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    Frosinone, nel bagagliaio 208 piante di marijuana rubate: arrestati due napoletani

    In nottata i carabinieri del Norm di Cassino hanno fermato a Sant’Andrea del Garigliano, a Frosinone, una Lancia Y con due napoletani a bordo. Nel bagagliaio avevano 208 piante di marijuana che erano state rubate in un vicino campo dove erano legalmente coltivate per fini terapeutici. I due sono stati accompagnati nella Stazione carabinieri di […]
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    Riciclava i soldi del boss Guida: sequestro beni ad avvocato di Milano

    Attualità

    Pubblicato
    3 settimane fa
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    6 Agosto 2020

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    Riciclava i soldi del boss Guida: sequestro beni ad avvocato di Milano.
     
    La polizia e la guardia di finanza hanno eseguito ieri a Milano un sequestro di 3 milioni di euro a carico di un avvocato del foro di Milano condannata nel 2018 per avere riciclato su dei conti correnti elvetici i proventi illeciti del boss di camorra Vincenzo Guida, e nei confronti del suo compagno e convivente, pluricondannato per reati societari e tributari.

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    Napoletano ricercato per rapina: vendeva cocco sulle spiagge del Salento

    Napoletano ricercato per rapina: vendeva cocco sulle spiagge del Salento. Arrestato.

    Il pregiudicato napoletano di 59 anni, Vincenzo Tommolillo, ricercato dopo una condanna per rapina inflittagli il 30 gennaio 2019, e’ stato arrestato nel Salento dove trascorreva un periodo di vacanza durante il quale trovava il modo di guadagnare vendendo cocco sulle spiagge.

    A rintracciare l’uomo, condannato a due anni e sei mesi di reclusione, sono stati i poliziotti della Squadra mobile della questura di Lecce, i quali, avvalendosi della banca dati Sdi (Sistema di indagine), hanno appurato che sul 59enne napoletano gravava un ordine di arresto emesso dall’Ufficio esecuzioni penali della Procura di Napoli. Tommolillo e’ stato rinchiuso nel penitenziario leccese di Borgo San Nicola. LEGGI TUTTO

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    La Cassazione: sì ai quotidiani per i boss al 41 bis ma filtrati

    L’abbonamento ai quotidiani non puo’ essere negato al boss mafioso al 41 bis, il cosiddetto carcere duro, perche’ il diritto ad essere informati e’ parte integrante e condizione per una libera manifestazione del pensiero garantito dalla Costituzione.

    Ma resta il limite della cronaca locale, che puo’ essere fonte di notizie che possono essere diffuse tra i detenuti sottoposti al regime speciale. Cosi’ la Corte di Cassazione (sentenza 21803) ha accolto il ricorso del boss Salvatore Madonia classe ’56, figlio di Francesco, storico capo mafia condannato all’ergastolo nel processo “Borsellino-ter”. Quello accolto dalla Cassazione e’ l’ennesimo ricorso di Salvatore in carcere dal ’91, scrive Il Sole 24 Ore. Un precedente, relativamente recente, riguarda il presunto diritto violato alla corrispondenza: ricorso respinto dalla Suprema corte.
    L’ultima censura e’ invece passata. Il diritto puo’ comunque essere negato, come avvenuto nel caso del boss di Cosa Nostra Giuseppe Falsone (sentenze 21942 e 21943) che aveva fatto ricorso perche’ non gli era stato consegnato un quotidiano. Per la Cassazione un no giustificato dal contenuto di alcune pagine, con articoli relativi ad un’operazione anti ‘ndrangheta a Milano. Notizie che potevano essere di interesse per altri detenuti nello stesso carcere di massima sicurezza.
    Ancora un ricorso di Falsone era stato respinto, sempre per rivendicare la consegna di un giornale, questa volta con servizi che riguardavano un testimone di giustizia impegnato contro il “clan dei Casalesi”, ed alcuni esponenti della consorteria erano nello stesso carcere del ricorrente.
    La Suprema corte sottolinea che le maglie strette sono consentite quando sono in gioco l’ordine e la sicurezza pubblica. Niente giornali, neppure nazionali dunque, quando possono essere fonte di aggiornamento sulle dinamiche criminali sul territorio e uno strumento per verificare che siano stati eseguiti gli ordini fatti arrivare all’esterno. LEGGI TUTTO

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    Nella caserma della vergogna anche un’orgia nell’ufficio del comandante. TUTTI I NOMI

    Dall’ordinanza di custodia cautelare dell’operazione ‘Odysseus’, emerge che nella caserma di Piacenza si sarebbe svolta anche un’orgia, nell’ufficio del Comandante Marco Orlando.

