coinvolte, per i medesimi delitti di associazione per delinquere (416 c.p.), trasferimento fraudolento di beni (512 bis), truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici (3 D. Lgs. n. 74/00), indebita compensazione (10 quater D. Lgs. 74/00) ma anche per il reato di favoreggiamento personale finalizzato alla elusione delle attività di investigazioni condotte nell’ambito delle presenti indagini preliminari, sul punto sono in corso ulteriori accertamenti anche per verificare la esistenza di illecite rivelazioni di segreti di ufficio.
    L’attività investigativa, indirizzata sin da subito nei confronti dell’arrestato, pluripregiudicato ed elemento di spicco della criminalità operante nella Valle Caudina, ha consentito di acquisire gravi indizi in ordine ad una operazione sistematica di intestazione fittizia di società, beni immobili e mobili posta in essere dal medesimo, finalizzata ad eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali.
    La ricostruzione puntuale delle singole vicende – su indicazioni documentali logicamente corroborate dall’esame delle risultanze patrimoniali degli intestatari fittizi e narrativamente sostenute dalle intercettazioni delle conversazioni intervenute tra l’arrestato e i diversi soggetti (collaboratori, familiari o altri imprenditori) che con lui colloquiavano per motivi attinenti ai fatti contestati – ha evidenziato la natura fittizia di tutti i trasferimenti oggetto delle contestazioni”.
    I trasferimenti operati, “lungi dal costituire il frutto di genuine operazioni societarie e commerciali, hanno rappresentato solo lo schermo dietro il quale l’arrestato, dopo lunga detenzione e successiva sottoposizione alla misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale, effettivo dominus delle aziende materialmente gestite, ha tentato di porre al riparo le sue imprese e i suoi beni, immobili e mobili, dai rischi di una possibile confisca di prevenzione, potendo a tal fine confidare sulla compiacente collaborazione prestata da diversi soggetti, appartenenti alla sua cerchia familiare, amicale o lavorativa.
    Le operazioni eseguite, infatti, sono o prive di ragionevolezza economica o contrastanti con emergenze documentali o, ancora, smentite dal contenuto delle conversazioni intercettate, lette al lume delle disponibilità patrimoniali dei protagonisti”.
    L’indagine ha evidenziato “così come gli interessi criminali dell’arrestato si siano spostati verso un’attività criminosa più “raffinata” e redditizia, finalizzando la gestione delle sue società all’arricchimento personale attraverso guadagni non dichiarati né tracciabili.
    L’elevatissima disponibilità economica di cui l’indagato dispone inevitabilmente lo ha indotto ad utilizzare meccanismi interpositori per creare una realtà imprenditoriale apparentemente “terza”, non a lui attribuibile, al fine di blindare il “suo” patrimonio concretamente aggredibile con misure ablative di prevenzione.
    La delimitazione degli ambiti privilegiati di attività delinquenziali, non quelle tradizionali, poste in essere oggi sul territorio caudino dall’arrestato, non ha intaccato il suo prestigio criminale, egli ancora si accredita come un effettivo, temibile ed “autorevole” centro di potere criminale con capacità attuali di penetrazione e di diffusione: i soggetti che a lui si relazionano sono totalmente a lui asserviti e non in grado di contrapporre valide difese.
    L’arrestato ha imposto la propria presenza ramificando e diversificando la propria attività nel territorio caudino, da quella economica a quella sociale e assistenziale. In questo diverso modo ha consolidato maggiormente il controllo del territorio caudino che in passato aveva affermato non solo attraverso la commissione di una serie di reati in maniera particolare contro il patrimonio e di traffico di stupefacenti”.
    L’attività investigativa ha consentito “di acquisire gravi indizi in ordine a come l’arrestato, rigenerandosi come “imprenditore”, abbia eretto un sistema economico “illegale”, che invade e corrompe l’economia regolare, alterandone il funzionamento, bloccandone la crescita e pregiudicando il tessuto produttivo “sano” del territorio di Montesarchio, così favorendo anche rapporti di contiguità e collusione, variamente definiti, dove il tessuto produttivo sano e “l’impresa criminale” si sfiorano, si incontrano, si sovrappongono, dove le attività legali nei contenuti diventano illecite nelle modalità di organizzazione e gestione.
