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    Appiccò due incendi boschivi, condanna definitiva per un pastore

    A distanza di sette anni dai fatti è arrivata la condanna definitiva per Roberto Frattarelli, 38 anni, un pastore di Maenza, accusato di aver appiccato due incendi boschivi, il 3 luglio e il 14 agosto 2013, che distrussero 60 ettari di verde in località Le Rose.Il 38enne venne arrestato dai forestali, che su un ordigno incendiario recuperato nel bosco avevano anche isolato delle tracce di Dna.
    Assolto in primo grado dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Giuseppe Cario, Frattarelli è stato condannato dalla Corte d’Appello di Roma a due anni e dieci mesi di reclusione e, dichiarato inammissibile il ricorso dell’imputato, la Corte di Cassazione ha ora reso definitiva la sentenza.

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    Estorsione vantando un vecchio credito, arriva la condanna

    Quattro anni e quattro mesi di reclusione. Questa la condanna inflitta dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Giorgia Castriota, al 33enne Alessio Mozzetti, di Cori, accusato di aver compiuto lo scorso anno un’estorsione ad Aprilia.L’imputato, per gli inquirenti, vantando un vecchio credito, avrebbe costretto un suo conoscente a consegnargli 7.130 euro.
    Dal 27 agosto al 20 novembre 2019, secondo la pubblica accusa, che aveva chiesto una condanna a cinque anni di reclusione, il 33enne avrebbe contattato telefonicamente più volte la presunta vittima, si sarebbe presentato a casa e sul posto di lavoro della stessa, l’avrebbe minacciata di morte, mostrandogli una lima da donna da usare come arma e lasciandogli biglietti sull’auto, l’avrebbe aggredita, schiaffeggiandola e spintonandola, e infine sarebbe riuscito a ottenere il denaro.
    Accuse respinte dalla difesa, che si prepara ora a impugnare la sentenza con un ricorso alla Corte d’Appello di Roma.

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    Caduta fatale dal tetto di un capannone, in due a giudizio

    Due rinvii a giudizio, con l’accusa di omicidio colposo e violazioni alle norme sulla sicurezza sul lavoro, per la morte dell’operaio Daniele Angeletti, 50enne di Cisterna, deceduto il 18 gennaio di due anni fa a Prossedi dopo essere precipitato dal tetto di un capannone su cui stava lavorando.Un volo fatale da un’altezza di circa otto metri.
    Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Giuseppe Cario, ha disposto un processo per Salvatore Meo, legale rappresentante della “Sia di Meo Salvatore sas” e datore di lavoro della vittima, e Giuseppe Bardari, amministratore unico della “Ittella Italy”, che si occupa di lavorazione e conservazione di prodotti alimentari, che aveva commissionato i lavori alla “Sia”.
    Il processo inizierà il prossimo 20 gennaio 2021, davanti al giudice del Tribunale di Latina, Francesco Valentini.
    La moglie, i due figli e il fratello della vittima si sono già costituiti parte civile.
    Il 50enne scivolò sulla copertura in plexiglass del capannone, che si ruppe e lo fece precipitare al suolo. Inutili i soccorsi.
    Le indagini hanno portato a ritenere responsabili del dramma i due imprenditori, indagati e ora mandati a giudizio.

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    Spaccio di droga, convalidato l’arresto del tabaccaio

    Convalidato l’arresto del tabaccaio trovato dai carabinieri a Priverno, l’11 agosto scorso, con circa un chilo di droga e disposta per lui la misura dell’obbligo di firma in caserma.Questo il provvedimento preso dal gip del Tribunale di Latina, Giuseppe Molfese, al termine dell’interrogatorio di Antonio Zuccaro.
    Il 31enne, difeso dall’avvocato Gianmarco Conca, è indagato per spaccio di sostanze stupefacenti essendo stato trovato in possesso di 150 grammi di marijuana e 758 grammi di amnesia.

