in

Castellammare, un avvocato di Nocera chiedeva la dose di cocaina al clan del Cicerone prima di andare in udienza


Castellammare di Stabia. Figura anche un avvocato del foro di Nocera Inferiore tra gli acquirenti di uno degli indagati finiti in carcere nell’ambito dell’operazione di ieri messa a segno dai carabinieri della Compagnia di Castellammare di Stabia e volta a sgominare la piazza di spaccio del “Cicerone” nel quartiere San Marco a Castellammare di Stabia.

Nell’ambito di tale procedimento sono finiti in carcere Antonio Longobardi, Amedeo Iaccarino, Michele Sarcinelli, Gaetano Suarato, Francesco Elefante, Giovanni Marciano e Nicola Donnarumma. Ai domiliari Antonio Esposito. Sono tutti di Castellammare di Stabia. Nell’ordinanza di custodia cautelare, dove vengono riportati una serie di episodi relativi anche alla cessione di stupefacente figura, insieme a professionisti e imprenditori stabiesi, anche un avvocato del foro di Nocera Inferiore solito fare uso di cocaina che veniva indicata nel corso di conversazioni telefoniche come «pizza di pasta», «pizza di maccheroni» o «uova» mentre il denaro era indicato con il termine «uova». I fatti risalgono al 2018 quando l’avvocato rimprovera il suo pusher, Gaetano Suarato, del fatto che non aveva risposto a telefono «mi devi rispondere, altrimenti non hai rispetto di me ed io non avrò più rispetto di te… sono arrivate le uova?».

Suarato si giustifica dicendo di aver «rimasto il telefono dal barbiere» e l’avvocato gli ordina tre grammi di cocaina dicendo al suo spacciatore di portare con se il bilancino per essere sicuro della pesata «portati il bilancino, se no non mi prendo la roba..» La avveniva sia a Castellammare di Stabia che a casa del legale nell’agro-nocerino. Il pagamento, invece, non sempre al momento della consegna che veniva differito all’indomani. «Ti aspetto a casa che ho gli asparagi selvatici che mi ha chiesto Maurizio perché qualche ora fa e così estinguo la promessa. Alle 11 ho tribunale vola prima che puoi…». In un’occasione le cessioni sono due. In serata l’avvocato si reca a Castellammare di Stabia per prelevare la «pizza di pasta» e si lamenterà poi perché il pusher non aveva evado la sua richiesta. Una sola dose al posto di due «Una sola pasta? Mi hai portato la pizza di maccheroni è una sola fetta però». A mezzanotte invece è il pusher che si reca a casa dell’avvocato e il pagamento avviene il giorno seguente quando l’acquirente lo ricontatta per dirgli di passare a ritirare il denaro «Ti piace il coniglio? Allora vieni un momento… me l’hanno portato». Chiaro per gli investigatori il riferimento al denaro e al pagamento dello stupefacente.


Fonte: https://www.cronachedellacampania.it/cronaca/cronaca-giudiziaria/feed/

Coronavirus. Fdi: Bonaccini si faccia carico dei bisogni degli ambulanti

Inchiesta sui tamponi nell’ospedale Moscati: primi interrogatori dei medici