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    Sorveglianza speciale, definitiva la misura per De Santis

    Definitiva la misura di prevenzione disposta dal Tribunale per Marco De Santis, 40 anni, di Priverno, sottoposto per due anni alla sorveglianza speciale.La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del 40enne, avallando così la scelta fatta prima dal Tribunale e poi dalla Corte d’Appello di Roma.
    Inutile il tentativo di De Santis di rimettere tutto in discussione alla luce soprattutto dell’assoluzione dall’accusa di aver rapinato nel 2016 una cassiera del locale supermercato “Eurospin”.
    Per la Suprema Corte i giudici d’appello hanno “motivato sulla attualità della pericolosità” del 40enne.
    Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile e De Santis condannato a pagare le spese processuali e a versare duemila euro alla Cassa delle ammende.

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    Arrestato Sciarretta, ex patron del Latina calcio: deve scontare 4 anni e 8 mesi

    La Polizia di Stato del Commissariato di Cisterna, in esecuzione di un provvedimento emesso dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Roma, ha tratto in arresto Antonio Sciarretta, settantenne imprenditore di Cori ed ex patron del Latina Calcio.Dovrà espiare in totale quattro anni ed otto mesi di reclusione per un cumulo pene comminato a seguito di nove condanne penali, divenute definitive.
    L’uomo è stato giudicato colpevole di molteplici reati soprattutto in materia economico finanziaria – tra i quali una bancarotta fraudolenta aggravata dalla rilevanza del danno patrimoniale arrecato – sui quali indagarono a lungo le Fiamme Gialle della Guardia di Finanza.
    Al termine delle formalità di rito, Sciarretta è stato associato presso la casa circondariale romana di Rebibbia.

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    Avvocato “sequestrato”: tutti condannati ma non è mafia

    Tutti condannati nel processo scaturito dall’inchiesta denominata Stelvio, relativa a un avvocato penalista del foro di Santa Maria Capua Vetere che secondo gli inquirenti è stato sequestrato a febbraio a Latina da un cliente, picchiato e costretto a firmare cambiali per oltre centomila euro per non aver ottenuto i risultati sperati in alcuni giudizi penali e civili, ma senza aggravante del metodo mafioso.Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Roma, Paola Della Monica, ha condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione, a fronte di una richiesta di 20 fatta dal pm Antonio Sgarrella, il 44enne Ernesto Pantusa, di Latina, a un anno e mezzo Fabrizio Fava, di Tivoli, a due anni, Salvatore Carleo, di Morena, e a due anni Debora Fiorucci, di Sermoneta, per i quali erano stati chiesti 12 anni di carcere.
    Il legale campano, con segni ancora evidenti sul viso e sul corpo del pestaggio subito, il 25 giugno 2019 si presentò presso il comando provinciale dei carabinieri di Latina, denunciando di essere stato sequestrato, picchiato, minacciato con un manganello, rapinato di 2.300 euro in contanti, di effetti personali e dell’auto, una Bmw X6, e costretto a firmare cambiali e scritture private per 110mila euro.
    L’avvocato riferì agli investigatori di essere stato contattato da un suo cliente del capoluogo pontino, Ernesto Pantusa, che gli aveva chiesto di poter assistere un amico e per tale ragione gli aveva dato appuntamento nei pressi della Procura.
    A quel punto però il legale sarebbe stato costretto a salire su un’auto, un suv Alfa Romeo Stelvio, da cui il nome dato all’inchiesta, e condotto in un capannone alla periferia della città, nei pressi di Borgo Bainsizza, dove sarebbero subito iniziate le violenze.
    Pantusa sarebbe stato raggiunto da quelli che sono stati inquadrati dagli inquirenti come suoi complici, la 51enne Debora Fiorucci, di Sermoneta, e i romani Salvatore Carleo e Fabrizio Fava, di 63 e 62 anni.
    Un incubo durato cinque ore, nel corso delle quali l’avvocato sarebbe stato accusato di non aver ottenuto i risultati sperati in alcuni giudizi penali e civili, per costringerlo a versare il denaro come “risarcimento”.
    Gli indagati avrebbero inoltre paventato il possibile intervento di un esponente della criminalità organizzata casertana se non avesse pagato.
    Ma l’accusa di mafia non ha retto e le ipotesi iniziali sono state notevolmente ridimensionate.

