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    Porno-ricatti tramite Instagram, aperta un’inchiesta

    Quella su cui sta indagando la Procura della Repubblica di Bologna è una storia di porno-ricatti dietro la quale si potrebbe nascondere un vero e proprio mercato di immagini erotiche.Una vicenda in cui è finita coinvolta una ragazza di Monte San Biagio.
    Una giovane bolognese si è vista chiedere tramite Instagram foto in pose particolari.
    La richiesta era corredata di immagini del genere prelevate illecitamente dal profilo della vittima.
    Con una minaccia: se non avesse spedito altre foto quelle “rubate” sarebbero state diffuse.
    Una richiesta giunta dal profilo di una ragazza di Monte San Biagio.
    Anche quest’ultima è una vittima di qualche hacker impegnato in porno-ricatti o è parte di un oscuro mercato? Per rispondere a tale interrogativo e far luce su quella che appare un’estorsione a luci rosse la Procura di Bologna ha aperto un’inchiesta e la polizia postale sta indagando.

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    Rimozione dei rifiuti: Fare Verde vince al Tar contro il Comune

    “Fare Verde Sperlonga vince il suo ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale di Latina contro il Comune di Sperlonga. Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio si è pronunciato con la sentenza relativa al ricorso n.153 del 2020 presentato da Fare Verde Gruppo Sperlonga rappresentato dall’Avv. Carlo Coratti con studio legale a Frosinone. Nello specifico il sodalizio Ambientalista ha presentato  ricorso ai sensi degli articoli 117 e 31 del c.p.a. per l’accertamento dell’obbligo del Comune di Sperlonga di provvedere sulle richieste inoltrate appunto da Fare Verde di rimozione dei rifiuti , abbandonati indiscriminatamente lungo l’arteria comunale dinanzi alla piattaforma dei rifiuti (area già sottoposta a sequestro dall’Autorità Giudiziaria). Il TAR di Latina ha ritenuto fondato il ricorso, essendo indubbio l’obbligo del Comune di Sperlonga di concludere il procedimento , assumendo una motivata determinazione.Il TAR  ritenuto che  il ricorso deve essere accolto e per l’effetto deve essere ordinato al Comune di Sperlonga  ex art. 117 del c.p.a.  di concludere il procedimento entro il termine di 30 giorni dalla  notificazione o comunicazione in via amministrativa della decisione. In definitiva il Comune di Sperlonga  è stato anche  condannato alle spese e competenze del giudizio che ammontano a € 1.500 oltre alle spese forfettarie , IVA e Cpa.
    Il Dott. Marco Belli Consigliere Nazionale di Fare Verde ha espresso soddisfazione per la sentenza emessa dal TAR dopo che il Comune di Sperlonga si era ostinato a non rispondere ai solleciti inviati per far rimuovere i rifiuti abbandonati davanti alla ex piattaforma rifiuti di via Valle Sica.  Il Presidente di Fare Verde  Sperlonga Flavia Rosato:  Le leggi devono essere rispettate dai privati cittadini, dalle aziende e soprattutto dalla Pubblica Amministrazione che deve dare l’esempio a tutti”.

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    Piano daini del Parco del Circeo e veleni sui social, cinque indagati

    A otto mesi di distanza dalle forti polemiche sul piano del Parco Nazionale del Circeo per ridurre il numero di daini nella foresta demaniale di Sabaudia, cinque tra i principali autori della protesta, che aveva portato anche a creare un gruppo Facebook, sono stati indagati per diffamazione.A portare il sostituto procuratore Giuseppe Miliano ad aprire un’inchiesta è stata la denuncia presentata a febbraio dall’Ente che gestisce l’area protetta.
    I toni sui social erano stati pesanti.
    E tra gli attuali indagati, tutti di Sabaudia e Ponza, c’è l’ex sindaco dell’isola lunata, Piero Vigorelli, che aveva sollevato il caso degli abbattimenti degli ungulati.
    La polizia postale sta indagando e, analizzando quanto pubblicato su Facebook in quei giorni, il numero degli indagati potrebbe aumentare.
    Dopo le polemiche socal, al Parco arrivò anche Jimmy Ghione e Striscia la Notizia, vennero fatte delle manifestazioni a difesa degli animali e la deputata azzurra Michela Vittoria Brambilla presentò un’interrogazione.
    Il direttivo dell’Ente decise alla fine decise di presentare una querela, specificando che non si trattava “di una censura contro chi legittimamente esercita il diritto di critica”, ma al contrario di “un atto a garanzia di chi intende manifestare dissenso circa l’operato del Parco, in maniera però costruttiva e rispettoso di un ente che rappresenta lo Stato italiano ed una missione importante sul territorio”.
    Ancora: “Non è più tollerabile che qualcuno utilizzi il diritto di critica ed il Piano Daini per creare volontariamente ostilità, per sobillare gli animi di animalisti, ambientalisti o semplici supporters, vanificando l’attività di inclusione e gli sforzi che l’Ente sta faticosamente affrontando da alcuni anni non senza positivi risultati gestionali”.
    Venne inoltre specificato che il direttivo dell’Ente riteneva alcuni post particolarmente gravi “perché avanzano addirittura ipotesi di reato specifiche a carico del Parco e dei suoi Organi”.
    Ora l’inchiesta e i cinque indagati.