    Emblematica in tal senso è la gestione del servizio di accoglienza ai cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale presso una struttura recettizia di Apollosa. Tali attività, appetibili soprattutto se finanziate da politiche pubbliche e sussidi ad hoc, e di sicura espansione economica, che permettono di realizzare elevati profitti “leciti”, corroborano ulteriormente la forte capacità “imprenditoriale” dell’indagato nel costruire i propri centri di potere e nell’individuare nuove opportunità di guadagno, opportunamente e velocemente reinvestito poi in altri mercati illegali.
    Il mancato rispetto di normative e regolamentazioni (oneri fiscali, contributivi ecc….), inoltre, gli consente di prevalere, con prezzi più bassi, qualità scadente del materiale, forza lavoro in nero o ad intermittenza, eliminando anzi sovrastando i vari competitors”.
    Inoltre, “gli esiti delle numerose conversazioni intercettate, in uno alla documentazione acquisita, oltre il materiale probatorio relativo alle singole vicende investigate, hanno consentito di acquisire gravi indizi in ordine all’esistenza, tra l’arrestato ed altri indagati, di una associazione organizzata sulla base di regole criminali attraverso automatismi criminali collaudati, ben strutturata, che ha operato in maniera sistematica per la commissione di reati di truffa aggravata ai danni dello Stato, di dichiarazione fraudolenta mediante artifici, di indebita compensazione e in genere di reati contro l’economia, con una netta ripartizione dei ruoli tra i sodali.
    Le condotte delittuose sopra descritte sono state poste in essere attraverso operazioni societarie e finanziarie, realizzate anche grazie all’apporto di professionisti, afferenti la gestione di molteplici società, la maggior parte delle quali riconducibili al principale indagato ed – in concreto – non operative ma utilizzate precipuamente per finalità elusive o per la fittizia assunzione di personale”.
    Un episodio emblematico “delle modalità operative particolarmente elaborate dal gruppo criminale investigato è quello emerso in relazione alle due condotte di truffa contributiva, laddove uno degli indagati, dimorante in Svizzera, provvedeva a portare in Italia in contanti parte delle somme erogate per il finanziamento pubblico, pari a circa 600mila euro in banconote di franchi svizzeri, per la distribuzione tra i coindagati.
    Nella fase preliminare di esecuzione del provvedimento di sequestro sono stati già individuati nella disponibilità del legale rappresentante, numerose possidenze immobiliari e/o mobiliari registrate, autovetture e disponibilità finanziarie afferenti a conti correnti e rapporti finanziari.
    È stata sequestrata allo stato la somma di € 100.000,00 in contanti; la ricerca del denaro è stata effettuata anche con l’impiego di idonea strumentazione tecnica fornita dal Servizio Polizia Scientifica della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, nonché con l’ausilio di unità cinofile “cash-dog” della Guardia di Finanza specializzate nella ricerca e nel rinvenimento di denaro contante.
    Sono altresì in corso di effettuazione, presso vari Istituti di Credito, sistematiche operazioni di ricerca finalizzate all’individuazione di disponibilità bancarie e/o finanziarie che saranno sottoposte a sequestro, sino alla concorrenza del tributo evaso.
    L’operazione, che ha visto il coinvolgimento di circa 130 appartenenti alle forze dell’ordine, oltre a quelli della Questura e del Comando Provinciale della GDF di Benevento anche personale del Reparto Prevenzione Crimine della Polizia di Stato di Napoli e Bari, unità cinofile dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico della Questura di Napoli, personale del Compartimento Polizia Postale di Napoli, personale del Nucleo PEF e dei Reparti del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Benevento, è ancora in corso: sono oltre 50 le perquisizioni che si stanno eseguendo su tutto il territorio nazionale”.
    Infine: “L’odierna attività testimonia la costante e continua attività di contrasto alla criminalità economico – finanziaria espletata dalla Procura della Repubblica di Benevento, in sinergia, in questo caso, con la Questura ed il Comando Provinciale della Guardia di Finanza, finalizzata ad individuare condotte che agevolino l’occultamento dei valori, in modo da poter efficacemente colpire le forme più insidiose di compenetrazione nell’economia e di accumulazione patrimoniale realizzate dalle molteplici forme di criminalità presenti sul territorio”. LEGGI TUTTO