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    Chiesto il giudizio per l’ingegnere comunale e un architetto

    Falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.Con quest’accusa il pm Giuseppe Miliano ha chiesto il rinvio a giudizio dell’ingegnere comunale Luca Cerbara e di un architetto di Cori.
    Secondo il magistrato, l’architetto corese direttore dei lavori per la realizzazione di un progetto di miglioramento della viabilità rurale, in via delle Vallecchie e via delle Cupe, commissionati dal Comune di Cori e finanziati dalla Regione Lazio, e l’ingegnere Cerbara, responsabile del procedimento, avrebbero attestato falsamente la regolarità e l’ultimazione dei lavori svolti dalla ditta appaltatrice, mentre in realtà tali lavori erano ancora in corso.
    Un’accusa che poggia sulle indagini svolte dai carabinieri forestali di Cori, sui documenti acquisiti dagli investigatori e sulle testimonianze raccolte.

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    Stalking e revenge porn, Testani libero col divieto di avvicinare la vittima

    Libero con il solo divieto di avvicinamento alla presunta vittima.Il gip Pierpaolo Bortone, accogliendo la richiesta dell’avvocato Maria Antonietta Cestra, ha revocato gli arresti domiciliari per Giuseppe Testani, 52 anni, residente a Doganella di Ninfa, nel Comune di Sermoneta.
    Il 52enne era stato arrestato a gennaio con l’accusa di stalking e revenge porn nei confronti di una donna con cui aveva avuto una relazione extraconiugale.
    Testani, secondo gli inquirenti, avrebbe inviato anche una foto della presunta vittima, a seno nudo, a familiari e amici della donna.
    Vicende per cui il 52enne è stato condannato in primo grado a due anni e quattro mesi di reclusione.
    L’imputato, che ha una serie di precedenti e che nel gennaio 2015 si barricò in casa della moglie, a Norma, minacciando di farla saltare in aria perché non poteva vedere il figlio, ha sempre negato le accuse a lui mosse dalla ex amante.
    Emerse una serie di incongruenze nelle dichiarazioni della presunta vittima, considerando il tempo trascorso e la condanna di primo grado, il giudice ha ora accolto la sostituzione della misura cautelare.

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    Due operai morti durante i lavori al cimitero, tre condanne

    Tre condanne e un’assoluzione.Si è concluso così il processo per la morte di due operai, il 2 aprile 2009, durante i lavori di ristrutturazione nel cimitero di Prossedi.
    Il giudice del Tribunale di Latina, Beatrice Bernabei, ha condannato a due anni e mezzo di reclusione il responsabile del procedimento amministrativo, Carlo Bellato, e a due anni di reclusione il titolare dell’impresa esecutrice dei lavori, Michele Armando Monti, e il progettista Tommaso Agnoni.
    Assolto invece perché il fatto non costituisce reato l’allora dirigente dell’ufficio tecnico comunale, Oliviero De Bellis, difeso dall’avvocato Oreste Palmieri.
    Nell’incidente persero la vita Lidano Monti e Domenico Cicciarelli, di 52 e 47 anni, schiacciati sotto il peso di due metri di pietre, terra, travi e ponteggi della cappella cimiteriale che stavano ristrutturando, un edificio dell’Ottocento, che ora è stato dissequestrato.
    Il giudice ha inoltre condannato Bellato a risarcire le parti civili, con un risarcimento da stabilire in separato giudizio, a pagare a tre parti civili un totale di 54mila euro di provvisionali e a pagare le spese legali alle stesse parti civili.
    Il pm aveva di condannare a 3 anni di reclusione Agnoni, Bellato e De Bellis e a 3 anni e 15 giorni Monti.
    Le motivazioni della sentenza verranno depositate entro 90 giorni.

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    Ecco quali sono tutti gli affari che stanno facendo le mafie in terra pontina