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    Tragedia nella piscina dell’hotel, in tre rinviati a giudizio

    In tre a giudizio, con l’accusa di omicidio colposo, per la morte di Sara Francesca Basso, la ragazzina di 13 anni deceduta dopo essere stata risucchiata dall’aspiratore della piscina del Virgilio Grand Hotel di Sperlonga, dove due anni fa era in vacanza con la mamma, e dopo essere rimasta troppo a lungo incollata sul fondo della vasca.Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Pierpaolo Bortone, ha disposto un processo per Mauro Di Martino, rappresentante legale della società che gestisce la struttura ricettiva, l’ex proprietario dell’hotel, Francesco Saverio Emini, entrambi di Aversa, in provincia di Caserta, e il costruttore Ermanno Corpolongo, di Itri, che realizzò nel 2004 l’impianto di aspirazione incriminato.
    Il dramma si consumò il 12 luglio 2018 e inutili furono i tentativi dei medici di salvare la minorenne di Morolo, paese della provincia di Frosinone.
    L’aspiratore, in base alle indagini coordinate dal sostituto procuratore Valerio De Luca, era privo dei requisiti minimi di sicurezza e che in quella piscina mancava anche un adeguato sistema di salvataggio.
    Il dispositivo sarebbe stato privo di un interruttore di emergenza generale e di un rilevatore utile a bloccare le pompe nel caso in cui, come è accaduto per la tredicenne, la griglia risultasse ostruita.
    Il processo inizierà il 27 gennaio prossimo davanti al giudice del Tribunale di Latina, Francesco Valentini.
    I genitori della vittima si sono intanto costituiti parte civile.

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    Touch & Go, spuntano i nomi di Stefanelli e Signore

    Nell’imponente inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Roma, denominata “Touch & Go” e che due mesi fa ha portato a 22 arresti tra le province di Latina, Napoli, Isernia e Caserta, ipotizzando la costituzione di un’organizzazione criminale dedita al traffico di droga e armi nel sud pontino, con metodi mafiosi, spuntano i nomi dell’attuale sindaco di Minturno, Gerardo Stefanelli, e dell’avvocato minturnese Massimo Signore. I nomi dei due, che è subito opportuno sottolineare non è noto al momento se siano indagati, emerge dagli atti trasmessi dai carabinieri del Nucleo operativo di Formia alla Dda, ipotizzando, ben 12 anni fa, un loro coinvolgimento nello spaccio di sostanze stupefacenti. Al momento degli arresti gli investigatori avevano specificato che “Touch & Go” è partita nel 2015, ma al vaglio dell’Antimafia c’è ora anche materiale relativo ad indagini precedenti.Il carteggio in cui compaiono i nomi di Stefanelli e Signore è quello su un’indagine denominata Themis, tra i più antichi nomi della giustizia in Grecia. Accertamenti sullo spaccio di sostanze stupefacenti compiuti dai militari dell’Arma, che coinvolgono oltre novanta persone. Nello specifico, gli investigatori ritengono che il minturnese Giuseppe Fedele, che in “Touch & Go” è inquadrato come l’obiettivo che il gruppo legato alla camorra di Secondigliano intendeva colpire per imporsi nel controllo delle piazze di spaccio del sud pontino, tra Gaeta, Formia e Minturno, e la compagna Lidia Caiazzo, tramite il fratello di quest’ultima, Marco Caiazzo, vendessero cocaina all’avvocato Signore, che insieme a Stefanelli l’avrebbe ceduta a terzi. Nel novembre scorso la Guardia di finanza di Formia, a Castelforte, aveva arrestato il fratello del sindaco di Minturno, Giuseppe Stefanelli, e altre due persone, ritenendo che avessero lanciato dal finestrino dell’auto cocaina e crack. Tali arresti non vennero però convalidati dal gip del Tribunale di Cassino, mancando la flagranza di reato, e la difesa parlò di un “clamoroso errore giudiziario”.