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    Furti postamat con esplosivo nel Sannio, palazzina danneggiata

    Volevano far saltare il postamat per portar via tutto il denaro contenuto, ma hanno dovuto battere la ritirata a mani vuote e dopo aver danneggiato seriamente il municipio di Tocco Caudio.
    All’alba di oggi, poco dopo le 4,30, nel piccolo centro sannita si e’ avvertito un forte boato. Un ordigno forse piu’ potente di quanto previsto da una banda di ladri, e’ esploso danneggiando un’ala del municipio dove e’ ospitato il postamat, che dopo la deflagrazione ha attivato comunque il dispositivo per macchiare indelebilmente le banconote, rendendole inutilizzabili. I ladri sono scappati, e sul posto sono arrivati i carabinieri del comando provinciale di Benevento e i vigili del fuoco.
    L’edificio e’ stato sottoposto a verifica di staticita’. Nelle stesse ore un furto analogo e’ stato compiuto al postamat di Ceppaloni. Anche in questo caso l’esplosione ha attivato il sistema antifurto lasciando i ladri a mani vuote. LEGGI TUTTO

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    Perquisizione nel carcere di Benevento: i boss nascondevano cellulari nelle parti intime

    Perquisizione nel carcere di Benevento: i boss nascondevano cellulari nelle parti intime. Trovati con metal detector e radiografie. Uspp, introdurre reato.

    Per evitare di essere scoperti alcuni detenuti del reparto di alta sicurezza del carcere di Benevento nascondevano i micro cellulari anche nell’ano: a confermare i sospetti degli agenti della polizia penitenziaria sono stati i metal detector e le radiografie che hanno evidenziato la presenza dei telefoni.
    Sono complessivamente 18 i cellulari (smartphone e micro cellulari) sequestrati oggi nel corso di una perquisizione straordinaria, coordinata dal dirigente Pasquale Colucci, a cui hanno preso parte gli agenti dei nuclei provinciali traduzioni e piantonamenti e del Noc.
    “Piu’ volte – dicono Giuseppe Moretti e Ciro Auricchio, presidente e segretario regionale dell’Uspp – abbiamo chiesto una fattispecie di reato che preveda una condanna fino a 4 anni di reclusione per l’introduzione e il possesso di telefonini in carcere. Altrettante volte abbiamo chiesto, inutilmente, l’installazione di strumenti atti a schermare le sezioni detentive”.
    “E’ grave che un illecito cosi’ frequente non sia penalmente perseguibile”, concludono i sindacalisti. LEGGI TUTTO

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    Europol denuncia: ‘La Rete dei falsari della camorra mise in circolazione 233 milioni di euro contraffatti’

    Europol denuncia: ‘La Rete dei falsari della camorra mise in circolazione 233 milioni di euro contraffatti’