    A parlarne sono due tra gli arrestati, Giuseppe Montella e Salvatore Cappellano “che commentano un episodio che aveva visto come protagonista un collega in onore del quale, forse in concomitanza con una ricorrenza, era stata organizzata una serata all’interno della caserma alla presenza di due donne, presumibilmente escort, con le quali erano stati consumati rapporti sessuali”.
    “Lo scenario rappresentato da Montella – spiega il gip – e’ quello di un’orgia tenutasi addirittura all’interno dell’ufficio del Comandante Marco Orlando, dove si era creato un tale scompiglio che le pratiche erano state sparpagliate a terra”. Il magistrato scrive che “non sono forse ravvisabili reati in simili condotte, ma dalla descrizione traspare ancora una volta il totale disprezzo per i valori della divisa indossata dagli indagati, metaforicamente gettata a terra e calpestata, come quella del loro Comandante durante il festino appena rievocato”. Dal dialogo tra gli indagati risulta che a un certo punto gli indumenti, giacca e cappello, del Comandante sarebbero stati buttati a terra.
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    Dieci in totale i carabinieri indagati, compreso il comandante della compagnia di Piacenza. L’indagine è iniziata grazie al racconto di un ufficiale dell’Arma non coinvolto che ha illustrato spontaneamente alla polizia locale quanto stava accadendo all’interno della caserma di via Caccialupo. I carabinieri finiti in carcere sono: Giuseppe Montella, Salvatore Cappellano, Angelo Esposito, Giacomo Falanga, Daniele Spagnolo. Ai domiciliari il comandante della Levante, maresciallo Marco Orlando e il maggiore Stefano Bezzeccheri. Il comandante della compagnia di Piacenza Bezzeccheri è stato raggiunto dalla misura dell’obbligo di dimora è accusato solo di abuso d’ufficio. Tutti sono stati sospesi.
    Nei guai anche un finanziere, Marco Marra, che ha l’obbligo di firma, è accusato di rivelazione e utilizzazione di segreti di ufficio. Angelo Minniti, Giovanni Lenoci e Lorenzo Ferrante, altri tre carabinieri, hanno avuto l’obbligo di firma.  I civili finiti in manette sono: Daniele Giardino, Alex Giardino, Simone Giardino, Matteo Giardino (domiciliari), Gherardi Tiziano, Megid Seniguer, Jamai Masroure Zin El Abidine, Ghormy El Mehedi, Mattia Valente (domiciliari), Clarissa D’Elia (domiciliari), Maria Luisa Cattaneo (domiciliari).
    “I reati ipotizzati sono gravissimi. Procederemo con il massimo rigore. Abbiamo sospeso tutto il personale coinvolto, e procederemo con la massima celerita’ per l’accertamento delle responsabilita’”. Lo ha detto il comandante generale dei Carabinieri, Giovanni Nistri, intervenendo al Tg1 sulla vicenda della caserma di Piacenza. “I cittadini di Piacenza troveranno una postazione mobile dei Carabinieri, e da domani il nuovo comandante. Lo Stato non si ferma. Episodi come questo – ha aggiunto – possono minare la fiducia nell’Arma ma ci sono 200mila Carabinieri che ogni giorno espletano sul territorio i loro incarichi al meglio delle loro possibilita’. Durante i momenti peggiori del lockdown non abbiamo chiuso le caserme, abbiamo avuto 800 contagiati e 10 vittime. Speriamo che quello fatto dai piu’ possa cancellare dalla memoria il male fatto da chi non e’ degno di indossare questa divisa”.
    Sono 5 i capi di imputazione che accusano i carabinieri di Piacenza arrestati oggi di lesioni, sequestro di persona e tortura. “Nei capi d’imputazione 39, 46, 47, 48 e 50 – si legge nell’ordinanza – e’ stato posto l’accendo sulla violenza che ha connotato le iniziative intraprese dai militari della stazione Piacenza Levante”.
    Le immagini recuperate dalla memoria del telefonino di Montella, ma anche quelle riprese dalla telecamera di sicurezza e le registrazioni audio “dei pestaggi compiuti presso la caserma e i riferimenti operati dai soggetti intercettati – aggiunge il Gip – contribuiscono a delineare un quadro indiziario solido e convergente”. I “gravi indizi” sussistono in particolare per la contestazione del reato di tortura. “In quanto – scrive il giudice – la persona nei cui confronti sono state compite le condotte illecite, si trovava in una condizione di privazione della propria liberta’ personale, peraltro illegittima (non essendo ancora avvenuto il suo arresto) ed era stata costretta a subire le angherie di Montella e dei suoi commilitoni”.
    A colpire la vittima sarebbe stato solo uno dei carabinieri ma, aggiunge il Gip, “non puo’ essere escluso il contributo attivo fornito da tutti gli indagati, i quali erano intenti o a suggerire particolari tecniche di persuasione o comunque ad assistere ad un fatto di estrema violenza che mai dovrebbe verificarsi all’interno di un ufficio di pubblica sicurezza”. Non solo: “e’ indubitabile come, ascoltando i suoni dei colpi assestati e, soprattutto, dei lamenti e del pianto della vittima, quest’ultima abbia provato ‘acute sofferenze fisiche’ sufficienti” a poter configurare il reato di tortura LEGGI TUTTO