    Negli atti al vaglio dell’Antimafia, i carabinieri ritengono che attorno all’11 maggio 2008, tra Minturno, Latina e Roma, Fedele, i Caiazzo, Signore e Stefanelli, “in concorso tra loro e con soggetti non identificati”, “con più condotte esecutive del medesimo disegno criminoso”, abbiano i primi tre illecitamente acquistato, detenuto e ceduto a Signore e “indirettamente” a Stefanelli, “in più circostanze e per il successivo smercio”, cocaina in quantità superiori ai 50 grammi, in cambio di un corrispettivo in denaro pari a tremila euro. Sempre per i carabinieri, Signore e Stefanelli avrebbero poi diviso tra loro quella droga “al fine di cederla successivamente a terze persone”. Alla luce di alcune intercettazioni telefoniche, i carabinieri specificano che l’avvocato “probabilmente” tratteneva una parte di quella cocaina e la restante la consegnava “a un soggetto della zona che fa l’autista a un senatore della Repubblica, che la smercia a Latina e Roma”. Tale soggetto è stato poi indicato dai carabinieri in Gerardo Stefanelli, ex autista del senatore Michele Forte, ex esponente dell’Udc di cui era leader in provincia il defunto senatore, poi sindaco con il Pd e ora esponente di Italia Viva. Questo quel che risulta agli atti dell’Antimafia di Roma.

    Opportuno però ribadire che non vi sono notizie al momento su eventuali inscrizioni di Signore e Stefanelli sul registro degli indagati, che la vicenda che fa loro riferimento è datata e che i due, fino ad eventuale sentenza definitiva contraria, devono essere considerati completamente innocenti.

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    Ponza, sequestro non convalidato per il Blue Moon

    E’ arrivata nella tarda mattinata di oggi, venerdì 14 agosto, la decisione del GIP del Tribunale di Cassino Domenico di Croce di non convalidare il sequestro preventivo effettuato dai Carabinieri e dalla Guardia di Finanza di Ponza mercoledì scorso presso il “Blue Moon“, disponendo l’immediata restituzione del noto locale agli aventi diritto.Recependo totalmente una articolata memoria difensiva presentata dal legale dei due titolari dell’attività, l’avvocato Vincenzo Macari, il GIP di non ha ravvisato le ragioni di urgenza che avevano spinto la Procura a chiedere il sequestro preventivo della struttura ai sensi dell’articolo 321 del Codice di procedura penale.
    Non solo: in seno al provvedimento,  si dà atto “della complessità nell’interpretazione della normativa nazionale e locale volta alla prevenzione del rischio da contagio da Covid-19”, rende noto Macari. Inoltre, spiega l’avvocato, “alcun adeguato accertamento tecnico veniva effettuato circa la rumorosità proveniente dal locale di cui uno dei confinanti si era doluto”.
    Da qui, il dottor Di Croce ha disposto l’immediata restituzione del Blue Moon ai legittimi titolari, i quali, continuando a rispettare tutte le norme di riferimento, potranno portare a termine la bella stagione.

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    Inchiesta per presunta corruzione da Civitavecchia a Formia: chiuse le indagini

    Giuseppe ‘Pino’ Simeone

    Nove le persone nel registro degli indagati: fra tutti Giuseppe “Pino” Simeone, 63enne consigliere regionale di Forza Italia e presidente della commissione Sanità, ex consigliere comunale di Formia. Poi Carlo Amato (imprenditore 60enne), Pasqualino Monti (46enne oggi presidente dell’autorità portuale di Palermo ed ex presidente dell’autorità portuale di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta), Dante Novello (67 anni), Raffaella Pepe (59 anni), Marco Acciari (56 anni), Marielena Terreri (67enne ex dirigente del Comune di Formia), Ferruccio Bonaccioli (71enne ex capo ufficio gare dell’autorità portuale), Luciano D’Orazio (imprenditore 68enne) LEGGI TUTTO

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    Pena definitiva per rapina e lesioni aggravate: 24enne arrestato

    Nella mattinata di venerdì, a Spigno Saturnia, i carabinieri della Stazione di Minturno hanno tratto in arresto un 24enne. Il giovane è stato raggiunto da un ordine di carcerazione emesso dalla Procura della repubblica presso il Tribunale di Cassino.La misura è stata emessa per i reati di rapina e lesioni aggravate in concorso, commessi a Formia il 19 novembre del 2017 e che sono costati al 24enne una condanna a tre anni di reclusione, oltre a 800 euro di multa.
    Espletate le formalità di rito, l’arrestato è stato trasferito presso la casa circondariale di Cassino.