    L’Europol ha fornito ulteriori dettagli sulla maxi operazione condottra tra Italia, Belgio e Francia, che ha portato allo smantellamento di una delle più grandi reti di contraffazioni dell’euro mai messa in piedi con l’arresto di 44 sospettati e il congelamento di beni frutto delle attività fraudolente per un valore di 8 milioni di euro in Italia: tra cui compaiono 50 appartamenti, 8 locali commerciali, 2 fattorie, 10 aziende che operano in vari settori, 12 veicoli, 1 barca di lusso e 22 conti bancari. Le indagini sono iniziate nell’ottobre 2017 con il sequestro di banconote da 50 euro nella provincia della città italiana di Benevento. L’esame forense delle banconote ha confermato che le contraffazioni sono state prodotte utilizzando sofisticati metodi di stampa, che richiedono sia un alto livello di competenza tecnica sia una buona qualità di macchinari e materie prime. I contraffattori hanno imitato tutte le principali caratteristiche di sicurezza delle banconote in euro autentiche. Si ritiene che la rete criminale abbia prodotto e distribuito nel corso degli anni oltre tre milioni di banconote contraffatte per un valore nominale totale di oltre 233 milioni di euro, che rappresenta un quarto di tutte le banconote in euro contraffatte rilevate in circolazione dall’introduzione dell’euro. Secondo l’Europol questa rete potrebbe benissimo essere la più grande mai interrotta dai primi giorni della valuta euro.
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    La mente dietro l’organizzazione criminale è coinvolta nella contraffazione di valuta da oltre 20 anni. Non solo aveva istituito l’intera rete incaricata della produzione di euro e altre valute contraffatte, ma aveva anche organizzato la loro diffusione sul mercato europeo. L’inchiesta ha rivelato collegamenti alla rete criminale italiana, la Camorra. Altre affiliate criminali hanno cercato nuovi canali di distribuzione in Italia e all’estero. A Napoli, nel febbraio 2018, le indagini preliminari hanno portato al sequestro di quasi 450.000 banconote false da 50 e 100 euro per un valore nominale totale di 41 milioni, rinvenute nascoste in barili. Nel luglio 2018, un negozio di zecca illegale di monete da 50 euro è stato anche smantellato nella provincia italiana della Lombardia. Quattro sospetti sono stati arrestati durante questi giorni di azione. Allo stesso tempo, si sono svolte azioni simultanee coordinate da Europol in Francia e Belgio. Europol ha sostenuto l’operazione agevolando lo scambio di informazioni, fornendo supporto analitico e coordinando azioni di contrasto armonizzate nei vari Stati membri. Durante il raid, Europol ha inviato un esperto in Italia per verificare in tempo reale informazioni operative contro le banche dati Europol e fornire conoscenze specialistiche sulla contraffazione dell’euro in loco.
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    Traffico di Euro falsi: tra gli arrestati anche il nipote di Catherine Deneuve

    Traffico di Euro falsi: tra gli arrestati anche il nipote di Catherine Deneuve. L’uomo è tra i destinatari delle ordinanze della Dda di Napoli nell’inchiesta partita da Benevento.

    Tra gli arrestati nell’ operazione dei Carabinieri che ieri ha sgominato una banda internazionale specializzata nella produzione e traffico di monete false figura anche ed il nipote di Catherine Deneuve, Igor Divetain Tremiankoff , figlio di una figlia dell’attrice. Trremiankoff era gia’ stato arrestato a Napoli nel gennaio scorso con 15 mila euro falsi , ed e’ stato nuovamente arrestato ieri nell’hinterland parigino su mandato della Procura di Benevento, che ha coordinato le indagini dei carabinieri del Comando Antifalsificazione Monetaria di Roma e del Nucleo Investigativo del Comando provinciale di Benevento.
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    Euro falsi,pm Benevento:Blitz più importante del decennio

    Nell’operazione sono finite in manette 44 persone, accusate di associazione per delinquere, avente natura transnazionale, finalizzata alla produzione e al traffico, spendita e introduzione di monete falsificate in Italia e all’estero e di spaccio di sostanze stupefacenti. I militari hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo, del gip del Tribunale di Benevento, di numerosi beni e societa’ per un valore complessivo di circa 8 milioni di euro, per lo piu’ appartenenti ad Alfredo Muoio, titolare di un’ impresa che produce carte da gioco. Secondo gli investigatori sul mercato sarebbero stati messi in circolazione circa 200 milioni di euro falsi mentre altri 100 sono stati sequestrati dai militari.
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    Euro falsi,pm Benevento: ‘Blitz piu’ importante del decennio’