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    Inchiesta per presunta corruzione da Civitavecchia a Formia: chiuse le indagini

    Giuseppe ‘Pino’ Simeone

    Nove le persone nel registro degli indagati: fra tutti Giuseppe “Pino” Simeone, 63enne consigliere regionale di Forza Italia e presidente della commissione Sanità, ex consigliere comunale di Formia. Poi Carlo Amato (imprenditore 60enne), Pasqualino Monti (46enne oggi presidente dell’autorità portuale di Palermo ed ex presidente dell’autorità portuale di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta), Dante Novello (67 anni), Raffaella Pepe (59 anni), Marco Acciari (56 anni), Marielena Terreri (67enne ex dirigente del Comune di Formia), Ferruccio Bonaccioli (71enne ex capo ufficio gare dell’autorità portuale), Luciano D’Orazio (imprenditore 68enne) LEGGI TUTTO

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    Sorveglianza speciale, definitiva la misura per De Santis

    Definitiva la misura di prevenzione disposta dal Tribunale per Marco De Santis, 40 anni, di Priverno, sottoposto per due anni alla sorveglianza speciale.La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del 40enne, avallando così la scelta fatta prima dal Tribunale e poi dalla Corte d’Appello di Roma.
    Inutile il tentativo di De Santis di rimettere tutto in discussione alla luce soprattutto dell’assoluzione dall’accusa di aver rapinato nel 2016 una cassiera del locale supermercato “Eurospin”.
    Per la Suprema Corte i giudici d’appello hanno “motivato sulla attualità della pericolosità” del 40enne.
    Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile e De Santis condannato a pagare le spese processuali e a versare duemila euro alla Cassa delle ammende.

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    Arrestato Sciarretta, ex patron del Latina calcio: deve scontare 4 anni e 8 mesi

    La Polizia di Stato del Commissariato di Cisterna, in esecuzione di un provvedimento emesso dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Roma, ha tratto in arresto Antonio Sciarretta, settantenne imprenditore di Cori ed ex patron del Latina Calcio.Dovrà espiare in totale quattro anni ed otto mesi di reclusione per un cumulo pene comminato a seguito di nove condanne penali, divenute definitive.
    L’uomo è stato giudicato colpevole di molteplici reati soprattutto in materia economico finanziaria – tra i quali una bancarotta fraudolenta aggravata dalla rilevanza del danno patrimoniale arrecato – sui quali indagarono a lungo le Fiamme Gialle della Guardia di Finanza.
    Al termine delle formalità di rito, Sciarretta è stato associato presso la casa circondariale romana di Rebibbia.

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    Avvocato “sequestrato”: tutti condannati ma non è mafia

    Tutti condannati nel processo scaturito dall’inchiesta denominata Stelvio, relativa a un avvocato penalista del foro di Santa Maria Capua Vetere che secondo gli inquirenti è stato sequestrato a febbraio a Latina da un cliente, picchiato e costretto a firmare cambiali per oltre centomila euro per non aver ottenuto i risultati sperati in alcuni giudizi penali e civili, ma senza aggravante del metodo mafioso.Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Roma, Paola Della Monica, ha condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione, a fronte di una richiesta di 20 fatta dal pm Antonio Sgarrella, il 44enne Ernesto Pantusa, di Latina, a un anno e mezzo Fabrizio Fava, di Tivoli, a due anni, Salvatore Carleo, di Morena, e a due anni Debora Fiorucci, di Sermoneta, per i quali erano stati chiesti 12 anni di carcere.
    Il legale campano, con segni ancora evidenti sul viso e sul corpo del pestaggio subito, il 25 giugno 2019 si presentò presso il comando provinciale dei carabinieri di Latina, denunciando di essere stato sequestrato, picchiato, minacciato con un manganello, rapinato di 2.300 euro in contanti, di effetti personali e dell’auto, una Bmw X6, e costretto a firmare cambiali e scritture private per 110mila euro.
    L’avvocato riferì agli investigatori di essere stato contattato da un suo cliente del capoluogo pontino, Ernesto Pantusa, che gli aveva chiesto di poter assistere un amico e per tale ragione gli aveva dato appuntamento nei pressi della Procura.
    A quel punto però il legale sarebbe stato costretto a salire su un’auto, un suv Alfa Romeo Stelvio, da cui il nome dato all’inchiesta, e condotto in un capannone alla periferia della città, nei pressi di Borgo Bainsizza, dove sarebbero subito iniziate le violenze.
    Pantusa sarebbe stato raggiunto da quelli che sono stati inquadrati dagli inquirenti come suoi complici, la 51enne Debora Fiorucci, di Sermoneta, e i romani Salvatore Carleo e Fabrizio Fava, di 63 e 62 anni.
    Un incubo durato cinque ore, nel corso delle quali l’avvocato sarebbe stato accusato di non aver ottenuto i risultati sperati in alcuni giudizi penali e civili, per costringerlo a versare il denaro come “risarcimento”.
    Gli indagati avrebbero inoltre paventato il possibile intervento di un esponente della criminalità organizzata casertana se non avesse pagato.
    Ma l’accusa di mafia non ha retto e le ipotesi iniziali sono state notevolmente ridimensionate.