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    Omicidio Cerciello: i periti descrivono Elder ossesso da ‘ideazione suicidaria cronica’

    Omicidio Cerciello: periti descrivono Elder ossesso da “ideazione suicidaria cronica”.

    Nell’ultima udienza del processo per l’omicidio di Mario Cerciello Rega, prima dell’interruzione estiva, i periti incaricati della Corte d’assise di Roma, hanno disegnato il quadro psicologico di Finnegan Lee Elder. Il ragazzo statunitense e’ imputato, insieme al coetaneo Gabriel Natale, dell’omicidio del vice brigadiere, ma sarebbe stato proprio lui, Elder, ad accoltellare a morte Cerciello il 26 luglio scorso.
    “Al momento del fatto si rendeva conto di cosa stesse facendo; era capace di intendere e di volere” hanno detto i due periti, il medico legale Vittorio Fineschi e lo psichiatra Stefano Ferracuti. Una valutazione che, pero’, non propriamente definitiva dato che i due professionisti si sono riservati di leggere altre 600 pagine di una documentazione americana sulle vicende medico psichiatriche del ragazzo. Il solco, pero’, sembra essere tracciato dato che i periti hanno descritto il giovane condizionato da una vita di abusi di droga, ossessionato da una “ideazione suicidaria cronica” e da una infanzia di maltrattamenti, ma senza tracce di delirio o allucinazioni e quindi capace di intendere e di volere.
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    “Era un bambino molto intelligente ma non adeguatamente compreso dall’ambiente in cui e’ cresciuto”. Cosi’ i periti hanno descritto l’infanzia di Elder. Una infanzia di maltrattamenti: “riferisce di bruciature di sigarette, di genitori che facevano uso di alcool e di forte conflittualita’ in famiglia” ma anche di un uso “ripetuto di droga tra cannabinoidi, cocaina e allucinogeni e anche psicofarmaci prescritti. Ha detto che l’assunzione dei cannabinoidi ha un uso terapeutico dato che e’ l’unica cosa che gli rende accettabile l’esistenza”.
    Una esistenza piu’ volte portata sulla soglia della fine con suicidi tentati tanto che i periti definiscono la sua “una ideazione suicidaria cronica. Pensa da anni al suicidio caratteristica di disturbi alla personalita’ ma anche di un fattore genetico e conoscenza di altri fatti”. Elder avrebbe tentato il suicidio fin dall’eta’ dei 16 anni quando si taglio’ i polsi per due volte. In un’altra circostanza si sarebbe gettato dal Golden gate rischiando annegamento; “l’ultimo episodio poco prima del viaggio in Europa quando avrebbe giocato da solo alla roulette russa. Un fattore che potrebbe anche essere genetico dato che il nonno paterno e lo zio si sono tolti la vita”.
    Parlando di suicidi i periti hanno anche riferito che “Elder dice di avere un ‘piano B’ qualora le cose si dovessero mettere male in seguito alla sentenza” senza pero’ precisare quale fosse. “Si rende conto -hanno sottolineato anche i periti – che si e’ rovinato la vita e che gli dispiace” per il carabiniere Mario Cerciello Rega “ma lo dice adesso che sta assumendo psicofarmaci in gran quantita’”. Su precisa domanda del aggiunto Nunzia D’Elia, relativamente alla possibilita’ che il ragazzo possa guarire, i periti hanno risposto che dai disturbi di personalita’ “non si puo’ guarire come da una polmonite. Si puo’ evolvere perche’ Elder e’ molto giovane. Ma non guarire”. Medico legale e psichiatra hanno affrontato con l’imputato recluso in carcere a Rebibbia, anche il passaggio focale della vicenda: l’aggressione a Cerciello.
    “Ha detto – hanno riferito i periti- che se avesse saputo che” Mario Cerciello Rega e Andrea Varriale “erano forze dell’ordine non avrebbe reagito cosi’ come poi ha fatto. Ha detto di aver perso il controllo durate l’aggressione, ma pensava che fossero mafiosi, intendendo, delinquenti. Sapevano di aver sottratto zaino e di aver chiesto soldi e droga. Si aspettava reazioni da quei delinquenti. Quindi la violenza e’ stata determinata dalla mancanza di cognizioni ma conserva la memoria dell’evento. Nella sua storia non ci sono state condizioni di disassociazione, di delirio o di allucinazioni”.
    Inoltre Elder ha spiegato anche ai periti “che non ha pensato che” Varriale e Cerciello Rega “fossero appartenenti alle forze dell’ordine perche’ negli Usa i poliziotti in borghese intervengono per fatti importanti e non per questi fatti minori”. Dalle parti civili una sostanziale soddisfazione per gli esiti della giornata odierna. “A noi interessa che i due periti abbiano sostenuto che l’imputato Elder, all’epoca dei fatti, era assolutamente capace di intendere e di volere” Lo ha detto ad “Agenzia Nova” l’avvocato Massimo Ferrandino, legale della vedova Cerciello. “Adesso dovranno leggere altre carte fornite dalla difesa, ma il solco in questo senso e’ ormai tracciato”. Intanto venerdi’ sera il sindacato Sim carabinieri ha organizzato una fiaccolata in ricordo del vice brigadiere. LEGGI TUTTO