    “E’ la piu’ grande operazione contro la contraffazione di banconote degli ultimi 10 anni”.
    Lo ha detto il procuratore della Repubblica di Benevento, Aldo Policastro, commentando l’operazione messa a segno oggi contro una banda che operava a livello internazionale nella produzione e nel traffico di monete false e che ha portato all’arresto da parte dei carabinieri di 44 persone in Italia e all’estero e al sequestro preventivo di beni per 8 milioni di euro. “E’ un risultato di tutto rilievo in un’attivita’ investigativa lunga e difficile nel corso della quale – ha aggiunto Policastro – sono stati sequestrati oltre 100 milioni di euro falsi. E’ il frutto di un lavoro portato avanti in collaborazione con Europol ed Eurojust, con i magistrati di collegamento all’estero, che dimostra come anche nel nostro territorio, piu’ marginale sul versante economico e criminale, possano annidarsi gruppi organizzati”.
    “Con questa operazione, denominata ‘Nerone’, abbiamo inferto un duro colpo – ha poi spiegato Giovanni Conzo, procuratore aggiunto a Benevento – al cartello che da anni costituisce la spina nel fianco in tutta Europa con la produzione e la commercializzazione di denaro falso”. “Le indagini, che si sono svolte anche in Francia, Spagna, Germania e Irlanda, dove venivano smerciate le banconote false ben riprodotte – ha aggiunto il comandante provinciale dei Carabinieri di Benevento Germano Passafiume – hanno preso il via alla fine del 2017”. Nell’ambito delle indagini sul traffico di banconote contraffatte, coordinate dalla procura di Benevento ed eseguite dai carabinieri del Comando antifalsificazione monetaria di Roma e del Nucleo investigativo del Comando provinciale sannita, sono stati sequestrati beni per 8 milioni di euro. La misura preventiva è stata disposta dal gip del tribunale di Benevento, su richiesta della locale procura della Repubblica. Sigilli a beni e società nella disponibilità di uno degli elementi di vertice del gruppo criminale perché ritenuti sproporzionati rispetto ai redditi da lui dichiarati.
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    La misura è stata frutto di una parallela indagine patrimoniale culminata nella denuncia di otto persone per riciclaggio, autoriciclaggio e interposizione fittizia. Nel dettaglio, sono stati sottoposti a sequestro ai danni di persone ritenute prestanomi di uno dei promotori dell’associazione per delinquere: 50 appartamenti, 8 locali commerciali, 2 terreni, 10 società attive in vari settori, in particolare nel settore della produzione delle carte da gioco, nel settore immobiliare, delle scommesse e in quello del noleggio delle autovetture nonché nel settore alimentare, 12 veicoli e una lussuosa imbarcazione da diporto nonché 22 conti correnti, per un valore complessivo stimato di circa 8 milioni di euro. Nel corso dell’operazione si è anche proceduto a Benevento e provincia, al sequestro di materiale informatico relativo ad attività di falsificazione, documenti, certificati e titoli di studio falsi e un timbro notarile del napoletano. Nel Nord Italia è stato arrestato in flagranza uno degli indagati, non colpito dal provvedimento cautelare, per detenzione illecita di stupefacenti, hashish, marijuana e anfetamine, nonché una banconota da 50 euro falsa e alcune monete di euro false.
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    Nuovo clan Caudino: torna libero Testa

    l Giudice delle indagini preliminari, Dott. Marcopido, presso il Tribunale di Napoli, accogliendo l’istanza dell’Avv. Vittorio Fucci Junior, ha revocato la misura cautelare del divieto di dimora in Campania nei confronti di Testa Giovanna, di anni 48, di Montesarchio.

    Come si ricorderà il Testa era stato destinatario insieme a nove persone, tra Montesarchio, Airola, Moiano e San Marco Evangelista, di misura cautelare disposta dal Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Napoli, Dott. Marcopido, perché ritenuto presuntivamente responsabile del reato di associazione camorristica e di estorsione aggravata dal metodo mafioso, che avrebbe perpetrato in concorso con altre persone, nei confronti di un imprenditore di Montesarchio.
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    Piccoli acquisti con soldi falsi: così operava il ‘Napoli group’ in tutta Europa. I NOMI DEI COINVOLTI

    Piccoli acquisti, ma frequenti e sempre con banconote da 50 euro che alla vista e al tatto sembravano del tutto identiche a quelle emesse dalla Zecca dello Stato.