    Traffici di droga, riciclaggio di denaro sporco ma anche grandi affari con gli appalti.Queste secondo la Dia le principali attività svolte dalle mafie in provincia di Latina, uno dei territori del Lazio su cui i clan hanno stretto in maniera più forte i tentacoli e dove vi è una compresenza di vari tipi di organizzazioni criminali, dalle proiezioni di quelle tradizionali, ovvero camorra, ‘ndrangheta e Cosa nostra a quelle autoctone.
    Realtà diverse che convivono e fanno business insieme alla malavita locale, che tra l’altro porta avanti i propri interessi con modalità mafiose.
    Un’analisi compiuta dalla Direzione investigativa antimafia nell’ultimo rapporto consegnato al Parlamento e relativo all’attività svolta ne secondo semestre del 2019.
    Il sud pontino si caratterizza così per la presenza di personaggi legati a vari gruppi criminali, partendo da esponenti delle ‘ndrine calabresi dei Bellocco, dei Tripodo, degli Alvaro e dei La Rosa-Garruzzo, e da tempo risultano operative pure proiezioni delle cosche reggine Aquino-Coluccio di Marina di Gioiosa Jonica e Commisso di Siderno.
    Attivi poi nella stessa area elementi dei clan camorristici che fanno capo ai Casalesi, ai Bidognetti, ai Bardellino, ai Moccio, ai Mallardo, ai Giuliano, ai Licciardi, ai Senese e agli Zaza.
    Secondo la Dia, tra l’altro, “per i sodalizi campani, vista la contiguità geografica, il sud pontino costituisce la naturale “area di delocalizzazione” per esportare traffici illeciti in aree “meno affollate”.
    Sono praticati il riciclaggio e il reimpiego dei capitali nei settori dell’edilizia e del commercio, ove le risorse risultano investite soprattutto nel circuito agroalimentare e della ristorazione, nonché nell’acquisizione e nella gestione delle sale da gioco“.
    Sempre la Direzione investigativa antimafia sostiene inoltre che c’è stata conferma del fatto che “le illecite attività delle famiglie Di Silvio e Casamonica devono essere ricondotte nei canoni dell’azione mafiosa“.
    Per la Dia resta poi “evidente l’interesse delle consorterie criminali all’infiltrazione ed al condizionamento degli ambienti imprenditoriali ed economico-finanziari, a volte con il contributo di professionisti complici”.
    E “anche nell’ambito politico e amministrativo locale emerge talvolta un modello che vede il coinvolgimento di imprenditori nei settori dell’edilizia e del commercio, con rapporti collusivi-corruttivi finalizzati ad agevolare il rilascio di concessioni edilizie ovvero per ottenere l’aggiudicazione di appalti nei settori dei servizi pubblici”.
    In tal senso viene considerato particolarmente esposto il settore dello smaltimento dei rifiuti, “che soffre di una cronica carenza di strutture moderne per il trattamento, situazione che potrebbe favorire logiche clientelari e corruttive da parte di sodalizi criminali”.
    Aprilia viene indicata come caratterizzata “per l’operatività di proiezioni mafiose”, come “crocevia dei traffici di stupefacenti”.
    Segnalando la presenza di esponenti delle ‘ndrine dei Gallace, degli Alvaro di Sinopoli e dei Cangemi, oltre che di soggetti campani vicini ai Casalesi.
    Infine la piaga dello sfruttamento dei braccianti clandestini nelle aziende agricole pontine, “favorito dalla presenza di un consistente numero di cittadini extracomunitari, soprattutto provenienti dai Paesi del sub-continente indiano”.

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    Ex maresciallo ucciso e sciolto nell’acido, si avvicina il processo

    Sul giallo della morte a Roccasecca dei Volsci dell’ex maresciallo dell’Aeronautica Militare, Arrigo Casconi, si avvicina il processo. Il sostituto procuratore Giuseppe Miliano, come ordinato dal gip Giuseppe Cario, ha formulato i capi di accusa a carico di Augusto Casconi e Gaspare Caraffi, fratello e cognato della vittima, accusati di omicidio volontario e occultamento di […] LEGGI TUTTO

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    Il Comune non risponde al Tar e l’ordine di demolizione viene bloccato

    Il Comune di Cori ha ignorato le richieste del Tar relative a un’ordinanza di demolizione di abusi edilizi, emessa dall’ente locale a carico di un 72enne e di una 64enne di Giulianello e impugnata da quest’ultimi. E i giudici amministrativi di Latina, accogliendo la richiesta dei ricorrenti, hanno ora congelato il provvedimento con cui erano […] LEGGI TUTTO

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    Coronavirus, fuori dal carcere i responsabili del duplice omicidio

    Fuori dal carcere, per l’emergenza coronavirus, anche Stefano e Maurizio Botticelli. Vista l’età e lo stato di salute dei due fratelli di Sezze, responsabili degli omicidi a Sezze Scalo dei latinensi Alessandro Radicioli e Tiziano Marchionne, hanno ottenuto i domiciliari, dove dovrebbero restare almeno fino a ottobre. Radicioli e Marchionne, il 29 ottobre 2012, all’interno […] LEGGI TUTTO

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    Truffa col Viagra, in appello patteggiano in tre e ottengono lo sconto

    Pene ridotte e caso chiuso in appello per tre imputati nel processo denominato “Blue Wish”, relativo a una presunta associazione per delinquere, operante tra le province di Latina, Roma e Frosinone, impegnata a fare affari presentando nelle farmacie prescrizioni mediche false a carico di anziani esenti perché invalidi di guerra e poi piazzando farmaci costosi, […] LEGGI TUTTO