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    Infiltrazione della camorra in Emilia Romagna: 9 arresti, sequestrate 17 aziende

    Infiltrazione della camorra in Emilia Romagna: 9 persone sono state arrestate e 17 aziende sequestrate in tutta Italia nel corso di un’operazione della Guardia di Finanza denominata Darknet.

    I finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Rimini, con la collaborazione del G.I.C.O. di Bologna e dei colleghi di altri 14 Comandi Provinciali, hanno dato l’avvio stamane, 21 luglio 2020, alle prime luci dell’alba, ad una vasta operazione di polizia denominata “DARKNET”, in Emilia Romagna ed in contemporanea nelle regioni Campania, Calabria, Lazio, Lombardia, Marche, Basilicata e Piemonte, che ha disarticolato un’associazione criminale di matrice camorristica; con base nella Bassa Romagna – in particolare nella città di Cattolica, ma con ramificazioni e interessi economici anche in altre Province (Avellino, Napoli, Salerno, Potenza, Matera, Pesaro-Urbino, Forlì- Cesena, Parma, Torino, Milano), con al vertice personaggi legati al clan dei “SARNO” e dei “Casalesi”.
    I particolari sull’operazione “Darknet” verranno forniti oggi stesso nel corso di una conferenza stampa, che si terrà alle ore 11:00 presso il Comando Provinciale Rimini, alla presenza del Procuratore della Repubblica Distrettuale di Bologna, Dott. G. Amato e del Procuratore della Repubblica di Rimini, Dott.ssa E. Melotti.
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    Maxi blitz contro la ‘ndrangheta: 75 arresti tra Italia e Svizzera

    Settantacinque arresti tra Italia e Svizzera, 158 indagati, sequestri di beni per 169 milioni di euro.
    E’ il bilancio di un maxi blitz della Guardia di finanza contro la ‘ndrangheta e le sue proiezioni internazionali. Oltre 700 finanzieri del Comando provinciale di Catanzaro e del Servizio centrale investigazione criminalita’ organizzata di Roma, con il supporto dei Reparti del Comando regionale Calabria, in simultanea con la Polizia giudiziaria federale di Berna, stanno eseguendo una operazione internazionale coordinata e diretta dalla procura – Dda di Catanzaro nei confronti di diversi esponenti di affermate famiglie della criminalita’ organizzata calabrese, operanti principalmente nel territorio che collega Lamezia Terme alla provincia di Vibo Valentia.
    Gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, associazione dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, riciclaggio, fittizia intestazione di beni, corruzione ed altri reati, tutti aggravati dalle modalita’ mafiose. L’operazione e il frutto di anni di intenso lavoro investigativo svolto nell’ambito di una Squadra investigativa comune (Joint investigation team) costituita presso Eurojust tra magistratura e forze di polizia dei due Paesi, cui hanno aderito, per l’Italia, la procura distrettuale antimafia di Catanzaro e Reparti della Guardia di finanza (Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Catanzaro e S.C.I.C.O. di Roma) e, per la Svizzera, la procura della Confederazione elvetica di Berna e la Polizia giudiziaria federale di Berna.
    I dettagli saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa in programma alle 11.00, presso il Comando provinciale della Guardia di finanza di Catanzaro alla presenza del procuratore Nicola Gratteri, del procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla e dei vertici regionali e dello S.C.I.C.O. della Guardia di finanza.
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    Europol denuncia: ‘La Rete dei falsari della camorra mise in circolazione 233 milioni di euro contraffatti’