    E invece erano false, ma cosi’ ben fatte da ingannare anche apparecchi elettronici per la verifica che utilizzano molti commercianti. L’indagine che ha permesso di rintracciare quasi 41 milioni di euro in banconote da 50 e 100 euro pronte per essere immesse sul mercato e’ partita proprio da piccoli e frequenti sequestri di banconote spese in esercizi del Beneventano. L’uomo che ha messo i carabinieri del comando provinciale di Benevento sulle tracce di una organizzazione ramificata in tutta Italia, in Belgio e in Francia e’ un piccolo pregiudicato di Benevento, di 55 anni.
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    Un 55enne che pero’ disponeva di banconote false che secondo i carabinieri del comando Antifalsificazione Monetaria di Roma non erano mai state censite in alcuna classe di contraffazione. Un prodotto nuovo, realizzato con stampa off-set, che sebbene non realizzato con la speciale carta filigranata, aveva i caratteristici rilievi che permettono di distinguere una banconota falsa da una originale.
    Le indagini sono partite nel 2018 e al 55enne viene associato un altro beneventano di 69 anni che risulta la mente dell’organizzazione che ha portato 7 persone in carcere, 28 ai domiciliari, 8 con obbligo di dimora e una all’obbligo di firma, con altre 10 persone indagate a piede libero. Il 69enne era in grado di lavorare anche con valute estere, e aveva un’esperienza piu’ che ventennale nel settore della contraffazione di monete. L’uomo infatti aveva collegamenti con tre persone di Napoli, tra i quali un tipografo storicamente inserito nel giro delle valute false, dai tempi del “Napoli Group”, un cartello criminale che spacciava banconote false quando ancora c’era la Lira in circolazione.
    Piano piano sono stati ricostruiti tutta la rete di contatti oltre la Campania. Dalla zona di Giugliano, in provincia di Napoli, le banconote arrivavano in Lombardia e poi in Francia e Belgio, dove operavano un 37enne belga e un 33enne francese, piu’ volte venuti a Benevento per rifornirsi di banconote false. Ma c’e’ stato anche un breve periodo in cui la banda ha avuto a disposizione carta filigranata usata per le originali.
    La banda campana era collegata anche a un gruppo in provincia di Pavia, a Villanterio, dove tre persone gestivano una stamperia clandestina e sono state arrestate proprio mentre erano impegnate nella produzione di moneta falsa. A Napoli poi un 70enne si occupava del deposito del denaro stampato. Aveva ricavato in un terreno di sua proprieta’ un nascondiglio dove poter custodire in nove contenitori per alimenti banconote da 50 e 100 euro per 41 milioni.
    E li’ i carabinieri hanno sequestrato anche matrici metalliche e prove di stampa. L’indagine, alla quale ha collaborato sul fronte internazionale l’Europol, e’ stata coordinata dalla procura della Repubblica di Benevento che ha ottenuto dal gip anche un provvedimento di sequestro di beni finalizzato alla confisca. Si tratta di beni immobili, titoli e conti di uno degli indagati che e’ stato sottoposto a un’accurata indagine patrimoniale, dalla quale sono scaturite le denunce per 8 persone che devono rispondere anche di riciclaggio, autoriciclaggio e interposizione fittizia.
    In particolare sono stati apposti i sigilli a 50 appartamenti, 8 locali commerciali, 2 terreni, 10 societa’ di vari settori, in particolare nella produzione delle carte da gioco, nell’immobiliare, nelle scommesse e nel noleggio di auto. Sequestrati anche 12 auto e una barca di lusso e 22 conti correnti, il tutto per un valore complessivo di circa 8 milioni di euro.
    La custodia in carcere è stata disposta, per Franco Domenico De Iasio, 69 anni, Gerardo De Iasio, 56 anni, di Benevento, Pompeo Masone, 55 anni, di San Giorgio del Sannio, mentre ai domiciliari è finita Vincenzina Taddeo, 51 anni, di San Giorgio del Sannio, Francesco Lunghi, 62 anni, di Sant’Angelo Lodigiano, Silvano Emilio Marraffa, 61 anni, di Trecate, Carlo Mazzoleni, 56 anni, di Villa d’Adda, Alfredo Muoio, 66 anni, di Casalnuovo, Igino Secci, 72 anni, di Cergnago.
    Arresti domiciliari invece per Danilo Bianchi, 66 anni, di San Vendemiano, Giovanni Bianco, 55 anni, di Venezia, Stefano Bocchiola, 51 anni, di Valera Fratta, Luciano Cancedda, 62 anni, di Musile di Piave, Enrrico Cante, 52 anni, di Giugliano, Teresa Del Riccio, 72 anni, di Campobasso, Igor Divetain Plemiannikov, 33 ani, di Maire 8Francia), Debora Marchitto, 43 anni, di Ferrazzano, Stefano Gigante, 67 anni, di Torino, Mauro Giolo, 57 anni, di Grugliasco, Rocco (alias Roberto) Ianniciello, 67 anni, di Flumeri, Ottavio (alias Chicco) Lafleur, 51 anni, di Milano, Eusebio (alias Nello) La Magna, 88 anni, di Brescia, Giovanni Morello, 48 anni, di Concesio,  Valerio Navarra, 27 anni, di Rombiolo, Domenico Nocera, 73 anni, di Torino, Ciro Panico, 76 anni, di Giugliano, Antonio Papaccio, 38 anni, di Afragola, Gianluca Petrone, 47 anni, domiciliato a Parigi, Aniello Rivieccio, 70 anni, di Torre del Grco, Michele Rivieccio, 41 anni, di Torre ddel Greco, Coismo Maiolo, 50 anni, di Miliano, Geoffroy Renè Simon, 37 anni, reidente in Belgio, Francesco Sommella, 61 anni, di Giugliano, AQlessandro Aprea, 38 anni, di Napoli, e Ernani vassallo, 42 anni, di Pomigliano d’Arco.
    Infine obbligo di dimora, invece, per Gerardo De Iasio, 35 anni, di Benevento, difesi dagli avvocati Antonio Leone, Gerardo Giorgione, Vittorio Fucci, Luca Cavuoto, Claudio Fusco, Pasquale Leonardo Borrelli, 52 anni, di Napoli, Roberto (detto nando) Comparetti, 56 anni, di Milano, Ionel Claudiu Neculcea, 44 anni, di Spessa, Antonio Piscopo, 43 anni, di Napoli, Stanislao (alias Michele) Pirro, 61 anni, di Toirno, Daniele Sperandio, 44 anni, di San Giorgio di Lomellina, Aldo Zubbani, 70 anni, di Carrara e per Caterina De Rosa, 59 anni, di Giugliano, l’obbligo di firma.
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    Scoperto traffico di banconote false dalla Campania in tutta Italia: 44 arresti