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    Chiesto il giudizio per l’ingegnere comunale e un architetto

    Falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.Con quest’accusa il pm Giuseppe Miliano ha chiesto il rinvio a giudizio dell’ingegnere comunale Luca Cerbara e di un architetto di Cori.
    Secondo il magistrato, l’architetto corese direttore dei lavori per la realizzazione di un progetto di miglioramento della viabilità rurale, in via delle Vallecchie e via delle Cupe, commissionati dal Comune di Cori e finanziati dalla Regione Lazio, e l’ingegnere Cerbara, responsabile del procedimento, avrebbero attestato falsamente la regolarità e l’ultimazione dei lavori svolti dalla ditta appaltatrice, mentre in realtà tali lavori erano ancora in corso.
    Un’accusa che poggia sulle indagini svolte dai carabinieri forestali di Cori, sui documenti acquisiti dagli investigatori e sulle testimonianze raccolte.

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    Stalking e revenge porn, Testani libero col divieto di avvicinare la vittima

    Libero con il solo divieto di avvicinamento alla presunta vittima.Il gip Pierpaolo Bortone, accogliendo la richiesta dell’avvocato Maria Antonietta Cestra, ha revocato gli arresti domiciliari per Giuseppe Testani, 52 anni, residente a Doganella di Ninfa, nel Comune di Sermoneta.
    Il 52enne era stato arrestato a gennaio con l’accusa di stalking e revenge porn nei confronti di una donna con cui aveva avuto una relazione extraconiugale.
    Testani, secondo gli inquirenti, avrebbe inviato anche una foto della presunta vittima, a seno nudo, a familiari e amici della donna.
    Vicende per cui il 52enne è stato condannato in primo grado a due anni e quattro mesi di reclusione.
    L’imputato, che ha una serie di precedenti e che nel gennaio 2015 si barricò in casa della moglie, a Norma, minacciando di farla saltare in aria perché non poteva vedere il figlio, ha sempre negato le accuse a lui mosse dalla ex amante.
    Emerse una serie di incongruenze nelle dichiarazioni della presunta vittima, considerando il tempo trascorso e la condanna di primo grado, il giudice ha ora accolto la sostituzione della misura cautelare.

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    Due operai morti durante i lavori al cimitero, tre condanne

    Tre condanne e un’assoluzione.Si è concluso così il processo per la morte di due operai, il 2 aprile 2009, durante i lavori di ristrutturazione nel cimitero di Prossedi.
    Il giudice del Tribunale di Latina, Beatrice Bernabei, ha condannato a due anni e mezzo di reclusione il responsabile del procedimento amministrativo, Carlo Bellato, e a due anni di reclusione il titolare dell’impresa esecutrice dei lavori, Michele Armando Monti, e il progettista Tommaso Agnoni.
    Assolto invece perché il fatto non costituisce reato l’allora dirigente dell’ufficio tecnico comunale, Oliviero De Bellis, difeso dall’avvocato Oreste Palmieri.
    Nell’incidente persero la vita Lidano Monti e Domenico Cicciarelli, di 52 e 47 anni, schiacciati sotto il peso di due metri di pietre, terra, travi e ponteggi della cappella cimiteriale che stavano ristrutturando, un edificio dell’Ottocento, che ora è stato dissequestrato.
    Il giudice ha inoltre condannato Bellato a risarcire le parti civili, con un risarcimento da stabilire in separato giudizio, a pagare a tre parti civili un totale di 54mila euro di provvisionali e a pagare le spese legali alle stesse parti civili.
    Il pm aveva di condannare a 3 anni di reclusione Agnoni, Bellato e De Bellis e a 3 anni e 15 giorni Monti.
    Le motivazioni della sentenza verranno depositate entro 90 giorni.

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