    Europol denuncia: ‘La Rete dei falsari della camorra mise in circolazione 233 milioni di euro contraffatti’

    L’Europol ha fornito ulteriori dettagli sulla maxi operazione condottra tra Italia, Belgio e Francia, che ha portato allo smantellamento di una delle più grandi reti di contraffazioni dell’euro mai messa in piedi con l’arresto di 44 sospettati e il congelamento di beni frutto delle attività fraudolente per un valore di 8 milioni di euro in Italia: tra cui compaiono 50 appartamenti, 8 locali commerciali, 2 fattorie, 10 aziende che operano in vari settori, 12 veicoli, 1 barca di lusso e 22 conti bancari. Le indagini sono iniziate nell’ottobre 2017 con il sequestro di banconote da 50 euro nella provincia della città italiana di Benevento. L’esame forense delle banconote ha confermato che le contraffazioni sono state prodotte utilizzando sofisticati metodi di stampa, che richiedono sia un alto livello di competenza tecnica sia una buona qualità di macchinari e materie prime. I contraffattori hanno imitato tutte le principali caratteristiche di sicurezza delle banconote in euro autentiche. Si ritiene che la rete criminale abbia prodotto e distribuito nel corso degli anni oltre tre milioni di banconote contraffatte per un valore nominale totale di oltre 233 milioni di euro, che rappresenta un quarto di tutte le banconote in euro contraffatte rilevate in circolazione dall’introduzione dell’euro. Secondo l’Europol questa rete potrebbe benissimo essere la più grande mai interrotta dai primi giorni della valuta euro.
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    La mente dietro l’organizzazione criminale è coinvolta nella contraffazione di valuta da oltre 20 anni. Non solo aveva istituito l’intera rete incaricata della produzione di euro e altre valute contraffatte, ma aveva anche organizzato la loro diffusione sul mercato europeo. L’inchiesta ha rivelato collegamenti alla rete criminale italiana, la Camorra. Altre affiliate criminali hanno cercato nuovi canali di distribuzione in Italia e all’estero. A Napoli, nel febbraio 2018, le indagini preliminari hanno portato al sequestro di quasi 450.000 banconote false da 50 e 100 euro per un valore nominale totale di 41 milioni, rinvenute nascoste in barili. Nel luglio 2018, un negozio di zecca illegale di monete da 50 euro è stato anche smantellato nella provincia italiana della Lombardia. Quattro sospetti sono stati arrestati durante questi giorni di azione. Allo stesso tempo, si sono svolte azioni simultanee coordinate da Europol in Francia e Belgio. Europol ha sostenuto l’operazione agevolando lo scambio di informazioni, fornendo supporto analitico e coordinando azioni di contrasto armonizzate nei vari Stati membri. Durante il raid, Europol ha inviato un esperto in Italia per verificare in tempo reale informazioni operative contro le banche dati Europol e fornire conoscenze specialistiche sulla contraffazione dell’euro in loco.
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    Processo Cerciello, il pusher di Trastevere in aula: ‘Quella sera non ero lì’

    Processo Cerciello: “La sera della morte del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega non ero a Trastevere per spacciare droga. Non ho niente a che fare con alcuna cessione di stupefacenti”. Lo ha detto il presunto pusher Italo Pompei nel corso dell’udienza di oggi – che si e’ svolta a porte chiuse, nell’aula Occorsio del tribunale di […] LEGGI TUTTO

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    Scacco ai Casalesi: confiscati beni per 22 milioni di euro

    Scacco ai Casalesi: confiscati beni per 22 milioni di euro. Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma hanno eseguito il decreto di confisca emesso dalla Corte di Appello capitolina nei confronti di 5 appartenenti al “Clan dei Casalesi – Gruppo IOVINE” nonché al contiguo e autonomo “Gruppo GUARNERA” di Acilia, avente ad […] LEGGI TUTTO

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    Covid-19, D’Amato: “diffidate dei tamponi a pagamento non validati”

    “In relazione ad una recente sentenza del Tar del Lazio posso annunciare che ci costituiremo in Consiglio di Stato. La gestione delle epidemie non è un meccanismo per togliere soldi dalle tasche dei cittadini e ricordo che eventuali tamponi fatti al di fuori dei laboratori validati dallo Spallanzani e inseriti nella rete regionale, come da […] LEGGI TUTTO