    Scoperto traffico di banconote false dalla Campania in tutta Italia: 44 arresti.

    I carabinieri del Comando Antifalsificazione Monetaria di Roma e del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Benevento, coordinati dalla Procura della Repubblica di Benevento, stanno dando esecuzione, sull’intero territorio nazionale e in alcuni stati europei, a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Benevento, nei confronti di 44 persone.
    Sono tutti gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere, avente natura transnazionale, finalizzata alla produzione e al traffico, spendita e introduzione di monete falsificate in Italia e all’estero e di spaccio di sostanze stupefacenti; inoltre i militari stanno dando esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo, emesso dal giudice per le indagini preliminari, di numerosi beni e società, finalizzato alla confisca, per un valore complessivo di circa 8.000.000,00 di euro.
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    Intimidazioni e minacce di morte così imponeva il pizzo il nuovo clan della Valle Caudina. I NOMI

    Intimidazioni e minacce di morte così il nuovo clan della Valle Caudina nel Beneventano chiedeva il pizzo agli imprenditori e commercianti della zona.

    Sono nove le ordinanze di custodia cautelare adottate nei confronti di altrettante persone dal gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della Dda, al termine delle indagini dei carabinieri della Compagnia di Montesarchio , in provincia di Benevento, ritenute presunte appartenenti a un sodalizio criminale dedito a estorsioni con metodo mafioso nei confronti di commercianti e imprenditori della Valle Caudina.
    In manette sono finiti Pietrantonio Morzillo (43 anni), Antonio Buonanno (27), entrambi di Moiano (Benevento); Francesco Buono (28), Alessandro Massaro (26), Biagio Massaro (27) e Pasquale Massaro (22), tutti di Airola; Luca Truocchio (20) di Sant’Agata dei Goti e Umberto Zampella (37) di San Marco Evangelista, in provincia di Caserta. Divieto di dimora in Campania invece per Giovanni Testa (49) di Montesarchio.
    In particolare, le indagini hanno consentito di ricostruire e provare l’esistenza e l’operativita’ di un gruppo criminale ben organizzato dedito a una insistente attivita’ estorsiva in danno di imprenditori e commercianti della Valle Caudina. Gli atti intimidatori, accertati tra il mese di settembre 2018 fino al mese di maggio 2019, avevano anche lo scopo di mostrare l’esistenza e la forza di una nuova consorteria criminale sul territorio, attraverso azioni violente e minacciose con intrinseca carica intimidatrice, con l’obiettivo di determinare assoggettamento e omerta’. LEGGI TUTTO

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