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    Corse truccate e maltrattamenti sugli animali: arriva l’assoluzione

    Si è svolta nella giornata di lunedì, davanti il Giudice Monocratico del Tribunale di Cassino, l’udienza conclusiva del procedimento penale, durato circa 7 anni, a carico dell’allenatore e del proprietario della Bacio Terracino, una tra le più note e storiche scuderie di cavalli trottatori in attività.La vicenda trae origine da una corsa svoltasi presso l’Ippodromo del Garigliano, a Santi Cosma e Damiano: la trottatrice Pashman Light vinse la gara a mani basse, facendo registrare un tempo record di 1.14 minuti, risultando però, in seguito a dei controlli antidoping effettuati nell’immediatezza dall’Unire, positiva a sostanze dopanti nel sangue.
    L’avvocato Gaspare d’Elia

    Il giudice, all’esito dell’istruttoria dibattimentale, nonostante la richiesta di condanna del pubblico di ministero per i reati di maltrattamento sull’animale e frode sportiva, ha deciso di accogliere le doglianze dei difensori. Ovvero Enrico Pagnotta dello studio legale Trofino e Gaspare D’Elia, che hanno tra le altre cose rappresentato come l’alterazione del sangue e la positività ai controlli antidoping potesse essere stata causata dalla banale applicazione di una pomata atta a lenire le punture di insetto, finalizzata esclusivamente al benessere della cavalla.
    Il giudice, pertanto, aderendo alla ricostruzione proposta dai difensori ha assolto dai reati ascritti il proprietario della scuderia e l’allenatore di Pashman Light, ritenendo genuine le capacità atletiche della cavalla e la relativa prestazione.

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    Ecco quali sono tutti gli affari che stanno facendo le mafie in terra pontina

    Traffici di droga, riciclaggio di denaro sporco ma anche grandi affari con gli appalti.Queste secondo la Dia le principali attività svolte dalle mafie in provincia di Latina, uno dei territori del Lazio su cui i clan hanno stretto in maniera più forte i tentacoli e dove vi è una compresenza di vari tipi di organizzazioni criminali, dalle proiezioni di quelle tradizionali, ovvero camorra, ‘ndrangheta e Cosa nostra a quelle autoctone.
    Realtà diverse che convivono e fanno business insieme alla malavita locale, che tra l’altro porta avanti i propri interessi con modalità mafiose.
    Un’analisi compiuta dalla Direzione investigativa antimafia nell’ultimo rapporto consegnato al Parlamento e relativo all’attività svolta ne secondo semestre del 2019.
    Il sud pontino si caratterizza così per la presenza di personaggi legati a vari gruppi criminali, partendo da esponenti delle ‘ndrine calabresi dei Bellocco, dei Tripodo, degli Alvaro e dei La Rosa-Garruzzo, e da tempo risultano operative pure proiezioni delle cosche reggine Aquino-Coluccio di Marina di Gioiosa Jonica e Commisso di Siderno.
    Attivi poi nella stessa area elementi dei clan camorristici che fanno capo ai Casalesi, ai Bidognetti, ai Bardellino, ai Moccio, ai Mallardo, ai Giuliano, ai Licciardi, ai Senese e agli Zaza.
    Secondo la Dia, tra l’altro, “per i sodalizi campani, vista la contiguità geografica, il sud pontino costituisce la naturale “area di delocalizzazione” per esportare traffici illeciti in aree “meno affollate”.
    Sono praticati il riciclaggio e il reimpiego dei capitali nei settori dell’edilizia e del commercio, ove le risorse risultano investite soprattutto nel circuito agroalimentare e della ristorazione, nonché nell’acquisizione e nella gestione delle sale da gioco“.
    Sempre la Direzione investigativa antimafia sostiene inoltre che c’è stata conferma del fatto che “le illecite attività delle famiglie Di Silvio e Casamonica devono essere ricondotte nei canoni dell’azione mafiosa“.
    Per la Dia resta poi “evidente l’interesse delle consorterie criminali all’infiltrazione ed al condizionamento degli ambienti imprenditoriali ed economico-finanziari, a volte con il contributo di professionisti complici”.
    E “anche nell’ambito politico e amministrativo locale emerge talvolta un modello che vede il coinvolgimento di imprenditori nei settori dell’edilizia e del commercio, con rapporti collusivi-corruttivi finalizzati ad agevolare il rilascio di concessioni edilizie ovvero per ottenere l’aggiudicazione di appalti nei settori dei servizi pubblici”.
    In tal senso viene considerato particolarmente esposto il settore dello smaltimento dei rifiuti, “che soffre di una cronica carenza di strutture moderne per il trattamento, situazione che potrebbe favorire logiche clientelari e corruttive da parte di sodalizi criminali”.
    Aprilia viene indicata come caratterizzata “per l’operatività di proiezioni mafiose”, come “crocevia dei traffici di stupefacenti”.
    Segnalando la presenza di esponenti delle ‘ndrine dei Gallace, degli Alvaro di Sinopoli e dei Cangemi, oltre che di soggetti campani vicini ai Casalesi.
    Infine la piaga dello sfruttamento dei braccianti clandestini nelle aziende agricole pontine, “favorito dalla presenza di un consistente numero di cittadini extracomunitari, soprattutto provenienti dai Paesi del sub-continente indiano”.

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